Sport e difese immunitarie

In generale ci si rende conto di quanto sia importante la salute solo quando ci si ammala.

Ognuno di noi ha un proprio bagaglio di difese immunitarie che rappresenta il set point del nostro stato di salute generale. Avete presente quando si dice “quella persona è cagionevole”? Significa che le sue personali caratteristiche immunitarie sono tali da renderlo vulnerabile alle malattie. 

Sono innumerevoli gli studi che mettono in relazione lo sport ed il sistema immunitario, sia per l’ottimizzazione dell’allenamento (prevenire gli infortuni ed il sovrallenamento) sia per capire gli impatti dello sport sulle condizioni di salute generali dell’individuo. Ed è stato ampiamente dimostrato che l’allenamento aerobico – se dosato nel modo giusto – migliora la situazione delle difese interne.

E’ stato dimostrato che la resistenza di base, anche se accresciuta con mezzi di allenamento di intensità media, determina una elevata resistenza alle malattie infettive ed agli sbalzi di temperatura. Un atleta così temprato si ammalerà con minore frequenza (malattie da raffreddamento, etc..).

Citiamo un po’ di studi

In generale, si può affermare che, dopo carichi di allenamento più  meno intensi si determina una soppressione immunitaria momentanea (indebolimento delle difese immunitarie dovute ad una diminuzione delle immunoglobuline, per 2-4 giorni (cfr. Badtke 1989, 199; Kindermann, Urhausen, Ricken 1989, 32). 

Comunque, malgrado la diminuzione di diversi gruppi cellulari, non si verificano infezioni perché nei soggetti allenati aumenta l’efficacia delle difese alle malattie infettive. Infatti, rispetto ai soggetti non allenati, migliora la capacità di instaurazione di altri meccanismi di difesa come la fagocitosi (eliminazione di batteri e di corpi estranei da parte dei fagociti), la termoregolazione e la funzione protettiva delle mucose (cfr. Brahmi et al. 1985, 31; Pedersen et al. 1988, 673 e 1989, 129 Badtke et al. 1989, 199; Liesen et al. 1989, 12; Werle et al. 1989, 19).

Questi studi ci fanno capire perché chi fa sport sia meno portato ad ammalarsi. Ma “meno portato” non significa invincibile (come pensavo io). Perché come descritto sopra, nell’allenamento vi è comunque una immuno soppressione che non deve essere sottovalutata.

Ad esempio, se ci alleniamo (o facciamo una gara) nella fase iniziale di una infezione, l’indebolimento del sistema immunitario, determinato dall’allenamento, può portare ad un notevole aggravamento del decorso della malattia: la temporanea soppressione dell’immunità a livello cellulare potrebbe favorire la moltiplicazione di microorganismi, in particolare virus, che sfuggono ad una loro individuazione ed eliminazione precoce, provocando così, nel proseguo, continui stati infettivi negli atleti (cfr. Order et. al 1989, 28). 

Gli studi scientifici rilevano inoltre che se l’attività sportiva svolta è particolarmente dura – come ad esempio un trail di svariate ore con condizioni meteo non proprio favorevoli – porta ad una perdita di anticorpi (peggioramento delle difese immunitarie), con conseguente maggiore predisposizione alle infezioni.

Da un lato, ciò e dovuto al fatto che se uno stress psicofisico è superiore alla media, viene prodotta una quantità maggiore di ormoni (ad esempio cortisolo, adrenalina, prolattina, etc.) che inibiscono il lavoro di sintesi del sistema immunitario. Dall’altro, un l’attività sportiva “dura” produce una stimolazione superiore alla media della sintesi proteica muscolare, che entra in concorrenza con la sintesi delle proteine immunitarie, comportando una maggiore predisposizione alle infezioni oppure aggravando stati infettivi già in atto (cfr.Stickl 1991, 31).

Se poi una volta finita la gara trovate le docce gelate (stress da frustrazione) vi è una produzione di ormoni che possono portare ad una ulteriore depressione del sistema immunitario abbinato ad un peggioramento dell’umore.  Come indicato da Hollman (in Stikl 1991, 29), le docce calde dopo la gara provocano una sensazione di benessere, una migliore capacità di recupero, con anche un incremento delle difese immunitarie cellulari.

Quindi, cari organizzatori di trail. lavorate sulle docce calde!!!

Ronda Ghibellina 2019

La Ronda Ghibellina è stato il mio primo trail sopra la distanza della maratona. Da allora di chilometri e metri di dislivello ne ho macinati tanti, ma questa gara è sempre rimasta negli anni un mio cruccio da portare a casa per iniziare l’anno in bellezza.

Il periodo per me non è proprio il migliore perché, nonostante tutte le volte mi impongo una programmazione certosina, a gennaio, con il freddo ed il maltempo, ho un blocco psicologico che mi tiene lontano dalla corsa. Almeno questa volta ho compensato un po’ con l’allenamento in palestra.

Sembrava andasse tutto bene!

Le tabelle gratuite riscuotevano un buon successo (tra cui un 5h32’ finale); gli Atleti che seguo erano in ottima forma pronti al battesimo alla loro prima ULTRA ed un potenziale podio nella Ronda Assassina da 25km; la camera al Hotel Europa era prenotata con largo anticipo; e tutto sembrava andare per il meglio.

Ma… come dice Murphy “se qualcosa può andar male, andrà male”.

Giovedì 24, 3 giorni prima della gara, vengo colto dall’influenza: febbre alta e dolori a tutte le articolazioni.

Mi metto a letto e mi imbottisco di vitamina C, zenzero, tisane, e tutti i rimedi naturali che conosco per cercare di velocizzare la guarigione. Ma non basta… Quindi vado sulla roba forte: Tachifludec. Che un po’ sembra funzionare perché mi abbassa la febbre ma niente di più perché appena cala l’effetto risale la febbre con tutti gli annessi e connessi.

Oramai sono a Castiglion Fiorentino, ritiro il pacco gara, saluto un po’ di amici (almeno quelli che sono riuscito a vedere nella mia condizione di torpore influenzale… mi scuso con tutti gli altri…). e quindi che faccio, non mi porto a casa la mia tazza anche quest’anno?

Certo che si!

Dopo una notte di incubi e deliri (i miei compagni di stanza mi perdonino…) mi ritrovo a far colazione con tachifludec e fette biscottate.

