Creare la propria tabella per la maratona

Per tanti amatori, la maratona è quella linea di confine che separa il runner principiante dal runner evoluto e dove si iniziano a sperimentare allenamenti che vanno oltre la semplice corsa a ritmo costante per 3/4 volte a settimana. 

Con questo articolo vi darò alcune indicazioni su come impostare una tabella completa di 12 settimane per arrivare ad affrontare (e concludere con soddisfazione) la gara regina delle competizioni stradali. 

Innanzitutto è bene sottolineare che questo allenamento è indicato per runner con almeno un paio d’anni di esperienza nella corsa su strada, perché si passeranno molte ore di allenamento su fondo duro ed usurante per le articolazioni (leggasi: asfalto). 

Andatura di riferimento

Prima di tutto è necessario trovare la vostra andatura di riferimento, io la chiamo RR (Ritmo di Riferimento) e può essere calcolata aggiungendo 30” al ritmo a chilometro del vostro PB sui 10km + 30”. 

Esempio:

RR = 5’10” + 30” = 5’40”/km

RR sarà il ritmo a cui dovrete tendere per la maratona, che equivale a chiudere i 42,195km in 4 ore. 

Impostare l’allenamento settimanale

Una preparazione efficace per la maratona dovrebbe essere distribuita su 5 giorni nella settimana, con 3 giorni di allenamenti per ottenere adattamenti specifici:

  • Miglioramento della potenza aerobica
  • Miglioramento della resistenza 
  • Adattamento al ritmo maratona 

Questi allenamenti devono essere distribuiti in modo da permettere un adeguato recupero, ad esempio:

  • Lunedì: –
  • Martedì: potenza aerobica
  • Mercoledì: resistenza 
  • Giovedì: –
  • Venerdì :resistenza
  • Sabato: –
  • Domenica: resistenza/ adattamento al ritmo maratona 

Per chi è già molto allenato ed ha a disposizione 6 giorni per gli allenamenti può inserire 50’ di corsa a ritmo lipidico (75% della FCMax) il lunedì ed il giovedì. Per chi si vuole allenare per 5 giorni può inserire il lipidico il giovedì. 

Impostare il volume di allenamento 

Per preparare una maratona è fondamentale allenarsi su un volume adeguato, che non significa per forza fare 200km a settimana come facevano i grandi maratoneti degli anni 80. 

Il volume adeguato, con l’intensità proposta in questo articolo, è compreso tra i 60 ed i 90 chilometri a settimana. Cercate di mantenere un volume crescente alternando settimane di scarico. Ad esempio: 

  • Settimana 1: 70km
  • Settimana 2: 80km
  • Settimana 3: 90km
  • Settimana 4: 60km

Allenamento della potenza aerobica

Ci sono innumerevoli modelli per questo tipo di allenamento, mi limiterò a proporvi i più semplici (dove “semplice” non significa assolutamente “facile” o “poco efficace “)

  1. 10x1000m @RR -25” recupero 1000m @RR +10
  2. 4×2000 @RR -20” recupero 1000m @RR +10
  3. 4×3000 @RR -20” recupero 1000m @RR +10
  4. 3×5000 @RR -10” recupero 1500m @RR +10

Cambiate l’esercizio ogni 2 settimane e man mano che andate avanti provate a ridurre il recupero fino ad arrivare a 400m per gli esercizi 1. 2, 3 ed a 1000m l’esercizio 4. 

Allenamento della resistenza 

Il fondo lento è senza dubbio l’esercizio per eccellenza per allenare la resistenza, ma io preferisco di gran lunga il fondo progressivo perché insegna a tirar fuori tutte le energie proprio nel momento in cui ce n’è più  bisogno: negli ultimi km . 

L’allenamento del Fondo Progressivo va dai 15 ai 28km e si struttura dividendo la lunghezza in tre parti ed aumentando progressivamente il ritmo, in questo modo: 1/3 alla velocità RR + 10”; 1/3 @ RR -10” ; 1/3 @ RR -20”. 

Allenamento al ritmo gara

La maratona è una specialità molto impegnativa che va provata e studiata in allenamento per non avere brutte sorprese il giorno della gara. 

Per questo è fondamentale inserire gli allenamenti specifici, indicativamente ogni 3 settimane (fino a 3 settimane prima della gara), in modo da:

  • Verificare l’adeguatezza del ritmo gara individuato (RR)
  • Provare gli integratori e strategie di utilizzo
  • Testare scarpe ed abbigliamento

L’allenamento al ritmo gara è un lunghissimo che va dai 30 ai 36 chilometri e in linea di massima va corso al RR +10”/km.  Non si corre al RR perché si arriva a questo allenamento già affaticati dai lavori infrasettimanali. 

Ci sono tre modi per interpretare il lunghissimo:

  1. corsa a ritmo costante
  2. corsa a ritmo costante e gli ultimi 2 km a RR -15”/-20”
  3. in due sessioni: la mattina si corrono 20km partendo da RR +10”/km arrivando a RR -5”/km; la sera (dopo almeno 8 ore) si corrono altri 20km partendo da RR +10”/km arrivando a RR -5”/km. Tra le due prove sono banditi i carboidrati. Questa è la “prova del 9” sull’adeguatezza del ritmo gara. Se non riuscite a completare la seconda sessione non riuscirete nemmeno a completare la maratona. 

Mentre il 3 consiglio di svolgerlo una sola volta alla fine della 3a settimana, portate la vostra attenzione in particolar modo al 2 perché è quello che vi permetterà di adattare al meglio  il vostro RR man mano che vi avvicinate al giorno della gara. Se non riuscite a completare il lunghissimo di 36km con i ritmi indicati significa che dovete rallentare il vostro RR. 

Gare di avvicinamento 

Consiglio sempre di inserire delle gare di mezza maratona per provare a tirare un po’ il motore e testare il ritmo, anche fino a 2 settimane prima della maratona. 

La settimana prima della gara

La settimana che precede la gara deve essere di scarico: si devono recuperare le energie e favorire la supercompensazione. 

Un paio di allenamenti a ritmo lento ed un piccolo richiamo a media intensità a inizio settimana possono bastare. 

Altri consigli utili

Fare 10’ di stretching tutte le mattine. 

Integrare Mg e K al termine degli allenamenti. 

