Gut Training: allenare l’intestino per l’ultra endurance

Trail runner wearing a hydration vest runs along a rocky mountain trail at sunset with alpine peaks in the background.

Perché lo stomaco ti ferma prima delle gambe

Nelle gare ultra endurance la causa di abbandono o rallentamento più frequente non sono le gambe: è il tratto gastrointestinale. Nausea, crampi addominali, gonfiore, diarrea colpiscono circa il 50% degli atleti in eventi di lunga durata. La radice del problema è quasi sempre la stessa: l’intestino non è stato allenato a gestire il carico di carboidrati e fluidi che la gara richiede.

Il gut training — letteralmente “allenamento dell’intestino” — è un processo di adattamento fisiologico documentato che trasforma la tolleranza gastrointestinale in una variabile allenabile, esattamente come la soglia aerobica o la resistenza muscolare.

Il meccanismo fisiologico

Durante l’esercizio prolungato, il flusso sanguigno splancnico si riduce fino al 60-70% per dirottare sangue ai muscoli attivi. Questa ischemia relativa compromette la funzione della barriera intestinale. Se a questo si aggiunge un carico di carboidrati che l’intestino non è in grado di assorbire, la quota non assorbita transita nel colon dove subisce fermentazione batterica, producendo gas (idrogeno) e richiamando acqua per osmosi. Il risultato è la classica sintomatologia gastrointestinale da esercizio (Ex-GIS).

L’adattamento chiave del gut training è l’up-regulation dei trasportatori intestinali degli esosi: SGLT1 per il glucosio e GLUT5 per il fruttosio, localizzati sulla membrana apicale degli enterociti. L’esposizione ripetuta a carichi elevati di carboidrati ne aumenta la densità e l’attività, accelerando l’assorbimento e riducendo la quota di substrato che raggiunge il colon.

L’evidenza scientifica

Lo studio cardine è di Costa e colleghi (2017, Applied Physiology Nutrition and Metabolism), un RCT su 25 corridori endurance. Il protocollo prevedeva 2 ore di corsa al 60% VO2max con 90 g/h di carboidrati (miscela glucosio-fruttosio 2:1, 30 g ogni 20 minuti), seguita da un test di performance di 1 ora. Dopo due settimane di gut training, i risultati sono stati netti:

  • Sintomi gastrointestinali ridotti del 60% (gel) e 63% (cibo solido)
  • Malassorbimento di carboidrati ridotto del 45-54%, misurato oggettivamente con test dell’idrogeno espirato
  • Glicemia media significativamente più alta nel gruppo gel: 7.2 vs 6.1 mmol/L
  • Performance migliorata del +5.2% (gel) e +4.3% (solido); placebo peggiorato del -2.1%

La revisione sistematica di Martinez e colleghi (2023, Sports Medicine), che ha analizzato 8 studi con protocolli da 4 a 28 giorni, ha confermato la solidità di questi dati: riduzione media del discomfort gastrointestinale del 47% e del malassorbimento del 45-54%. Un dettaglio importante: lo svuotamento gastrico e i marker di danno intestinale (I-FABP) non cambiano. Il beneficio non è strutturale ma funzionale: assorbi meglio, non hai una barriera più resistente.

Protocollo pratico di gut training

Durata minima: 2 settimane prima della gara obiettivo.

Frequenza: 2-3 sessioni a settimana durante allenamenti chiave (lunghi, specifici, simulazioni gara).

Intensità: moderata, 55-65% VO2max — intensità di gara o leggermente inferiore. Il gut training funziona meglio a intensità in cui l’ischemia splancnica è già presente ma non estrema.

Cosa assumere: esattamente lo stesso formato, miscela e quantità del piano gara. Se in gara userai gel glucosio-fruttosio 2:1 al 10% di concentrazione, allena l’intestino con quelli. Costa (2017) ha dimostrato che i gel riducono il malassorbimento più del cibo solido, quindi se la tolleranza ai solidi è scarsa in gara, orientarsi sui gel.

Range di partenza: 30-60 g/h di carboidrati, 400-600 ml/h di fluidi. Se il target gara è più alto (es. 90-120 g/h), progredire gradualmente solo se tollerato. Non esiste un numero magico: esiste il numero che il TUO intestino tollera dopo essere stato allenato.

Timing: frazionare l’assunzione ogni 15-20 minuti, non in boli unici. La capacità di assorbimento ha un limite di flusso che il frazionamento rispetta.

Errori comuni

  • Arrivare alla gara con una strategia nutrizionale mai testata in allenamento
  • Usare prodotti nuovi il giorno della gara
  • Aumentare il carico di carboidrati troppo rapidamente senza progressione
  • Trascurare il gut training nei lunghi specifici, che sono le sedute a più alta specificità
  • Sottovalutare l’effetto delle discese sulla nausea: l’impatto meccanico in discesa peggiora la tolleranza gastrica, va testato in condizioni reali

Limiti e integrazione con altre strategie

Il gut training non è una bacchetta magica. Non previene il danno cellulare intestinale indotto dall’esercizio (I-FABP invariato) e non sostituisce una corretta gestione dell’idratazione e del pacing termico, che restano fattori primari di ischemia splancnica. Va integrato con:

  • Periodizzazione nutrizionale: alternare fasi di train low (adattamento metabolico) e train high (qualità e tolleranza)
  • Test in condizioni ambientali realistiche (caldo, quota)
  • Monitoraggio della risposta individuale: la variabilità tra atleti è alta, la strategia va personalizzata

Il messaggio chiave è semplice: nessun target teorico di carboidrati va promosso a strategia gara senza verifica reale in allenamento. L’intestino si allena. Bastano due settimane.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.