Perché non ho rinunciato

Avete presente l’amico che vi dice “oggi ho corso con la febbre” e fa il tempone? Oppure quello che vi dice “ah sono settimane che non mi allenano” ed oltre a battervi fa il suo PB? Si, siamo tutti pieni di amici di merda. Quindi ho pensato “ma se lui corre con la febbre, allora posso farlo anch’io”. Eh… e invece no. Se hai la febbre te ne devi stare sotto le coperte soprattutto se fuori ti aspettano i 45km della Ronda.

Ore 8 “Partenza”!

Sono in prima fila come i TOP! Dopo i primi 50 metri mi metto tutto a sinistra per non intralciare il traffico perché le gambe non rispondevano bene agli impulsi elettrici che arrivavano dal cervello.

Mi metto ad una andatura da “passeggiata lungo lago” e mi avvio per il bellissimo centro di Castiglion Fiorentino. Mantengo il passo costante in salita, in piano ed in discesa. Il resto della squadra mi abbandona già dal secondo chilometro e mi trovo da solo a mangiare tutti i biscotti che mi ero portato dalla colazione. Inizia la salita.

Ristoro “Partini”

Arrivo al primo ristoro con le gambe di legno. Sento i muscoli come se si sfibrassero ad ogni impatto del piede con il terreno. Ho le articolazioni indolenzite ed ho fame. Mangio diverse fette di pane ed olio, un po’ di coca cola, saluto e faccio una foto con Matteo, e riparto alla ricerca dei miei 3 compagni di gara.

Da qui il percorso si fa corribile e provo a far girare un po’ le gambe.

Riesco a raggiungere Massimo, che sta gestendo ottimamente il passo, e vado a cercare Donato.

Ristoro “San Martino”

Sembra che le gambe sia siano un po’ sciolte, ma non mi è chiaro se sia una condizione reale o l’effetto dell’instinto di sopravvivenza che sta pompando litri di catecolamine nel plasma per farmi sopravvivere. Finalmente incontro Daniele (e sì perché non posso farmi battere da Daniele nemmeno da malato 😀 ) e riprendo a “correre” alla ricerca di Donato (che se continua a quel passo al 30km esplode).

Dopo qualche chilometro recupero anche Donato, gli do un paio di suggerimenti sul ritmo da tenere e proseguo.

Ristori “Ranchetto-Petreto-Ristonchia”

Non ho molto da scrivere in questi tratti. Mi ricordo solo che correvo in discesa, in piano ed in salita aiutandomi con i bastoni. Ricordo la neve e l’acqua ghiacciata nelle pozze e quel non-so-che di “Trail del Cinghiale” nell’affrontare il fango con estrema disinvoltura.

Le ultime tre salite infernali le ho fatte con un fiatone tipo “asma” e sempre con l bocca coperta per evitare di compromettere definitivamente i bronchi.

Il discesone finale l’ho corso in trance aspettando che finisse e gli ultimi 2 chilometri in piano li ho corsi tutti senza cedere mai il passo. Volevo arrivare e chiudere la gara senza perdere altro tempo!

Finché ecco la strada, il ponticello, la curva a destra ed il meraviglioso tappeto giallo che porta al tavolo della birra!

Finish!!!

Anche quest’anno la Ronda mi ha mazzolato a dovere!

Rimaneva solo un’ultima fatica: la doccia fredda e poi tutti a casa.

Le buone intenzioni c’erano, mi ero portato anche la GoPro per fare le foto, gli auricolari per ascoltare la musica, le mutande buone da sfoggiare dopo la doccia ma… niente. La condizione fisica era davvero pessima e non sono riuscito a godermi la gara come avrei voluto. Non da meno il dopo gara perché, come per il debito d’ossigeno, l’organismo chiedeva indietro il debito di energia. A distanza di 3 giorni sto riprendendo forze mentre la febbre sta iniziando a darmi tregua.

Emozioni

Portare a battesimo due miei Atleti a quello che è stato per me il primo Ultra Trail ha ricompensato ampiamente tutti i problemi di salute. Vedere nei loro occhi la soddisfazione di aver raggiunto il primo importante obiettivo, con una condizione meteo non proprio favorevole, mi ha ripagato della fatica e delle successive notti insonni.

E come non citare la grandissima Beatrice Fabbrini con un 4° posto assoluto nella 25km, che ha sfiorato veramente di un soffio il podio!

Grazie ragazz*, mi avete davvero emozionato!

Dalla settimana prossima si ricomincia a fare sul serio!

Daje!!!

Come vi siete trovati con le tabelle che ho pubblicato? Mi farebbe molto piacere sapere le vostre impressioni ed i vostri risultati! Inviatemi un messaggio nella form qui sotto, bastano poche righe, grazie!!!

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Grazie per la risposta. ✨



Monitoraggio dell’Atleta nell’on-line coaching

La domanda più frequente che mi fanno gli atleti al primo colloquio è: ma come fai a seguirmi da lontano?
La risposta è proprio negli strumenti che utilizziamo per comunicare: la tecnologia.

Al giorno d’oggi con uno sportwatch (Garmin; Suunto; Polar; AppleWatch; Smartphone; etc.) ed una fascia cardio, si possono ricavare moltissimi dati (dalla fisiologia alla meccanica del movimento) ed inviarli tramite internet a piattaforme molto avanzate che sono in grado di aggregare ed elaborare al meglio le informazioni ottenute come un potente sistema di telemetria biomedica.

Ed è priorio grazie alla tecnologia che il coaching online è diventato una modalità di allenamento consolidata e sempre più diffusa.

Modello operativo del monitoraggio

Il modello operativo impone di accedere velocemente ai dati statistici dell’atleta per verificare lo stato di fitness con le informazioni su CTL, ATL, TSB indotte dagli allenamenti prescritti. Si tratta di informazioni importanti che vengono calcolate in base al tipo di allenamento, la frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca (HRV), passo, sforzo, pendenza, etc. Uno stesso allenamento può avere effetti diversi sullo stato di fitness in base alla condizione di stress dell’atleta (che può dipendere da mille fattori oltre l’allenamento) quindi risulta fondamentale il monitoraggio di questi parametri per tarare a meglio il carico di lavoro.

