Allenamento: tecnica, postura, propriocettività

La tecnica di corsa è fondamentale per ottimizzare l’economia del gesto atletico e per la prevenzione degli infortuni.

Una tecnica corretta, o comunque ottimizzata per la propria struttura fisica, permette di risparmiare energia e di correggere eventuali errori nella distribuzione dei carichi che a lungo andare possono creare spiacevoli infiammazioni.

Gli esercizi di tecnica, postura, propriocettività, sono solito inserirli nei lunghi lenti e nei lunghissimi, dove ho tutto il tempo per analizzare, correggere e sperimentare nuove sensibilità.

Su cosa prestare attenzione?

Ovviamente i piedi, ma anche testa, spalle, braccia, schiena, ginocchia.

Le 6 regole fondamentali per la corsa perfetta:

  1. Controllare l’appoggio del piede.
  2. Controllate la posizione della testa.
  3. Braccia sciolte e vicino al busto, leve corte, mani e polsi rilassati.
  4. Rilassare le spalle, non irrigidire i muscoli del trapezio.
  5. Schiena dritta, mai incurvata, al massimo inclinata a copiare la pendenza.
  6. Muovete le ginocchia, portatele avanti, portatele in alto. La gamba finisce al bacino

Vediamo nel dettaglio.

Piedi

L’appoggio e la sensibilità dell’appoggio sono elementi importanti nel trail running come nella corsa su strada.

Dall’appoggio dipendono un sacco di muscoli e dinamiche a partire dalla sollecitazione alle ginocchia arrivando ai muscoli cervicali passando dalla zona lombare.

L’ammortizzazione naturale, molto più efficace di qualsiasi modello di scarpe super mega ammortizzate, è data in primis dai nostri piedi e da come li impattiamo sul suolo. Un appoggio di tallone è un appoggio secco, rigido e traumatico. Un appoggio di mesopiede è un appoggio morbido che coinvolge tutta la catena cinetica della gamba dove l’impatto viene dissipato da piede, caviglia, ginocchio e parte alta della gamba.

Gli esercizi che uso fare dipendono dal tipo di terreno.

Su terreni omogenei e piatti cerco di basculare il piede su interno ed esterno per sentire le differenze di appoggio e spinta: interno->alluce ; esterno->dita. Con questo esercizio si sentirà come la muscolatura del polpaccio e del tibiale lavorano in modo diverso a seconda del tipo di appoggio e relative piccole variazioni. Prendendo sensibilità con questo esercizio si può individuare l’appoggio ideale che stanchi meno la parte bassa della gamba con il maggior rendimento di forza. La sensibilità che si acquisirà con questo esercizio permetterà anche di rilassare quelle parti di muscolatura che potrebbero essere sovra sollecitate a causa di lunghe e ripide salite o discese.

Testa

La posizione della testa condiziona tutta la parte alta del corpo. La testa si trova in una posizione molto lontana dal baricentro ed è pesante. La sua posizione troppo inclinata in avanti o all’indietro ha un effetto negativo su spalle, schiena e ginocchia.

E’ importante cercare di tenere la testa in una posizione che possa scaricare il peso in modo naturale in linea con il corpo.

L’esercizio da fare è: percepire la posizione della testa e, con un movimento lento che permetta di percepire le differenze, inclinarlo in avanti o indietro. Si sentiranno subito le differenze del carico su spalle, schiena e passo.

Testa e schiena sono importanti anche nelle discese.

Braccia

Un’altra appendice importante da controllare. Le braccia sono leve lunghe che, se non adeguatamente gestite, possono affaticare parecchio. La prima regola da fissare è che le braccia vanno tenute vicino al busto. A parte qualche eccezione, come le discese trail, le braccia vanno tenute attaccate al busto. Una volta acquisita la postura di base si può lavorare sulla loro posizione e variazioni.

Di base le braccia non dovrebbero muoversi più di tanto, ci dovremmo limitare al una variazione verticale della loro posizione.

Tenendo sempre le mani vicine al busto (che strisciano sul busto) vario la loro posizione dal petto ai fianchi in base alla pendenza del tracciato (in salita) cercando di sentire come il variare della posizione influisce nel carico sulle spalle e sulla scioltezza del passo.

