Come costruire l’allenamento settimanale

A meno di non essere atleti professionisti, il tempo da dedicare agli allenamenti è spesso rubato ad impegni di lavoro, familiari, e incastrato in millemila attività. 

Vediamo qualche suggerimento per costruire al meglio un ciclo settimanale.

Quanti allenamenti alla settimana?

Non c’è un limite massimo, ma esiste un limite minino: si può dire con certezza che meno di tre allenamenti non portano nessun beneficio

Gli atleti professionisti riescono a fare 14 sessioni la settimana inserendo due allenamenti al giorno, ma questo tipo di pianificazione è molto complesso e non sarà trattato in questo articolo. 

Che tipo di allenamento svolgere?

Il tipo di allenamento varia in funzione di QualitàVolume

Chi si allena 3 volte a settimana dovrà, per forza, lavorare con allenamenti di qualità tenendo l’intensità media attorno al 80% rispetto a quella del proprio PB sui 10km (se correte i 10km a 5’/km tarate l’allenamento più lento del fondo a 5’40”). 

Chi si allena 5 o più volte la settimana dovrà lavorare prevalentemente sul volume per ottimizzare i tempi di recupero. 

Negli allenamenti di qualità rientrano le ripetute (brevi/ medie/ lunghe), il corto veloce ed il medio. 
Mentre in quelli di volume rientreranno il fondo progressivo, il fondo lento, il lunghissimo. 

Chi si allena tutti i giorni dovrà inserite degli allenamenti detti “rigeneranti” con intensità molto leggera attorno al 70-75% della FCMax (ad esempio a 6’/km per chi corre i 10km in 50’). 

Tempi di recupero

Tra un allenamento e l’altro deve essere garantito un adeguato periodo di recupero evitando di dilatare troppo i tempi tra un allenamento e l’altro (soprattutto per chi si allena tre volte a settimana).

Dopo un allenamento di qualità, di elevata intensità, aspettare 36-48 ore prima di un altro allenamento impegnativo. Ad esempio può essere pianificato un allenamento di ripetute 4×2000 il giovedì ed un lungo di 25km e 1000m D+ la domenica.

Evitate di allenarvi il giorno prima della gara, vi farà consumare energia ed accumulare fatica. Nota: la corsetta blanda defaticante non è considerata allenamento. 

Considerazioni

Le indicazioni riportate nell’articolo sono generali per chi vuole iniziare a strutturare un allenamento con una base scientifica. E’ bene sottolineare sempre che condizionamenti sono specifici per ogni atleta in base a: l’obiettivo che si vuole ottenere; la risposta specifica agli adattamenti; la capacità di recupero post allenamento.

Se il vostro allenamento è sempre stato piatto come i classici 10km x 3 volte a settimana, troverete sicuramente beneficio nel mettere in pratica questi consigli.


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Correre per Monti e Foreste: scoprire il Trail Running

La corsa esplorativa in natura è quanto di più bello ed emozionante si può trovare nel trail running, soprattutto per chi è alle prime esperienze ed inizia a scoprire questo mondo. 

Il fascino del selvaggio, il silenzio interrotto solo dal calpestio delle foglie e dai suoni degli uccelli porta velocemente in uno stato di estasi che rapisce tutti i sensi.  

Tuttavia fare trail running in posti sconosciuti può nascondere alcune insidie: 

  1. percorso non adeguato per la corsa; 
  2. livello di difficoltà sottostimato 
  3. tracciato poco visibile o mal segnalato
  4. scarsa presenza di punti di riferimento o uniformità di paesaggio (come ad esempio in un bosco)
  5. condizioni atmosferiche non favorevoli, come nebbia, presenza di neve, oppure al contrario molto caldo con scarsità di punti d’ombra
  6. scarsità di acqua lungo il percorso

Esplorare nuovi percorsi all’avventura è molto emozionante, ma se volete anche tornare a casa è importante pianificare l’itinerario e studiare il territorio. 

Di seguito vi riporto un elenco di consigli che possono aiutarvi a godere al massimo della vostra corsa esplorativa. 

Verificare su una mappa la presenza di sentieri numerati

I sentieri in Italia sono abbondanti e tutti più o meno segnalati. Può essere utile appuntarsi la numerazione CAI ed punti di riferimento per non perdere il percorso agli incroci. 

Controllare le altimetrie e la presenza di pendii ripidi o burroni 

Può capitare che il punto A ed il punto B apparentemente vicini siano invece separati da un impervio burrone che impone un aggiramento di svariati chilometri. 

Le mappe escursionistiche danno evidenza di questi elementi e danno la possibilità di avere una vista accurata del terreno. 