Queste informazioni sono fondamentali nell’allenamento delle ultra distanze in natura, dove il carico di lavoro è molto elevato ed i test dell’atletica classica non sono sempre indicativi dello stato di forma dell’atleta.
Vediamo di seguito cosa rappresentano queste sigle.

CTL: carico cronico di allenamento, ovvero il carico di allenamento che siamo in grado di sostenere. Il suo andamento rappresenta l’andamento dello stato di fitness dell’atleta.

ATL: rappresenta il carico acuto di affaticamento indotto dall’allenamento.

TSB: è la differenza tra il CTL e ATL mostrando il livello di freschezza (readiness) dell’atleta. Il TSB è un parametro delicato al quale bisogna stare attenti quando si analizza la freschezza, perché un valore (matematicamente) positivo, maggiore di zero, non indica necessariamente una condizione favorevole ma può indicare un deallenamento. Il rapporto ottimale viene analizzato ed individuato dal coach nella fase cosiddetta di tapering senza rischiare di perdere condizione fisica o livello di fitness.

TSS: è il valore che definisce il carico di lavoro giornaliero. E’ un parametro ingegnerizzato da TrainingPeaks che viene calcolato confrontando i dati degli allenamenti con diversi parametri calcolati dalla piattaforma. Strava utilizza un valore analogo (ma secondo me meno preciso) chiamato Suffer Score.

Altre informazioni che risultano importanti per il monitoraggio dell’allenamento per il trail running sono la distribuzione del dislivello, il chilometraggio ed il passo medio per i lunghissimi su base settimanale e mensile. Queste verranno messe in relazione con gli obiettivi di gara e periodizzazione del carico di lavoro.

Quale strumento utilizzo io?

Per tenere sotto controllo questi parametri utilizzo da diverso tempo sia il software TrainingPeaks disponibile sia come App (iOS e Android) oppure in modalità web o desktop (tramite il software WKO4+), sia Strava anche quest’ultimo diffusissimo per tutte le piattaforma mobili ed in modalità web. Per entrambi basta creare un collegamento all’interno di Garmin Connect; oppure Suunto Movescount; o PolarPersonalTrainer; oppure dove vi pare; per caricare automaticamente tutti i vostri workout sulla piattaforma.

Cosa mi permette di fare TrainingPeaks?

La parte mobile mi permette di accedere, per ogni atleta, alle informazioni di riepilogo di CTL, ATL, TSB, TSS, D+, chilometraggio, per finestre temporali differenti. Inoltre posso visualizzare le informazioni di dettaglio di ogni singolo allenamento per il controllo dei parametri fisiologici in relazione alle variabili che caratterizzano l’allenamento.

Nella parte WEB invece, ho accesso alle stesse informazioni dell’App mobile, con in più la possibilità di pianificare la periodizzazione dell’allenamento, impostare gli obiettivi e programmare le singole sessioni di allenamento che possono essere scaricate dall’atleta direttamente sul proprio sportwatch. Devo ammettere che quest’ultima funzionalità è ancora da me poco sfruttata perché faccio ancora affidamento sui cari e vecchi file excel, ma prevedo di migrare la gestione degli allenamenti sulla piattaforma TrainingPeaks nel prossimo periodo.

TrainingPeaks è uno strumento professionale molto potente e non è gratuito. Sono in pochissimi i professionisti che ne fanno uso e per me è un elemento distintivo nella cura degli Atleti.

Cosa mi permette di fare Strava?

Strava è la versione social, e molto più semplice, di TrainingPeaks. E’ molto limitato nelle sue funzionalità di monitoraggio per il coaching (sia nella versione FREE che nella versione SUMMIT a pagamento). Per il proprietario dell’account gratuito è possibile avere un diario degli allenamenti e di condividere le fatiche con una community molto ampia (è praticamente il Facebook dello sport). Le funzionalità diventano un po’ più interessanti nella versione SUMMIT con lo sblocco di diverse viste sul singolo allenamento e l’attivazione della funzionalità “Fitness & Freshness” che permette di avere un report grafico su CTL, ATL, TSB . Tuttavia la funzionalità rimane ad uso e consumo dell’utente ed invisibile al coach.

Un altro aspetto negativo per il coaching è che non permette di avere una vista di riepilogo globale dei parametri sopra citati per ogni atleta.


E’ proprio necessario?

Nel coaching a distanza è fondamentale avere un software di monitoraggio, per verificare l’affaticamento, i miglioramenti, e le risposte fisiologiche agli allenamenti. La frequenza cardiaca, il passo, i km ed il dislivello settimanale sono parametri fondamentali che devono essere conosciuti per verificare i progressi e la risposta dell’atleta all’allenamento.


Allenare la corsa con l’utilizzo di zavorre

Un argomento molto dibattuto su forum, social, bar. In tanti ne parlano e chi corre con cavigliere/ polsiere/ gilet zavorrati dice di essere migliorato tantissimo correndo tutti i giorni per chilometri e chilometri! Cazzate.

A cosa serve l’allenamento zavorrato?

Se fatto nel modo giusto serve ad aumentare la resistenza ed a migliorare il massimo consumo di ossigeno. Al contrario di come tanti pensano NON serve ad aumentare la forza.

Che zavorre usare?

Cavigliere e polsiere servono solo per l’allenamento a corpo libero. Se non volete creare danni articolari e compromettere la meccanica di corsa non utilizzate gli oggetti di cui sopra.

Il gilet zavorrato invece permette una distribuzione più ottimale del peso lasciando le catene cinetiche libere di muoversi in modo naturale, inoltre vi abitua all’uso dello zaino.

Attenzione però che la vostra schiena non sarà felicissima di questo strumento. È necessario avere un’ottima struttura addominale per proteggere i dischi intervertebrali dalle ripetute compressioni dell’azione di corsa accentuate dal sovraccarico.

Come allenarsi?

L’allenamento migliore da fare con la zavorra è quello ad alta intensità, con l’aumento dell’impegno cardiovascolare a parità di volume. In particolare le salite brevi e medie.

Le ripetute in salita sono le regine dell’allenamento zavorrato, soprattutto se non disponete di buone pendenze perché il peso in più vi permetterà di simulare pendenze maggiori.

