Caffeina e performance nell’endurance: dosaggio, timing e genetica

Man hiking on a rocky mountain trail at sunset, sipping coffee and holding trekking poles with a backpack on a scenic valley view

Caffeina e performance nell’endurance: cosa dice la scienza

Tra tutti gli aiuti ergogenici utilizzati nello sport di endurance, la caffeina è probabilmente quello con il corpo di evidenze più solido e coerente. Il suo effetto non è placebo: è dose-dipendente, geneticamente modulato e timing-specifico. Capire come funziona — e come usarla nel contesto reale di un trail o di un ultra — fa la differenza tra un vantaggio misurabile e un potenziale boomerang.

Il dosaggio ottimale: 3-6 mg/kg

La posizione ufficiale dell’International Society of Sports Nutrition (Guest et al., 2021) indica 3-6 mg per kg di peso corporeo come finestra terapeutica ottimale. Per un atleta di 70 kg parliamo di 210-420 mg, equivalenti a circa 2-4 caffè espresso. Attenzione però: il contenuto di caffeina di un espresso varia da 60 a 120 mg a seconda di miscela, tostatura ed estrazione. Le capsule o le compresse garantiscono una cinetica più prevedibile e un picco plasmatico più controllato.

Dosi inferiori (1-2 mg/kg) possono comunque produrre un effetto ergogenico misurabile, specie in atleti con bassa tolleranza o che hanno sospeso l’assunzione nei giorni precedenti. Il principio è chiaro: non serve esagerare per ottenere un beneficio, e superare i 6 mg/kg non aggiunge vantaggi mentre moltiplica gli effetti collaterali.

Timing: 30-60 minuti prima, poi frazionata

Il picco di concentrazione plasmatica della caffeina si raggiunge tra 30 e 60 minuti dopo l’assunzione orale. Per la prestazione in gara, il protocollo più diffuso prevede un preload del 60% della dose totale circa 60 minuti prima della partenza, con la quota restante frazionata durante la competizione tramite gel o bevande contenenti caffeina.

Questo approccio è particolarmente utile nelle gare lunghe (ultra-trail, marathon trail, gran fondo), dove l’effetto iniziale tende ad attenuarsi dopo 3-4 ore. Frazionare la dose residua consente di mantenere una concentrazione ematica più stabile ed evitare sia il picco eccessivo iniziale sia il calo precoce.

Genetica e risposta individuale

Non tutti metabolizzano la caffeina allo stesso modo. Una revisione sistematica recente (Weronika et al., 2025) ha analizzato la letteratura degli ultimi 5 anni e ha confermato che il polimorfismo del gene CYP1A2 distingue i metabolizzatori veloci (genotipo AA) dai lenti (genotipo C). Nei metabolizzatori lenti, l’emivita della caffeina si allunga significativamente: può restare in circolo fino a 9 ore, con un impatto diretto sulla qualità del sonno post-gara.

La stessa revisione raccomanda di evitare l’assunzione di caffeina nelle 6-9 ore che precedono il sonno programmato, specialmente per gli atleti che manifestano difficoltà di recupero notturno o che hanno già un sonno frammentato dopo le gare.

Caffeina nel trail: adattarsi al profilo altimetrico

Nel trail running e nell’ultra endurance la questione si complica. La caffeina assunta in salita può aumentare la frequenza cardiaca e amplificare il discomfort gastrico, perché la riduzione del flusso splancnico sotto sforzo verticale rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento intestinale. Il momento migliore per integrarla è nei tratti corribili, in discesa o sui falsopiani, dove la tolleranza gastrointestinale è maggiore e l’assorbimento più efficiente.

Un errore comune è assumere un gel con caffeina appena prima di una salita impegnativa: il bolo concentrato in un momento di ridotta perfusione splancnica rischia di restare nello stomaco, causando nausea e senza produrre l’effetto ergogenico atteso.

Protocollo pratico

  • Calcola la dose personale: peso corporeo (kg) × 3-6 mg. Se sei un metabolizzatore lento, parti dal range basso e testa la tolleranza.
  • Preload: 60% della dose totale 60 minuti prima della partenza.
  • Fraziona il resto: distribuisci la quota residua in 2-3 assunzioni durante la gara, preferibilmente in discesa o falsopiano.
  • Testa in allenamento: ogni protocollo va validato in almeno 3-4 sedute di lungo specifico, monitorando risposta cardiaca, sintomi gastrointestinali e qualità del sonno post-allenamento.
  • Evita la caffeina dopo le 14:00 se la gara è il giorno dopo, o nelle 6-9 ore precedenti il sonno programmato.

Conclusioni

La caffeina è un alleato potente, ma la sua efficacia dipende dal metodo, non dalla dose assoluta. Dosaggio personalizzato, timing preciso, adattamento al profilo di gara e test preventivi sono i quattro pilastri di una strategia efficace. Nessun protocollo va improvvisato in gara: la caffeina funziona quando sai esattamente come il tuo corpo la elabora, non quando speri che ti dia la scossa.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.