Report di corsa: Ronda Ghibellina 2018

Domenica 28 gennaio è stata la volta della Ronda Ghibellina: gara trail di 45 chilometri nel bellissimo territorio attorno a Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.

La caratteristica di questa gara è il tracciato fatto di continui strappi in salita e discese ripide, da impegnare le gambe in continui cambi di contrazione. Un percorso molto muscolare che, se sottovalutato, te la fa pagare cara.

E così è stato per me.

Pensavo di replicare il risultato di San Galgano Trail (50km 2000 d+) fatto a settembre puntando a chiudere in 5h20’… senza però allenarmi. Già, perché a fine gennaio sono proprio all’inizio della preparazione, con pochissimi km sulle gambe e zero preparazione specifica. Ed affrontare così la Ronda è come pretendere di affrontare sul ring Conor McGregor avendo imparato qualche mossa da YouTube.

Arrivo nel pomeriggio di sabato a Castiglion Fiorentino insieme a Daniele. Sistemazione al Park Hotel (insieme agli atleti elite che alla Ronda non mancano mai) e ritiro pettorali nella palestra allestita con i vari stand di sponsor e associazioni sportive. Tanti volti conosciuti, amici, conoscenti, un turbinio di abbracci e strette di mano. Una bella atmosfera pregara in un ambiente amichevole che solo il trail running sa dare.

Gara

La temperatura è di appena 3 gradi ma in rialzo con una massima prevista di 14°: temperatura perfetta.

Ore 8, si parte!

Per evitare il collo di bottiglia nella prima salita parto allegro, senza forzare ma con passo svelto.

La prima ascesa dei 5 chilometri iniziali se ne va senza troppi problemi, così come le ripide discese che la seguono e relativi saliscendi.

Con i fidati bastoni salgo impegnado gambe e braccia senza diffilcoltà, lasciando passare i più veloci riprendendoli poi in continuo susseguirsi di sorpassi.

Le gambe sembrano tirare bene in salita e sono sicure in discesa. Mantengo il passo che mi permetterà di chiudere tra le 5h20′ e le 5h30′. Per un attimo penso di provare a tirare un po’ di più, ma poi preferisco tenere le energie per la parte finale.

I primi 10 chilometri se ne vanno lisci.

Continuo la mia gara senza problemi, ed attorno al 15° km inizio a bere dalle borracce.

Avevo avuto la brillante idea di riempierle con acqua e Redbull, copiando quello che avevo visto in un video di atleti elite. Non è stata una idea proprio geniale, perché oltre ad avere un sapore disgustoso, non mi dissetava per niente. Per fortuna al 17° c’era ad ettendermi il ristoro con acqua fresca, senza additivi strani.

Continuano i saliscendi e non accenno a rallentare.

Poco prima del ristoro al 23°, oltre al gel, prendo i sali in compresse da deglutire. Non sono mai stato un amante dei sali in gara perché mi hanno sempre creato problemi allo stomaco. Di solito li prendo proprio negli ultimissi chilometri quando ormai sento di aver sudato tutto. Tuttavia decido di provare questo inedito formato, senza aver mai testato prima il prodotto in allenamento. Dopo qualche chilometro la pancia si incazza con fitte nella zona fegato. Faccio finta di niente, rallento un po’ e ignoro caparbiamente questi segnali: “passeranno con la digestione”, penso. Intanto sento le forze che un po’ alla volta vanno diminuendo. Provo a bere ma ad ogni sorso ho la sensazione che lo stomaco si accartocci su se stesso. Provo a prendere un GEL ma l’effetto che ottengo è un crampo allo stomaco in tempo reale. Rallento ancora di più. Attorno al 30° le forze mi abbandonano… crisi totale. Al ristoro del 33° bevo diversi bicchieri di acqua frizzante perché quella naturale mi dava la sensazione che ad ogni sorso lo stomaco si accartocciasse. Mangio una fetta di pane ed olio (che di solito su di me ha un effetto energetico e benefico) ma la digestione era decisamente compromessa (quella fetta si “riproporrà” fino ad ora di cena). Vuoto, sciaquo e riempio le borracce con acqua liscia ma il retrogusto della Redbull resta disgustoso.

