Allenamento: impostare il periodo di costruzione

Vi ho promesso che avrei condiviso la pianificazione e relativo dettaglio degli allenamenti.

Ma scrivere un articolo approfondito che abbia l’obiettivo di dare spunti e suggerimenti costruttivi è molto diverso dal mettere giù una semplice lista adatta solo a me.

Quindi dovrete aspettare ancora qualche giorno e accontentavi, per ora, della semplice lista.

Bene, questo è il periodo in cui preparo il fondo su cui costruirò l’allenamento di qualità.

Costruire il fondo significa:

  • allenamenti lunghi collinari con esercizi di respirazione e di tecnica
  • quando possibile alternare la MTB alla corsa
  • Inserire nella settimana un giorno per il potenziamento muscolare
  • Un allenamento di qualità in piano per ridare elasticità muscolare e cardiaca

Questo sarà il mio allenamento base per le prossime 4/6 settimane. Poi inizierò il periodo di potenziamento vero e proprio in vista del primo appuntamento importante della stagione: la Maratona di Roma 2018.

Il programma della settimana sarà così distribuito:

  1. Lunedì : potenziamento muscolare per la forza
  2. Martedì: corsa lenta
  3. Mercoledì : esercizi a corpo libero core e isometria
  4. Giovedì: allenamento di qualità per la velocità e adattamento cardiocircolatorio (in piano)
  5. Venerdì: corsa lenta
  6. Sabato: lungo collinare / MTB
  7. Domenica: lunghissimo collinare / MTB

Questa sera l’esercizio in programma sarà: 12x500m HR max, recupero attivo per 100m // 5x200m HR max con recupero attivo 100m.

Buoni allenamenti !!!

#MyRoad2UTMB

Cammino Naturale dei Parchi

Un nuovo importante progetto è stato ufficializzato questa sera durante la presentazione del Cammino Naturale dei Parchi presso il Montura Store Roma.

Un’avventura che, la prossima primavera, mi vedrà impegnato nell’attraversare:

  • 42 Comuni
  • 2 regioni (Lazio e Abruzzo)
  • 3 province (Roma, Rieti, L’Aquila)
  • 6 aree protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa)
  • 1 parco nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga)

Per un totale di 430 chilometri con circa 18mila metri di dislivello complessivo, di corsa in semi-autonomia! Wow!!!

Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, il Cammino Naturale dei Parchi nella programmazione proposta di 4 settimane su 25 tappe.

Continuate a seguirmi, ci divertiremo!

Sito del Cammino Naturale dei Parchi

Campioni si diventa!

Ogni volta che ti alleni con determinazione per raggiungere un obiettivo scali un gradino del tuo personale podio.

Sono tante le volte che mi sono sentito un campione: la mia prima gara, il mio primo trail, la mia prima maratona, ogni personal best ed ogni volta che riesco a raggiungere un obiettivo.

Sentirsi campione dipende dalla felicità che provo nel riuscire a migliorarmi.

Allenarsi nella stagione invernale

La stagione invernale si sta mostrando in tutto il suo splendore: il sole che tramonta alle 16, temperature in picchiata, pioggia e vento.

Tanti in questo periodo vanno in modalità “risparmio energetico” e si rintanano nelle palestre al riparo dagli elementi.

Per quanto mi riguarda preferisco sempre l’ambiente naturale indipendentemente dalle condizioni meteo. Oddio, non è che disprezzi la comodità di un ambiente riparato, accogliente e confortevole ma penso che l’allenamento in condizioni non ottimali aiuti a mantenere acceso il motore della determinazione, quello che ci permette di finire un ultratrail anche quando il cervello prova a trovare escamotage per fermarci.

L’abbigliamento tecnico nella stagione invernale deve essere caldo, traspirante per favorire l’evaporazione e soprattutto aderente.

Abiti aderenti

Ridurre la quantità di aria che circola tra la pelle ed il tessuto rallenta il raffreddamento, inoltre riducendo la superficie di tessuto bagnato da sudore o pioggia si riduce la dissipazione del calore corporeo.

Banditi i capi in cotone

Da evitare assolutamente i capi in cotone perché si inzuppano velocemente di sudore raffreddando altrettanto rapidamente il corpo.

