La Western States 100 2025 rappresenta uno dei rari casi in cui prestazione d’élite, ambiente estremo e monitoraggio scientifico avanzato convergono nello stesso evento. Non è un esperimento di laboratorio, ma un case study in gara, condotto su uno degli atleti più adattati al carico di resistenza prolungata mai osservati.

Perché questo monitoraggio
L’obiettivo non era testare un integratore o validare una strategia nutrizionale specifica.
L’obiettivo era misurare cosa succede davvero a un organismo d’élite quando viene spinto vicino ai suoi limiti sostenibili, in condizioni reali:
- caldo prolungato (>30 °C),
- sforzo continuo >14 ore,
- dislivello elevato,
- impossibilità di mantenere equilibrio energetico.
In letteratura mancavano dati in-race completi su:
- spesa energetica reale,
- capacità di introito,
- termoregolazione,
- stress renale,
- durabilità del pacing.
Il protocollo: cosa è stato monitorato e come
Atleta
- Kilian Jornet
- 37 anni, ~58 kg
- Profilo di adattamento ultra-endurance unico per volume storico e longevità competitiva.
1. Spesa energetica totale
- Metodo: Doubly Labelled Water (DLW).
- Perché: unica tecnica validata per stimare il dispendio energetico reale in condizioni libere, non di laboratorio.
Il Doubly Labelled Water (DLW) è una tecnica che misura la spesa energetica totale reale in condizioni di vita libera.
Il soggetto beve acqua con isotopi stabili (²H e ¹⁸O).
Il ²H (deuterio) viene eliminato solo come acqua, il ¹⁸O (isotopo dell’ossigeno) come acqua e CO₂.
La differenza di eliminazione permette di calcolare la produzione di CO₂.
Da questa si stima con alta accuratezza il consumo calorico totale.
Risultato
- 16.104 kcal spese durante la gara.
- ≈ 1.120 kcal/ora per oltre 14 ore.
Dato chiave: nessun atleta può compensare un simile dispendio durante la gara.
2. Introito energetico
Registrazione completa di cibi e liquidi assunti.
Risultato
- 6.720 kcal totali.
- ≈ 86 g di carboidrati/ora.
Gap energetico inevitabile (16mila kcal consumate contro circa 7mila introdotte)..
3. Idratazione ed elettroliti
- Fluidi: 12,5 L (≈0,87 L/h).
- Sodio: 18,5 g totali.
- Variazione peso: −4,3%.
Scelta coerente con una strategia di idratazione funzionale, non di peso stabile.
Integrazione di 18,5 g di sodio:
- Gara ~14h20’, temperature elevate nei canyon.
- Sudorazione stimata >1 L/h nelle fasi calde.
- Perdite di sodio tipiche: 700–1200 mg Na/L (≈1,8–3 g sale/L).
- Su 12,5 L di fluidi è un range fisiologico compatibile.
4. Termoregolazione
Strumento: pillola telemetrica gastrointestinale.
Dati
- Temperatura media: 37,1 °C
- Picco: 39,4 °C
Zona di rischio controllato, senza collasso termico.
La pillola telemetrica gastrointestinale è un sensore ingeribile che misura la temperatura interna reale del corpo.
- Viene ingerita come una capsula prima della gara.
- Trasmette in tempo reale i dati a un ricevitore esterno.
- Registra la temperatura del tratto gastrointestinale, usata come proxy della core temperature.
- È più affidabile della temperatura cutanea o auricolare in condizioni di esercizio e caldo.
- Serve per monitorare stress termico e rischio di ipertermia durante sforzi prolungati.
5. Stress renale
Analisi urine: NGAL e KIM-1.
Risultato
- Aumento marcato dei marker di stress renale acuto.
- Proteinuria ed ematuria lievi post-gara.
Dato rilevante: lo stress renale è presente anche in atleti altamente adattati, ma reversibile.
NGAL e KIM-1 sono biomarcatori di stress e danno renale acuto.
- NGAL (Neutrophil Gelatinase-Associated Lipocalin)
Proteina che aumenta rapidamente nelle urine e nel sangue quando i tubuli renali sono sotto stress metabolico o ischemico. - KIM-1 (Kidney Injury Molecule-1)
Proteina espressa dalle cellule tubulari renali in risposta a danno cellulare.
