Perché i test di valutazione sono il punto di partenza (non il traguardo)
Se alleni atleti di endurance, o se sei tu stesso un atleta che si allena con metodo, la domanda non è “devo fare i test?”. La domanda è “quali test, quando, e cosa me ne faccio dei risultati?”.
Il test non è un esame da superare. È una fotografia istantanea del tuo stato fisiologico, che serve a prendere decisioni. Senza test, alleni alla cieca. Con i test ma senza ripeterli, alleni su dati vecchi. In entrambi i casi stai lasciando progresso sul tavolo.
Quali test servono davvero
Il panorama è ampio: VO2max in laboratorio, test del lattato incrementale, CPET, test di forza, analisi biomeccanica. Ma per l’atleta di trail e ultra-endurance, il test cardine è uno solo: il test di soglia sul campo.
Si esegue con una corsa massimale di 20 minuti a ritmo costante, oppure con un test sui 1200 metri a tutta. La frequenza cardiaca media degli ultimi 20 minuti (o dell’intera prova nel caso dei 1200m) determina la tua Lactate Threshold Heart Rate, la LTHR. Da quel valore si calcolano tutte le zone di allenamento: recupero, fondo lento, fondo medio, soglia e VO2max.
In bici, il test equivalente è il Functional Threshold Power test: 20 minuti alla massima potenza sostenibile, con la FTP che corrisponde al 95% del valore medio ottenuto.
La ripetibilità è tutto
Un test fatto una volta sola serve a poco. Quello che conta è il trend. La LTHR si sposta con l’allenamento: un blocco di lavoro aerobico la abbassa (stessa intensità percepita a FC più bassa), un blocco di soglia la alza. Ripetere il test ogni 8-12 settimane, nelle stesse condizioni (stesso terreno, stessa ora, stesso riscaldamento, stato di freschezza comparabile) ti dà la serie storica.
E qui entra in gioco il concetto più importante: carico interno e carico esterno vanno letti insieme. La FC da sola può ingannare: una notte insonne, il caldo, la caffeina la spostano anche di 10 battiti. Ma se incroci la FC con il passo o con la potenza, hai il quadro reale. Se a parità di passo la FC scende, stai migliorando. Se a parità di FC il passo sale, sei più economico.
Errori da evitare
- Fare il test scarico. Il test non è un allenamento, non si improvvisa. Va programmato in una settimana di scarico o all’inizio di un mesociclo.
- Usare solo la FC. Abbina sempre un dato di carico esterno: passo per la corsa, potenza per la bici, ritmo per il nuoto.
- Non rifarlo mai più. Zone ferme a sei mesi fa sono zone sbagliate. Un atleta che migliora allena su soglie vecchie e si allena fuori target.
- Trasformarlo in gara. Il test è un protocollo, non una competizione con te stesso. Se vai in pacing irregolare, il dato non è valido.
Oltre la soglia: gli altri test
In ottica integrata, il test di soglia non basta. L’economia di corsa, misurata come consumo di ossigeno a velocità submassimale, ti dice quanto sei efficiente. I test di forza funzionale (squat pattern, pliometria, core stability) individuano squilibri e carenze che il cronometro non vede ma che il fisico paga in infortuni. L’analisi video della tecnica ti mostra difetti che da solo non percepisci.
Ma il punto di partenza resta uno: il test di soglia, ripetuto con disciplina, letto insieme al dato esterno. Tutto il resto è approfondimento. Questo è il fondamento.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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