Le gambe non funzionano più. Non tirano in salita e non tengono in discesa. Si presentano pure accenni di crampi, fenomeno solitamente a me sconosciuto. Sono così infastidito che inizio a non sopportare nemmeno la sabbia nelle scarpe tanto che dovrò fermarmi e spalmare la vasellina sulla pianta del piede.

Alla fine arriverò al traguardo spompato e bastonato in 6h26′ … un’ora in più rispetto a quanto preventivato.

E’ la seconda volta che corro la Ronda ed è la seconda volta che buco il risultato. Ma i fallimenti sono il comburente per ritrovare la giusta motivazione e reinquadrare gli obiettivi, quindi poche scuse e giù di olio di gomito, “testa china e pedalare” !!!

Analisi

Alla base della debacle c’è sicuramente stata da parte mia l’insicurezza. Nelle gambe non c’erano i chilometri per affrontare quella gara, e probabilmente anche il potenziamento non era ancora a livelli ottimali. Negli ultimi due mesi la media è stata tra i 50 ed i 60 chilometri a settimana con pochissimo allenamento di trail running. Sapendo che la preparazione non era sufficiente ho pensato di sopperire recuperando energia con “pozioni” improvvisate che hanno avuto l’effetto contrario rispetto a quello sperato, com’era prevedibile.

Tra l’altro a distanza di 36 ore ho ancora dolori e pesantezza a livello dell’addome…🤢🤢🤢 stasera bordino vegetale… 👍

La traccia Strava, qui!

La Corsa Turismo con Runner451 Experience

La corsa è un fenomeno in continua espansione, uno sport economico, trasversale, praticato da donne e uomini di ogni età, mestiere e titolo di studio.

La corsa è uno sport di condivisione e con questo spirito, unito al desiderio di conoscere il territorio in modo diverso, aiutare i runner a migliorare la loro corsa e far vivere una esperienza indimenticabile anche a chi non corre, che Runner 451 ha creato il concept della CorsaTurismo, con le Runner 451 Experience.

Lunghi weekend in cui si correrà tutti i giorni in posti magnifici, ospitati in strutture con formula All Inclusive a prezzi molto favorevoli, perché in una vera Experience chi partecipa deve solo pensare a divertirsi e rilassarsi.

“Conoscere il territorio in modo diverso, con relax, conoscendo nuovi runner, migliorando la tua corsa e potendo rendere felice anche i tuoi cari che preferiscono non correre, con tante altre attività e con tanto tempo libero per stare con loro”

Dopo l’esperienza positiva del 2017 a Cervia, nel 2018 sono state create 5 opportunità diverse, di cui 4 nel territorio romagnolo in collaborazione con il Consorzio Turismo Benessere Visit Wellness Valley, e una nelle Dolomiti, ad Andalo (TN) in collaborazione con l’Ente di Promozione Turistico del Fai della Paganella, presso il Residence Hotel Eden wellness Family.

Appuntamenti Romagnoli

  • Dal 23 al 25 marzo a Cervia, facendo base allo Sport Club Hotel del Fantini Club, dove torneremo a settembre dal 27 al 30.
  • Dal 24 al 27 maggio al Grand Hotel Terme della Fratta.
  • Dal 5 al 8 luglio a Bagno di Romagna (FC) al Grand Hotel Terme Roseo.

Nelle nostre corse saremo tra mare, pinete millenarie, saline, parchi delle colline tosco romagnole e tra i sentieri dei vigneti bertinoresi, oltre alla Corsa nella Storia, un circuito all’interno di Ravenna (una formula che è sempre attiva per i turisti dalla primavera all’autunno) che tocca più di 20 attrazioni, tra cui 6 monumenti patrimoni dell’Umanità.

Corse per ogni tipo di runner, di qualsiasi velocità e autonomia chilometrica.

In più un giorno viene dedicato alla Runner 451 School per migliorare la corsa e ogni sera, prima di cena, un incontro tecnico in cui imparare tante cose nuove sul running.