Non improvvisare gel ed integratori vari il giorno della gara perché è sicuro che vi daranno problemi. 

Ora siete pronti alla vostra prima Maratona!

Se fate vostro questo articolo per la preparazione della prima maratona vi prego di mandarmi un messaggio per dirmi come è andata!


Come alimentarsi nella settimana prima della gara?

Prima di una gara sia il neofita che l’atleta esperto iniziano a chiedersi come alimentarsi al meglio per accumulare più energia possibile da sfruttare durante la competizione.

Spesso vengono intraprese strategie estemporanee, magari con chili e chili di pasta durante la settimana oppure con carichi e scarichi di carboidrati in modo del tutto improvvisato.

Anche i fisiologi dello sport si sono posti questa domanda elaborando diversi protocolli sulla “supercompensazione del glicogeno“. Tra i più famosi è possibile annoverare il metodo Astrand ed il metodo di Sherman & Costill.

Perché è importante la supercompensazione del glicogeno?

Il glicogeno riveste un ruolo fondamentale nella performance degli sport di resistenza per il suo alto rendimento nella produzione di energia a parità di ossigeno. E siccome la quantità di O2 che riusciamo ad introdurre è limitata, più glucidi riusciamo ad ossidare e più lavoro riusciamo a compiere.

Le scorte di glicogeno nel nostro organismo sono di circa 25g di per ogni kg di massa magra. Quindi un uomo di 70kg con un valore di BF sotto il 12% avrà al massimo: 70×25=1750 kcal, ovvero 440g circa di glicogeno (vi ricordo che 1g di glicogeno produce 4kcal) ditribuiti tra muscoli (circa 350g) e fegato (circa 90g).

La velocità di risisntesi è di circa il 5% l’ora, quindi in 20 ore l’organismo è in grado di ricreare tutto il glicogeno consumato, sempre se gli abbiamo fornito la giusta quota di ricarica.

Con opportuni metodi è possibile incrementare temporaneamente le scorte, aumentando il glicogeno che può essere immagazzinato dalle fibre muscolari fino anche a 30-37g contro i 25g normalmente presenti.

Metodo Astrand

Si compone in due fasi: scarico e carico di carboidrati. La prima inizia a sette giorni dalla gara e viene portata avanti per quattro, dove l’atleta si allenerà ad alta intensità (attorno all’85% della FCMax) riducendo fortemente i glucidi a non oltre il 10% delle calorie giornaliere. Gli ultimi giorni dovrà essere fatta una forte ricarica glucidica, con forte riduzione del carico di allenamento per stimolare la supercompensazione.

Nonostante questo metodo abbia prodotto altissimi livelli di supercompensazione (37g per kg di muscolo), ha dimostrato di essere poco efficiente per diversi fattori.

Nella settimana prima della gara si deve favorire il massimo recupero muscolare per indurre la supercompensazione di tutto il sistema in ottica della competizione, mentre l’allenamento intenso e l’eliminazione dei carboidrati portano in direzione del tutto opposta:

  • consumo di massa magra aumento della stanchezza muscolare
  • accumulo di grasso
  • aumento repentino del peso a ridosso della gara (1g di glicogeno si lega a 2,7g d’acqua)

Metodo di Sherman & Costill

Si tratta di un metodo più soft, che tra l’altro è quello da me utilizzato, e prevede che nella settimana prima della gara i carboidrati siano al 60-70% delle calorie con una parallela riduzione del carico di allenamento fino al completo riposo nel giorno prima della gara.

Lasciando inalterata l’alimentazione e lavorando solo sul dispendio energetico sarà come se i carboidrati aumentassero senza però stressare l’organismo.

Considerazioni

Ad oggi non c’è una strategia unica e vincente, ed i consigli sulla preparazione prima della gara che mi sento di condividere sono quelli dettati dal buon senso:

  • Nella settimana pre gara conviene ridurre il volume di allenamento per abbassare la fatica sistemica (tapering)
  • L’apporto di carboidrati deve essere adeguato per permettere di arrivare al giorno della gara con le scorte piene senza stressare troppo l’organismo.
  • Il pasto pre gara deve essere provato prima della competizione: abituatevi al pasto prima dell’allenamento per trovare il giusto equilibrio che utilizzerete nell’ultimo pasto prima della gara
  • Assumere zuccheri a veloce assimilazione prima della gara rallenta la glicolisi quindi la produzione di ATP. Evitate il miele e le famose bustine di zucchero” sulla linea di partenza. ​

Avvicinarsi alla corsa su ultra distanze: metodo pratico

Una domanda che mi viene fatta spesso sia da neofiti che da semplici curiosi è: “come ci si allena per correre una 100km?

La domanda è semplice, e volendo lo è anche la risposta!

Per correre 100km ed oltre sono necessari 3 elementi chiave:

  • una mente resiliente
  • un corpo forte
  • un metabolismo resistente

Come si costruiscono queste caratteristiche?

Non basta correre qualche km in più ad ogni uscita ma è necessario mettere in pratica un piano che costruisca la capacità dell’organismo ad utilizzare al meglio la propria centrale energetica, a sopportare per tantissimi chilometri l’azione meccanica della corsa e l’azione psicologicamente logorante della fatica protratta per molte ore.

In modo più o meno consapevole è quello che viene fatto da tutti gli ultra runner, che nelle loro lunghissime uscite abituano l’organismo a sfruttare al meglio il metabolismo, rinforzano la struttura muscolo-scheletrica alle continue sollecitazioni e contemporaneamente allenano la mente a “trascendere” dalla fatica e dal tempo.

Ma non si arriva a correre una ultramaratona aumentando i km settimanali da 50 a 150 pensando di aggiungere un po’ di km per ogni uscita. Primo perché gli adattamenti richiedono tempo ed una lenta e graduale progressione, secondo perché difficilmente si hanno 2/3 ore al giorno da dedicare agli allenamenti.

Però ci sono delle strategie che possono aiutare i condizionamenti di base elencati sopra

L’allenamento non si deve limitare alla sessione di corsa, ma deve essere una pratica distribuita lungo tutta la giornata:

  • fare le scale al posto di prendere l’ascensore, indipendentemente dai piani che si devono scalare/scendere.
  • passare tanto tempo sulle proprie gambe, fuggire dalla sedia e cercare di stare in piedi muovendosi sempre (per facilitare la circolazione ed evitare ristagni nelle gambe)
  • parcheggiare lontano o muoversi con i mezzi pubblici in modo da poter camminare ed accumulare preziosissimi chilometri
  • fare due passi in pausa pranzo.