La posizione delle braccia influisce molto sull’economia della corsa. Braccia sciolte e vicino al busto, leve corte, mani e polsi rilassati.

Spalle/ trapezio

A volte capita di correre con le spalle rigide. Contrarre la muscolatura delle spalle e del trapezio influisce su braccia, capo, schiena, rendendo la corsa molto più faticosa influendo anche sui muscoli della respirazione.

Concentrarsi su “sentire e controllare” questi gruppi muscolari, oltre a evitarci contratture e mal di testa, permette di risparmiare molta energia nell’azione di corsa.

La respirazione ne guadagna in fluidità e profondità.

Nei miei esercizi, dopo aver rilasciato la muscolatura sposto leggermente le spalle in avanti e indietro, con una lieve rotazione, per trovare la posizione eretta più in equilibrio rispetto al busto. Il punto corretto sarà quello che metterà in assetto le braccia.

Schiena 

Nel trail running la schiena è molto sollecitata. In particolare nelle discese è importante mantenere il controllo della posizione eretta per scaricare il peso in modo uniforme senza sovraccaricare la parte lombare.

Un ruolo fondamentale nella protezione della schiena viene svolto dalla cintura addominale che consiglio vivamente di allenare.

Nelle discese molto ripide cerco sempre di “sentire” la posizione corretta inclinando il busto leggermente in avanti e indietro, contraendo gli addominali, fintanto che il peso del busto stesso “scompare”. Quella è la posizione giusta. Il peso del corpo non si deve sentire a livello lombare, ma solamente sulla gambe.

Ginocchia

Le ginocchia sono un indicatore importante: meno si muovono più la corsa sarà pesante, poco efficiente e dispendiosa.

Ci sono varie situazioni con approcci diversi a cui fare attenzione.

Iniziamo dalle discese, dove le ginocchia devono muoversi veloci, verso l’alto nei punti molto tecnici e sassosi, in avanti nelle lunghe discese veloci.

Nella corsa in piano le ginocchia devono essere portate in avanti e devono essere veloci. Devono permettere una falcata lunga, rapida e leggera. Il passo non deve mai essere pesante.

In salita, correndo, vale sempre il principio che il ginocchio va portato in avanti per permettere di scaricare il peso della spinta sotto la nostra verticale.

Come ho anticipato all’inizio dell’articolo, questi esercizi dovrebbero essere fatti ad ogni corsa lenta per aumentare la propriocettivita e per far sì che gli adattamenti posturali diventino automatici nelle condizioni di forte stress, come ad esempio una gara molto lunga, dove la lucidità potrebbe non essere adeguata a evitare l’insorgere di infiammazioni o traumi.

Spero l’articolo vi dia spunti interessanti. Se così vi prego di condividere !

Buone corse !

#MyRoad2UTMB

Report San Galgano Run 50K 2017

San Galgano Run 50K International Tuscan Trail

Mi viene proposto di partecipare a questa gara come scopa per fare un po’ di allenamento in vista della 102km di fine ottobre (dicesi “scopa” colui o colei che raccatta gli ultimi in gara e ripulisce il tracciato da balise e fettucce). Declino l’invito perché quel lunghissimo non rientra nel mio programma di allenamento, e poi San Galgano si trova troppo lontano da Roma.

Però calata la pulce nell’orecchio inizio a pensare che una gara di 50 chilometri sarebbe un’ottima occasione per verificare se tutti gli ingranaggi girano a dovere.

Il tempo di cercare il sito internet della San Galgano Run e sono ufficialmente iscritto come concorrente.

Provo a sentire tra i compagni di corsa chi se la sente di fare questa gita fuori porta e il mitico Gianni risponde entusiasta alla chiamata, carica tutta la famiglia in auto e insieme partiamo per quest’avventura nella Val di Merse.

Arrivati a Chiusdino facciamo quattro chiacchere con gli organizzatori, ritiriamo il pacco gara e ci fiondiamo a bere birra e spritz per ambientarci.

Chiusdino è un bellissimo borgo medioevale a mezz’ora di auto da Siena sulle Colline Metallifere. Case arroccate, vicoletti stretti, piccoli passaggi caratteristici, e tanti gatti.