Vestirsi a strati

La temperatura percepita mentre ci si allena è di circa 10 gradi in più rispetto a quella reale. Appena ci troveremo all’aperto sentiremmo un freddo cane ma nel giro di qualche minuto troveremo piacere nel toglierci uno strato termico per raggiungere la temperatura ideale.

Coprire le vie respiratorie

Quando fa molto freddo riparo sempre le vie respiratorie con una bandana o buff per evitare che l’aria pungente ed umida irriti bocca e bronchi.

Siate visibili

Ricordatevi sempre di essere ben visibili, sulla strada come nei boschi. Usate colori accesi e luci per essere visti dalle auto o dai compagni di corsa in caso di problemi.

Mani, testa, viso

Quando fa molto freddo uso sempre cappello e guanti. Proteggo soprattutto il capo per evitare di congelarmi e dolori cervicali.

Quando fa molto molto freddo proteggo il viso con vaselina o altre creme per evitare arrossamenti e ustioni da freddo.

In caso di pioggia

Quando piove, oltre agli accorgimenti descritti sopra, aggiungo l’uso di antipioggia (non necessariamente un guscio tecnico) ed un cappello con visiera per proteggere gli occhi dalle gocce.

Quindi le parole d’ordine per l’inverno sono:

  • Al bando la pigrizia
  • Attenzione all’abbigliamento

Per il resto, buone corse!

Il prossimo inverno: trail running sulla neve!

Amo correre sulla neve e vedere il paesaggio attorno a me completamente rivoluzionato dal manto bianco che lo ricopre.

Il bianco sostituisce quasi completamente i colori caratteristici del bosco e dei prati immergendoci in un nuovo parco giochi naturale, dove anche la percezione del freddo cambia diventando più secco e tollerabile.

La corsa sui sentieri innevati diventa un gioco che fa tornare bambini, e per noi amanti del trail running un’occasione per allenarci e gareggiare divertendoci ancora di più!

22687606_1811941845711105_7679771258024702955_nVi propongo due competizioni collegate tra loro, entrambe sulla neve, che si svolgeranno sui Monti Simbruini il prossimo gennaio: Snow Vertical e Winter Trail dei Monti Simbruini. Il primo è un vertical da 1km per 350m di dislivello, mentre il secondo è un vero e proprio trail di 12km con 450m di dislivello, entrambi completamente sulla neve! Seguite la pagina degli amici ASD Trail Monti Simbruini per info e aggiornamenti.

Ma che scarpe usare per correre sulla neve? Dipende: per i sentieri leggermente innevati vanno bene le normali scarpe da trail, ma per la montagna, dove c’è la neve vera, le SCARPA ATOM EVO OD sono decisamente le calzature più indicate.

SCARPA Atom EVO OD

Il modello SCARPA Atom EVO OD è una calzatura da trail running leggera, veloce, affidabile e confortevole, dotata della tecnologia Outdry® che la rende impermeabile e traspirante.

SCARPA - ATOM S EVO OD BlkLime-SIDE - Resized

Il sistema Sock-Fit Plus permette una calzata personalizzata e comoda, avvolgendo completamente il piede, così da ottenere la massima aderenza durante il movimento del piede, migliorando il controllo e le prestazioni della corsa. La suola Vibram Megagrip fornisce il grip necessario anche in caso di percorsi particolarmente impegnativi.

Ma in montagna non si vive di solo Trail e la Ribelle Tech OD si candida ad essere il mio prossimo acquisto.

SCARPA RIBELLE TECH OD

Il nuovo Ribelle Tech OD rappresenta un’evoluzione del concetto di calzatura per gli alpinisti e i professionisti della montagna. La nuova proposta SCARPA (vincitrice insieme ad OutDry® dell’ambito ISPO Award 2017) è uno scarpone leggerissimo e con un livello di comfort al di sopra di ogni altro modello da montagna, grazie all’esclusivo sistema di costruzione Sock-Fit Plus. È reso impermeabile e traspirante grazie all’impiego della tecnologia OutDry®, laminata direttamente alla tomaia. È perfetto per vie ferrate, alpinismo e trekking tecnico.
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Per il trekking invece vi propongo il modello Marmolada OD di SCARPA.

SCARPA Marmolada OD

Marmolada OD è la calzatura di SCARPA pensata per i trekking impegnativi, giornalieri e per escursioni di più giorni, la calzatura all-round per eccellenza. L’innovativa tomaia senza cuciture è laminata con tecnologia OutDry®, che la rende impermeabile e traspirante e garantisce il perfetto equilibrio fra traspirabilità e protezione dagli agenti esterni.