In poche parole: usare le gambe durante tutta la giornata nelle attività più comuni.

In questo modo si allenerà il corpo a sfruttare al meglio gli acidi grassi nella produzione di energia a bassa intensità (fondamentale nell’endurance), si aumenterà la resistenza muscolare nell’utilizzare le gambe per un elevato numero di ore, ci si abituerà a concentrarsi per raggiunere un obiettivo distribuito su tante ore.

Alla fine della giornata guarderete il vostro activity tracker e probabilmente vi stupirete nel vedere di aver percorso 20-30km con soli 10km di corsa.

Questo è il segreto per iniziare l’avvicinamento alle ultra distanze, fatene tesoro!

Scarpe: consigli per gli acquisti

Ogni tanto esce sul mercato una nuova marca di scarpe che promette MIRACOLI su velocità, reattività, protezione, miglioramenti sessuali, vincite al grattaevinci, e minchiate varie, perché si differenziano dalle altre per suola, drop, pianta, forma, etc.

DIFFIDATE SEMPRE

Queste aziende partono sempre con budget per il marketing a millemila zeri, producendo campagne pubblicitarie martellanti sui social, riviste specializzate, sponsorizzando gare, eventi, e via dicendo. Solo che ad un buon (fortunato) modello se ne accompagnano altri 10 che fanno pena, che non vanno bene manco per la passeggiata nel parco.
A me piace molto sperimentare, spesso ho l’acquisto compulsivo verso la novità, ma negli anni ho potuto toccare con mano quanto detto sopra.
Provate a pensare ad aziende come La Sportiva, che fa scarpe da 90 anni, può essere messa a confronto con aziende che esistono sul mercato da qualche anno? No.
Oppure Asics, che ha modelli che hanno avuto oltre 20 anni di evoluzione.

FATE ATTENZIONE

Non è sempre tutto oro quel che luccica. Spesso l’idea geniale della start-up migliora un aspetto ma ne peggiora 1000.
Non siate “fan boy”, scegliete sempre le vostre scarpe con spirito critico. Studiatele, toccatele con mano, fate sempre tesoro dell’esperienza dei modelli che avete già utilizzato.
Una scarpa che non fa per voi vi può creare grossi problemi alle articolazioni, anche se avete una tecnica di corsa perfetta (in questo caso meglio scalzi). Quando acquistate un modello “sconosciuto” mettete sempre a budget la possibilità di doverne acquistare un altro paio per tornare sul modello meno di moda ma con cui vi trovate meglio.

Quindi occhio e buoni allenamenti!

Corsa e controllo del peso

Tutto quello che le lobby delle pentole vogliono tenerti nascosto.

UichiLic

Si avvicina marzo, la primavera, si risveglia la natura, i sensi, si riprendono i lunghi nei boschi, e ci si scopre appesantiti e fuori forma reduci della stagione invernale ipercalorica. Scattano quindi i famosi mantra in successione: “domani mi metto a dieta”; “anche oggi mi metto a dieta domani”, “tanto mi basta correre un po’ di più per dimagrire”.

Le conseguenze di questo mantra sono: 1. frustrazione perché non si dimagrisce; 2. si mangia di più per superare la frustrazione; 3. si fatica di più e si corre sempre uguale (o di meno) e quindi frustrazione.

La corsa di per se non basta per tenere il peso sotto controllo, serve una impostazione alimentare adeguata.

È palese, anche grazie ai dati di vari tool tipo Strava, che la corsa è un ottimo metodo per consumare calorie. Ma è altrettanto evidente che dopo aver corso, con tempi soggettivi, si avverte il bisogno di nutrirsi, e qui sta l’aspetto su cui fare attenzione perché spesso il debito calorico dato dalla corsa viene oltremodo compensato con cibi ipercalorici “perché tanto ci si è allenati” arrivando ad un bilancio comunque superiore ai propri fabbisogni.

Quando la frustrazione dell’essere fuori forma raggiunge livelli elevati, si iniziano a sbirciare le varie diete di cui si sente tanto parlare in tivù: la dieta Dunkan, la dieta a zona, la dieta del gruppo sanguigno, la dieta alcalina, la dieta Lemme, amenità varie, e c’è pure chi diventa vegano “per dimagrire”.

Succede quasi sempre che la prima settimana di dieta porti a risultati eccezionali oltre ogni aspettativa, tanto da convincerci che si sia scelta la dieta perfetta! Ma già dalla seconda o la terza settimana i risultati non sono più in linea con l’aspettativa, ritorna la frustrazione e si abbandona l’idea di perdere peso.

Perché ?

Le “diete commerciali” spesso sfruttano la comunicazione e gli aspetti psicologici per mettere in atto trucchetti per far mangiare di meno che, nelle primissime settimane, aiutano effettivamente a ridurre le calorie.

Questa restrizione porta il nostro organismo a cercare di recuperare il deficit energetico dalle scorte, in primo luogo dal glicogeno immagazzinato nei muscoli e nel fegato (circa 4-500grammi). Ogni grammo di glicogeno è legato a circa 3g d’acqua quindi è facile intuire che se in 2 giorni di dieta abbiamo “già perso” un chilo significa che molto probabilmente abbiamo consumato un paio d’etti di glicogeno e relativa acqua.

Nei primi giorni sarà facile seguire la dieta: risultati veloci e tangibili (il peso cala); l’aspettativa alta ed il fare qualcosa di nuovo offrono uno stimolo psicologico positivo tale da rendere trascurabile lo stimolo della fame.

Ma già dalla seconda/terza settimana le cose cambiano. Il peso si stabilizza, inizia a sentirsi di più la sensazione di fame e si cerca di compensare con piccoli spuntini. Queste compensazioni, completamente fuori controllo, portano velocemente a superare il target calorico e si perdono tutti i benefici della dieta. L’abbandono del regime alimentare controllato è lo step immediatamente successivo con la solita conclusione: “la dieta su di me non funziona, ho un metabolismo particolare”.