Controllare la presenza di fonti d’acqua o centri abitati

Sempre le mappe escursionistiche offrono importanti informazioni anche relativamente alla presenza di acqua, rifugi, e bivacchi.

Controllare la presenza di strade nelle vicinanze e l’effettiva raggiungibilità

Se pensate di approcciare un percorso molto lungo ed impegnativo, verificate la presenza di vie di fuga come strade o sentieri maggiori che possono portarvi velocemente verso centri abitati o rifugi per potervi riposare o fare rifornimento di acqua e cibo.

Controllare l’altitudine massima raggiungibile sul percorso

Se siete in ambiente alpino potreste trovarvi ad affrontare percorsi impegnativi che arrivano a 3000 metri. Non sottovalutate l’altitudine sotto sforzo perché potrebbe darvi problemi anche gravi se siete particolarmente sensibili alle variazioni di pressione e % di ossigeno.  

Controllare il meteo

Il meteo variabile in collina non ha la stessa variabilità che si ha a 2000m. In alta montagna potreste arrivare ad escursioni termiche di 15-20 gradi (in meno) con rovesci violenti e impraticabilità dei sentieri. Uscite con il bel tempo. Se è previsto sole non scordate una protezione solare ed un copricapo.  

Cercare eventuali tracce GPX del posto

C’è pieno di trail runner ed escursionisti in giro in tutto il mondo che amano scorrazzare in natura con un GPS al polso. 

Se la pianificazione del percorso non è il vostro forte, ci sono tantissimi siti dove è possibile trovare tracce GPX che potete scaricare sul vostro GPS portatile. 

Acqua e provviste

Portate con voi un scorta adeguata di acqua e cibo per avere una autonomia sufficiente per l’attività. Non vi sopravvalutate!

Abbigliamento

Un altro aspetto fondamentale per affrontare in sicurezza una uscita in natura riguarda l’abbigliamento. Deve essere adeguato alla temperatura e protettivo.

Consiglio un colore chiaro e cappello per le giornate estive soleggiate. 

Una giacca antivento da infilare nello zaino potrebbe essere una scelta intelligente se prevedete di salire molto di altitudine o se prevedete di stare fuori molte ore. 

Torcia

Se prevedete di uscire la sera, portate con voi una torcia con una buona luminosità (da 100 a 300 lumen) ed una autonomia sufficiente a superare le ore di buio previste. 

Non è molto piacevole aggirarsi di notte al buio nei boschi, si rischia di inciampare, volare giù da qualche dirupo o comunque farsi male. Quando devo passare una intera notte all’aperto porto con me sempre 2 torce e 2 batterie di ricambio.

Coltello

In natura un coltello è sempre utile. Che sia per sbucciare una mela, tagliare una sagola o sentirsi molto Indiana Jones, un coltello leggero e versatile tipo un Opinel può rivelarsi un ottimo compagno di viaggio. Io lo porto sempre anche in gara,

Telefono e strumenti di comunicazione 

Anche se non è detto che il telefono abbia una adeguata copertura in tutte le zone, è bene che disponga sempre una quantità di carica sufficiente per chiamare o inviare un messaggio.

A meno di non avere un telefono studiato apposta per l’outdoor (tipo i Crosscall) ricordatevi di proteggerlo al meglio da acqua, polvere ed urti che possono comprometterne il funzionamento.

Per i più ricchi: lo strumento della Garmin InReach permette la comunicazione satellitare nelle zone a zero copertura radiomobile, con l’eventuale allerta di una sala operativa di emergenza, ed il tracking continuo della posizione.

GPS Cartografico

Al giorno d’oggi i moderni sportwatch dispongono di GPS cartografici che permettono di visualizzare, con buona precisione di dettaglio, la mappa ed i sentieri di tutto il mondo. 

Caricare la traccia che si intende seguire, oppure i viewpoint di riferimento, può indubbiamente aiutare a rendere più sicura l’esplorazione.

Spero di avervi dato informazioni utili per affrontare in sicurezza le vostre uscite su nuovi percorsi avventurosi!

E se volete provare l’ebrezza di correre in posto nuovi con il supporto di una persona esperta che possa darvi tutto il supporto e permettervi di divertirvi in sicurezza, date una occhiata al mio servizio di Personal Coach :

Il programma MR2G Personal Coach offre la possibilità di allenarti con uncoach personale per migliorare la tua tecnica di corsa ed ottimizzare la preparazione specifica per la tua gara.