SCARPA - MARMOLADA OD - UOMO

La lingua, realizzata con sistema costruttivo Sock-Fit XT, e l’allacciatura con passa lacci in plastica avvolgono il piede in modo omogeneo, mantenendo il comfort elevato anche dopo diverse ore di utilizzo.

SCARPA MAESTRALE RS

Il nuovo MAESTRALE RS di SCARPA è il prodotto ideale per chi pratica sci alpinismo. Leggero e confortevole in salita, rigido e controllato in discesa, il Maestrale RS è dotato di inserti in OutDry® nel gambetto. La tecnologia impermeabile e traspirante, viene co-iniettata nella struttura, per aumentare la ventilazione e il comfort durante l’uso prolungato.

SCARPA - MAESTRALE RS_profEST

LA TECNOLOGIA OUTDRY®

OutDry® è l’innovativa tecnologia italiana per l’impermeabilizzazione di calzature, guanti, zaini e abbigliamento protettivo outdoor. Grazie ad un processo unico e brevettato di laminazione diretta della membrana sullo strato interno del prodotto, OutDry® garantisce  la massima protezione dall’acqua e dagli agenti atmosferici e, contemporaneamente, una traspirazione ottimale.

OutDry® nelle calzature
La costruzione della membrana OutDry® termosaldata direttamente alla  tomaia della calzatura, permette il completo isolamento dall’acqua, sigillando perfettamente anche le cuciture. La barriera impermeabile risulta così spostata dalla fodera interna alla tomaia esterna: l’acqua resta completamente fuori dalle scarpe lasciando il piede asciutto senza la fastidiosa sensazione di umidità.

Inoltre la totale assenza di nastri di sigillatura sulla barriera impermeabile permette di avere una calzatura con una superficie traspirante al 100%.

OutDry® è stato scelto da diversi brand partner per le proprie collezioni invernali. Tra  le aziende che si affidano alla tecnologia italiana anche SCARPA, che produce calzature per la montagna, l’outdoor e la città, da ottant’anni

Maggiori informazioni su OutDry® al sito www.outdry.com

Credits:

Le vie di San Francesco Long Way 102 km 4100m D+

Per le vie di San Francesco Long Way oltre 100 km percorsi a sud dell’Umbria nelle terre che furono percorse dal santo patrono d’Italia.

Si parte da Attigliano, comune Umbro in provincia di Terni distante un’ora da Roma.

Non amando le sveglie prima dell’alba, per poi correre per quasi 20 ore, decido di partire la sera prima della gara per dormire presso la sala polifunzionale messa a disposizione dall’organizzazione.

All’arrivo, vado verso il Comune per ritirare il pettorale ed il pacco gara. Poi mi dirigo verso l’area attrezzata per la notte dove sistemo il bagaglio, il sacco a pelo e materassini, infine mi lancio verso la zona ristoro.

Il ristoro non è niente male, appena entro nella struttura vengo accolto da un abbondante piatto di bruschette, mi viene chiesto cosa voglio mangiare e vengo indirizzato verso il tavolo dove ad attendermi c’erano varie bottiglie di Sangiovese a 13°.

Si scambiano due chiacchiere con gli altri atleti, si beve, si mangia è poi via in branda che ci aspetta una corsetta mica da ridere.

La notte passa tranquilla, grazie soprattutto ai tappi che ho imparato essere indispensabili in queste occasioni.

Sveglia alle 6.

Colazione pregara con il mio solito mezzo barattolo di crema di nocciole. Finisco di sistemare zaini e borsa del cambio, poi via verso il ritrovo per la partenza.

Nel piazzale saluto i miei compagni di avventura: Ludovico, Daniele, Maurizio, Oriana.

Ore 8: si parte!

Gara

In una gara così lunga non presto molta attenzione a dove mi posiziono alla partenza. Lo sprint allo start non è così determinante ed il via dei giudici mi coglie quasi di sorpresa.

Parto insieme a Daniele e Maurizio, esperti ultratrailer, per me un punto di riferimento per queste lunghe distanze. Passo facile: in salita si cammina,  in piano e discesa si corre piano.

Attraversiamo paesaggi da cartolina tra borghi medioevali, conventi francescani ed antiche chiese. Sembra di essere stati proiettati indietro nel tempo di alcuni secoli, se non fosse per le attrezzature ultra tecnologiche che indossiamo.