Lungi da me sostituirmi a dietologi, dietisti e nutrizionisti, ma lo studio dell’alimentazione e integrazione sportiva è un argomento che mi ha sempre appassionato, anche per il mio tipo di alimentazione, quindi ho spesso studiato e sperimentato diversi approcci dietetici, studiati sulla base delle funzioni metaboliche, con risultati molto spesso positivi ed altre volte meno.

In questo articolo voglio svelarvi alcuni segreti che vi faranno sicuramente dimagrire:

  • tutte le diete funzionano purché siano ipocaloriche
  • l’unico modo per perdere peso è avere un bilancio energetico negativo
  • per dimagrire bisogna sentire la fame

Ci sono alcuni trucchi che possono aiutare a sentire meno fame, come quello di bere molto, o prediligere proteine o grassi, ma sempre in regime calorico negativo rispetto al proprio fabbisogno energetico.

Ora vi svelerò altri segreti che le lobby delle pentole vogliono tenere nascosti:

  • non esistono cibi che fanno dimagrire. Le “calorie negative” non esistono
  • non esistono cibi che fanno ingrassare. Ciò che fa ingrassare è il bilancio calorico giornaliero di tutti i cibi ingeriti. Se il proprio fabbisogno calorico è di 1800kcal e se ne introducono 2000: si ingrassa. Se ne vengono introdotte meno si dimagrisce, indipendentemente che si mangino più carboidrati o proteine o grassi.

Cosa deve mangiare un Trail Runner?

Occhio che questo è il segreto che ti cambierà la vita: braciole, salsicce, patatine fritte e birra ogni giorno portano inevitabilmente ad esagerare con le calorie, anche se negli sport di endurance il metabolismo è spostato sulla produzione di energia da acidi grassi. Siamo esseri umani, non siamo fonderie industriali.

Anche qui non esiste la ricetta perfetta, ma sarà necessario distribuire i macro nutrienti (carboidrati, proteine, grassi) sulla base dell’attività che andremo a svolgere.

Lavori ad alta intensità che sfruttano il meccanismo anaerobico/aerobico lattacido avranno bisogno di glucosio per risintetizzare ATP. Lavori aerobici faranno affidamento sui meccanismi di ossidazione degli acidi grassi (processi che hanno comunque bisogno di glucosio per funzionare).

Anche le proteine concorrono nella produzione energetica, in quanto parte di esse può essere scomposta in amminoacidi e questi trasformati in glucosio tramite un fenomeno chiamato gluconeogenesi.

Se siete in sovrappeso e volete perdere i chilogrammi di troppo non basta correre, serve un regime alimentare controllato.

Calcolate il vostro TDEE: il fabbisogno calorico giornaliero (Total Daily Energy Expenditure) calcolato come BMR (metabolismo basale) x “Activity Level”, quest’ultimo un parametro che identifica quanto una persona è attiva e identifica il “sedentario” fino all’atleta che si allena due volte al giorno tutti i giorni.

Sulla base del TDEE regolate l’alimentazione utilizzando un diario alimentare dove tracciare tutti i cibi dalla colazione alla cena. Perché sia efficace è necessario tracciare tutto, anche spuntini al volo e condimenti (quest’ultimi possono arrivare anche a 1/4 dell’Introito calorico giornaliero). Ne esistono tanti utilizzabili dal proprio cellulare. Io vi consiglio MyFitnessPal.

Se sei una persona sana senza particolari patologie, con una alimentazione controllata, ipocalorica, tanta forza di volontà e determinazione, puoi raggiungere importanti obiettivi sulla perdita di peso e ricomposizione corporea (quest’ultimo argomento avrebbe bisogno di un’approfondimento a parte).

Riassumo i concetti chiave che devi fissare:

  • tutte le diete (dimagranti) funzionano purché siano ipocaloriche
  • l’unico modo per perdere peso è avere un bilancio energetico negativo
  • per dimagrire bisogna sentire la fame
  • non esistono cibi che fanno dimagrire. Le “calorie negative” non esistono
  • non esistono cibi che fanno ingrassare. Ciò che fa ingrassare è il bilancio calorico giornaliero di tutti i cibi ingeriti
  • per regolare l’apporto calorico è necessario calcolare il proprio TDEE ed utilizzare un diario alimentare

Un ultimo segreto: per un runner l’aumento delle prestazioni passa più per il controllo del peso che per l’allenamento.

È stato calcolato che ogni kg di sovrappeso influisce di un rallentamento di 2,5 secondi al chilometro, quindi 5kg in meno possono portare ad un miglioramento della prestazione e di 12”/km. Ma il sovrappeso influisce anche su articolazioni, tendini e muscoli, portando a sovraccarichi superflui con effetti negativi sulla salute.

Quindi basta scuse: se vuoi metterti in forma ti devi impegnare e trasformare il desiderio in obiettivo da perseguire con tenacia e determinazione!

Buoni allenamenti!!

Quante calorie giornaliere per dimagrire?

Mentre pranzavo ho inziato a riflettere su cosa e come mangia una persona media che non fa (o fa pochissima) attività fisica e vorrei farvi riflettere sulla quantità di calorie introdotte in una giornata “tipo”.

L’unico modo per perdere peso velocemente è pesarsi appoggiandosi alla scarpiera

Anonimo

Iniziamo dalla mattina

C’è chi fa colazione con un caffè, chi con un caffè ed un paio di fette biscottate, e chi dopo aver fatto colazione a casa con caffè ed un paio di fette biscottate, appena arriva in ufficio si spara un bel cappuccino e cornetto.

Facciamo i conti delle calorie:
1 cappuccino con 1 bustina di zucchero: circa 100kcal
1 cornetto semplice: circa 400 kcal (un cornetto alla crema può arrivare a superare le 500 kcal)

Se aggiungiamo le due fette biscottate della colazione a casa: 70 kcal + 15kcal di marmellata = 85kcal

Quindi, la mattina inizia con 585 kcal

Arriviamo direttamente al pranzo

Prendiamo un piatto di pasta semplice, al sugo di pomodoro. Quindi circa 100g di pasta, 10g di olio e 100g di passata di pomodoro: 360kcal + 80kcal + 44kcal = 484kcal

Aggiungiamo 2 fette di pane (150g): 368 kcal (avete notato il rapporto delle calorie con 100g di pasta?)

