Abbigliamento tecnico: Odlo Evolution Warm Baselayer

Il cielo terso delle domeniche invernali, quando tira la gelida tramontana, offre dei panorami da togliere il fiato. Dai Castelli Romani è possibile vedere tutta Roma, i Monti Cimini, i Monti della Tolfa, fino all’Argentario e oltre. In alcune occasioni si riescono a scorgere i profili di Sardegna e Isola d’Elba.

Ma è proprio in queste giornate gelide, con la colonnina del termometro che va sotto lo zero, che bisogna fare attenzione al l’abbigliamento per non trasformare una bella corsa nell’anticamera di un bel raffreddore.

Ho avuto modo di provare, con grande soddisfazione, la maglia Evolution Warm Baselayer Shirt della Odlo.

SI tratta di un primo strato termico, in fibra molto aderente, studiata per temperature tra i -25° ed i 15° Celsius, a seconda che venga usata durante la corsa o da fermo. Per quanto mi riguarda, tra gli 0° ed gli 8°, aggiungendo un leggero antivento è l’ideale per correre i lunghi su percorsi trail, con ritmi che vanno dal lento al medio veloce.

La maglia usa la tecnologia “seamless”, senza cuciture evitando così possibili sfregamenti o fastidiose compressioni. E’ leggerissima, ultra aderente e riveste il corpo come una seconda pelle. Oltre alle caratteristiche di termoregolazione ha la capacità di mantenere il corpo asciutto portando il sudore in superficie, e tramite il trattamento antibatterico con fibre in argento tiene lontano i cattivi odori.

Giudizio: molto positivo, consigliata come maglia intima.

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Recensione: Vibram FiveFingers V-TRAIL

Chi mi conosce sa quanto amo le FiveFingers e sa anche quanto io sia meticoloso e critico nelle scelte tecniche.

Toccate con mano la prima volta un paio d’anni fa, incuriosito dalla stranezza delle 5 dita, portai a casa un bel paio di Bikila.

Ad essere sincero non ci trovammo tanto. Usate poco, più per camminare che per correre, mi furono rubate nello spogliatoio della palestra. Ciao ciao FiveFingers

Dopo aver migliorato la mia tecnica di corsa ed aver fatto mia la corsa naturale, approfittai di una promozione per acquistare un paio di VibramFiveFingersSpyridon MR Elite. Apprezzai subito l’eccezionale mescola Megagrip e la protezione che offrivano nel trail running. Diventarono le mie calzature preferite per gli allenamenti di tecnica e la corsa di scarico nel bosco.

Qualche mese più tardi adocchiai le V-Run, che trovo siano le più belle FiveFingers di sempre: leggere, traspiranti, resistenti, protettive, belle, il top! La Vibram, con la serie V, aveva colto nel segno la strada e probabilmente pure il trail. Non mi restava che provare il modello V per l’offroad, le V-Trail !

Prime impressioni

A confronto con le Spyridon, le V-Trail mi sono sembrate molto esili e poco carrozzate.

La tomaia in tessuto, senza tanti rinforzi nelle parti più esposte mi ha subito fatto immaginare tagli, strappi, lacerazioni. I peggio incubi insomma.

Il puntale dell’alluce, non avvolgente come quello delle spyridon mi ha dato l’idea di essere poco protettivo in caso di calci accidentali a sassi o radici.

Beh, in poche parole, questo modello alla prima vista non mi è sembrato molto adatto al trail.

Così ho deciso di testarlo con una bella corsa di 75 chilometri sul Cammino Naturale dei Parchi, partendo dai Castelli Romani, attraversando i Monti Prenestini, fino ad arrivare ai piedi dei Monti Simbruini. Un percorso 100% trail che mi avrebbe sicuramente dato una panoramica più oggettiva sulla qualità di questa calzatura.

E per completare il test, una bella gara trail di 20 km (Trail dei 2 Laghi) per vedere come queste V-Trail reagiscono a sollecitazioni un po’ più dure.

Recensione

Suola

Le V-Trail montano la favolosa mescola MegaGrip con un disegno rinnovato rispetto alle Spyridon MR Elite. Se prima mi sembrava di avere un ottimo grip su terra e roccia bagnata, ora penso che persino l’uomo ragno rimarrebbe a bocca aperta.