Nelle formule terme, wellness incluse, sono previste visite guidate per scoprire il territorio e degustazioni presso la Cantina Celli di Bertinoro.

Programma completo

Dal 23 al 25 Marzo – Cervia Milano Marittima (RA) – Sportur Club Hotel – Fantini Club

Festeggiare il primo weekend di Primavera con la Corsa, tra mare, spiaggia, pineta e le meraviglie storiche di Cervia, città del sale sin dall’epoca Romana. Lo stage ideale per chi vuole preparare al meglio le sue sfide nelle settimane successive: il sabato faremo un allenamento tecnico in pista, la domenica lunghissimo con ristoro su più distanze, per chi prepara le 10, le mezze, le maratone e i trail (correremo anche off road). I vostri accompagnatori potranno vivere l’inizio della stagione di Cervia. Incontri tecnici nell’ora dell’aperitivo in cui parleremo in modo dettagliato di come preparare le mezze, le maratone e i trail.

Ideale per preparare le gare della Primavera! Dura un giorno in meno degli altri e fino al 18 febbraio c’è lo sconto PRENOTA PRIMA

Dal 24 al 27 Maggio – Fratta Terme di Bertinoro (FC) – Grand Hotel Terme della Fratta

In primavera inoltrata correre tra i frutteti in fiore, le dolci colline colorate dai vigneti. Allenamento tecnico all’interno del Parco delle Terme e nei giorni successivi percorsi immersi nelle campagne e nelle colline Bertinoresi.

La possibilità di soggiornare in una location magnifica come il Grand Hotel Terme della Fratta e di usufruire delle acque termali e di un centro dotato di saune, piscine, percorsi benessere quando e come volete. Poi degustazioni in cantina, visita storica dalla Terrazza di Romagna e nel paese dell’ospitalità.

Ideale per chi ama correre in natura e cerca il benessere dopo la corsa, per chi ha delle sfide importanti in autunno, per i vostri cari che non corrono e che, come voi, usufruiranno della formula full nel centro termale situato all’interno del Hotel, con le acque salsobromoiodiche ottime per il post allenamento.

Dal 14 al 17 giugno – Andalo (TN) – Dolomiti del Brenta – Residence hotel Eden Wellness e Family

Alle porte dell’estate, nelle giornate più lunghe, per godere delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità, con la corsa. Sotto le cime del Paganella, correndo sulle rive del Lago di Molveno il venerdì, tra le malghe la domenica, in dolci percorsi per tutti, il sabato allenamento tecnico tra pista e Lago di Andalo. Coccolati dallo staff del Eden, una chicca nel centro di Andalo, dove si sente il profumo di montagna, con un centro wellness nuovissimo, un servizio lungo tutto il giorno per i vostri figli e tante attrazioni da visitare nei dintorni. Pranzo tipico trentino finale, degustazioni e visita in malga.   Ideale per chi ama la montagna, per chi vuole inaugurare l’estate con un weekend intenso e rilassante allo stesso tempo, ottimi allenamenti muscolari per fare costruzione per l’autunno, ma anche ottimo modo di rigenerarsi dopo la stagione di corse primaverili o per chi vuole vivere il territorio in modo diverso

Dal 5 al 8 luglio– Bagno di Romagna (FC) – Parco Nazionale Foreste Casentinesi – Grand Hotel Terme Roseo

In piena estate, ricerchiamo il fresco correndo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ottimo per chi ama il trail running, ma anche per i runner da strada che cercano percorsi diversi. La Romagna Toscana, decantata da Cesare Pavese, ci accoglierà con tutta la sua comunità. Soggiorneremo nel Palazzo settecentesco del Grand Hotel Terme Roseo, usufruendo del centro termale con le acque termali ottime per i dolori articolari, conosciute da millenni. Senza dimenticare il bosco popolato dagli gnomi. Il venerdì allenamento tecnico attorno al lago con una parte dedicata a salite e discese. Il sabato immersi nei boschi e…

…La domenica una sorpresa…

Nello stesso weekend ci sarà il paese in festa con la festa dedicata agli Gnomi del Bosco

Ideale per chi ama correre nei boschi, per chi ama le piccole cittadine curate, per chi d’estate cerca un week end in cui sfuggire dall’afa e per chi ama la buona cucina. Per gli amanti dei trail, per chi prepara le sfide in autunno.