C’è chi ci abbinerebbe anche un secondo, ma facciamo finta che la persona sia un pochino attenta e preferisca una insalata condita. Contiamo solo l’olio 10g: 80kcal

E chiudiamo il pranzo con un vasetto di yogurt magro alla frutta: 80kcal

Questo pranzo avrà quindi un apporto calorico di: 1.012 kcal

E’ il momento della cena

In molti mangiano pasta a pranzo ed a cena, ma prendiamo come esempio una persona che pensi di avere una alimentazione adeguata, sostituendo la pasta la sera per un po’ di proteine… (non commento questa frase che sento spesso, ma tant’è). 

Quindi:
150g di carne bianca alla piastra: 170kcal
Una fetta di formaggio (100g di caciotta): 300kcal 
Le due immancabili fette di pane: 368 kcal

E lasciamo stare eventuali dolci, condimenti o alcolici.

Siamo a 838kcal per la cena (una cena considerata leggera… più o meno le calorie del mio pranzo + quelle della cena).

In totale, abbiamo ingerito in una sola giornata ben 2.435 kcal

In questo esempio non ci interessa andare a vedere i macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi) ma l’apporto calorico, ovvero l’unica cosa importante da tenere in considerazione per tenere sotto controllo il peso.

Ma 2435 kcal sono giuste, sono tante o sono poche? 

Dipende dal tipo di attività giornaliera della persona.

Di quante calorie ha bisogno una persona?

Facciamo che la persona in oggetto faccia una attività sportiva molto blanda (1 ora in palestra per due volte la settimana “tanto per restare in forma”), lavori in ufficio, abbia 45 anni.

Gli scienziati hanno messo a punto alcune formule per determinare il dispendio energetico medio di una persona prendendo in considerazione diversi parametri:
BMR: Il metabolismo basale, ovvero le calorie che servono all’organismo per far funzionare cervello, fegato, cuore reni, polmoni ed i processi fisiologici di base per rimanere in vita.
NEAT: ovvero il dispendio calorico che avviane nell’attività fisica di tutti i giorni, come: camminare, scrivere sul PC, grattarsi la testa, eccetera. Ah, importante: quando ci si mette a dieta è questo fattore a calare e non il BMR: mangiando meno porta a muoversi meno.
TEA: il dispendio calorico che avviene con l’allenamento
TEF: il dispendio calorico che abbiamo nei processi digestivi e di trasformazione del cibo in energia.

Tutte queste sigle servono a calcolare il TDEE: il fabbisogno calorico giornaliero (Total Daily Energy Expenditure) calcolato come BMR x “Activity Level”, quest’ultimo un parametro che identifica quanto una persona è attiva e identifica il “sedentario” fino all’atleta che si allena due volte al giorno tutti i giorni.

Per il nostro esempio useremo il parametro che identifica il soggetto “sedentario” in quanto la formula che utilizzeremo non tiene conto del rapporto della percentuale di massa grassa, quindi: AL = 1,2.

Calcoliamo il BMR

Su base statistica sono state codificate alcune formule per calcolare il BMR, prendiamo una delle più diffuse, quella di Mifflin-St Jeor.

Calcolo del BMR (uomini) = 10 x W(kg) + 6,25 x H(cm) – 5 x A(Anni) + 5
Calcolo del BMR (donne) = 10 x W(kg) + 6,25 x H(cm) – 5 x A(Anni) – 161

Quindi il BMR per il nostro soggetto uomo, alto 180cm per 85kg sarà: 1755 kcal
Il BMR una donna, alta 175 per 54kg: 1589 kcal

Il fabbisogno calorico giornaliero (TDEE) per questi due individui sarà:
Uomo: BMR x AL = 1755 x 1,2 = 2106 kcal
Donna: BMR x AL = 1589 x 1,2 = 1906 kcal

Teniamo presente che il TDEE è sempre piuttosto generoso in termini calorici ma già con questi parametri vediamo che sia per l’uomo che per la donna c’è un introito calorico superiore rispetto a quanto necessario:

Uomo: 2.435 – 2106 = 329 kcal in più al giorno = 3000 kcal in più la settimana (considerando eventuali calorie in più nel fine settimana e qualche “sfizio” gustoso)

Donna: 2.435 – 1906 = 528 kcal in più al giorno = 4400 kcal in più la settimana (sempre considerando calorie in più assunte nel week end)

Lo sappiamo tutti che le calorie in più diventano scorte energetiche che il nostro corpo mette da parte per i periodi di carestia, sotto forma di grasso.

Il che significa che il nostro UOMO in un mese avrà accumulato 12mila kcal sotto forma di grasso, ovvero 1,3 kg di grasso
Mentre la DONNA quasi 2 kg.

Ora moltiplicate i kg in più al mese per 1 anno e dite addio degli anni di vita che perderete.

Vi chiederete ora “come si fa ad eliminare quel grasso in più”? Beh, innanzitutto facendo attenzione a cosa si mangia, poi iniziando a fare esercizio fisico regolare con una intensità adeguata (che non è la passeggiatina con il cane, a meno che non facciate 15km di camminata al giorno).

PS:
se ti interessa rimetterti in forma in modo scientifico e migliorare il tuo stato di salute e di condizione fisica, contattami e ti darò tutte le informazioni necessarie per farti raggiungere questo obiettivo.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Trail Running ed allenamento con i pesi – Periodo preparatorio ed attivazione muscolare (scheda completa)

Nel precedete articolo ho descritto molto in generale il tipo di allenamento che un trail runner deve fare con i pesi, l’approccio che deve avere, e le classi degli esercizi che deve fare.

In questo articolo entreremo un po’ più nel dettaglio, descrivendo la prima fase della preparazione con un esempio completo di allenamento.

Si sa che il runner non è un amante dei pesi e della palestra, ma se ha deciso di iniziare deve andare per gradi e fare le cose nel modo giusto. 

Per prima cosa deve fare proprie queste due regole:

  1. apprendere una buona tecnica degli esercizi, ripeterli e non lavorare ad esaurimento in modo da concentrarsi sulla corretta tecnica di esecuzione
  2. aumentare progressivamente i carichi e non rimanere sempre fermi sui pesi della Barbie

Quindi, è importante fare attenzione su:

  • Progressione dei carichi
  • Ripetere più volte a settimana l’esercizio
  • Lavorare in “buffer” (con un margine che non porti all’esaurimento)

Tipicamente il periodo preparatorio ha una durata di otto settimane e comprende i test per determinare i sovraccarichi da cui partire e l’apprendimento delle tecniche di esecuzione degli esercizi di base.