Il disegno a rombi permette un’ottima presa su terra, erba, fango, roccia asciutta e bagnata. Sia in salita, che in discesa, e persino lateralmente all’interno dei canali naturali di scolo dell’acqua.

Lo spessore di circa 7 millimetri (2 di EVA e 5 del battistrada) e la tecnologia Vibram 3D Cocoon (una fibra di nylon che permette di dissipare gli impatti di corpi appuntiti)  permettono la massima sensibilità ma allo stesso tempo forniscono una protezione più che adeguata dai sassi, sia sul piano che sulle discese veloci.

Appena sopra il metatarso, alla base delle prime falangi, il battistrada è sagomato in modo da ridurre lo spessore della gomma così da favorire il naturale movimento dell’articolazione.

Questa piccola finezza da parte dei progettisti Vibram permette di avere una miglior grip in salita sfruttando tutta la forza delle nostre dita.

La protezione in gomma nella parte anteriore è più che adeguata e non lascia parti scoperte a urti diretti.

Tomaia

La tomaia, rispetto alle Spyridon è decisamente migliorata. E’ molto traspirante e permette al piede di respirare.

Il tessuto è in poliestere e spandex unendo robustezza ed elasticità per un confort, a mio parere, perfetto.

Sulle dita sono presenti dei piccoli triangoli in PU spalmati sulla tomaia per aumentare la protezione rispetto a strappi e lacerazioni.

Struttura

La tomaia traspirante è sormontata da una morbida struttura in materiale sintetico che ospita il sistema di allacciatura, avvolgendo e stabilizzando la calzatura rendendola solidale al piede.

Un aspetto che ho molto apprezzato è il collarino attorno alla caviglia: morbido, imbottito e molto stabile. Così studiato impedisce al piede di sfilarsi in salita, aumentando la sensazione di avere una seconda pelle al posto delle fivefingers.

Calzata

Rispetto alle Spyridon le V-TRAIL calzano un numero in meno. Con le prime uso il 47 mentre con le seconde il 46. Per chi ha le V-RUN: calzano lo stesso numero e possono essere usate anche con un calzino tipo Injinji.

Sensazioni e giudizio finale

Con gli anni ho imparato a non giudicare mai niente e nessuno alla prima occhiata. La “prima impressione” è figlia di troppe variabili per farsi una idea razionale ed incondizionata.

Infatti, anche in questo caso, un’analisi più attenta rispetto alla prima occhiata mi ha dato modo di trovarmi di fronte ad una calzatura minimale eccezionale. Un concentrato di tecnologia decisamente superiore al modello precedente.

Sono stati migliorati:

  • Grip a 360 gradi.
  • Tomaia molto più traspirante
  • Maggiore protezione dai sassi ed oggetti appuntiti
  • Calzata molto più comoda e priva di punti di pressione
  • Collare attorno alla caviglia morbido e molto stabile
  • Dimensioni meno ingombranti che portano ad aver un miglio controllo della posizione del piede.

La forma più esile rispetto alle Spyridon MR Elite permette di evitare il fastidiosissimo sfregamento all’interno delle caviglie, nel momento di richiamo del piede dopo la fase di spinta.

Il giudizio finale, dopo i primi 100km è decisamente positivo.

Aneddoti

Durante i 75 chilometri sono rimasto impigliato in una matassa di filo spinato, probabilmente strappata ad una recinzione dalle mucche, che attorcigliandosi ai piedi mi ha fatto fare un bel volo. Avevo i piedi completamente intrappolati dal filo arrugginito, con le punte ben posizionate su tomaia e suola. Nessuna di queste ha bucato le FiveFingers!

Consigli

In inverno fa freddo e l’ottima traspirabilità delle FiveFingers V-Trail potrebbe dare qualche problema alle dita dei piedi. Ti consiglio di usare un calzino nelle tue uscite di trail running.

Avvertenze

Le fivefingers sono veramente adatte a tutti ma non devono essere avvicinate con superficialità. Se vi limitate a camminarci non incontrerete alcun problema di adattamento, anzi le vostre articolazioni ne trarranno immediato beneficio. Ma se volete usarle per correre dovrete andare per gradi.