Per la notte ci sistemiamo in palestra con gommino e sacco a pelo, dove troviamo altri 6 “campeggiatori” che domani parteciperanno alle gare.

Il mio sonno anomalo, che mi fa percepire una formica che inciampa, mi permette di dormire 2 o 3 ore al massimo, tant’è che alle 4 decido di alzarmi e fare colazione con un barattolo di crema di nocciole, così per affogare i dispiaceri della vita.

Le 6:30 arrivano rapidamente. È ora di prendere la navetta per raggiungere la partenza all’ombra della suggestiva Abbazia di San Galgano.

Dopo un po’ di foto ed il briefing sul percorso, si parte!

I TOP partono subito velocissimi, io decido di tirare il freno a mano e provo a “trainare” Gianni al mio ritmo. Dopo 4 volte che gli dicevo di accelerare mi manda a ‘fanc_lo e ci diamo appuntamento all’arrivo.

I primi momenti di gara sono avvolti nella fitta nebbia tanto da ricordarmi la mia pianura padana.

Un breve tratto stradale e si inizia a solcare le colline.

Tasto il terreno, provo a capire come reagiscono le Akasha sull’erba bagnata ed il suolo fangoso. Controllo la visibilità delle fettucce che indicano il percorso e provo a scrutare l’orizzonte in cerca degli altri concorrenti, avvolti nella nebbia.

Nel frattempo si susseguono i saliscendi collinari, brevi e facili strappi in salita, tratti di bosco, carrettiere e strade bianche.

Nei primi chilometri individuo un corridore con il mio ritmo, lo supero e cerco di non farmi raggiungere. Sarà il mio “ghost rider”, vivo e in carne ed ossa, che mi aiuterà a non abbassare troppo il ritmo nei momenti di stanchezza.

Attorno al 25° chilometro un volontario mi avvisa che qualche simpaticone ha tolto le indicazioni del percorso, ma basterà seguire la strada principale. Ok, penso “tanto ho caricato il tracciato sul Suunto”.

Poco dopo, mentre corro tranquillo, vedo un runner venire in direzione opposta alla mia e mi si raggela il sangue…. mi sono perso io o si è perso lui??? Fortunatamente si era perso lui…. Dopo uno scambio di battute riprendo a correre tranquillo.

Il mio “ghost rider” è sempre là dietro. Ogni tanto appare e poi scompare. Tutto sotto controllo.

Piccolo problema attorno al 38°. Probabilmente le discese degli ultimi allenamenti, sommato allo stress della gara della domenica precedente, hanno stuzzicato un po’ troppo il ginocchio sinistro dando il via ad una fastidiosa infiammazione. La ciliegina sulla torta sono i 3 km di discesa che mi fanno vedere le stelle. Stringo i denti e vado avanti tranquillizzato dal fatto che l’arrivo sarà in salita.

Nel frattempo il “ghost rider” diventa Massimo e corriamo insieme nell’ultimo tratto dandoci supporto a vicenda.

Finalmente l’arrivo! Zoppicante ma soddisfatto.

Tempo ufficiale: 5h20’ – 10° assoluto – 3° di categoria!

Poco dopo arriva anche Gianni e la famiglia si riunisce! 😀

Alimentazione e integrazione in gara

In questa gara non ho badato molto all’alimentazione, anzi direi che non l’ho curata per niente.

La colazione con il barattolo di crema di nocciole non ha lasciato molto spazio ad altro cibo (anzi ha quasi dato inizio ad un fastidioso mal di pancia).

Ho messo nello zaino 2 barrette carbo a base di riso soffiato e mandorle, comprate al volo in farmacia mentre cercavo i compeed. Ne ho mangiata 1 e mezza tanto per non andare in riserva negli ultimi km.

Ho portato con me anche due bustine di gel molto liquido (?), prese anche queste sullo scaffale a fianco dei cerotti per i calli e bevute quando iniziavo a sentire le gambe pesanti.

Ai ristori solo acqua e un po’ di cocacola diluita.

All’arrivo pan unto e birra.