Provare per credere:

Fate il test di Cooper e segnatevi il risultato.
Per 6 settimane, due volte a settimana in salita al 10%;
20x(45” alla max intensità, recupero 2’30”) ;
1000m alla massima velocità in piano.
Rifate il test di Cooper dopo le 6 settimane e godete dei metri guadagnati.

Quanto peso utilizzare

Dipende dalla vostra condizione fisica e dalla vostra schiena. L’allenamento con zavorra dovrebbe essere preceduto da un’adeguata preparazione muscolare del core con esercizi come plank, crunch, e loro declinazioni.

Ricordate che più peso c’è e più aumentano i rischi per la schiena. Non andrei mai sopra i 10kg.

Attenzione: la corsa con zavorre è la migliore amica dei fisioterapisti! Se non siete ben allenati e siete runner alle prime armi consiglio di non utilizzate questo tipo di allenamento. Poi, come diceva un mio collega: “ognuno è libero di pulirsi il culo con una pistola carica”.

Buoni allenamenti!

Trail running ed allenamento con i pesi

Come ho già scritto un milione di volte: nel Trail Running serve la forza, o meglio: è necessaria una muscolatura adeguata per sopportare molte ore di corsa in ambiente naturale dove si sviluppano sollecitazioni muscolari importanti dovute principalmente a: corsa in salita, corsa in discesa, balzi ed altri movimenti necessari a mantenere l’equilibrio.

Vedi: Modello di Prestazione nel Trail Running

Tuttavia, nell’atleta amatoriale riuscire a coniugare vita familiare, lavoro, allenamento trail e palestra diventa abbastanza difficoltoso e spesso il tempo da dedicare agli esercizi con i pesi è molto risicato. Per questo, nelle mie tabelle tendo a fornire una routine veloce a corpo libero da inserire nei giorni a basso carico di lavoro, a meno che l’atleta non mi chieda esplicitamente (ed abbia il tempo per eseguirla) una preparazione con sovraccarichi da inserire nella programmazione.

Di solito i runner mal digeriscono la palestra, ed in particolare i trail runner sembra ne abbiano una avversione atavica. Ma a meno di non avere a casa un set di manubri, panche e bilancieri, e – soprattutto – una buona conoscenza delle tecniche, la palestra rimane il posto ideale per l’allenamento con i sovraccarichi.

Quale allenamento per un trail runner?

Non certo con un allenamento da body building, ma (sorpresa) con allenamento molto simile a quello di un powerlifter!

Mi spiego meglio.

L’allenamento per il body building (ossia quello che 9 volte su 10 vi metterà a disposizione la palestra) è specifico per la crescita muscolare, ma tutti sanno che un muscolo grande non significa che sia un muscolo forte. La forza è data dalla frequenza di scarica dei motoneuroni, dalla coordinazione inter ed intramuscolare e da altri fattori che poco hanno a che fare con la dimensione del muscolo. Nella preparazione atletica il muscolo è il mezzo, non il fine.

Come si deve allenare un runner?

Innanzitutto è bene fare un altro distinguo tra allenamento per il fitness e la preparazione atletica. Un Atleta dovrà lavorare prevalentemente sulle catene cinetiche e gruppi muscolari, quasi mai (a meno di lavori specifici di compensazione o trattamenti fisioterapici) si andrà a lavorare sul muscolo in isolamento. Questo perché l’azione di corsa non coinvolge mai solo il quadricipite o solo l’adduttore o solo il muscolo trasverso dell’addome, ma li coinvolgerà tutti insieme ad intensità e priorità diversa a seconda dell’azione dinamica che si sta svolgendo.

Un altro aspetto importante che è necessario considerare per un altleta è il seguente: nell’allenamento con i pesi, per avere la massima efficacia, non si deve lavorare con il pensiero di allenare il muscolo in se ma si deve allenare l’esecuzione corretta dell’esercizio. Facendo squat ci si allena ad eseguire lo squat senza errori. Facendo gli stacchi si allenano gli stacchi affinchè vengano eseguiti nella modalità corretta. Allenarsi e concentrarsi sull’esercizio, e quindi sul movimento, ci permette di allenare al meglio la muscolatura e le connessioni nervose che servono per attivarla. Fare l’esercizio per contrarre il muscolo non porta al miglioramento delle capacità di coordinazione che servono all’atleta. E migliorare le capacità di coordinazione giova sensibilmente l’economia della corsa riducendo l’affaticamento.

Optimizing strength training for running and cycling endurance
performance: A review

Quali sono gli esercizi più indicati?

Dipende dalle caratteristiche dell’Atleta. Io prediligo quelli della pesistica classica con l’utilizzo di pesi liberi, ossia con l’utilizzo di bilancieri e manubri non vincolati ad una macchina. I pesi liberi hanno generalmente il vantaggio di dare un minore stress articolare, richiedono il controllo del movimento da parte dei muscoli stabilizzatori, permettono di usare carichi variabili che si adattano bene a tutti i tipi di allenamento.

Ma anche l’utilizzo di macchine isotoniche (quelle che trovi comunemente in palestra) può essere efficace, soprattutto se hai problemi nel caricare troppo la schiena.

Possiamo identificare tre grandi insiemi che caratterizzano gli esercizi:

⁃ Allenamento per gli arti inferiori

⁃ Spinte degli arti superiori

⁃ Trazioni degli arti superiori

Ognuno di questi dispone di una quantità innumerevole di movimenti che possono essere scelti in base alle caratteristiche dell’atleta. Solitamente si inizia con un esercizio di base per valutarne poi l’efficacia (o applicabilità) sulla base della persona.

Come inziare l’allenamento con i pesi?

È prima di tutto necessario un lavoro di attivazione muscolare. In tutti i runner che ho incontrato (a parte i semi-pro) ho sempre notato un buon sviluppo muscolare della parte inferiore del corpo ed una scarsa, se non nulla, tonicità muscolare per la parte superiore. Qualcuno dirà che così è meglio perché “la muscolatura è pesante”, ma è come dire che è meglio avere una percentuale di grasso corporeo elevata perché nell’endurance si bruciano gli acidi grassi.

Ricordiamoci sempre che: più una muscolatura è tonica ed adeguata meno faticheremo nell’azione di corsa e nella produzione di energia.

Nel prossimo articolo troverai i miei esercizi di attivazione muscolare con la loro descrizione, modalità di esecuzione e consigli utili.