Come dice VibramYou are the technology”. Siete voi il sistema di ammortizzazione e siete voi a guidare i vostri piedi nell’appoggio al suolo.

Imparare la tecnica di corsa naturale, per migliorare la corsa e sfruttare queste calzature, è semplice ma può richiedere un po’ di tempo ed impegno.

All’interno della confezione troverete delle indicazioni di base, che potranno essere l’inizio di questo nuovo modo di godere della corsa.

APERTE LE ISCRIZIONI alla VIBRAM® MAREMONTANA “MEMORIAL CENCIN DE FRANCESCO” 2018

La nona edizione della competizione ligure si correrà domenica 25 marzo. Tra le novità un percorso modificato per la 45 e la 60 km con salita sul Monte Carmo e la possibilità di correre le due gare lunghe in staffetta. In programma anche una gara trail da 20 km e una camminata non competitiva da 14 km.

Loano, 6 dicembre 2017 – Si sono aperte il 1 dicembre le iscrizioni alla IX Maremontana – Memorial Cencin De Francesco, organizzata dall’A.S.D. Maremontana, con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune di Loano. La gara vede rinnovata anche quest’anno la partnership con Vibram®, l’azienda leader mondiale nel settore delle suole in gomma ad alte prestazioni, che è title sponsor dell’evento.

Per l’edizione 2018, che si terrà il prossimo 25 marzo, sono riconfermati per la corsa in montagna tre percorsi, da 20 km 986 D+, 45 km 2650 D+ e 60 km 3640 D+, con la novità della salita sulla vetta del Monte Carmo (1389 m s.l.m) per le due competizioni più lunghe e la possibilità di correre le stesse in staffetta con passaggio del testimone al Giogo di Toirano. Le iscrizioni rimarranno aperte fino al 20 marzo 2018.

Oltre all’UTMB® (Ultra Trail du Mont-Blanc) e al Cro-Trail, le gare Vibram® Maremontana di 45 e 60 km da quest’anno sono inoltre tra le competizioni qualificanti anche per la Lavaredo Ultra Trail.

Maremontana 2017 8th Edition memorial Cencin De Francesco, Loano, SV, Italy

Già tra gli iscritti dell’edizione 2018, le donne del Trailrunning Team Vibram saranno presenti in forze: alla partenza la russa “naturalizzata” italiana Yulia Baykova e le compagne di squadra francesi Audrey Bassac e Juliette Blanchet. Una gara simbolo per le atlete Vibram, protagoniste del film Duality, progetto iniziato proprio lo scorso anno a Loano.
Vibram® Maremontana non è solo trail. Gli appassionati di fitwalking e nordic walking potranno cimentarsi in una camminata non competitiva di 14 Km e 508 D+, da percorrere a passo libero su strade e sentieri collinari e panoramici. Sarà possibile iscriversi alla camminata fino a un’ora prima della partenza.

La Vibram® Maremontana aderisce anche quest’anno al Corto Circuito Solidale organizzato da I Run for Find The Cure a cui verranno destinati parte degli introiti derivanti dalle iscrizioni. Inoltre, Vibram® Maremontana 2018 sosterrà un progetto del CAI Loano di ampliamento del Rifugio Pian delle Bosse.

Edizione 2016 - Corta_2

L’evento è organizzato con la collaborazione delle associazioni partner Balla Coi Cinghiali, CAI Loano, Amici del Carmo, Comitato No Profit Find The Cure e il prezioso supporto di numerosi volontari e altre associazioni del territorio.

Per maggiori informazioni e tutti gli aggiornamenti www.maremontana.it e pagina Facebook della Maremontana ASD.