Attorno al 20esimo chilometro inizio a pensare che potrebbe essere il momento di definire la strategia di gara, perché pur sempre di gara si tratta.

Il ritmo di Daniele e Maurizio è molto conservativo e mi fa pensare che, se al momento mi sembra troppo lento, probabilmente al 60esimo sarà il ritmo ideale per arrivare alla fine senza ritrovarmi con le gambe frullate.

Immagino di dividere idealmente la gara in 4:

  1. Il primo tratto fino alla base vita del 41esimo km
  2. Il tratto che mi porterà all’unica vera salita della gara: 60esimo km circa
  3. La salita di cui sopra.
  4. La parte finale che va dal 75° chilometro fino al traguardo.

Tra una chiacchiera e l’altra arriviamo alla base vita di Amelia.

Sto bene, per nulla affaticato e nemmeno sudato. La mia gara non è ancora iniziata.

Cambio scarpe, cambio zaino, sistemo il cibo e il vestiario per la notte, riempio la camelbag con i sali, controllo le lampade, mi spalmo di vaselina, mangio un piatto di pasta, risistemo la borsa del cambio, faccio un veloce check e riparto.

Daniele e Maurizio sono già ripartiti, mi innervosisco per la loro fretta di lasciare il ristoro e allungo il passo per raggiungerli.

Li recupero dopo qualche minuto e mi accorgo che il nuovo passo è decisamente più indicato per la mia forma fisica e decido di mantenerlo, almeno fino alla salita del 60esimo.

La nuova andatura si rivela molto più veloce e nel giro di pochi km inizio a raggiungere e superare diversi atleti.

Dal 41esimo al 60esimo supero senza difficoltà 6 avversari.

Al ristoro di S. Restituita, prima della famosa salita, trovo il primo pasto caldo a base di brodo vegetale e minestrina, segno che la notte ed il calo delle temperature sono dietro l’angolo.

Inizio a salire quella che, nella roadmap, è indicata come la montagna più alta del percorso. Una scalata di oltre 10km che mi proietterà nella parte finale gara, almeno secondo i miei programmi.

Salgo senza difficoltà e “mangio” altri 3 avversari.

Dopo lunghi tratti percorsi in solitudine, iniziare ad intravedere qualcuno significa ormai averlo superato, o “mangiato” come mi dicevo. Forse la foga agonistica si è lasciata prendere la mano, tant’è che mi vedevo come un predatore a caccia di prede da .. mangiare. 

Senza troppa fatica arrivo alla prima vetta: Monte Pianicel Grande. In lontananza vedo un atleta e provo ad allungare il passo.

Il terreno è piuttosto difficile: un tappeto di grosse pietre che non mi permette di correre rallentandomi molto. La magra consolazione è che se rallenta me, rallenterà anche gli altri.

Ad un certo punto, perdo le indicazioni. Le uniche rocce colorate di azzurro scendono in un boschetto, ma il colore è piuttosto sbiadito e sembrano fare riferimento a vecchi percorsi di gare precedenti. Ma sono le uniche indicazioni che vedo e provo ad andare avanti, finché il boschetto in cui mi immergo diventa impraticabile. Torno indietro e risalgo fino al punto in cui il sentiero era riconoscibile. Impreco per 5’ buoni e finalmente ritrovo le indicazioni corrette!

Innervosito dal fatto che sicuramente sono stato risuperato, mi metto in marcia a passo spedito e più incattivito.

Riprendo il ragazzo che avevo da poco superato e poco dopo raggiungo anche l’atleta che stavo “predando”.

La vetta del monte non è semplice per le tante rocce e per la luminosità del sole al tramonto, che è troppo poca per vedere bene ma troppa per usare la lampada.

Ancora qualche centinaio di metri accendo le luci.

Supero la vetta di Monte Rotondo, poi Monte Croce di Serra, dove incontro due atleti della 200 km. Supero un altro avversario e mi lancio in discesa per l’ultima parte di gara.