Ci vediamo la prossima settimana !

Hanno detto “Yes!” anche a te?

PERCHÉ SPRECARLO SE PUOI RIUTILIZZARLO? TORNA IL WORN WEAR TOUR DI PATAGONIA

Per l’inverno 2019 il furgoncino Worn Wear di Patagonia raggiungerà le principali località sciistiche europee per riparare il vostro equipaggiamento tecnico da neve, con l’obiettivo di dargli una seconda vita o di aiutarlo a durare più a lungo.

Amsterdam, Paesi Bassi, 15 gennaio 2019 – Il prossimo 24 gennaio a Innsbruck, in Austria, prenderà il via il Worn Wear Tour di Patagonia, che farà tappa presso le destinazioni innevate più importanti di tutta Europa riparando cerniere, bottoni, strappi e anche abbigliamento tecnico in GORE-TEX.
Ideata nel 2013, la campagna Worn Wear è stata creata per incoraggiare le persone a prendersi cura dei propri capi, aggiustandoli se necessario, per fare in modo che durino il più a lungo possibile.

Riparare la vostra attrezzatura e utilizzarla per molte stagioni riduce l’impatto ambientale complessivo, il che è positivo per il vostro portafogli e ancora di più per il pianeta. Portate il vostro capo più amato (e usurato) e Patagonia lo riparerà gratuitamente, di qualunque marchio esso sia.
Il progetto Worn Wear si propone di educare le persone su come aver cura e aggiustare gli indumenti al meglio, per garantire che la propria attrezzatura da neve possa durare più a lungo nel tempo. Riparare i propri capi, invece di comprarne di nuovi ogni stagione, è uno dei gesti più importanti che possiamo fare per proteggere e tutelare il nostro pianeta e per ridurre le emissioni di CO2, i rifiuti e l’acqua necessari per realizzare un nuovo capo di abbigliamento. È possibile ridurre il consumo di carbonio, di rifiuti e di acqua del 20-30% semplicemente utilizzando un indumento anche soltanto per nove mesi in più. La riparazione è un atto radicale!

Patagonia darà ufficialmente inizio al tour giovedì 24 gennaio a Innsbruck, con uno speciale evento di lancio aperto a tutti, organizzato nel cortile del nuovo negozio – la cui inaugurazione ufficiale è prevista a breve – situato nella città austriaca.
Insieme alla possibilità di riparare gratuitamente i propri capi, il pubblico potrà godere della musica diDalai Jama e ammirare un’installazione luminosa di Upcycling Studio.
Da segnalare, infine, la presenza dell’ambassador Patagonia per lo snowboard Nicholas Wolken, che presenterà il suo nuovo cortometraggio “Close to Home”.

DATE DEL TOUR
 24-26 gennaio 2019 – Innsbruck – Innsbruck, Austria
16-17 febbraio 2018 – Garmisch-Partenkirchen – Garmisch-Partenkirchen, Germania 
20-21 febbraio 2019 – Warth-Schröcken – Warth-Schröcken, Austria
23-24 febbraio 2019 – Freeride Testival Saalbach – Saalbach, Austria
27-28 febbraio 2019 – Zillertal (Hochfügen) – Zillertal (Hochfügen), Austria
4-5 marzo 2019 – Ski Lodge Engelberg – Engelberg, Svizzera
7-10 marzo 2019 – SuddenRush Banked Slalom Laax – Laax, Svizzera
19-20 marzo 2019 – Brunico Ski Slope – Brunico, Italia
23-24 marzo 2019 – Bormio Freeride Festival  – Bormio, Italia

3-6 aprile – Derby de la Meije – La Grave, Francia

Per maggiori informazioni riguardo al tour visita la pagina Patagonia dedicata.

Fitness: un programma per rimettersi in forma

Ho preparato una routine molto semplice che ti aiuterà a rimodellare il tuo corpo in poche settimane con poco – ma efficacissimo – allenamento da fare a casa. 

La routine si compone di 3 allenamenti alla settimana: 2 ad alta intensità ed uno cardio meno intenso.

Inoltre, se vuoi e se non hai particolari problemi di salute, ti propongo un protocollo che ti aiuterà nella ricomposizione corporea e nella rieducazione alimentare.

Iniziamo il workout!

Prima di iniziare la tua routine fai sempre riscaldamento.

Ti puoi riscaldare in questo modo:

Prima fase (i metodi 1, 2, 3 sono da considerare in alternativa tra loro)

  1. sali e scendi le scale per 10 minuti ad intensità moderata. Inizia piano e aumenta il ritmo progressivamente
  2. fai 15 minuti di corsa facile partendo piano piano aumentando il ritmo progressivamente
  3. fai 15 minuti di cyclette partendo piano piano aumentando il ritmo progressivamente

Dopo la prima fase inizia la seconda con gli esercizi di mobilità.

Ho selezionato QUESTO VIDEO (tra i milioni di video che puoi trovare su internet) che puoi seguire per il tuo riscaldamento.

Allenamento del Lunedì e del Mercoledì

Gli esercizi devono essere eseguiti alla massima intensità dall’inizio alla fine dell’allenamento. La prima volta ti servirà per renderti conto dello sforzo necessario a completare l’allenamento in modo da tarare l’intensità corretta secondo le tue possibilità. All’inizio sarà molto faticoso ma vedrai che nel giro di poco tempo i tuoi muscoli si rinforzeranno e farai sempre meno fatica nell’esecuzione di esercizi che ora ti sembrano impossibili. Non darti mai per vinto, dai il meglio di te ed i risultati ti stupiranno nel giro di poche settimane.

In fondo alla pagina trovi i link ai video su come eseguire gli esercizi indicati nei circuiti.

Primo circuito, da fare 3 volte

Ogni esercizio deve essere svolto per 20 secondi. Al termine dei 20 secondi riposati 10 secondi e riprendi con l’esercizio successivo. Al termine del quarto esercizio riposati per 1 minuto e 30 secondi.

  • Squat
  • Crunch
  • Piegamenti sulle braccia
  • Jumping Jacks

Secondo Circuito, da fare 3 volte

Ogni esercizio deve essere svolto per 20 secondi. Al termine dei 20 secondi riposati 10 secondi e riprendi con l’esercizio successivo. Al termine del quarto esercizio riposati per 1 minuto e 30 secondi.