I vostri accompagnatori saranno felici di aspettarvi all’interno della piscina termale o di fare una passeggiata tra i negozi tipichi. La possibilità poi di visitare l’eremo di Camaldoli e la portentosa farmacia secolare dei Frati.

Dal 27 al 30 settembre – Cervia Milano Marittima (RA) – Sportur Club Hotel – Fantini Club

Nel 2018 l’estate finisce il 30 settembre. Torniamo a Cervia per vivere gli ultimi weekend di sole anche in spiaggia, con tutti i divertimenti della Riviera Romagnola. Nel weekend ci saranno diverse attività oltre alla nostra Experience.

Un giorno in pista per fare Runner 451 School, il sabato Corsa nella Storia a Ravenna, Capitale Bizantina, dove toccheremo più di 20 siti storici, di cui 6 patrimoni dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco. La domenica una corsa tra mare, centro storico e pineta millenaria di Milano Marittima

Ideale per chi ama correre tra storia e natura, per curare la fase specifica delle gare tra ottobre e dicembre, per vivere la vivacità della costa romagnola, soggiornando nella struttura del Fantini Club, la casa dello sport, unico luogo in Italia dove si tiene l’Ironman.

Clicca qui per il programma completo e i costi.

Per informazioni experience@runner451.it

Runner 451 Experience copertina

Runner 451 School

 

www.runner451.it oggi ha più di 31 mila follower su Facebook, alleniamo più di 50 runner su tutta Italia.

ASICS RoadHawk FF

Sto usando da qualche decina di chilometri le nuove Asics RoadHawk FF per gli allenamenti veloci. Vi riporto di seguito le mie sensazioni ed un po’ po’ di informazioni tecniche.

Si tratta di scarpe abbastanza leggere (245g) con drop di 8mm, suola in FlyteFoam, reattive e studiate per la corsa veloce (appoggio in mesopiede/avampiede).

E’ una calzatura spartana se confrontata con l’ammiraglia Nimbus (che pesa pure 60g in più), ma nella tradizione Asics si tratta di una scarpa di pari livello delle top di gamma di altre case. Il confronto mi viene naturale con le Altra Torin, che sono molto simili come ammortizzazione, peso e reattività, ma le RoadHawk le trovi a 60 euro mentre le Torin non sotto i 100. E comunque tra le due devo dire che preferisco le Asics.

La tomaia è in rete Jaquard elastica, molto morbida ed avvolgente. All’interno è rivestita da un tessuto senza cuciture simile ad una calza. Il piede risulta ben saldo senza spazi vuoti, tutt’uno con la scarpa. Le prime volte che si indossano risulteranno strette ed un po’ costrittive, ma è normale per scarpe nuove. Nel giro di una ventina di chilometri si saranno adattate perfettamente al piede.

La suola in FlyteFoam è interessante: non troppo secca, molto reattiva e leggera. Il battistrada, giustamente, solo dove serve e con un ottimo grip su bagnato e strisce pedonali 🙂

Visto il prezzo le consiglio vivamente per tutti gli allenamenti veloci su strada, compresi i medi e gare fino alla mezza maratona (probabilmente ci si può fare anche una maratona ma non le ho provate su quella distanza).

La valutazione generale è molto positiva, consigliatissime!

MyRoad… IntoTheWild al Gran Sasso D’Italia

In preparazione della Lavaredo Ultra Trail del 22 Giugno vi propongo 3 giorni di allenamento in quota sopra i 2000 metri al Gran Sasso d’Italia.

Già pochi giorni in altura permettono al corpo di adattarsi alle particolari condizioni di pressione presenti in quota e di mantenere le caratteristiche acquisite per parecchio tempo.

