Fartlek strutturato: il gioco di velocità diventa metodo

Female trail runner wearing a hydration vest, running on a rocky mountain path with pine trees and snow-capped peaks in the distance at sunset.

Fartlek: dal gioco di velocità al metodo strutturato

Il termine fartlek viene dallo svedese e significa letteralmente “gioco di velocità”. Nato negli anni ’30 con il coach Gösta Holmér, il fartlek originale prevedeva variazioni libere di ritmo su percorsi collinari sterrati, senza cronometro né struttura predefinita. Un concetto affascinante nella sua semplicità, ma che nella pratica presenta un problema ricorrente: senza riferimenti, l’atleta tende a correre le fasi rapide a intensità eccessiva e quelle di recupero troppo lentamente, producendo uno stimolo disordinato e poco allenante.

Perché strutturarlo

La versione strutturata del fartlek mantiene lo spirito del gioco ma applica una cornice metodologica precisa. Le variazioni hanno durata minima definita, l’intensità è ancorata a riferimenti fisiologici (zone di allenamento), e la progressione è pianificata. Questo permette di ottenere adattamenti misurabili senza rinunciare alla variabilità che rende il metodo unico.

Il vantaggio principale rispetto agli intervalli tradizionali è che il fartlek allena la capacità di cambiare ritmo — competenza cruciale in gara, dove la velocità non è mai costante. In un trail, si alternano salita, discesa e falsopiano, ognuno con esigenze metaboliche diverse. Il fartlek strutturato simula proprio questa alternanza in un contesto controllato.

Tre formati operativi

  • Fartlek a piramide: variazioni di 1, 2, 3, 2 e 1 minuto a intensità crescente (Z3 → Z4 → Z5 → Z4 → Z3), con recupero attivo di 2 minuti tra ogni blocco. La progressione a piramide evita di bruciare tutto all’inizio e costringe a gestire la fatica nella fase discendente.
  • Fartlek a tempo: variazioni di 3-4 minuti a ritmo soglia intervallate da 2 minuti di recupero attivo. Ideale su percorso collinare, dove il terreno diventa il regolatore naturale dell’intensità.
  • Fartlek a progressione: si parte da variazioni brevi (30 secondi) e si allungano progressivamente fino a 3-4 minuti, con l’intensità che dalla Z3 sale gradualmente alla soglia. La seduta diventa progressivamente più impegnativa, richiedendo concentrazione crescente.

Come inserirlo nella programmazione

Il fartlek strutturato trova spazio una volta ogni 10-14 giorni, in sostituzione di una seduta di qualità. Non è un workout da pista: meglio su sterrato o sentiero, dove le variazioni del terreno aggiungono complessità e specificità.

La durata totale della seduta deve essere tra i 50 e i 75 minuti, compreso il riscaldamento in Z2. Le variazioni non devono mai superare il 40% del tempo totale: se corri 60 minuti, le fasi veloci sono al massimo 24 minuti cumulativi.

Errori da evitare

Il più comune è trasformarlo in una seduta di intervalli mascherata: se tutte le variazioni hanno la stessa durata e intensità, stai facendo ripetute, non fartlek. Altro errore: recupero passivo. Nel fartlek il recupero è sempre attivo, in Z1 o Z2 bassa, perché l’alternanza metabolica è parte dello stimolo. Infine, non usare il fartlek come seduta jolly quando non sai cosa fare: ha un momento preciso nella periodizzazione, tipicamente nella fase di costruzione generale o all’inizio della fase specifica.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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