  • Squat Jump
  • piegamenti sulle braccia in posizione supina (dip)
  • Plank con tocco della spalla alternato
  • Skip con ginocchia ad altezza media

Terzo Circuito, da fare 3 volte

Ogni esercizio deve essere svolto per 20 secondi. Al termine dei 20 secondi riposati 10 secondi e riprendi con l’esercizio successivo. Al termine del quarto esercizio riposati per 1 minuto e 30 secondi.

  • Squat combinato: squat jump in avanti, squat jump in alto, squat jump con rotazione a 180°
  • Plank con alzata alternata delle gambe
  • Mountain climber
  • Jumping Jacks

Riposati per 4 minuti e fai 15 minuti di stretching

Alla fine dell’allenamento ad alta intensità è fondamentale lo stretching per scaricare muscoli, articolazioni, colonna vertebrale. Lo stretching è parte integrante dell’allenamento e non va assolutamente trascurato perché permette di velocizzare il recupero muscolare e ridurre i doloretti post allenamento. Ho selezionato QUESTO VIDEO per te da seguire passo passo per eseguire gli esercizi senza difficoltà.

Sabato

Attività aerobica: 1h di corsa facile, oppure per i meno allenati 1h30 di corsa alternata a camminata (5’ di corsa – 15’ camminata)

Note sull’allenamento

IMPORTANTE
E’ normale che il giorno dopo (o due giorni dopo) avvertirai dolore ai muscoli. Non è il famigerato “acido lattico” ma sono i DOMS ossia quei doloretti che ti segnalano che i muscoli si stanno tonificando e rinforzando. I DOMS hanno un picco dopo 24-48 ore e ti accompagneranno solo per la prima settimana (per i più fortunati anche per la seconda settimana di allenamento).

PAUSA
Dopo le prime quattro settime prenditi una settimana di pausa, facendo un solo allenamento ad alta intensità e l’allenamento del sabato (in totale 2 allenamenti nella settimana)

Alimentazione

Di seguito trovi un po’ di consigli (non è una dieta) su come impostare la strategia alimentare per migliorare la tua forma fisica, per ridurre il grasso, ridurre la ritenzione idrica e migliorare la composizione corporea. 

Ti suggerisco di leggere questo articolo sui CARBOIDRATI.

Lunedì, Martedì, Giovedì, Venerdì: 

  • pochissimi carboidrati (pochissima pasta/pane/riso/dolci/lieviti/amidi/etc)
  • molte proteine 
  • grassi moderati
  • verdura cruda a foglia verde libera
  • frutta solo la mattina

Mercoledì

  • moderati carboidrati (controllare le quantità di pasta/pane/riso/dolci/lieviti/amidi/etc). Fai uno spuntino a base di carboidrati 2 ore prima dell’allenamento.
  • molte proteine 
  • grassi pochi
  • verdura cruda a foglia verde libera
  • frutta solo la mattina

Sabato

  • carboidrati liberi (non esagerare…. e ricorda che l’alcool non è MAI amico nel dimagrimento)
  • molte proteine 
  • grassi pochi
  • verdura cruda a foglia verde libera
  • frutta libera

Domenica

  • carboidrati moderati
  • poche proteine 
  • grassi pochi
  • verdura cruda a foglia verde libera
  • frutta in quantità moderata

Dopo le prime quattro settimane prenditi una settimana di pausa mangiando a sensazione (senza mai mettere insieme troppi grassi e carboidrati nello stesso pasto) ma senza esagerare. Ricorda che per una sola settimana di sregolatezza alimentare possono servire mesi di lavoro per tornare in forma.

Ricorda di bere sempre molta acqua (anche 3-4 litri al giorno) che favorirà la rimozione dell’acqua extracellulare (cellulite).

Durante il giorno ricordati di non rimanere per troppo tempo fermo, ogni 30’ fai qualche passo per favorire la circolazione ed evitare il ristagno di sangue negli arti inferiori (gambe gonfie).

La camminata e la corsa sono meglio della cyclette per eliminare la ritenzione idrica (cellulite).

Cerca di ridurre cibi con alto contenuto di sodio a favore di quelli con un buon apporto di potassio (ricorda che il sodio contenuto in una fetta di prosciutto equivale a 100 litri di acqua ad alto contenuto di sodio) .

Come si eseguono gli esercizi

Se hai dubbi o domande da farmi non esitare a contattarmi compilando la form QUI SOTTO!

Buon allenamento!!!

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Grazie per la risposta. ✨


Pesi e cardio in una singola sessione: possibile ed efficace?

E’ corretto fare allenamento con i pesi e l’allenamento cardio (come un fondo lento) in una singola seduta? Certo che si, e la loro sequenza dipende dagli obiettivi che stiamo cercando.

Migliorare il metabolismo dei grassi

Se la priorità è incrementare la capacità di attingere energia dagli acidi grassi è più opportuno far precedere il lavoro con i pesi, se l’obiettivo è il lavoro l’ipertrofia, si può far precedere il lavoro aerobico ma con con un volume di poco superiore al normale riscaldamento.

Prima i pesi e poi l’allenamento cardio

L’allenamento con i pesi presuppone lavori prevalentemente di tipo anaerobico, dove l’impiego delle scorte di glucidi è prioritario nell’utilizzo di sovraccarichi. Poiché l’impiego dei grassi è tecnicamente maggiore quando il livelli glucidici iniziano a calare la fisiologica conseguenza è un notevole uso degli acidi grassi nella successiva attività cardio. Inoltrte il grado di affaticamento prodotto dal lavoro con i pesi non è tale da compromettere il buon esito della performance aerobica, che sarà svolta con un modesto livello di intensità, cosa che non potrebbe avvenire con un’esecuzione inversa.

Esistono ulteriori ragioni a sostegno di questa ipotesi: un lavoro con i sovraccarichi è in grado di indurre un rilascio di GH da parte dell’organismo ben superiore rispetto alle quote rilasciate dopo un lavoro aerobico, si parla di un rapporto di 3:1 a favore dell’attività con i pesi. Il GH ha una forte capacità di indurre la mobilitazione e l’impiego degli acidi grassi tanto più se l’attività aerobica viene eseguita subito dopo il lavoro con i pesi.