Il microciclo settimanale sarà su tre giorni, tra loro alternati da uno o due giorni di riposo, quindi per semplicità:

  1. Lunedì
  2. Mercoledì
  3. Venerdì

Settimana 1: TEST

Durante i test si cercherà di individuare il peso da cui iniziare. Questo, sebbene sia un test molto semplice, è allo stesso tempo fondamentale e fornirà gli indicatori di riferimento che dovranno essere annotati e custoditi.

Il test consiste nel trovare, nei vari esercizi multiarticolari, il massimo peso che permetta di chiudere 8 ripetizioni (quindi 8RM, ossia 8 Ripetizioni Massimali) utilizzando la migliore tecnica possibile di esecuzione.

Una volta individuato il peso, lo diminuiremo del 10% e faremo dalle 2 alle 5 serie da 8 ripetizioni con 1’ di recupero.

Quindi, ad esempio: 

  • Panca piana con bilancere: 8RM con 40Kg diventano 2-5 serie da 8 ripetizioni con 36Kg

L’esercizio non deve essere eccessivamente impegnativo e va considerata la fatica che si accumula nelle serie. Quindi, se ad esempio alla 4a serie non si riesce a completare le 8 ripetizioni, ci si ferma a 4 serie.

Il test va ripetuto nell’ultima settimana del ciclo del periodo preparatorio per verificare i miglioramenti e impostare il nuovo riferimento.

Settimane dalla 2 alla 7: si inizia a lavorare sul serio

Dalla settimana 2 alla settimana 7 si inizia a lavorare con i pesi per la costruzione dello stato di forma ottimale prima della fase di carico ed aumento della forza (quella vera).

Nell’allenamento si dovrà prendere confidenza con il concetto di RPE: Rate of Perceived Extertion, ovvero Scala di Percezione dello sforzo, o scala di Borg (il nome dell’inventore). La scala negli anni ha subito varie modifiche e ne sono state create altre, tra cui la OMNI di soli 10 punti anziché i 20 di quella di Borg. Le differenze sostanziali sono che la scala di Borg è riferita al lavoro cardiovascolare (leggasi “corsa”) mentre la OMNI è più legata alla percezione dello sforzo anaerobico dove il 100% del massimo sforzo è indicato come 10 RPE della scala OMNI. Nell’esercizio con i pesi useremo sempre la scala OMNI.

L’allenamento proposto utilizzerà serie a carico fisso e serie a carico variabile. Le serie a carico fisso saranno definite sulla base delle ripetizioni in relazione al carico massimale (ad esempio 5 serie per 10 rip. con peso equivalente a 8RM, semplificato 5 x 10 @ 8RM). Le serie variabili faranno riferimento alla scala RPE (ad esempio 10 serie x 3 rip. con un peso equivalente a 9 RPE, semplificato 10 x 3 @ 9 RPE).

Nel programma, al proseguire delle settimane, si avrà una diminuzione del volume con un aumento dell’intensità.

Vediamo nel dettaglio i TEST

I test dovranno essere suddivisi per gruppi muscolari:

  • Gambe (pressa) – Petto (panca piana)
  • Schiena (rematore con bilanciere) – Spalle (military press)
  • Braccia (curl bilancere – french press)

Iniziamo con i test per le gambe ed il petto:

  1. Si individua il carico di 8RM per la pressa.
  2. Dopo di che si individua il carico di lavoro ottimale come descritto sopra: 2-5 serie x 8 rip. @ -%10 di 8RM

Stessa cosa per la Panca Piana:

  1. Si individua il carico di 8RM.
  2. Dopo di che si individua il carico di lavoro ottimale come descritto sopra: 2-5 serie x 8 rip. @ -%10 di 8RM

Si ripete lo stesso schema per gli altri gruppi muscolari.

Impostazione delle schede di lavoro

Una volta fatti i test si può iniziare con il lavoro di preparazione atletica vero e proprio. Di seguito vi propongo le schede che andranno a coprire l’arco di 6 settimane di un allenamento fullbody.

Scheda Settimana 2

Giorno 1

Pressa: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Military press: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’ 

Curl bilanciere: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 1’30 

Calf: 3 x 20 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’ 

Military press: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Panca piana: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Curl bilanciere: 3 x 12 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 12 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch: 3 x 20 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45” 

Leg curl: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45”

Chest press: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45”

Lat machine avanti: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45” 

Alzate laterali: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’

Scheda Settimana 3

Giorno 1

Pressa: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Military press: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’ 

Curl bilanciere: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 1’30 

Calf: 3 x 20 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Military press: 5 x 6 @ 12RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Panca piana: 4 x 7 @ 12RM. Recupero 2’

Curl bilanciere: 3 x 12 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 12 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch: 3 x 20 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45” 

Leg curl: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45”

Chest press: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45”

Lat machine avanti: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 10 x 3 @ 12RM. Recupero 45” 

Alzate laterali: 3 x 12 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’

Scheda Settimana 4

Giorno 1

Pressa: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30’

Military press: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Curl bilanciere: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30 

Calf: 4 x 15 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Military press: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30”

Panca piana: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30”

Curl bilanciere: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch: 4 x 15 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50” 

Leg curl: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50”

Chest press: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50”

Lat machine avanti: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50” 

Alzate laterali: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

Scheda Settimana 5

Giorno 1

Pressa: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30’

Military press: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Curl bilanciere: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30 

Calf: 4 x 15 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Military press: 5 x 5 @ 10RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30”

Panca piana: 4 x 6 @ 10RM. Recupero 1’30”

Curl bilanciere: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch: 4 x 15 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50” 

Leg curl: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50”

Chest press: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50”

Lat machine avanti: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 8 x 3 @ 10RM. Recupero 50” 

Alzate laterali: 3 x 10 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

Scheda Settimana 6

Giorno 1

Pressa: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30’

Military press: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Curl bilanciere: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30 

Calf: 4 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Military press: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30”

Panca piana: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30”

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch inverso: 4 x 10 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’ 

Leg curl: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’

Chest press: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’

Lat machine avanti: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’ 

Alzate laterali: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

Scheda Settimana 7

Giorno 1

Pressa: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Panca piana: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Rematore con bilanciere: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30’

Military press: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Curl bilanciere: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30” 

French press: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30 

Calf: 4 x 10 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 2

Rematore con bilanciere: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Military press: 5 x 4 @ 8RM. Recupero 1’30” 

Pressa: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30”

Panca piana: 4 x 5 @ 8RM. Recupero 1’30”

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

French press: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Crunch inverso: 4 x 10 @ 10 RPE. Recupero 1’ 

Giorno 3

Pressa: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’ 

Leg curl: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Panca piana: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’

Chest press: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Rematore con bilanciere: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’

Lat machine avanti: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Military press: 6 x 3 @ 8RM. Recupero 1’ 

Alzate laterali: 3 x 8 @ 9RPE. Recupero 1’ 

Curl bilanciere: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’ 

Push down corda: 3 x 8 @ 9 RPE. Recupero 1’

La settimana 8 si rieseguiranno i test della prima settimana.