Sensazioni

Direi molto buone. Muscoli ok e abbastanza sciolti. Solo il ginocchio sx è un po’ acciaccato e spero di rimetterlo in carreggiata nei prossimi giorni.

Ringraziamenti

Ringrazio di cuore Gianni che si è unito a quest’avventura e ringrazio la sua famiglia per averci supportato!

Ringrazio gli organizzatori della Gara, impeccabili nell’accoglienza, nel pacco gara, nei premi e nella cura dei concorrenti.

Ringrazio Taliani Massimo della A.S.D. Team Marathon Bike (il ghost rider) per l’involontario e prezioso supporto.

Ringrazio il buontempone che ha sabotato il percorso, che ci ha fatto fare grasse risate.

Ringrazio il meteo, che nonostante fosse prevista pioggia, ci ha regalato una giornata “asciutta” e nemmeno troppo fredda.

Ringrazio la doccia gelata che ha fatto da crioterapia decongestionante … vabbè diciamo così…

Ed ora….

Ed ora si prosegue con l’allenamento. Prossimo appuntamento per domenica 1 ottobre 2017 con la Mezza Maratona dei Castelli Romani !!!!

Allenare il dislivello

Una gara di trail, ed ancora di più una gara di ultratrail, è caratterizzata da variazioni altimetriche importanti spesso sviluppate su distanze brevi. Queste caratteristiche fanno si che FORZA e RESISTENZA siano elementi chiave nella preparazione atletica.

Per allenare adeguatamente FORZA e RESISTENZA direttamente sul campo c’è bisogno principalmente di 2 cose:

  1. una salita ripida
  2. tanta determinazione

Non tutti abbiamo a disposizione percorsi che sviluppano 500d+ in 1km.

È quindi necessario trovare una salita con una pendenza media non inferiore al 20% e di lunghezza tra 1,5km e 2,5km, da ripetere tra le 3 e le 5 volte. L’ideale sarebbe raggiungere il maggiore dislivello complessivo nella minor distanza possibile, ad esempio: 1000d+ in 8/10 km o giù di lì. Le salite vanno affrontate con un ritmo facile senza far salire troppo la frequenza cardiaca.

La discesa va fatta correndo cercando di curare la tecnica per ridurre il più possibile gli impatti sulle articolazioni, mantenendo una discreta velocità.

L’allenamento permette di aumentare la forza resistente, migliorare la resistenza lattacida, costruire la resistenza alla fatica mentale.

Vibram FiveFingers Spyridon Elite MR

Vibram FiveFingers Spyridon Elite MR
4 motivi per comprarle
4 motivi per NON comprarle

👍 Grip ai massimi livelli
La suola megagrip di queste FiveFingers ti trasforma nell’uomo ragno

👍 Protettive
Sono molto protettive rispetto gli urti. Il carrarmato ripara la punta delle dita ottimamente.

👍 Comode
Il plantare morbido da la sensazione di correre su un cuscino, anche sull’asfalto.

👍 Ottime per il fango
I terreni bagnati e fangosi sono l’ambiente ideale per queste calzature.

👎 Soffrono i sassi
La protezione per i fondi sassosi non è ottimale. I sassi si sentono e fanno male.

👎 Poco traspiranti
La scelta di Vibram di adottare una tomaia così pesante non è stata proprio azzeccata. Il piede ne soffre e le rende inutilizzabili in estate.

👎 Troppe cuciture
La natura minimal di queste calzature si scontra con le troppe cuciture, dovute anche alla fascia di rinforzo sul collo del piede. Cuciture che comprimono alcuni punti del piede diventando molto fastidiose.

👎 Sono ingombranti
Sono molto ingombranti e non è immediata la loro gestione. E’ necessario prenderci la mano (o meglio il piede) per non inciampare negli ostacoli.

 

 

Uno zaino per trail running e le escursioni leggere

Il territorio naturale italiano è eccezionale. Basta fare poche decine di chilometri (a volte basta solo uscire di casa) per trovarsi immersi in boschi, foreste, montagne, colline, abbracciati dalla natura.