Esistono ulteriori motivazioni a sostegno di una prioritaria attivazione muscolare con i pesi, e sono correlate alla funzionalità della colonna vertebrale.

Il lavoro aerobico, infatti, con riferimento alla corsa, può indurre allo schiacciamento dei dischi intervertebrali, soprattutto a livello toracico e lombare. Appare evidente che questa situazione riduce drasticamente la performance funzionale della colonna, incrementando il potenziale rischio di infortuni derivante dall’impiego successivo di sovraccarichi, soprattutto in quegli esercizi che agiscono fortemente in termini di compressione della colonna vertebrale.

In ultimo, il lavoro aerobico post allenamento agevolerebbe la rimozione dei cataboliti prodotti precedentemente migliorando il recupero.

Prima l’allenamento cardio e poi i pesi

Se ci si focalizza invece nell’allenamento di elevati livelli di forza, sebbene vi siano pareri discordanti della ricerca scientifica, molti autori sostengono l’opportunità di far precedere un lavoro cardio che possa garantire un miglior riscaldamento anche delle fibre muscolari più profonde, consentendo di lavorare con un maggior livello di sicurezza nella fase siuccessiva.

E’ evidente che in questo caso l’intensità e durata della fase aerobica iniziale debbano essere di poco maggiori rispetto a quelle di un comune riscaldamento, anche perché una stimolazione più intensa produrrebbe uno stato di affaticamento tale da avere una drastica riduzione della forza esprimibile.

Miglioramento della resistenza

Per chi ha come priorità quella di migliorare la performance cardiocircolatoria e la resistenza generale: in questo caso iniziare con la fase aerobica, e protrarla in termini di intensità e durata, è d’obbligo, consapevoli però che l’intensità e durata della successiva stimolazione con i pesi non potrà essere di livello elevato.

Conclusioni

Appare evidente quindi che l’ideale successione dipende dagli obiettivi del proprio allenamento e del risultato che si intende raggiungere.

Per migliorare il metabolismo degli acidi grassi, fondamentale nelle gare di endurance ma anche nella riduzione del grasso corporeo, l’attività cardio (come 1h – 1h30′ di fondo lento) deve essere immediatamente successiva all’allenamento con i pesi.

Per predisporre l’apparato muscolare ad esercizi di forza massimali, può essere molto utile fare un riscaldamento con una sessione di allenamento cardio di 15′-20′ di bassa intensità per l’attivazione ottimale delle catene cinetiche che saranno coinvolte nell’esercizio di forza.

Per migliorare la resistenza di base, è indicato l’esercizio cardio seguito da un allenamento con sovraccarichi, dove questi verranno proporzionati sulla base dell’allenamento specifico di resistenza (carico del 60-65% rispetto al massimale) .

Nota sulla resistenza

Lo stimolo aerobico ottimizza l’efficienza del AMPK, un enzima direttamente coinvolto nell’impiego degli acidi grassi come fonte energetica. Per tale ragione, proprio nell’ottica delle attività di endurance, accanto all’imprescindibile utilità del lavoro con i pesi, occorre associare una buona dose di attività aerobica.

Buoni allenamenti!

Carboidrati: si o no?

Dicembre è il mese delle grandi abbuffate, dei dolci, delle feste, delle rimpatriate, dei brindisi, in due parole è il mese della sregolatezza alimentare.

Stimolato dalla bilancia, ho fatto una riflessione sui cibi più consumati in questo periodo e sui loro effetti sul metabolismo.

Dolci riflessioni

Tutti sappiamo che gli zuccheri (semplici o complessi e leggasi anche “carboidrati” o “glucidi”) sono fondamentali per cervello e muscoli ma in dosi molto minori rispetto a quanto ne ingeriamo con l’alimentazione quotidiana.

Questo macro nutriente crea una forte dipendenza psicologica, e questa è la grande trappola della società contemporanea. Pensate che le aree del cervello attivate dall’assunzione di zucchero sono le stesse che vengono attivate dall’assunzione di cocaina. L’industria alimentare gioca proprio su questo aspetto: lo zucchero crea appagamento ed il nostro cervello, a livello psicologico, è dipendente dal dolce e dall’appagamento che i dolci di danno. Avete notato nei supermercati quanti sono i prodotti dolci, da quelli da forno, alle merendine, ai dolci in senso stretto, succhi di frutta, tutte le bevande con zuccheri aggiunti, etc? Siamo circondati da alimenti dove almeno la metà delle calorie deriva da zuccheri (da leggere anche “carboidrati”) sotto forma di zuccheri semplici, amidi, cereali, frutta, latticini, legumi, tuberi, succhi, dolci in senso stretto.

Con la nascita della grande industria alimentare il nostro corpo è diventato dipendente da continui rifornimenti di glucosio con la conseguenza di essere continuamente affamato ed alla ricerca di cibi dolci, secondo un meccanismo abbastanza semplice: oltre alle implicazioni sul cervello sopra descritte, l’assunzione di zuccheri fa attivare l’insulina che si occupa di prelevarli dal sangue per portarli alle cellule muscolari ed adipose. Ma in un organismo non in equilibrio questo prelievo viene visto come un campanello di allarme (ipoglicemia) facendo scattare la sensazione di fame, alimentando quindi un ciclo dannosissimo.

Mangiare troppi carboidrati mette sotto pressione il metabolismo, la regolazione della glicemia, la produzione dell’insulina da parte del pancreas. La stimolazione cronica ed eccessiva dell’insulina porta ad una resistenza a questo ormone che porta ad un aumento del glucosio epatico, inibendo la lipolisi, impedendo all’organismo di bruciare gli acidi grassi con la conseguenza che questi verranno depositati invece di essere utilizzati per la produzione di energia.

Con questo articolo non voglio demonizzare i carboidrati ma farvi riflettere sulla quantità di questo macro nutriente che viene consumato nella dieta giornaliera, soprattutto nei periodi di allenamento meno intenso dove, a livello metabolico, c’è una riduzione di consumo energetico e quindi un minor utilizzo di glicogeno.

Ma queste riflessioni non sono solo ad uso e consumo di noi adulti, devono essere tenute in considerazione soprattutto per bambini ed adolescenti che sono continuamente bombardati da stimoli di ingurgitare cibi dolci (pubblicità di merendine, di dolciumi, bevande dolci, etc), per non parlare delle “norme sociali” che subiscono imponendo loro di mangiare determinati cibi in determinate occasioni.