Maremontana 2017 8th Edition memorial Cencin De Francesco, Loano, SV, Italy

 

Vibram è leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di suole in gomma ad alte prestazioni per le attività outdoor, tempo libero, lavoro, moda, ortopedia e riparazione. Da 80 anni l’ottagono giallo che identifica Vibram® in tutto il mondo è sinonimo di qualità, performance, sicurezza ed innovazione nell’industria calzaturiera. Con sede internazionale in Italia ad Albizzate (Varese), Vibram produce oltre 40 milioni di suole all’anno, dedica più di un milione di km ai test, è presente in 120 paesi ed ha sedi di produzione, ricerca e rappresentanza negli USA, in Cina, in Giappone, in Brasile e in Italia. www.vibram.com

A.S.D. Maremontana
L’associazione sportiva dilettantistica Maremontana affiliata alla UISP, nasce il 27 ottobre 2014 con l’intento di promuovere e sviluppare attività sportive nel territorio, quali Fit Walking, Nordic Walking, Trail Running, Vertikal e Arrampicata. L’associazione è partner del progetto Loano Outdoor.
Per maggiori informazioni: www.maremontana.it/it/associazione

 

La #SettimanaNaturale sul Cammino Naturale dei Parchi

Come avevo preannunciato durante la presentazione del Cammino Naturale dei Parchi dal 21 al 28 aprile 2018 correrò in autonomia i 430 chilometri che uniscono Roma a L’Aquila sul Cammino Naturale dei Parchi, percorrendo boschi e radure, borghi e montagne, unendo tra loro 42 comuni, 2 Regioni (Lazio e Abruzzo), 3 Province (Roma, Rieti, L’Aquila), 6 Aree Protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa) e 1 Parco Nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga).

Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, Borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, le 25 tappe del CNP.

In ognuna delle tappe avrò modo di parlare con le donne e gli uomini che vivono il territorio per portare una testimonianza reale di questi luoghi, con le storie e le caratteristiche che rendono unici questi territori del Centro Italia.

Condividerò questa esperienza con dirette Facebook, foto, ed il continuo aggiornamento della posizione in modo da poter condividere tratti di percorso insieme, dal vivo!

Partendo da Roma, attraverserò le 25 tappe che più caratterizzano il territorio, ma i comuni toccati dal Cammino saranno ben 42, e per ognuno di questi cercherò di portare una testimonianza ed un contributo per valorizzare al meglio la ricchezza del percorso.

Le tappe principali saranno:

  1. Castel Gandolfo
  2. Rocca Priora
  3. Palestrina
  4. Gadagnolo
  5. Subiaco
  6. Livata
  7. Camerata Nuova
  8. Cineto Romano
  9. Orvinio
  10. Castel di Tora
  11. Marcetelli
  12. Pescorocchiano
  13. Corvaro
  14. Castiglione
  15. Altopiano del Rascino
  16. Antrodoco
  17. Posta
  18. Cittareale
  19. Accumuli
  20. Amatrice
  21. Campotosto
  22. Lago di Campotosto
  23. Rif. Fioretti
  24. S. Pietro della Lenca
  25. L’Aquila

Giorno per giorno condividerò la roadmap fornendo le informazioni necessarie per incontrarci lungo il percorso e scambiare due passi, e anche mangiare qualcosa insieme 😀

Restate in contatto, in attesa della partenza ci saranno diverse iniziative interessanti.

#MyRoad2UTMB
#SettinanaNaturale

Iniziativa in collaborazione con:

 

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Contattami tramite la form qui di seguito:

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Report: Cammino Naturale dei Parchi Roma – Subiaco

In preparazione alla settimana del Cammino Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

La prima copre il tragitto della settimana Roma – Livata,  in versione leggermente ridotta per praticità.

Partenza da Rocca di Papa e arrivo a Subiaco: previsti circa 73km con 3000m di dislivello positivo da fare con un passo medio di 10′ a chilometro. Un passo facile ma nemmeno troppo “camminato” che fa’ rientrare questa attività a cavallo tra il trail running ed il trekking e per semplicità potremmo chiamarla speed trekking!

Preparazione

La preparazione dal punto di vista tecnico è abbastanza semplice.

Percorso

Per prima cosa studio il percorso con l’analisi della traccia GPS che trovo sul sito del CNP per definire il roadbook e individuare i punti del percorso “critici”. Per critici intendo tratti con più sentieri che si sovrappongono, strade asfaltate, salite ripide, centri abitati, fonti d’acqua. Con particolare attenzione ai tratti che percorrerò al buio.

Carico la traccia GPS rivisitata sul Garmin Fenix 3 e sul Suunto Ambit3 Peak, così per essere tranquillo di avere il navigatore in alta affidabilità!