Arrivo al bivio che separa nuovamente i percorsi LONG WAY e ULTRA+ e mi lascio trasportare in completa trance lungo una strada bianca in leggera discesa, così confortevole e rilassante che mi perdo completamente nei miei pensieri e non solo in quelli. Dopo quasi 20 minuti riprendo lucidità e con lo sguardo cerco i nastri posti a indicare il percorso. Cazzo, non ci sono. Proseguo per altri 200 metri e niente, nemmeno l’ombra. Rabbia! Mi giro e torno indietro per quella salita che fino a un momento prima era una confortevole dolce discesa. Altri 20 minuti e finalmente arrivo al bivio che avevo lisciato al primo passaggio. Questa distrazione mi è costata 6km! Riprendo il percorso incattivito più che mai e deciso a riguadagnare le posizioni perse. Dopo qualche chilometro arrivo al ristoro di Montecchio e ritrovo il ragazzo che avevo già superato due volte che mi guarda sconsolato e mi dice “ma ti sei perso un’altra volta ??” Eggià …. 🙂 Ci salutiamo con la promessa di non rivederci più fino all’arrivo 🙂

Lascio il ristoro e riprendo a correre verso Guardea al 80esimo km. Da Montecchio a Guardea i chilometri passano lisci senza problemi. La leggera salita scivola sotto le gambe senza farsi sentire. Supero altri due atleti.

Arrivato al ristoro non credo ai miei occhi! Un tavolo colmo di cibo come fosse il buffet di un matrimonio! Azzanno un paio di fette di pane e marmellata, pane ed olio, bevo – letteralmente – un piatto di minestra, acqua e coca, riempio le borracce e riparto, ancora masticando.

Mi aspettano ancora due belle rampe spaccagambe all’81esimo ed all’84esimo chilometro, ma vado verso di loro sicuro di me grazie alle Adorabili Salite del Martedì. Infatti scavallo entrambi i dislivelli senza problemi superando altri due atleti. Ora è proprio finita. Proseguo tranquillo verso Alviano quando, in una curva, vedo spuntare in lontananza un luce. Merda – penso – mi sono rilassato troppo. Scalo una marcia e do gas per allungare il passo. Non esiste che mi faccio “mangiare” così all’ultimo! Infatti riguadagno un buon distacco ed arrivo al bellissimo Castello di Alviano con il vuoto dietro di me.

Entro nel castello con passo trionfale, tronfio e carico di endorfine da sembrare quasi scemo. Riempio le borracce, mangio il solito pane e marmellata, un po’ di ananas, frutta secca. Scambio due chiacchere con Luca (un ragazzo in piena crisi che non riusciva a ripartire) consigliandogli di scofanarsi tutta la roba dolce che vede per far ripartire il motore. Chiedo informazioni ai ragazzi del ristoro, nonostante sia una cosa da non fare MAI, chiedendo loro a che chilometro siamo (perché non bisogna MAI chiedere quanto manca) visto che le mie deviazioni fanno segnare al GPS 94Km invece degli 87 previsti. Ma parte l’inevitabile supercazzola. Allora provo a chiedere, ingenuamente, quanti atleti sono passati finora per avere una indicazione sommaria della posizione in classifica ma quelli mi rispondono come se fosse passata di lì tutta la maratona di New York. Ok, saluto e riparto.

La prossima tappa è il traguardo.

Fa freddo, la temperatura è scesa parecchio. Cerco di accelerare il passo per questi ultimi chilometri perché ormai, diciamocelo, mi sarei anche un po’ stancato di correre al freddo ed al buio. Dopo un po’ di strada asfaltata, strade bianche e sentieri nel bosco, arrivo su un crinale di terra bianca in mezzo alla campagna, pieno di buche e crepacci ma abbastanza correvole, con cautela. Qui raggiungo e supero diversi atleti, almeno 6, e il freddo pungente mi fa accelerare il passo. Ormai Attigliano è in vista e do fondo alle ultime forze per raggiungere e superare le ultime due lucette che da un po’ vedevo in lontananza.

Ultima salita e… FINALMENTE ARRIVO!!! 

16ore e 14 minuti, 17esimo assoluto, un freddo che mi si porta via e felicissimo per questa mitica esperienza!

Veramente felice perché, come anticipato nei giorni precedenti la gara, non pensavo di avere i chilometri nelle gambe. Tant’è che il giovedì prima, convinto di voler fare gli ultimi 10km in scioltezza, ho chiuso l’uscita con 4km fatti in malavoglia.