E la corsa?

Di solito questo tipo di preparazione viene fatto nella primissima fase della periodizzazione, quando siamo un po’ meno corridori e stiamo ricominciando il ciclo di preparazione atletica. Nulla toglie che si possa mantenere l’allenamento specifico, con il fondo lento, nei giorni in cui non ci si allena in palestra.

Per il momento è tutto!

Fatemi sapere le vostre impressioni e buon allenamento!

Affaticamento, overreaching e overtraining. Riconoscere la fatica per allenarsi al meglio

“La fatica non esiste”

Nico Valsesia

La fatica

Per fatica si intende quella situazione in cui si ha un decremento più o meno significativo delle prestazioni per l’incapacità di sostenere l’intensità dell’attività sportiva a causa di una alterata percezione dello sforzo.

Il decremento delle prestazioni può essere oggettivo e misurabile oppure soggettivo riconducibile percezione dello sforzo (RPE).

Quando si parla di fatica ci si riferisce a due tipologie: la fatica periferica e la fatica centrale.

La fatica periferica

La fatica periferica è la fatica che impatta sul sistema muscolare ed è strettamente correlata ai sistemi energetici, al sistema cardiovascolare e cardiocircolatorio.

Può presentarsi in questa particolari condizioni:

  • Mancanza di carburante (glicogeno o altro elemento che permetta la sintesi di nuovo ATP). Questo impedisce al muscolo di continuare a contrarsi
  • ll progressivo accumulo di lattato, ioni H+ e prodotti di scarto metabolici: a livello della fatica periferica, quindi oltre ad una riduzione significativa della produzione di energia dai sistemi metabolici, l’accumulo di cataboliti concorre ad acutizzare il fenomeno della fatica.

La fatica centrale

La fatica centrale è l’affaticamento del sistema nervoso centrale (SNC). Può determinarsi in seguito alla diminuzione dell’impulso nervoso che dal SNC arriva sino al motoneurone spinale e da esso all’intero sistema muscolare.

E’ in pratica quella fatica che colpisce l’altelta quando l’elevato stress accumulato a livello neuromuscolare impedisce l’esecuzione tecnica corretta di quegli esercizi in allenamento che richiedono coordinazione e potenza.

Overreaching e overtraining

Con overreaching si intende quella situazione di elevato stress nell’atleta dovuto al carico acuto allenante e determina un graduale aumento della fatica. È una condizione controllabile e reversibile attraverso il recupero / riposo ed è spesso ricercata nella programmazione dell’allenamento al fine di indurre un picco di forma o comunque un incremento delle prestazioni, ad esempio attraverso il tapering prima di una gara.

Con il termine overtraining invece si identifica un eccessivo carico allenante in termini di frequenza, volume e/o intensità, di tipo cronico, che determina quindi nel lungo periodo un severo aumento della fatica dell’atleta, nonché la possibilità di malattie ed infortuni. Questo stato può essere il risultato di uno stato di overreaching prolungato e risulta essere di difficile gestione e soluzione. Un periodo lungo di riposo ed un reset della programmazione sono inevitabili.

Gli indicatori della fatica

Allenamenti intensi e competizioni serrate nel periodo agonistico accumulano nell’atleta stanchezza e fatica.

In ogni sport praticato a livello intenso, e ancor di più in discipline di endurance come il trail, la stanchezza e la fatica sono inevitabili, quindi non c’è alcun senso logico nel cercare di evitare del tutto questo fenomeno.

L’atleta deve semplicemente abituarsi e conviverci, cercando di monitorare costantementei segni rivelatori principali e agendo di conseguenza sulla programmazione degli allenamenti.

Nonostante ciò, accumulare stanchezza e fatica per troppo tempo andrà a determinare un decremento delle prestazioni generali, inibirà in misura più o meno variabile, gli adattamenti fisiologici specifici ricercati nell’allenamento e aumenterà il rischio di infortuni. Per questi motivi si deve cercare periodicamente di ridure nell’atleta tali fenomeni, pur accettando di conviverci giorno per giorno.

Il segreto della periodizzazione e della programmazione è soprattutto questo: modulare al meglio ogni allenaento con i rispettivi carichi di fatica e stanchezza nel corso del tempo.

Ma come posso sapere quando mi trovo in uno stato di elevato affaticamento? E’ stanchezza oppure semplicemente non ho voglia di allenarmi?

Studi condotti da diversi scienziati dello sport hanno classificato una serie di indicatori utili a comprendere l’entità di questi fenomeni:

  • Leading (predittivi),
  • Concurrent (concomitanti),
  • Lagging (a effetto ritardato).

Leading Indicators

Gli indicatori predittivi sono quei sintomi che segnalano l’avvicinarsi dell’affaticamento senza che questo sia ancora un problema per l’atleta.

Individuare questi indicatori permette di pianificare in anticipo la modalità di lavoro, prepararsi ad affrontare al meglio la stanchezza e la fatica quando sopraggiungeranno.

Alimentazione non adeguata

Se questa per un qualsiasi motivo è stata povera di macronutrienti o di qualche elemento essenziale, può seriamente influenzare la capacità di recupero negli allenamenti successivi.

