Cos’è la Durability e Perché è Sottovalutata
La durability è la capacità di mantenere la prestazione dopo un certo lavoro speso. Spesso viene associata all’essere più forti nel finale di gara, ma è un concetto più complesso di quanto sembri. La sua forza sta nell’essere influenzata da così tanti parametri — VO₂max, economia del gesto, potenza glicolitica, alimentazione — da renderla difficile da standardizzare ma potentissima come strumento diagnostico.
Prima che si iniziasse a parlarne, un atleta veniva valutato principalmente su FTP, soglia o VO₂max da fresco. Oggi sappiamo che atleti con valori simili da freschi possono avere performance molto diverse in gara. E il contrario: avere una buona durability non garantisce automaticamente di performare meglio di qualcuno con durability inferiore ma valori assoluti più alti.
Durability Interna vs Durability Esterna
La distinzione è fondamentale:
- Durability interna: il calo fisiologico personale dopo un certo lavoro, espresso in percentuale.
- Durability esterna: cosa esprimi dopo quel lavoro rapportato agli altri — la situazione reale di gara.
Esempio: l’atleta A cala dell’8% dopo 4 ore ma esprime 395 watt; l’atleta B cala solo del 5% ma arriva a 380 watt. Vince A, che ha durability esterna superiore nonostante una durability interna peggiore. Le due dimensioni si influenzano ma vanno valutate e allenate in modo diverso.
Determinanti Fisiologici
Tre fattori determinano la durability:
- VO₂max: un motore più grande permette di arrivare meno affaticato al finale. Favorisce la durability esterna, non necessariamente quella interna.
- Economia del gesto: maggiore efficienza significa più energie conservate per il finale.
- Potenza glicolitica: una componente anaerobica bassa riduce la produzione di lattato a tutte le intensità, spostando l’equilibrio verso l’alto.
Con l’affaticamento il primo parametro a cedere è la funzione mitocondriale: cala il VO₂max e di conseguenza la seconda soglia lattatica. La componente glicolitica resta invece stabile. È questa combinazione — perdita di efficienza mitocondriale più calo neuromuscolare — che abbassa la durability interna.
Come Valutarla
I test in allenamento sono difficili da standardizzare: motivazione, ambiente (indoor vs outdoor) e alimentazione cambiano tutto. L’approccio più pratico è analizzare i file di gara, dove l’atleta è costretto ad andare a fondo. Se si vuole strutturare un test, tre elementi sono obbligatori: sforzo affaticante specifico alla gara, test prestativo specifico alla disciplina, e alimentazione standardizzata nei giorni precedenti. In laboratorio l’ideale è ripetere lo stesso test da fresco e dopo 2-3 ore di lavoro specifico: il confronto produce un profilo di durability contestualizzato.
Costruire la Durability
Non esiste un singolo workout magico. La ricetta è: volume a bassa intensità come base, lavoro di soglia per alzare il punto di equilibrio metabolico, stimoli ad alta intensità ben dosati e inseriti nei momenti giusti della periodizzazione. E prima di intervenire sulla fisiologia, verificate sempre la gestione tattica: a volte il calo nel finale non è un deficit fisiologico, ma una condotta di gara da correggere.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.