Alimentazione

La strategia alimentare per questa gara è stata la seguente:

  • 1 minipanino ogni 30’
  • 1,5g di BCAA 4:1:1 ogni ora
  • 1 gel ogni tanto al posto dei panini  (ne ho consumati 5)
  • 2,5 barrette proteiche a base di semi di canapa distribuite lungo il percorso da metà gara.
  • Ad ogni ristoro: acqua + coca cola, due fette di pane e marmellata, due fette di pane ed olio, un po’ di frutta secca (mandorle). Dal 60esimo in poi brodo caldo e minestrina ad ogni ristoro.
  • Al 41esimo km ho riempito la camelbag con 1 litro di powerade che mi è durato fino al 90esimo.

I minipanini erano fatti con pane da tramezzino tostato, delle dimensioni di circa 3×4 cm, riempiti di una fetta di tofu al naturale cotto alla piastra (per evitare che irrancidisca), ed una goccia di maionese di soia.

Ringraziamenti

Ringrazio Daniele e Maurizio che mi hanno fatto da pace maker nella prima parte di gara permettendomi di mantenere forze ed energie per affrontare al meglio la seconda parte del percorso.

Ringrazio tutti i gentilissimi volontari che mi hanno accolto con premura familiare ad ogni ristoro.

Ringrazio l’organizzazione impeccabile, soprattutto per la frequenza e qualità di ristori organizzati lungo il percorso. Devo tuttavia far notare che la segnaletica notturna non era un gran che, in special modo i segnali rifrangenti erano troppo piccoli, ma il bilancio è decisamente positivo!

Ci vediamo alla prossima avventura!

La traccia Strava: QUI

#MyRoad2UTMB
#NoPainNoGain
#NeverGiveUp

Suunto Vs Garmin: l’eterno dilemma

Negli ultimi anni ho utilizzato esclusivamente dispositivi GPS Garmin per le mie attività sportive. Prima il Garmin Forerunner 610, poi Edge 810 (per la bici), infine il Fenix 3.

L’esperienza con i dispositivi della casa americana è stata ampiamente positiva, soprattutto con il Fenix 3 che oltre ad essere un ottimo sportwatch e ActivityTracker integra le moderne funzionalità smartwatch.

Garmin Fenix 3

Il Fenix è un ottimo strumento per gli allenamenti, dalla pianificazione al monitoraggio. Tramite Garmin Connect (GC) è possibile definire allenamenti complessi basati su tempi, distanze, passo, frequenza cardiaca, con combinazioni in grado di soddisfare l’atleta più esigente. Durante l’allenamento il grande display permette di avere tutti i dati sotto controllo con le info relative all’esercizio, alla fase corrente e relativi obiettivi.

Nel post-workout, sempre tramite GC (su App o sul WEB), è possibile analizzare i dettagli dell’allenamento con abbondanza di informazioni che spaziano da quelle tradizionali dei tempi per frazione a quelle delle dinamiche di corsa, frequenza cardiaca, VO2Max, temperatura, quota, etc..

Tuttavia nell’outdoor perde diversi punti su aspetti che ritengo fondamentali:

  • Durata della batteria
  • Facilità nella creazione e importazione di percorsi
  • Precisione nel seguire i percorsi precaricati

Aggiornamento 7 dicembre 2017:

La precisione nel seguire i percorsi precaricati è notevolmente migliorata, come la gestione ed il caricamento degli stessi. Non è piò necessario fare complicati passaggi su Garmin BaseCamp e aggiornamenti con Garmin Express. Si fa tutto on-line, o tramite Garmin Connect su PC o tramite l’App dello SmartPhone e la sincronizzazione avviene via bluetooth. Un enorme passo in avanti!

Suunto Ambit3 Peak

E’ uno sportwatch “ignorante”, di quelli basici che sanno fare 3 cose ma le fanno bene. Rispetto al Fenix può sembrare un dispositivo a carbonella: schermo a matrice monocromatico, funzionalità smart paragonabili a quelle della calcolatrice CASIO degli anni 80, pianificazione e monitoraggio degli allenamenti meno performante rispetto all’uso di fettuccia, cronometro analogico, carta e penna. Activity tracker che, ActivitiChe???

Le schermate delle attività sono di facile lettura ma impostabili solamente tramite movescount (da smatrphone o web).

