Pacing nel Trail: come si costruisce e perché il km 30 si decide al km 5

Hiker walking along a rocky mountain ridge at sunrise, with snow-capped peaks in the distance.

La regola che quasi nessuno rispetta

Il km 30 di un ultra non si decide al km 30. Si decide al km 5, con la testa di chi vorrebbe spingere e non lo fa. Pacing non è andare piano: è distribuire lo sforzo in funzione della distanza che devi ancora coprire, del profilo altimetrico, e di quanto sei disposto a pagare in salita e in discesa. Tre variabili che quasi nessun runner padroneggia in gara, perché in allenamento non le ha mai allenate.

Cosa succede a spingere troppo presto

La regola pratica è semplice: i primi 20-25% di gara non devono mai costare più del passaggio di soglia. Tutto ciò che è oltre MLSS nei primi 30 minuti lo riconsegni con gli interessi dal km 60 in poi, su qualsiasi distanza sopra la maratona. Il drift cardiaco, quel progressivo aumento di FC a parità di passo, è il segnale più pulito di cattiva gestione: se a metà gara sei a 8-10 bpm sopra il valore atteso, il costo finale è scritto. Non è una previsione, è una restituzione fisiologica.

I tre errori classici

  • Partire a ritmo gara cronometrico senza considerare il dislivello dei primi km.
  • Inseguire il gruppo nei primi 15 minuti su salite gestibili, bruciando glicogeno che serve dopo.
  • Non avere un piano di discesa: in trail si guadagna in discesa, ma solo se le gambe sono ancora integre.

Come si allena il pacing

L’allenamento del pacing si fa in tre modi concreti:

  • Lunghi a passo bloccato su terreno vario: impari a mantenere un obiettivo nonostante il profilo cambi.
  • Ripetute lunghe a ritmo gara simulato (es. 3x4000m a HMP): costruisci la tolleranza al ritmo target sotto fatica.
  • Segmenti di gara lunghi dentro workout più ampi: il costo della fatica è già pagato, l’obiettivo è restare attaccati al piano nonostante il corpo chieda altro.

Non si impara a correre l’ultra correndo sempre a sensazione. Si impara costruendo la capacità di restare attaccati a un obiettivo anche quando il corpo chiede altro.

Il trail premia chi parte con umiltà

Su distanze oltre la maratona, il costo della gestione è quasi sempre più alto del costo del talento. Il runner che parte nei primi 30 posti e finisce nei secondi 200 ha semplicemente pagato in anticipo lo sforzo che doveva distribuire. Il trail premia chi parte con umiltà, non chi parte con fretta. Il km 80 è dove si vede chi l’ha fatto.

Take-home

  • Pacing = distribuzione dello sforzo in funzione di distanza residua, profilo e discese.
  • Primi 20-25% di gara: mai oltre MLSS. Il conto arriva sempre.
  • Drift cardiaco +8-10 bpm a metà gara = costo finale garantito.
  • Si allena con lunghi a passo bloccato, ripetute a ritmo gara, e segmenti dentro workout più ampi.