Il programma base comprende:

  • Ottimizzazione della corsa in salita, su varie pendenze, con e senza bastoni.
  • Come correre in discesa in sicurezza, linee guida sulle tecniche e strategie di approccio.
  • Indicazioni sul miglioramento della tecnica di corsa in piano su fondi diversi, da semplice sterrato a fondi molto tecnici.
  • Supporto al test delle strategie di alimentazione ed idratazione su lunghe distanze
  • Supporto nell’allenamento dei lunghissimi trail (fino 50km o 7h)

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L’importanza dell’allenamento in progressione

L’allenamento progressivo è uno dei miei allenamenti preferiti e lo inserisco sempre nella preparazione degli atleti, sia evoluti che principianti. In particolare per questi ultimi diventa un allenamento fondamentale per riconoscere il ritmo di corsa, pesare il proprio limite ed imparare a gestire al meglio le forze in gara.

Si tratta di un allenamento che può essere inserito in tutte le fasi della preparazione (costruzione, specifico, agonistico) ed è ottimo per migliorare la resistenza e la potenza aerobica, sia per gli allenamenti stradali sia per il trail running.

L’essenza della progressione

L’essenza della progressione è saper identificare il ritmo di corsa e quindi dosare lo sforzo e le energie in relazione all’impegno richiesto.

Non è facile incrementare l’andatura e quando chiedo di farlo a chi ancora non ha acquisito la giusta sensibilità ottengo quasi sempre questi due risultati:

  1. una traccia della velocità molto sproporzionata a causa di incrementi eccessivi, che portano spesso ad interrompere la sessione prima del termine;
  2. una traccia piatta senza incremento scambiando l’affaticamento percepito in un aumento della veocità

Identificare e dosare la progressione dello sforzo è una capacità che va allenata e determina il passaggio da atleta principiante ad atleta avanzato.

Modelli di progressione

Ci sono diversi modelli di allenamento progressivo che prediligo e che utilizzo sia in base alla maturità dell’atleta sia in base agli adattamenti che vado ricercando.

La progressione del principiante

Per chi si trova ancora alle prime esperienze di allenamento strutturato preferisco dare come riferimento una suddivisione in 3 terzi con sole due velocità di riferimento: il Fondo Lento e la Velocità di Soglia Anaerobica.

La progressione deve essere a sensazione percorrendo 1/3 della distanza alla velocità del Fondo Lento ed i restanti 2/3 con una progressione fino alla Velocità di Soglia Anaerobica. 

Nel debrifing si va ad analizzare la progressione, si identificano gli errori e si definisce la prima progressione strutturata per i successivi allenamenti.

La progressione classica

La progressione classica prevede una prima parte al ritmo del Fondo Lento e successivamente un aumento dell’andatura con incrementi da 5-10” al km per un massimo di 5 o 6 chilometri di progressione.

Ad esempio:

  1. FP 15km: 10km @ FL + 5km in progressione con incrementi di velocità di 5”/km ogni km
  2. FP 15km: 12km @ FL + 3km in progressione con incrementi di velocità di 10”/km ogni km

Questo tipo di allenamento è particolarmente indicato per prendere confidenza con gli incrementi di ritmo e per migliorare il reclutamento delle fibre muscolari e relativi sistemi energetici.

Progressione avanzata

Rispetto alla progressione classica la progressione avanzata risulta essere più lunga e molto impegnativa dal punto di vista organico. 

Prevede 4 step di incremento della velocità: Fondo Lento, Fondo Medio, Velocità di Soglia Anaerobica, Velocità Aerobica Massima.

Lo schema che utilizzo è il seguente:

  1. Fondo Lento: 50%
  2. Fondo Medio: 30%
  3. Velocità di Soglia Anaerobica + Velocità Aerobica Massima per il restante 20%

Ad esempio:

  • FP 16km: 8km @ FL + 5km @ FM + 2km @ VSA + 1km @ VAMax

Questa progressione è particolarmente indicata per migliorare la VO2Max nella preparazione di trail corti che necessitano di velocità ed un’ottima capacità di utilizzare l’ossigeno in condizioni di forte stress muscolare.

Progressivo lungo

Il progressivo lungo è molto utile per gli adattamenti nella corsa su lunghe distanze e va sviluppato su distanze fino a 25 km. Si struttura in una prima fase breve di corsa lenta e di una lunga progressione che può essere interpretata in vari modi:

Ad esempio:

  1. FP 20km: 6km @ FL + 2km @  FL -5” + 2km @  FL -10” + 2km @  FL -15” + 2km @  FL -20” + 2km @  FL -25” + 2km @  FL -30” + 2km @  FL -35” 
  2. FP 20km: 5km @ FL + 3km @  FL -5” + 3km @  FL -10” + 3km @  FL -15” + 3km @  FL -20” + 3km @  FL -25”
  3. FP 20km: 4km @ FL + 4km @  FL -5” + 4km @  FL -10” + 4km @  FL -15” + 4km @  FL -20”
  4. FP 20km: 10km @ FL + 4km @  FL -5” + 3km @  FL -10” + 2km @  FL -15” + 1km @  FL -20”

Il progressivo lungo è particolarmente efficace per stressare il metabolismo energetico sulla lunga distanza e per migliorare la resistenza. Risulta molto utile per gli adattamenti necessari per la maratona e per i trail lunghi particolarmente veloci.