Provviste

Inizialmente penso di portarmi via solamente Gel perché prevedo di fermarmi nelle botteghe e panifici che troverò lungo il cammino. Poi opto per l’autosufficienza, per non dover viaggiare con l’ansia di cercare fonti di approvvigionamento. Preparo 10 panini di pan carré, con il solito tofu alla piastra, un pomodoro secco e qualche foglia di insalata. Panini da escursionista a tutti gli effetti! 😀 Preparo inoltre un sacchettino con mandorle e semi di canapa oltre a qualche gel da usare in caso di emergenza. Per l’acqua: infilo due flask da 500ml nei tasconi laterali dello zaino, che rabboccherò strada facendo.

Abbigliamento

Abbigliamento 90% Decathlon! Il viaggio è facile e non richiede un abbigliamento super tecnico. Gli unici due capi su cui ho prestato particolare attenzione sono i pantaloni a 3/4 compressivi della Salomon ed una maglietta termica Mizuno. Per il resto Quechua!

Scarpe

Il Cammino Naturale dei Parchi ha come simbolo un bel piedone verde ed essendo io un amante della corsa minimal non potevo non scegliere di fare il percorso con le Vibram FiveFingers V-TRAIL. Per sicurezza, metto nello zaino anche un paio di NewBalance Hierro V2, anch’esse equipaggiate di suola Vibram Megagrip.

Zaino

Non ho usato attrezzatura leggera perché l’obiettivo non era il “tempo” ma il viaggio.
Ho pensato a lungo cosa portarmi dietro ed ho preferito orientarmi verso una attrezzatura simile a quella che avrebbe utilizzato un normale “camminatore”, quindi zaino da 30L dove ho riposto i panini, le scarpe di ricambio, le flask, un guscio leggero della RaidLight, due lampade frontali, powerbank per ricaricare cellulare e GPS, un piccolo kit di pronto soccorso, un piumino smanicato, guanti, coltello, telo termico di emergenza, maglietta a maniche corte ed una a manica lunga di ricambio, gopro di 5/6 anni fa che pesa come 3 di quelle odierne. Non l’ho pesato ma ad occhio e croce penso sarà stato circa 6/7 chili.
Devo dire di aver apprezzato molto l’ergonomia dello zaino, un Quechua FORCLAZ 30 AIR da 30 euro con schienale rigido. Molto molto molto comodo, stabile in corsa come i più blasonati da 150 euri e perfettamente equilibrato.

Partenza

Sono partito verso le 6:30, con 1h30 di ritardo rispetto al quanto pianificato. Nonostante tutti i buoni propositi non riesco proprio ad andare a dormire presto …

Attraverso il Centro Storico di Rocca di Papa per raggiungere la via Sacra, il punto di partenza del mio viaggio, sul secondo giorno della prima settimana.

Il buio e le nubi basse trasformano la partenza in una esperienza sensoriale, nel senso che la visibilità massima ad un metro mi imponeva di camminare a tentoni con le mani avanti per evitare di sbattere contro gli alberi 😂

Fortunatamente questa condizione si è protratta il tempo di scendere un po’ di quota.

Il primo tratto è praticamente casa mia: i sentieri che solco tutti i giorni per gli allenamenti e per le passeggiate, i primi chilometri infatti volano in un attimo.

Dopo aver valicato Monte Cavo, il Maschio delle Faete ed attraversato i Pratoni del Vivaro, mi trovo sulla strada che mi porterà nei boschi di Rocca Priora.

Un breve tratto di asfalto e sono di nuovo nel bosco.

Rocca Priora

Bosco facile, nello stile dei Castelli Romani. Sentieri larghi, salite e discese morbide per niente impegnative. Il terreno scorre veloce sotto i piedi e, a Colle di Fuori, mi incontro con l’amico Gianni che mi accompagnerà fino a Castel San Pietro Romano.

Palestrina

Si arriva alla 3a tappa della prima settimana e qui inizia il divertimento vero per chi come me ama le salite! Un paese molto curato che si sviluppa in verticale adagiato ai Monti Prenestini, con vicoli e case arroccate affacciate su uno sterminato panorama che vede ad ovest i Castelli Romani, ad est i Monti Simbruini e gli Ernici, a Sud i Lepini

Arrivati nel centro urbano di Palestrina facciamo tappa in un panificio a far scorta di calorie: pizza con le patate, Coca-Cola e via “verso l’infinito ed oltre”!