Volume e intensità dell’allenamento non adeguato

Una sbagliata programmazione di volumi ed intensità di allenamento possono creare nell’atleta un accumulo eccessivo di stanchezza e fatica che influenzeranno in negativo gli allenamenti successivi. Pertanto, si dovrà mettere in preventivo questo fattore nella pianificazione degli allenamenti immediatamente futuri. Se avete tirato troppo negli allenamenti perché vi sentivate bene, preparatevi ad un calo di prestazione negli allenamenti successivi (avete presente “la sera leoni e la mattina coglioni”)

Scarsa capacità di concentrazione e coordinazione

La mancanza di concentrazione e coordinazione è quasi sempre un indice dell’arrivo incombente di stanchezza ed affaticamento. La riduzione di queste capacità sono legate allo stress del SNC, stress relazionato ad un progressivo accumulo di stanchezza e fatica.

Test del salto

L’altezza del salto è un indicatore diretto dello stato di affaticamento del SNC.

Concurrent Indicators

Gli indicatori concomitanti sono segni che la stanchezza e la fatica sono già alte nel preciso momento in cui l’alteta le percepisce ed è necessario intervenire velocemente per ridurre l’entità di questi fenomeni.

Diminuzione della velocità

La diminuzione della velocità è uno dei primi indicatori concomitanti a comparire.

Aumento della sensibilità allo sforzo

L’aumento della percezione dello sforzo è un classico indicatore relazionato alla diminuizione della forza generale. Per risultare credibile, comunque, è necessario che tale indicatore si riproponga per alcuni giorni consecutivi. Può capitare infatti una giornata storta, oppure una giornata dove l’atleta non ha recuperato al meglio la sessione dell’allenamanto precedente. Sulla base di questo indicatore, molti coach di diversi sport, hanno costruito sistemi di allenamento basati sull’autoregolazione in relazione all’entità dello sforzo percepito (RPE).

Incapacità nel seguire l’aumento del carico programmato

Questo è un indicatore che può essere individuato quando si sta seguendo un programma di aumento del carico su un determinato allenamento (ad esempio le ripetute). In questi casi ci si dovrebbe aspettare un progressivo miglioramento della prestazione ma se l’atleta mostra difficoltà nell’incrementare il carico ed ha una regressione possiamo trovarci di fronte a questo tipo di indicatore. Tuttavia questa problematica, per essere reale, deve riproporsi e presentarsi insieme ad altri indicatori.

Lagging indicators

Gli indicatori a effetto ritardato, sono invece segni evidenti che sopraggiungono dopo che la stanchezza e la fatica sono state mantenute elevate per un lungo periodo. In questo stato l’atleta corre il rischio di vedere buttato gran parte del lavoro dell’ultimo periodo, perché stanchezza e fatica sono così alte da impedire il progressivo e costante miglioramentodelle prestazioni. Una volta che si riconosce la gran parte di questi segni, è probabile che sia già presente uno stato di overreaching da qualche giorno o da alcune settimane.

Questi indicatori possono essere usati per modulare la fatica duranete la pratica del functiona overreaching (tapering) che prevede di far raggiungere all’atleta, volutamente ed in maniera de tutto monitorata, uno stato di alto affaticamento per poi applicare un tapering marcato, al fine di ottenere l’effetto di una estrema supercompensazione.

In secondo luogo questi indicatori possono servire come segni quasi definitivi per indicare quando è giunto il momento di cessare la normale programmazione degli allenamenti e iniziare una fase di parziale o completo recupero.

Variabilità della frequanza cardiaca (HRV)

E’ la variazione nel tempo tra gli impulsi di ogni battito cardiaco. In circostanze normali, può esistere di base molta differenza nei tempi tra i battiti a causa di vari motivi fisiologici e anche psicologici. A livello di monitoraggio della performance sportiva si possono considerare le variazioni della frequenza cardiaca in termini di aumento di battiti a livello generale, come ad esempio l’aumento dei battiti a riposo o la frequenza cardiaca che rimane alta o riminuisce meno velocemente del solito durante le fasi di recupero.

Mancanza di desiderio/motivazione di allenarsi

Uno stato di alto affaticamento può essere spesso accompagnato da una scarsa voglia di allenarsi. Non basta una giornata storta per dire se questo sia l’indizio che cerchiamo. Se la mancanza di voglia di allenarsi è costante la probabilità di essere in pieno overreraching è abbastanza alta.

Disturbi dell’umore

Quando si accumula fatica e stanchezza per un tempo prolungato (giorni o settimane) molte persone cominciano ad avere disturbi nei loro stati dl’animo. Questo si presenta come una maggiore irrequietezza, irritabilità ed apatia.

Perdita dell’appetito

Questa sensazione può manifestarsi con la mancanza di fame anche dopo un allenamento intenso o durante una dieta ipocalorica. Questo è un segno particolarmente grave di affaticamento.

Disturbi del sonno

Un alto livello di affaticamento può portare a difficoltà ad addormentarsi, una scarsa qualità del sonno con incubi e risvegli continui durante la notte.

Malattie, infortuni, contratture, stiramenti

Se l’atleta stressa troppo il proprio corpo senza recuperare nella maniera corretta ben presto il sistema immunitario potrà perdere gran parte della sua efficienza. Ovviamente una malattia può verificarsi anche quando un atleta è in piena forma, ma se a questo indicatore troviamo associati altri sintomi allora può considerarsi un indicatore credibile di overtraining.

Perdita di prestazioni

Questo può essere visto come l’ultimo indicatore. Ovviamente una prestazione al di sotto delle aspettative può sempre capitare per svariate ragioni, ma se contemporaneamente abbiamo la presenza di altri indicatori l’overreaching o peggio l’overtrainig possono essere seriamente presi in considerazione.

Considerando questi indicatori, è importante ricordare tuttavia che uno solo non è sufficiente per trarre una conclusione definitiva circa lo stato di affaticamento di un atleta. Più segnali vengono rilevati contemporaneamente e più il quadro della situazione diventa preciso ed attendibile.

Riconoscere l’affaticamanto ci permette di mantenere il focus sull’obiettivo primario, che è quello di allnarsi duramente nei giorni stabiliti dalla programmazione facendo salire in maniera controllata la stanchezza e la fatica nel corso del tempo, fino al punto in cui queste raggiungono un apice dal quale poi, a seguito di uno o più giorni di recupero o una fase di scarico, potranno scendere nuovamente ad un livello più basso e modulabile favorendo la supercompensazione.

Utilizzare al meglio tutti questi indicatori ci permermette di pianificare la programmazione e periodizzazione dell’allenamento in maniera scientifica ed ottimale.

Buoni allenamenti!