Picco pre-gara: l’allenamento che si fa con lo stomaco

Female hiker with backpack using trekking poles on a rocky mountain trail with jagged alpine peaks in the distance

Perché il picco di forma si gioca nello stomaco

Il mese che precede una gara alpina come l’UTMB — con distanze dai 170 km in su, dislivelli oltre i 9.000 metri e altitudini medie tra 1.500 e 2.400 m — è il momento in cui la metodologia di allenamento e la strategia nutrizionale devono fondersi. Non ha senso arrivare con gambe pronte e uno stomaco che non ha mai processato 90 grammi di carboidrati all’ora per 20 ore consecutive.

Il dato che spiega i ritiri: la finestra 7-10 ore

L’analisi condotta nella preparazione del Tor des Géants (protocollo 2025) ha messo in luce un pattern clamoroso: in ogni sforzo prolungato, indipendentemente dal prodotto usato, la nausea e il vomito comparivano tra l’ora 7 e l’ora 10. Non era un problema di testa. A intensità anche moderate, l’altitudine e la pendenza deviano il flusso sanguigno dal tratto gastrointestinale ai muscoli, rendendo lo stomaco temporaneamente incapace di processare cibo. Se a questo si aggiunge un affaticamento palatale — sempre lo stesso sapore, la stessa consistenza — il rigetto diventa inevitabile.

Il protocollo che ha risolto il problema: rotazione ogni ora

La svolta è arrivata con un test di 16 ore in condizioni reali: la rotazione programmata delle fonti energetiche. Il piano ha alternato ogni ora:

  • Ora 1: nutrizione liquida (formulazione completa)
  • Ora 2: gel energetici (50 g carboidrati, consistenza densa)
  • Ora 3: fonte salata (Morton, o snack salato)
  • Ora 4: cibo solido + patatine sale e aceto
  • Ora 5: bevanda con carboidrati e proteine (Tailwind, poi sostituita con gel Precision 90g)
  • Ora 6+: ripetere il ciclo

Risultato: zero problemi gastrointestinali per 16 ore. Cambiare sapore, consistenza e composizione ogni 60 minuti evita che il palato si stanchi e permette all’intestino tenue di lavorare su substrati diversi, riducendo il rischio di accumulo gastrico.

Sodio: calibratura sul sudore, non sulla sete

Un test del sudore individuale ha misurato una concentrazione di sodio di 819 mg/L. La strategia adottata è stata: bere a sete, ma con liquido isotonico portato a 800 mg di sodio per litro. Per i momenti di caldo estremo o crampi, capsule di sale da 250 mg da assumere separatamente, senza aggiungere carboidrati. Questo evita il sovraccarico di zuccheri quando serve solo sodio.

Gut training nel blocco di picco: i numeri da applicare

Nelle ultime 4-6 settimane, i lunghi specifici in quota (4-5 ore, 2.000-2.500 m D+) non servono solo alla forza resistente e al hiking efficiente. Sono sessioni di gut training. In queste uscite va testato l’intero protocollo:

  • Target carboidrati: da 60 g/h fino a 90 g/h, da raggiungere progressivamente.
  • Rotazione: stessa sequenza prevista in gara, per automatizzare la scelta.
  • Idratazione: calcolare il proprio litri/ora e mantenere la concentrazione di sodio testata.
  • Pendenze: testare la tolleranza su salite al 20% e oltre, dove la FC sale e lo stomaco si chiude più facilmente.

Solo quando riesci a eseguire due giorni consecutivi con questo schema senza sintomi, hai la prova che il piano nutrizionale è davvero pronto per la gara.

Il significato per la metodologia di allenamento

Integrare il fueling nell’allenamento di picco significa smettere di considerarlo una parte accessoria. I back-to-back weekend diventano test di sistema: la durability gastrointestinale è una capacità che si allena esattamente come la soglia aerobica. E i numeri lo dimostrano: senza un adattamento specifico, il 90% degli atleti che si ritirano in gare alpine di ultra-distanza lo fa per problemi di stomaco, non di gambe.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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