Non serve fare spedizioni di settimane o full day impegnativi per godere di paesaggi mozzafiato, a volte una passeggiata di mezza giornata può aiutarci a staccare la spina, a fermare il tempo, a rigenerarci dell’energia della natura.

Per brevi uscite, è fondamentale utilizzare un’attrezzatura leggera, poco ingombrante, pratica, che permetta di portare con se il necessario per un cambio veloce, un anti pioggia o anti vento, acqua e uno spuntino per ristorarsi.

Ferrino presenta DRY RUN 12 OutDry®, soluzione pensata per venire incontro alle esigenze dei trail runner, impegnati in gara e in allenamento.

OutDry ft. Ferrino - Trail running - Dry Run 12 (1)
Ferrino DRY RUN 12 OutDry®

Completamente impermeabile, grazie alla tecnologia Outdry®, lo zaino Dry Run 12 è dotato di tutti gli accessori necessari per affrontare anche la più impegnativa corsa in montagna.

La tecnologia di impermeabilizzazione OutDry® è basata su un processo brevettato di laminazione: con l’azione combinata di pressione e temperatura la membrana impermeabile viene termosaldata all’interno dello zaino. Il risultato è una costruzione a tre strati, impermeabile e robusta che sigilla ogni punto d’ingresso dell’acqua, cuciture incluse, senza comprometterne il peso e la performance.

Dorso, spallacci e fascia a vita sono in tessuto traspirante grazie all’abbinamento di imbottitura a cellule aperte e tessuto in rete, per un comfort senza precedenti. Gli spallacci sono regolabili in lunghezza per garantire un fit perfetto e sono dotati di tasca in rete e doppia tasca per borracce. Completano il sistema le tasche sulla fascia in vita e sulla parte superiore.

OutDryOutDry® è l’innovativa tecnologia italiana per l’impermeabilizzazione di calzature, guanti, zaini e abbigliamento protettivo outdoor. Grazie ad un processo unico e brevettato di laminazione diretta della membrana sullo strato interno del prodotto, OutDry® garantisce la massima protezione dall’acqua e dagli agenti atmosferici e, contemporaneamente, una traspirazione ottimale.

Scopri tutta la collezione Ferrino sul sito www.ferrino.it 

Maggiori informazioni su OutDry® al sito www.outdry.com

Trail running: 4 consigli per principianti

Un giorno vidi su YouTube un tizio che correva sulle montagne, tra paesaggi meravigliosi, affrontando salite e discese con estrema naturalezza. Rimasi così affascinato che decisi di riconvertire la mia corsa in piano – su strada – in corsa in natura, in montagna.

Così, appena ebbi l’occasione di tornare in Umbria, andai ad affrontare il monte che ero solito percorrere in auto o sorvolare in parapendio.

La mia esperienza di corsa in montagna si esaurì nel primi 100 metri di salita, nemmeno 5 minuti.

In quel momento capii che corsa in pianura/collina e corsa in montagna sono mondi molto distanti tra loro.

Metabolizzata la delusione e identificate le differenze iniziai a modificare i miei percorsi stradali, aggiungendo salite più o meno ripide e strappi.

  1. Imparare a conoscere la salita

Andare a cercare le salite, anziché evitarle, mi abituò allo sforzo soprattutto a livello mentale. La salita è mia amica!

  1. Imparare ad affrontare le discese

Per un principiante le discese possono diventare delle brutte bestie. Se affrontate male possono dare luogo a infiammazioni del tendine rotuleo, bandella laterale, periostite tibiale, lombalgia,  eccetera. Le discese vanno inizialmente approcciate piano, non si deve mai atterrare di tallone, si deve mantenere la schiena dritta e mai arretrata.

  1. Imparare a sentire il terreno

Inserire tratti di sterrato ti fa scoprire di avere le caviglie. Capire le asperità, essere reattivi su buche o improvvisi rialzi è fondamentale per rimanere in piedi nella corsa in natura.

  1. Cross training

L’attività che influenzò più di tutte l’adattamento fu la Mountain Bike. Poter demoltiplicare lo sforzo in salita, grazie al cambio, permette di avere un approccio progressivo alle forti pendenze ed allo stesso tempo ti da l’occasione di immergerti per ore nei boschi.