Però ha dei punti forti che non sono affatto da trascurare:

  • una batteria con una durata da paura (da scheda tecnica stimata a 30 ore con GPS a basso consumo, testato da me fino a 20 ore con 30% di batteria rimanente) con un’ottima accuratezza della posizione.
  • La creazione e l’import dei tracciati è semplicissimo, tramite Movescount su web e tramite l’app per il trasferimento sul dispositivo.
  • La precisione e semplicità nel seguire i percorsi precaricati è eccezionale.
  • Possibilità di creare APP embedded personalizzate senza dover usare ambienti di sviluppo particolari.

Queste qualità ben concentrate mi hanno spinto a preferire l’Ambit3 Peak in gara e nell’allenamento di trail running rispetto al Garmin Fenix3 e, visto che l’ultima fase di stagione (fine stagione) non prevedeva allenamenti specifici sulla velocità, ho letteralmente abbandonato il Fenix nel cassetto.

Aggiornamento 7 dicembre 2017:

La durata della batteria del Suunto Ambit3 Peak si riduce considerevolmente se si utilizza la modalità “Navigazione” (anche senza usare il track GPS). Si riduce così tanto da non arrivare alle 16 ore, quindi uguale al Garmin Fenix 3 (questo con navigazione e GPS tracking attivi).

Analisi dell’allenamento

Uno dei vari motivi per cui dopo l’EDGE 810 sono rimasto su Garmin è per la possibilità di avere un unico repository degli allenamenti.

Devo dire che Garmin Connect è una piattaforma eccellente. Difficile trovarne di così affidabili e complete. Movescount è decisamente meno professionale, fornisce informazioni parziali, c’è una grandissima differenza tra l’app ed il sito web, non permette di tenere traccia di info utili come l’uso dell’attrezzatura. Strava sopperisce un po’ di mancanze ma la compatibilità tra la traccia suunto e gli algoritmi Strava lasciano un po’ a desiderare: altitudini sballate, lap a 1km che si fermano a 900 metri, tempi in movimento interpretati a caso. Sto iniziando a mandare segnalazioni su segnalazioni, sperando che prendano in considerazione almeno l’analisi di queste anomalie.

Considerazioni

Ora, viste le uscite sul mercato dei nuovi gioielli e Suunto e Garmin, ed essendo io molto sensibile a questo tipo di oggettini tecnologici, mi sono messo a studiare per individuare il papabile nuovo feticcio hi-tech che possa andar bene per la vita di tutti i giorni/allenamenti/gare.

Fenix 5 e 5X sono molto belli e andrebbero in continuità con il mio della 3a generazione. Ma, oltre a costare una esagerazione, continuano ad avere il limite della durata della batteria. Molto bello anche il 935 ma con lo stesso problema dell’autonomia.

Il Suunto Spartan ha partorito diverse versioni molto sfiziose con lettore cardio al polso, ma nessuna di queste con una batteria della stessa autonomia del Ambit3 Peak a parte la versione Ultra (senza rilevamento cardio al polso) che sembra essere suo vero successore super HI-TECH.

Inoltre, nei recenti aggiornamenti software, SUUNTO ha incluso la gestione avanzata degli allenamenti e l’activity tracking sullo stesso modello di Garmin. Ma alla casa finlandese mancano ancora un paio di cose che ho trovato molto utili nel garmin: l’analisi del bilanciamento tra piede destro e sinistro, la frequenza del passo, il rapporto tra elevazione e lunghezza del passo, il metronomo, la possibilità di impostare n sveglie, diversi alert con relativa etichetta durante la corsa (come “mangiare”, “bere”, “gel”, “BCAA”, etc. ). Tutte funzioni non indispensabili ma molto utili, sopratutto le dinamiche di corsa durante gli allenamenti veloci in piano e durante la riabilitazione da piccoli infortuni.

Tuttavia, nonostante tutte le qualità Garmin, sto pensando di spostarmi verso il top di gamma Suunto. Sono attratto dall’autonomia, dalla semplice e precisa gestione dei percorsi, dal nuovo motore di pianificazione degli allenamenti. E non ultimo dal prezzo che vede lo Spartan Ultra molto più accessibile del Fenix5X.

Mi prenderò ancora un po’ di tempo per scegliere, continuate a seguirmi!

Nota: mi si fa notare che la durata della batteria si potrebbe superare con il powerbank, ma è uno di quegli oggetti che preferirei non portarmi appresso e gestire in gara.

Nota2: una interessante fonte di info sulle funzionalità dello Spartan Ultra è il log degli aggiornamenti software che trovate QUI