L’allenamento in quota permette:

  • l’aumento del numero di globuli rossi (EPO naturale :D) per permettere al sangue di trasportare un maggior numero di molecole di ossigeno;
  • aumento dei mitocondri;
  • miglior gestione del lattato.

IL PROGRAMMA

Giorno 1

  • ritrovo venerdì 8 giugno ad Assergi (piazzale della funivia) e salita verso Rifugio Garibaldi (2230m)
  • sistemazione per la notte

Giorno 2

Mattino

  • Colazione e smantellamento campo
  • 30k di trail running tra le vette
  • Pranzo

Pomeriggio

  • trekking sulla cima del Corno Grande a 2914 metri

Sera

  • preparazione del campo base
  • cena

Giorno 3

Mattino

  • Colazione e smantellamento campo
  • 40k di trail running tra le vette
  • Pranzo

Pomeriggio

  • Rientro verso casa

Il programma potrà subire delle modifiche e raffinamenti. Nel frattempo segnate le date e preparatevi psicologicamente ad un’avventura Into The Wild! 😀

Campo Imperatore con i suoi rifugi permette di avere a disposizione cibo ed acqua, tuttavia cercheremo di attrezzarci per essere in totale autonomia alimentare.

Attrezzatura consigliata

  • Tenda leggera monoposto / sacco bivy
  • Sacco a pelo confort 5° – 10° C
  • Scarpe da trail /sandali da trail / five fingers da trail
  • Fornellino da campeggio minimale
  • cibo per 6000 KCal compresi GEL e barrette
  • Antipioggia
  • GPS
  • Cellulare
  • Powerbank (per ricaricare GPS e cellulare)
  • 2 Lampade frontali
  • Borracce con capacità di 1,5L
  • Telo termico
  • Kit pronto soccorso
  • Coltello
  • Fischietto
  • Cappello o bandana
  • Crema solare
  • Bastoncini

Siete pronti a vivere una esperienza unica ed indimenticabile?

Vi aspetto!!!!

Report Cammino Naturale dei Parchi: Accumoli – L’Aquila

In preparazione alla Settimana Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

Dopo aver provato il tragitto Roma – Livata ho programmato il test per il tratto che va da Accumoli a L’Aquila, il capolinea del Cammino Naturale dei Parchi.

Ho scelto di fare questa tratta perché volevo provare il percorso che attraversa il cratere del terremoto che il 2016 ha sconvolto il Centro Italia, percorrendo le città  simbolo segnate dai terribili sismi.

Partenza dalla Stazione Tiburtina venerdì 15 alle ore 17 con l’autobus con arrivo previsto ad Accumoli verso le 19:30. Dormirò presso l’Agricampeggio “Alta Montagna Bio” in una casetta senza riscaldamento, per assaporare lo spirito “into the wild” del mio viaggio.

Il meteo del venerdì notte prevedeva pioggia e nevicate con temperature piuttosto basse. Il Garmin accanto al letto segnò una media di 4°C, ma fortunatamente le previsioni per il sabato continuavano ad essere favorevoli con sole e un po’ di copertura verso sera.

Sveglia alle 4:15, il tempo di fare colazione, sistemare lo zaino e via a lasciare le mie impronte sulla neve fresca.

Accumoli

Le prime case che incontro scendendo da Madonna delle Coste sono i prefabbricati costruiti post terremoto. Devo dire che nonostante la provvisorietà si tratta di abitazioni ben fatte, urbanisticamente ben distribuite. Certamente non utilizzabili come situazione definitiva ma decisamente superiori rispetto ai container che si usavano un tempo.

Seguo la traccia sul GPS per agganciarmi al CNP che si trova in corrispondenza del Sentiero Europeo E1.

Il percorso attraversa la zona rossa del centro abitato e mi sale un senso di sconforto indescrivibile. Passare di notte tra le case squarciate, intravedendo all’interno tavoli ancora sistemati con tovaglie e stoviglie ti toglie il respiro. Macerie e devastazione ovunque. Le tante immagini viste in televisione non rendono l’angoscia nel vedere di persona gli effetti del terremoto.