Quindi, occhio a quanto e cosa mangiate e buoni allenamenti!

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: settimane 11 – 12 – 13

Bentornati dalla pausa natalizia! Come sono andate queste ultime due settimane tra allenamenti, freddo glaciale e abbuffate? Io ho preso 4 kg in un mese… ma con lo stesso impegno e determinazione con cui ho affrontato la tavola sono confidente che riuscirò a smaltirli in poco tempo!

L’appuntamento più importante delle scorse due settimane è stato il TEST! Siete riusciti a completarlo? Avete avuto modo di testare attrezzatura e strategia di integrazione? Se le risposte sono tutte positive avrete buone probabilità di completare la gara senza problemi e divertendovi alla grande!

Se avete portato a termine il test con qualche difficoltà avrete toccato con mano i vostri limiti e molto probabilmente sarete in grado di gestirli adattando il ritmo e ambizioni agonistiche.
Se invece non siete riusciti a completare i km oppure non siete proprio riusciti a organizzare l’allenamento… beh non vi dico nulla, lascio a voi tutto il gusto della scoperta.

Bene! Siamo arrivati alla fase finale della preparazione.
Abbiano messo km nelle gambe, abbiamo allenato la potenza aerobica, abbiamo fatto allenamenti specifici per il trail, abbiamo fatto il test race, che ci rimane? Poco, ormai siamo pronti per la la Ronda.

Le ultime tre settimane avranno una settimana di rifinitura, e due settimane di scarico. Come già descritto in altri articoli, lo “scarico” sarà fondamentale per preparare il corpo alla gara, rigenerando i tessuti affaticati dagli allenamenti e dando respiro al sistema nervoso centrale, anch’esso messo a dura prova negli ultimi tre mesi di preparazione.

Ora veniamo al nostro allenamento!

Tabella per la settimana 11

Una settimana di rifinitura in vista del tapering

1
10Km a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
2
RISCALDAMENTO
 In salita 10-15% 5x(6’ ad andatura uniforme a sforzo molto intenso – recupero in discesa in corsa leggera) In piano: 1000m al ritmo più veloce che riuscite a mantenere 
DEFATICAMENTO 
3
Su percorso ondulato: iniziate correndo i primi 2 km con velocità sempre maggiore fino a raggiungere 85-90% della vostra FCMax
Mantenete l’andatura fino a coprire 10km
DEFATICAMENTO
4
Esercizi condizionamento muscolare
5
RISCALDAMENTO
 In salita 10-15% 2x(20’ ad andatura uniforme a sforzo intenso alternando corsa a camminata – recupero in discesa in corsa leggera)  
DEFATICAMENTO
6
Riposo
7
28 km trail su percorso con  4-5 salite lunghe (circa 15’ di salita) da fare ad una intensità media alternando corsa e camminata nelle parti più ripide.

Tabelle per le settimane 12 e 13

Ultime due settimane di scarico prima della gara

Settimana 12

1
10Km a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
2
RISCALDAMENTO
 In piano 10x(200m ad andatura uniforme a sforzo molto intenso – reupero 1’30” – 1’45”) recupero 4′ e altre 10 ripetute come le precedenti. 
In piano: 1000m al ritmo più veloce che riuscite a mantenere 
DEFATICAMENTO 
3
Su percorso ondulato: iniziate correndo i primi 2 km con velocità sempre maggiore fino a raggiungere 85-90% della vostra FCMax
Mantenete l’andatura fino a coprire 10km
DEFATICAMENTO
4
Esercizi condizionamento muscolare
5
10Km a ritmo facile
6
Riposo
7
28 km trail su percorso con corribile. Dopo i primi 20 minuti inserite 10′ di corsa veloce e 10′ di corsa di recupero, da ripetere per 4 volte.

Settimana 13: GARA!

1
10Km a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
2
RISCALDAMENTO
 In piano 10x(200m ad andatura uniforme a sforzo molto intenso – reupero 1’30” – 1’45”) recupero 4′ e altre 10 ripetute come le precedenti. 
DEFATICAMENTO 
3
10Km a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
4
Esercizi condizionamento muscolare
5
Riposo
6
Riposo
7
RONDA GHIBELLINA TRAIL

Per chi si allena 4 volte a settimana

Settimana 11

1Riposo
215 km 80% FCMax + 6 Allunghi + 5’ Defaticamento
3Riposo
4RISCALDAMENTO 
4x(3000m 92%-95% FCMAX recupero 1000m 75%-78% FCMax)
DEFATICAMENTO 
51h a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
6Riposo
7 28 km trail su percorso con  4-5 salite lunghe (circa 15’ di salita) da fare ad una intensità media alternando corsa e camminata nelle parti più ripide

Settimana 12

1Riposo
210 km 80% FCMax + 6 Allunghi + 5’ Defaticamento
3Riposo
4 RISCALDAMENTO
 In piano 10x(200m ad andatura uniforme a sforzo molto intenso – reupero 1’30” – 1’45”) recupero 4′ e altre 10 ripetute come le precedenti. 
DEFATICAMENTO 
51h a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
6Riposo
728 km trail su percorso con  4-5 salite lunghe (circa 15’ di salita) da fare ad una intensità media alternando corsa e camminata nelle parti più ripide.

Settimana 13 – GARA!

1
Riposo
2
RISCALDAMENTO
 In piano 10x(200m ad andatura uniforme a sforzo molto intenso – reupero 1’30” – 1’45”) recupero 4′ e altre 10 ripetute come le precedenti. 
In piano: 1000m al ritmo più veloce che riuscite a mantenere 
DEFATICAMENTO 
3
Riposo
4
1h a ritmo facile non oltre il 75% FCMax
5
Riposo
6
Riposo
7
RONDA GHIBELLINA TRAIL!!!

Se avete domande inseritele nei commenti!

Ci vediamo tra due settimane!!

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: introduzione all’allenamento

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: Settimane 1 e 2

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: Settimane 3 e 4

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: settimane 5 e 6

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: settimane 7 e 8

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: settimane 9 e 10

Alleniamoci per la Ronda Ghibellina: allenarsi 3/4 volte a settimana