La segnaletica verticale del CNP ci invita ad attraversare il centro storico ed archeologico del paese fino ad arrivare a Castel San Pietro Romano che domina Palestrina e tutta la vallata regalando panorami mozzafiato.

Arrivato in cima scatto un po’ di foto al paesaggio, un paio selfie con Gianni, azzanno un paio di panini e faccio mente locale sulla distanza rimanente e orario stimato di arrivo.

Avevo pianificato un passo di 10’ al chilometro ma tra forno, foto, cazzeggio, la media si era un po’ allungata e dovevo recuperare per non rischiare di perdere l’ultimo autobus in partenza da Subiaco.

Gianni ed io ci salutiamo, lui tornerà verso casa mentre io mi indirizzo in direzione Capranica Prenestina per la tratta del quarto giorno della prima settimana del Cammino Naturale dei Parchi.

Seguo le indicazioni verticali, attraverso il grande cancello posto all’ingresso del sentiero, e varco la soglia del Parco dei Monti Prenestini.

Il viaggio prende la forma dell’avventura.

Con Castel San Pietro iniziano i monti veri con le grandi foreste, animali allo stato brado, fonti d’acqua e grandi massi calcarei a caratterizzare il paesaggio.  Finalmente la presenza dell’uomo diventa sempre meno pressante e la natura diventa la vera protagonista

Capranica Prenestina

Arrivo a Capranica Prenestina dove faccio un bel ristoro in vista della salita che mi porterà a Guadagnolo. Mangio tre panini (due con tofu, pomodori secchi, insalata; uno con marmellata di mirtilli), un po’ di semi di canapa e un bel po’ di acqua.

Accelero il passo. La nuova pianificazione dei tempi non mi permette di prendermela tanto comoda, ma di fronte ai nuovi panorami non posso fare a meno di fermarmi a contemplare le forme ed i colori in cui sono immerso.

Rimpiango di non aver portato con me la tenda.

Guadagnolo

Il percorso fino a Guadagnolo è molto bello. Il paesaggio che scorre tra pascoli, altipiani e animali allo stato brado, è veramente emozionante.

Arrivo al paese dopo una ripida salita da sotto la falesia alla base del centro storico.

Sembra non arrivare mai a destinazione, perché non conoscendo il percorso fatico a seguire i segni bianco/rossi.

Sulla piazza trovo Giancarlo, un amico della squadra dell’Atletica Rocca di Papa che fatica un po’ a collocarmi in quel contesto in tenuta sportiva. Ci facciamo due risate e ci congediamo, lui riprende la sua passeggiata in moto mentre io vado a prendere un meritato caffè al Ristorante da Peppe, una istituzione a Guadagnolo.

Un buon caffè doppio allungato con l’acqua… ovviamente un buon “caffè energetico” e non proprio un buon caffè 😀

Quindi riparto in direzione Cerreto Laziale, per percorrere il tragitto del quinto giorno, passando per il Santuario della Mentorella.

Ma prima di passare al Santuario ho fatto un po’ di confusione con le indicazioni ritrovandomi completamento fuori strada, sul Monte Cerella. Mi ero fissato che “anche se non era il sentiero corretto, al massimo, avrei tagliato nel bosco”. Ma visto l’orario ed il prossimo tramontare del sole il buonsenso mi fa tornare al bivio dove avevo imboccato il sentiero sbagliato.

Riprendo quindi la strada verso la Mentorella, scendo nel sagrato e imbocco il Sentiero di Karol che mi porterà all’Ara di Palazzo. Da lì il sentiero esce dal bosco e mi porta facilmente a Cerreto Laziale.

Cerreto Laziale

Arrivo a Cerreto su un sentiero che mi accompagna dritto in centro. Il borgo è molto bello, tanto che a guardarmi in giro perdo l’orientamento e le indicazioni del CNP. Il GPS mi viene in aiuto indicandomi con precisione la direzione poiché tra le vie strette, gatti e belle architetture non riuscivo più a trovare punti di riferimento.