Proseguo cauto finché il mio percorso non inizia a coincidere con la traccia pre registrata.

Inizia il Cammino

Scendo da Accumoli e poco più a valle arrivo a Fonte del Campo. Anche qui macerie, case squarciate e camionette dell’Esercito. Un bel Pastore Abruzzese mi corre incontro abbaiando come un matto per “darmi il benvenuto”, ma sono troppo preso a seguire il percorso e dopo qualche altra abbaiata se ne va un po’ sconsolato.

Attraverso il Tronto, fotografo l’indicazione del “Sentiero Italia” e mi perdo. Capita. A me capita spesso… Dopo un’ora a girovagare a vuoto, decido di tornare sulla Salaria ed andare diretto verso Amatrice per una strada bianca che costeggia la SS4.

Amatrice

Con un bel po’ di ritardo sulla tabella di marcia e diversi chilometri in più sono finalmente ad Amatrice!

È senza dubbio la città simbolo del terremoto lo sottolineano con decisione i tanti camion, auto e pattuglie dei Carabinieri che incontro sulla strada verso centro del paese. Anche il Check Point dell’Esercito all’entrata del paese me lo sottolinea con risolutezza: “Senza permesso non si può passare”. Spiegare ai militari che sto percorrendo il Cammino Naturale dei Parchi, il progetto di cammino che va da Roma a L’Aquila, che sto facendo un giro di ricognizione con il supporto dei Parchi, eccetera, eccetera, eccetera. non sortisce alcun risultato. Senza permesso non si passa e non ci sono altre vie di accesso per continuare il percorso da traccia.

Trovare soluzioni a problemi complessi fa parte del mio lavoro, quindi alla seconda auto che mi passa davanti mi infilo nell’abitacolo chiedendo un passaggio. E così risolvo la questione “permesso”.

Passo per il corso principale, a fianco del tristemente famoso orologio fermo alle 3:36, ed un brivido mi percorre la schiena. Il centro storico è completamente raso al suolo, è restata in piedi solamente la torre civica a sottolineare la tenacia di questo paese che non vuole arrendersi.

Appena dopo il corso saluto la gentile automobilista ed entro nel Bar Rinascimento per un ottimo cappuccio ed uno snack al cioccolato. Scambio due chiacchiere con la barista appassionata di escursioni in montagna e le racconto del Cammino Naturale dei Parchi. Resterei volentieri al caldo a chiaccherare ma il ritardo sulla tabella di marcia è ormai irrecuperabile e mi devo sbrigare. Direzione Campotosto!

Amatrice – Campotosto

Il tratto di percorso che da Amatrice porta a Campotosto è molto suggestivo. Con i Monti Sibillini a fare da sfondo, mi immergo nelle brughiere al confine tra Lazio ed Abruzzo. Un ambiente naturale sconfinato solcato da infiniti ruscelli tra innumerevoli colline.

Arrivo sulla sommità di Monte Cardito, all’orizzonte si vede chiaramente il Lago di Campotosto, sotto di me la Valle del Bove e sullo sfondo i Monti della Laga.

La neve qui imbianca un po’ il paesaggio e sulla sterrata che porta al paese scorgo grosse impronte di canide, che dalle dimensioni potrebbero sembrare quelle di un lupo… chissà.

Campotosto

Il paese di Campotosto mi accoglie con una bella fontana. Per fortuna perché dovevo riempire una delle borracce rimaste a secco. Ne approfitto per magiare un paio di panini e bere.

L’atmosfera è surreale. Il borgo è ben tenuto ma sembra come cristallizzato e dopo pochi metri scopro il perché. Anche qui case crollate, macerie e transenne. Le belle facciate delle case mostrano evidenti crepe svelando la cruda realtà: un’altro paese gravemente ferito dal terremoto. Ma a differenza di Accumoli ed Amatrice sembra che sia stato ignorato da media ed istituzioni.

Il Municipio squarciato con evidenti fenditure ma senza transenne, edifici commerciali dove le vetrate blindate sembrano fare da vetrina all’implosione della struttura; scritte con la vernice spray a sottolineare la condizione di “cratere dimenticato”.