Nel giro di un anno dal mio primo approccio arrivai a scalare agevolmente quel Monte che mi bastonò in 100 metri. 

Qui la traccia su Strava: https://www.strava.com/activities/372064424

New Balance Hierro v2

New Balance Hierro v2
4 motivi per comprarle
3 motivi per NON comprarle

👍 Megagrip
La suola Vibram megagrip è giù un ottimo motivo per acquistare queste scarpe

👍 Sono comode
Sono estremamente comode. Pianta larga e ampio spazio per le dita dei piedi. Suola freshfoam eccezionale.

👍 Ottima tomaia
La tomaia, nonostante le protezioni minimali, è molto resistente e fasciante ma non costrittiva.

👍 Molto stabili
La pianta larga e il basso profilo dell’intersuola rendono la scarpa molto stabile e “storta-free” mantenendo un’ottima precisione nelle discese tirate.

👎 Durata non eccellente
E’ una scarpa resistente ma il freshfoam soffre le asperità di un terreno molto pietroso, tagliandosi e sbucciandosi. Si sono scollati i puntali della suola dopo 90km di gara.

👎 Caviglia larga
Probabilmente è un CONTRO molto soggettivo, ma per quanto mi riguarda entrano molti sassi.

👎 Calzata corta
Ho dovuto prendere un numero in più rispetto alle sorelle Leadville v3. Il rinforzo in PU sulla punta da un po’ fastidio ed è necessario prendere un numero (o mezzo) in più per non sentirlo appoggiare sulle dita.

Le 6 regole per la corsa perfetta

La tecnica di corsa è fondamentale per ottimizzare l’economia del gesto atletico e per la prevenzione degli infortuni.

Una tecnica corretta, o comunque ottimizzata per la propria struttura fisica, permette di risparmiare energia e di correggere eventuali errori nella distribuzione dei carichi che a lungo andare possono creare spiacevoli infiammazioni.

Gli esercizi di tecnica, postura, propriocettività, sono solito inserirli nei lunghi lenti e nei lunghissimi, dove ho tutto il tempo per analizzare, correggere e sperimentare nuove sensibilità.

Su cosa prestare attenzione?

Ovviamente i piedi, ma anche testa, spalle, braccia, schiena, ginocchia.

Le 6 regole per la corsa perfetta:

  1. Controllare l’appoggio del piede.
  2. Controllate la posizione della testa.
  3. Braccia sciolte e vicino al busto, leve corte, mani e polsi rilassati.
  4. Rilassare le spalle, non irrigidire i muscoli del trapezio.
  5. Schiena dritta, mai incurvata, al massimo inclinata a copiare la pendenza.
  6. Muovete le ginocchia, portatele avanti, portatele in alto. La gamba finisce al bacino

È in cantiere un lungo articolo di approfondimento sul tema. Rimanete in ascolto.

Buone corse!

#MyRoad2UTMB

Gare Trail da 10 Km? Si, Grazie!

E’ difficile resistere alle belle gare di paese da 10Km, ancora di più se in formato Trail!

A tanti potrà sembrare una distanza troppo corta, poco divertente, facile. Probabilmente questi “tanti” si sono scordati cosa significa correre una competizione da 10’000 metri: potenza allo stato puro. Si perché i 10’000 metri sono quella distanza che non ti permette di definire tante strategie di ritmo, devi correre e basta, e forte! Se poi a metà gara trovi uno strappo in salita di 500 metri di dislivello in 2 km… beh, allora diventa una esperienza mistica.

Trovo queste gare molto divertenti ed una buona occasione per testare la potenza del motore anaerobico, la resistenza al lattato, la concentrazione mentale per resistere allo sforzo intenso.

Altro aspetto molto importante è che spesso ci si ritrova con tanti amici e la giornata passa via in modo piacevole!

Trail del Monte Soratte XVII Edizione – Sant’Oreste

In questa gara ho usato:

  • Scarpe: New Balance Hierro V2
  • GPS: Suunto Ambit3 Peak
  • Outfit: Mizuno, Kipsta

La gara su Strava: qui

Le foto su Instagram: qui

Il Relive: qui

Ciao e buone corse!

#MyRoad2UTMB