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Il mio Ecotrail di Firenze 2019

Sono stato incerto fino all’ultimo se partecipare al Chianti Ultra Trail oppure al Ecotrail di Firenze a causa delle difficoltà nel trovare un alloggio a prezzi ragionevoli nei pressi di Radda in Chianti.

Alla fine, visto che desideravo fare un piacevole week end fuori porta senza accendere un mutuo in banca, ho optato verso la città del Sommo Poeta, che tra l’altro collocava la gara in un periodo migliore rispetto alla mia programmazione per la Tuscany Crossing.

Legge di Murphy pre-gara

I giorni prima della gara sono stati tremendi. Due settimane prima una forte lombalgia mi ha messo ko: quasi incapace di restare in posizione eretta. 

Fortunatamente i full inmersion di ginnastica posturale in ogni momento della giornata mi hanno reso “abile ed arruolato” nel giro di 7 giorni. 

Appena superato il dolore lombare, finisco rovinosamente a terra di schiena dalla rottura dell’amaca su cui stavo paciosamente abbioccato. Un dolore assurdo che mi ha fatto immaginare il peggio… ma fortunatamente il gluteo robusto, il ghiaccio ed il Santo Diclofenac hanno ridotto al minimo i danni e nel giro di un paio di giorni ero di nuovo operativo. Giusto in tempo per farsi venire un forte raffreddore con qualche linea di febbre!!!!

Vabbè, ignoro lo stato febbrile e continuo le fasi finali della preparazione.

Firenze

Arrivo a Firenze venerdì sera, corro a ritirare il pettorale, scambio due chiacchiere con i volontari e torno all’appartamento, proprio davanti a Ponte Vecchio

Spesa per il rituale pre-gara (vasetto da 250ml di crema di cacao, fette biscottate e bottiglioni di acqua) e via in pizzeria per l’ultimo carico (scaramantico) di glicogeno!

Sabato mattina la città si sveglia alla luce di un bellissimo sole ed un vento pungente. Fa veramente freddo ma le previsioni danno temperature in rialzo durante la giornata, fino a 20 gradi. 

Questa condizione così instabile mi ha messo un po’ in difficoltà sull’abbigliamento perché rischiavo di patire il freddo la mattina ed il caldo nel pomeriggio. 

Ho scelto di mettere una canotta tecnica sotto ad una maglia termica leggera a maniche lunghe, oltre ad un guscio leggero che ho tenuto per la partenza ed i primi chilometri.
Verso mezzogiorno ho provato a restare solo in canottiera, ma l’aria troppo fresca – per i miei gusti – mi ha fatto optare per togliere la canotta e mantenere solo la termica leggera a manica lunga: setup perfetto!

Partenza!

Alle 7 in punto scatta il verde del EcoTrail di Firenze!

Mi trovavo per caso in prima fila, a fianco dei campioni, ma le mie partenze sono sempre molto rilassate (di solito i primi 5-6km sono di riscaldamento) quindi, nel giro di poche decine di metri, i “top” sono già figure lontane ed indistinguibili. E lo sono anche i meno “top” che mi sfrecciano da tutte le parti e che so ritroverò morenti sul percorso tra qualche mezzora.

I primi chilometri scorrono a buon ritmo lungo gli argini dell’Arno, dove cerco disperatamente di stare sull’erba perché le mie articolazioni sono ancora freddine e le Akasha non sono proprio le scarpe ideali per correre su fondo simil-stradale.

Inizia il trail

Attorno al 10° chilometro inizia il trail con la prima salita ed i primi sentieri fuori dalla città. Saranno circa 10 km con 600 metri di dislivello, tutti molto corribili senza troppa fatica.

Il fondo si presenta abbastanza regolare a parte qualche tratto un po’ sassoso ed accidentato.

Tutto il contesto è molto piacevole: tanti fiori, tra cui tanti cespuglietti di primule ad ornare il fondo del bosco, aria profumata, sole splendente ma allo stesso tempo non opulento, arietta fresca (che mi farà prima spogliare in canotta e poi rivestire per il fresco) ed un bellissimo paesaggio bucolico.