Nel centro del paese la ricostruzione è tradotta con 4 container ad ospitare la farmacia, il market e servizi di pubblica utilità.

Campotosto mi ha colpito profondamente. Invito tutte le persone che leggeranno questo report ad organizzare un gita o documentarsi su questo piccolo centro Abruzzese perché non resti ignorato.

Verso le Montagne

Inizia il viaggio verso le Montagne vere. Costeggiando il Lago di Campotosto mi si parano all’orizzonte le alte vette innevate del Gran Sasso.

All’altezza della località Case Isaia vedo arrivare verso di me una grande nuvola nevosa. Mi fermo all’altezza dell’Osteria del Pescatore e mi preparo per la neve indossando ghette, pantaloni impermeabili e passamontagna.

Nel giro di poco tempo raggiungo Ortolano, sempre scortato dalla neve, fino ad arrivare al Lago di Provvidenza. Attraverso la diga e mi infilo nel bosco in direzione del Rifugio Domenico Fioretti.

Rifugio Domenico Fioretti

Il Rifugio Fioretti si trova a circa 1500m e si raggiunge facilmente. La neve inizia a fioccare con decisione e ne approfitto per fermarmi qualche minuto a mangiare al coperto. Controllo le batterie dei GPS, del telefono, e riprendo il percorso.

Fatico un po’ a ritrovare il sentiero a causa della neve, ma le tracce sul Garmin e sul Suunto mi vengono in aiuto. Entro nuovamente nel bosco.

Verso il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri

Il mio cammino continua con determinazione affacciandomi piano piano nella notte. Nel trail running è normale correre al buio in montagna in completa solitudine, ma con la neve è tutta un’altra cosa. Proseguo deciso e concentrato sulla traccia GPS in “navigazione strumentale”.

E’ incredibile notare come la neve evidenzi la presenza dei tanti animali normalmente invisibili. Tracce fresche di volpi, ungulati, conigli selvatici mi accompagnano lungo la strada. In alcuni tratti anche tracce più grandi e profonde, meno recenti, che non sono riuscito ad identificare, forse di altri esseri umani o altri grossi mammiferi.

Proseguo cercando di rimanere nel bosco per non sprofondare troppo nella neve fresca, nelle parti esposte del sentiero era facile immergersi fino alle ginocchia.

Nonostante le difficoltà avanzo tranquillo sul tracciato GPS, che da piano mi indica ancora poche centinaia di metri al valico e quindi alla discesa verso S. Pietro della Jenca.

Finalmente raggiungo il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri. Una bella costruzione in lamiera che, viste le condizioni meteo di tormenta di neve, mi ispira parecchio ad andare a fargli visita. Ci penso su 3, 4 volte, ma sento che fisicamente sto bene, sono lucido e concentrato sulla navigazione, e da lì a poco avrei iniziato la discesa ed abbandonato la situazione meteo in quel momento abbastanza ostile.

Quindi proseguo. Facendo, col senno di poi, la scelta peggiore.

Ultimo valico

Proseguo il cammino, determinato a scendere a valle. Attraverso una zona molto esposta al vento ed alla bufera, che mi ghiaccia letteralmente le estremità dei guanti ed il cappuccio della giacca. La visibilità è di pochi metri a causa della forte nevicata ed i passi a volte sprofondano nella neve fresca e volte si piantano sul ghiaccio.

Raggiungo un grande fontanile e qui mi sale lo sconforto: c’è così tanta neve che i pali della segnaletica verticale spuntano appena. Rimango spiazzato da come la Montagna sia cambiata con la forte nevicata e con questa situazione la traccia GPS diventa pressoché inutile. Provo a fare ancora qualche metro nella speranza di ritrovare il sentiero e di rientrare nel bosco ma davanti a me trovo solo un pendio molto ripido con ghiaccio e brutte rocce a guardarmi minacciose dal basso. La visibilità limitata mi impone lo stop. Punto un bel masso e faccio il punto della situazione.

