La trappola della linea retta
Molti atleti pensano che la performance salga in modo lineare con l’allenamento. Più carico, più risultato. Il corpo umano non funziona così. La prestazione è il risultato di un equilibrio dinamico tra fitness e fatica, e capire i modelli che la governano è il primo passo per allenarsi con intelligenza.
Supercompensazione e modello fitness-fatica
La teoria della supercompensazione (Selye) descrive come l’organismo reagisce a uno stimolo: fase di allarme, resistenza, supercompensazione e – se lo stress è eccessivo – esaurimento. È un modello utile, ma statico. Non spiega cosa succede quando gli stimoli si accumulano nel tempo.
Il modello fitness-fatica (Banister) è più realistico. Ogni allenamento produce due effetti cumulativi: la fitness, che migliora la capacità prestativa nel lungo periodo, e la fatigue, che la deprime nel breve. La prestazione reale in ogni momento è la differenza tra questi due. Il tuo obiettivo come atleta è massimizzare la fitness e minimizzare la fatica proprio nel giorno della gara.
Carico esterno, carico interno e i limiti del TSS
Per gestire questo equilibrio devi misurare il carico. Distinguiamo due famiglie:
- Carico esterno: ciò che produci oggettivamente – watt, km, kJ, velocità.
- Carico interno: come il tuo corpo risponde – frequenza cardiaca, RPE, lattato.
Il Training Stress Score (TSS) è il modello di carico esterno più diffuso. Mette in relazione potenza normalizzata, FTP e durata. Si calcola con la formula (durata × NP × IF) / (FTP × 3600) × 100, dove IF = NP/FTP. Permette di confrontare allenamenti diversi, ma ha limiti importanti: favorisce il volume sull’intensità, non distingue la qualità del lavoro e, soprattutto, lo stesso TSS può nascondere stress fisiologici molto diversi. Un’ora di soglia sotto il sole e una al fresco danno lo stesso TSS, ma il carico interno è completamente diverso.
La Session RPE e l’integrazione
Ecco perché la Session RPE (RPE × minuti) è uno strumento così potente. Cattura la percezione reale dello sforzo, al di là dei numeri oggettivi. Quando incroci carico esterno e Session RPE, puoi vedere se a parità di output stai facendo più fatica del solito – un segnale precoce di affaticamento che nessun TSS da solo può darti.
Nessun modello è perfetto da solo. L’integrazione è la chiave: usa il carico esterno per monitorare la progressione oggettiva, e il carico interno per contestualizzare lo stress reale.
Durability: la prestazione che conta in gara
Un altro concetto che ha rivoluzionato la lettura della performance è la durability, cioè la capacità di mantenere l’output dopo ore di lavoro. Due atleti con FTP identico da freschi possono avere comportamenti completamente diversi dopo 4 ore.
Distinguiamo:
- Durability interna: quanto cali in percentuale rispetto al tuo valore da fresco.
- Durability esterna: il valore assoluto che esprimi nel finale, che è quello che conta in gara.
Puoi avere una durability interna peggiore (cali di più in percentuale) ma vincere comunque perché il tuo valore assoluto resta superiore a quello degli avversari. La durability si allena con lavori specifici in stato di fatica, non solo con il fondo lento. Lavori come ripetute in soglia dopo un blocco di endurance, o uscite con finale a ritmo gara, insegnano al corpo a preservare l’efficienza anche quando le riserve calano.
La regola pratica
Quando aumenti il carico, muovi una leva alla volta: volume o intensità, mai entrambe insieme. Monitora la risposta con la Session RPE. E ricorda che nessun numero da solo racconta tutta la storia. La prestazione è un sistema complesso: impara a leggerlo nella sua interezza.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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