Incrociamo e percorriamo più volte la “Via degli Degli Dei” (il percorso che va da Piazza Maggiore a Bologna fino a Piazza della Signoria a Firenze e che è sede di gara del Ultra-Trail VIa degli Dei) e ci infiliamo in antichi monasteri dove troviamo allestiti i ristori ricchi di frutta secca e tutto quello che si può desiderare da un ristoro-come-si-deve. Verso l’ora di pranzo riesco pure a farmi un piatto di minestra!

Poco dopo metà percorso, sceso da Monte Senario, inizia un tratto infinito di asfalto che comunque non risulta fastidioso, in quanto si tratta di una strada secondaria, per nulla trafficata, che attraversa i paesini e le colline che portano verso Fiesole.

Senza esagerare con il ritmo mi immergo nella contemplazione dei miei passi e, come ipnotizzato, passo da solo le ore che mi portano verso Fiesole senza accorgermi dei chilometri che mi scorrono sotto i piedi.

Attorno al 60°km conosco Domenico, un atleta del Gruppo Sportivo Celano, con cui tra una chiacchiera e l’altra ho condiviso quasi tutto il resto del percorso. E’ stato davvero un tratto piacevole perché – cosa che accade raramente in gara – ci si aspettava e ci si alternava nel tenere il ritmo, almeno fino a 4 km dal traguardo dove si è messo a trottare a 5’30”/km ed io ho mollato… 

Ho mollato ma ho trovato conforto nella compagnia di Michela, anche lei abbastanza “cotta”, che concorreva per il 5° posto assoluto (anche se pensavamo fosse quarta).

Quindi, anche qui tra una chiacchiera e l’altra, ci siamo alternati nel tirare la volata finale stando ben attenti a non avere qualcuno o qualcuna che sopraggiungesse alle nostre spalle!

Il Lungarno non finiva mai, ed i piumini dei pioppi davano quel non so che di “bufera di neve”. 

Nonostante la fatica, i pioppi, il ponte-in-lontananza-che-non-arrivava-mai (e che quando è arrivato non era quello giusto), ho apprezzato molto il fatto di correre – in gara – in mezzo ai tanti podisti che si allenavano, le persone che passeggiavano, e che probabilmente non si rendevano conto che noi matti, con la risatina ebete da catecolamine a palla, stavamo correndo da più di 80 chilometri.

Giudizio sulla gara

Ad essere sincero non ero molto sicuro della qualità della gara, dal percorso all’organizzazione. Non perché avessi avuto informazioni in tal senso, ma perché pensavo che un trail “cittadino” fosse un po’ una forzatura.

Invece mi sono dovuto ricredere alla grande!

Iniziando dal pacco gara, con cappellino e scaldacollo Buff che da soli ripagavano buona parte del prezzo di iscrizione. Poi maglietta dell’evento e la bella medaglia Finisher (che non è mai da dare per scontata).

Il percorso perfettamente segnalato, almeno per chi non ha sforato nelle ore buie della giornata. Anche se le fettucce non erano molte, i pallini arancio della segnaletica orizzontale erano OVUNQUE e molto frequenti.

Buoni i ristori, anche se radi quelli ufficiali erano ben intermezzati da quelli di sola acqua.

In molti si sono lamentati del troppo asfalto, ma penso che questo tipo di percorso sia nella natura di un EcoTraiil, ossia mostrare la parte più naturale che circonda le grandi città valorizzando il territorio. Le strade erano ben incastonate nel paesaggio, quasi per nulla trafficate, che andavano ad attraversare i piccoli borghi di campagna delle colline attorno a Firenze.

Gli attraversamenti ben presidiati, soprattutto quelli in città, hanno reso sempre sicuro i passaggi sulle sedi stradali.

L’unico neo che ha rovinato l’armonia che si è creata tra città e competizione podistica è stato un idiota che dall’auto ha pensato bene di lanciarci addosso i rifiuti ad 1 chilometro dall’arrivo.

Per finire, le docce. Le docce calde!!! Solo questo varrebbe un 10 e lode!

Il mio giudizio finale, per quanto possa valere, è molto positivo. 

Complimenti a tutta l’organizzazione!

Considerazioni estemporanea sui bastoni

In gara non li ho quasi mai usati, se non in alcune salite molto ripide per mantenere un ritmo elevato. Con il tempo (l’esperienza e la migliore tecnica) li sto usando sempre meno, aumentando di tratti di corsa in salita che, se ben allenata dal punto di vista bio-meccanico, trovo essere molto più efficiente rispetto alla camminata.

La traccia Strava