Emergenza

Si, emergenza è la parola adatta. Tira vento, nevica forte, il fondo ghiacciato e ripido mi fa scivolare diverse volte nonostante i ramponi. Devo mettermi in sicurezza e  decidere se chiamare i soccorsi o provare a tornare al rifugio Panepucci. Scelgo la prima ipotesi: chiamo i soccorsi.

Usando i bastoni, sacchi a pelo e telo termico, creo un piccolo rifugio di emergenza che mi terrà al caldo in attesa del recupero. Chiamo il 112, spiego la situazione e fornisco le coordinate (da due gps). Per 4 ore continuerò a fornire a Carabinieri e Vigili del Fuoco le coordinate GPS, ma questi continuavano a chiedermi di inviare la posizione tramite WhatsApp (ma che non potevo fornire perché privo di connessione dati). Mi viene chiesto di uscire dal riparo per cercare di individuare i lampeggianti dell’auto dei Carabinieri, lo farò un paio di volte, con esito negativo, congelandomi per bene. Mi viene chiesto di uscire altre volte dal riparo per individuare la fotoelettrica, ma evidentemente la prima volta questa non era accesa perché davanti a me si presentava il buio totale. Successivamente evitai altri inviti ad espormi al freddo.

Alle 23 inizio ad essere stanco. Era dalle 2030 che fornivo le mie coordinate a Carabinieri e Vigili del Fuoco, che ancora mi ripetevano che se ero partito da Accumoli non potevo trovarmi dove dicevo. Cerco in tutti i modi di rimanere lucido e calmo ma visto che dopo 4 ore non avevano ancora capito dove mi trovavo iniziavo a prendere in considerazione la possibilità di provare a salvarmi da solo.

Alle 2330 vengo contattato dal Soccorso Alpino che mi chiede di descrivere il percorso fatto fino al punto di arresto. E FINALMENTE trovo un interlocutore che capisce di cosa sto parlando. Ripercorriamo insieme il passaggio davanti al Rifugio Panicucci, il valico, il fontanile ed arriviamo alla mia posizione. Sembra che la mia posizione sia finalmente chiara.

Ho bisogno di far ripartire il “bruciatore interno”:  mangio un paio di panini, un gel, gli ultimi fichi secchi e nel giro di pochi minuti riprendo lucidità.

Passa un’altra mezz’ora dall’ultima comunicazione e chiamo i Vigili del Fuoco per avere aggiornamenti e questi mi rispondono che finché non dico loro dove mi trovo non sanno come individuare la mia posizione perché la zona è troppo ampia. Qui perdo un po’ la pazienza ed arriva il primo cedimento. Inizio ad essere veramente preoccupato ed inizio a richiamare ripetutamente 112 e 115 per chiedere che fine abbia fatto la persona del Soccorso Alpino con cui avevo parlato un’ora prima, “stanno arrivando” mi dicono, ma a questo punto penso che stiano usando frasi di circostanza per tranquillizzarmi. Mangio altri 2 gel. Riprendo un po’ di calore, esco dal mio bozzolo di emergenza e FINALMENTE vedo la fotoelettrica! Inizio a fare segnali con la lampada e vengo individuato con precisione.

Verso le 2 vengo raggiunto dal Soccorso Alpino che mi porta giù in sicurezza e mi spiegano che PER IL SOCCORSO IN MONTAGNA SI DEVE CHIAMARE IL 118!!!

Alle 3 e 30 circa si conclude l’avventura.

Passo la notte al Pronto Soccorso a L’Aquila ed il giorno dopo riparto per Roma con l’Autobus, con i piedi abbastanza doloranti a causa del freddo patito la notte prima. Resterò con i piedi belli gonfi per un paio di giorni.

Un ringraziamento particolare va al SOCCORSO ALPINO. Volontari (leggasi “non pagati per”) competenti e preparatissimi, che svolgono le pericolose attività di soccorso per passione, senso di altruismo, amore per la montagna, e che di sola passione e (non sempre) ringraziamenti vengono ripagati.

Si ringrazia RR-Trek Rifugio Roma per l’ottimo materiale tecnico fornito

Qui, la traccia Strava

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