Negli ultra-endurance indicano stress renale transitorio, non necessariamente danno permanente.
6. Durability e pacing
GPS e confronto con critical speed.
Risultato
- Velocità media ≈ 84,8% della critical speed.
- Decadimento complessivo ~15%.
Durabilità elevata nonostante deficit energetico e caldo.
La critical speed è la velocità teorica massima sostenibile per un atleta senza accumulo progressivo di fatica metabolica.
- Viene stimata da test o modelli (relazione velocità–tempo su sforzi massimali, gare su percorsi simili alla gara di riferimento).
- Rappresenta il confine tra intensità sostenibile e non sostenibile.
- Sopra la critical speed la fatica cresce rapidamente.
- Sotto la critical speed l’atleta può mantenere lo sforzo a lungo.
- In gara serve come riferimento per valutare durabilità e pacing.
La prestazione
- Tempo finale: 14:19:22
- Classifica: 3° assoluto
- A pochi minuti dal record storico del percorso.
Prestazione di alto livello in condizioni metaboliche chiaramente non “ottimali”.
La nutrizione: qui serve chiarezza.
Cosa NON è
- Non esiste uno studio peer-reviewed che testi l’olio d’oliva come variabile sperimentale in questa gara.
- Non fa parte del protocollo scientifico WSER 2025.
Cosa È
- Una scelta operativa dichiarata da Kilian in interviste, in altri contesti competitivi ed expedition (State Of Elevation).
Jornet ha spiegato più volte che, in sforzi ultra-prolungati:
- coprire 8–9.000 kcal/die solo con carboidrati è impraticabile,
- l’eccesso di gel aumenta stress gastro-intestinale e rifiuto alimentare,
- i grassi liquidi aumentano la densità calorica senza aumentare volume.
In alcuni progetti e gare:
- ha utilizzato olio d’oliva o di cocco nei flaconi,
- combinandoli a cibi reali,
- riservando i carboidrati rapidi alle fasi di maggiore intensità.
Kilian Jornet ha parlato esplicitamente dell’uso di olio d’oliva come parte della sua strategia calorie-density durante l’expedition “States of Elevation” (5 154 km in 31 giorni attraverso gli Stati Uniti), non in una gara specifica ma in un progetto di endurance molto lungo.
In questa impresa combinata di corsa, ciclismo e montagna, Jornet ha detto di incorporare olio d’oliva e olio di cocco nei flaconi con liquidi per aumentare la densità calorica e riuscire a sostenere un fabbisogno di circa 9 000 kcal al giorno. Ha deciso questa strategia perché consumare solo carboidrati (gel e bevande tradizionali) sarebbe risultato difficile da digerire e da mantenere per tanti giorni consecutivi, mentre i grassi ad alta densità aiutavano a integrare calorie on the go.
Questa dichiarazione è stata riportata in un’intervista rilasciata durante il progetto States of Elevation, dove ha spiegato che l’olio nei flaconi non era un “esperimento scientifico”, ma una scelta pragmatica per gestire l’altissimo dispendio energetico in un contesto di autosufficienza e durata prolungata.
Perché questa distinzione è fondamentale
Confondere dato scientifico con scelta individuale di un campione porta a errori applicativi gravi.
L’olio:
- non “sostituisce” i carboidrati,
- non è adatto a intensità elevate,
- richiede adattamento intestinale specifico,
- ha senso solo in contesti di durata estrema e intensità medio-bassa.
Cosa ci insegna davvero questo caso
- Il limite non è la spesa energetica, ma la capacità di assorbimento.
- Il deficit energetico in gara è strutturale, non un errore.
- La durabilità dipende più da gestione del carico interno che da equilibrio calorico.
- Le strategie “non convenzionali” funzionano solo su atleti metabolicamente adattati.
- Separare scienza, pratica e narrazione mediatica è un dovere professionale.
Applicazione pratica per allenatori, preparatori, atleti
- Allenare l’intestino è parte della preparazione.
- Le strategie lipidiche vanno testate in allenamento, non copiate.
- Il modello di Jornet è non trasferibile senza adattamento pluriennale.
- Il dato scientifico va letto come limite fisiologico, non come ricetta.
Fonte
Scarica lo studio completo qui sotto:
Questo è un articolo della Sport Academy
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