Ad un bivio chiedo indicazioni ad alcune persone fuori da un bar su come raggiungere Rocca Canterano attraverso i boschi e questi, come fosse una richiesta normalissima, mi indicano la direzione e l’imbocco del sentiero dove troverò anche la segnaletica verticale del Cammino Naturale dei Parchi!

Rocca Canterano

Il sentiero verso Rocca Canterano inizia con una discesa impervia molto sassosa, e qui decido di cambiare scarpe per mantenere un ritmo di corsa elevato. Le FiveFingers sono calzature ottime, rilassanti, divertenti, con ottimo grip, ma quando c’è da correre su fondi impervi ricchi di grossi sassi appuntiti devo ricorrere alle scarpe tradizionali. Ovviamente senza abbandonare la suola Vibram MegaGrip!

Il sentiero si inoltra nel bosco. Anche se buio devo dire che il paesaggio in cui sono immerso si fa ammirare con pareti e grossi massi calcarei da valicare o costeggiare. Tutto intorno si scorgono i profili delle montagne illuminate da una luna quasi piena.

Il sentiero inizia a salire e qui mi si illumina una intuizione sul nome del borgo che sto raggiugendo, in particolare sulla parola “Rocca” di Canterano. Rocca è usata per indicare il Castello o la Roccaforte di difesa, che per svolgere il suo lavoro di difesa e controllo del territorio deve per forza trovarsi… in alto! E presto capisco che i miei calcoli sul riuscire a prendere l’ultimo autobus per il ritorno a Roma non avevano tenuto conto di questa variabile.

Cerco comunque di tenere un ritmo sostenuto anche se un po’ colto dallo sconforto.

Raggiungo il borgo e faccio rifornimento di acqua alla fontana posta all’ingresso del centro abitato. Bevo, salgo ancora lungo i vicoli e poi mi lancio veloce in discesa verso Canterano.

Canterano

Mancano veramente pochi chilometri a Subiaco e la strada in discesa mi fa sperare di riuscire a raggiungere la stazione degli Autobus in tempo.

Almeno finché non lascio la strada asfaltata e rientro nel bosco.

Qui il percorso si fa collinare e non mi rendo bene conto dove si trovi Canterano. Attorno a me vedo diversi centri illuminati e nonostante il GPS mi indichi una distanza in linea d’aria di pochi chilometri non riesco a farmi un’idea della distanza reale. Non mi resta che controllare su internet gli autobus che potrebbero passare nei paraggi. Come immaginavo, tutte le linee locali interrompevano le corse ad orari ormai non più utili e il rischio di perdere l’ultimo Bus per Roma diventava sempre più concreto. Così provo a giocare l’ultima carta. Chiamo Silvia del Cammino Naturale dei Parchi, per chiederle un passaggio in auto alla fermata dell’autobus e lei, come un Angelo, mi viene in soccorso in tempo reale!!!

Quasi Subiaco

Tra Canterano e Subiaco si interrompe questa prima esplorazione del CNP.

Con Silvia raggiungo la fermata del Cotral in tempo per il ritorno a Roma. Nell’attesa ci scambiamo un po’ di riscontri tecnici sul percorso e sulla segnaletica nonché qualche piccolo aneddoto sulla preparazione del Cammino e di questo bellissimo progetto che vede coinvolte ben 7 aree naturali protette a cavallo di Lazio e Abruzzo.

Ritorno in autobus

L’autobus quindi arriva puntuale. Un saluto veloce e si rientra a casa. Il viaggio passa tranquillo e rivivo ad occhi aperti alcuni tratti del percorso, i panorami, i colori, i maremmani che mi scambiavano per un predatore alle loro pecore, il filo spinato in cui sono inciampato e che mi ha fatto volare, il ponte nel bosco ricoperto di foglie, le casette, tra gli alberi, le mucche dalle grandi corna che mi guardavano diffidenti, il torrente, i massi su cui mi sono arrampicato, il freddo vento e la nebbia sulle vette, i tratti in cui mi sono perso, le persone che mi applaudivano (ancora non so se mi prendevano per il culo o se mi incitavano…) e tanti altri dettagli che rimarranno impressi nella memoria.

La traccia Strava: Clicca qui