Recupero post allenamento: la strategia nutrizionale efficace

Strategia alimentare recupero

Quando termini un allenamento impegnativo o una gara, il recupero non è un concetto astratto né qualcosa che “succede da solo”. È una fase attiva, guidata da scelte precise. Quello che fai nelle ore immediatamente successive allo sforzo condiziona in modo diretto come ti sentirai nei giorni seguenti e quanto riuscirai ad allenarti bene.

Dopo uno sforzo prolungato il corpo è temporaneamente più efficiente nel ricostruire ciò che ha consumato. Ignorare questa finestra significa rallentare il recupero senza alcun vantaggio.

Durante un lungo, una gara o un allenamento di qualità, il consumo principale riguarda il glicogeno, cioè le scorte di carboidrati presenti nei muscoli e nel fegato. Più la durata e l’intensità sono elevate, più queste riserve si svuotano. Se non vengono ripristinate in tempi ragionevoli, l’organismo resta in deficit energetico, aumenta lo stress sistemico e l’allenamento successivo perde qualità.

Nelle prime due ore dopo la fine della corsa, i muscoli sono particolarmente sensibili all’assorbimento dei carboidrati. Questo non è un concetto teorico: è una risposta fisiologica ben documentata. In questa fase il corpo riesce a ricostituire il glicogeno più rapidamente rispetto a qualsiasi altro momento della giornata.

Qui entra il primo punto chiave della tua strategia di recupero: non rimandare l’assunzione di nutrienti.

Il secondo punto è altrettanto importante. L’assunzione di carboidrati funziona, ma l’associazione carboidrati + proteine funziona meglio. Le proteine stimolano una risposta insulinica più efficace e forniscono amminoacidi utili alla riparazione delle micro-lesioni muscolari indotte dall’allenamento. Non si tratta di “costruire muscolo”, ma di permettere al tessuto già esistente di recuperare in modo efficiente.

La routine che seguo e propongo ai miei atleti è molto semplice da mettere in pratica: dopo un allenamento che ha inciso sulle riserve energetiche, l’obiettivo è assumere circa 2 grammi di carboidrati per kg di peso corporeo nelle prime due ore, accompagnati da proteine in un rapporto approssimativo di 4:1.

Un esempio chiarisce meglio.

Un atleta di 70 kg avrà come riferimento:

  • circa 140 g di carboidrati
  • circa 35 g di proteine

Non vanno assunti tutti insieme. La distribuzione è parte della strategia.

Nei primi 30 minuti, l’ideale è coprire circa metà del fabbisogno, preferibilmente in forma liquida. Uno shake o uno smoothie permettono un’assimilazione rapida e non interferiscono con l’appetito del pasto successivo. In questa fase non serve “mangiare bene”, serve ripartire il prima possibile.

Nella ora e mezza successiva, completi il resto con un pasto solido. Carboidrati semplici o complessi, abbinati a una fonte proteica digeribile. Riso, pasta, patate, pane, frutta, uova, tofu, seitan, etc. Non esiste un pasto perfetto: esiste un pasto sufficiente, tempestivo e sostenibile.

Il senso di questa routine non è nutrizionale in senso astratto, ma pratico.

Questo approccio diventa ancora più rilevante negli sport di endurance e ultra endurance. Più lunga è la durata dello sforzo, maggiore è il costo metabolico e più alto è il prezzo di un recupero approssimativo.

La sequenza ideale è sempre la stessa:

  • termina l’allenamento
  • entro 30 minuti assumi carboidrati e proteine
  • entro 2 ore completi con un pasto solido
  • continui a idratarti nelle ore successive

Non è una regola da applicare a ogni corsa facile. È uno strumento da usare quando l’allenamento è impegnativo e con un costo metabolico elevato.

Strategia alimentare recupero

Allenarsi meglio non significa solo accumulare chilometri o intensità. Significa anche chiudere correttamente ogni seduta. Una corretta gestione dell’alimentazione del recupero non aggiunge stress, lo riduce. E nel lungo periodo, è questo che permette continuità, adattamento e prestazione.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Collagene: tra marketing, studi sponsorizzati e realtà fisiologica

Premessa

Il collagene è sempre di origine animale, quindi non fa parte delle mie scelte personali. Proprio per questo ho deciso di analizzarlo senza bias ideologici, guardando solo alla letteratura scientifica e separando marketing, prevenzione e terapia clinica.

È utile?

In letteratura ci sono centinaia di studi, tutti sponsorizzati dalla cosmetica e produttori di integratori, che evidenziano quanto sia miracoloso nella rigenerazione cellulare. 

Ci sono qualche decina di studi completamente indipendenti (da morti di fame) che hanno evidenziato una correlazione tra il collagene (meglio: alcuni mattoncini che lo compongono) e la protezione al danno tissutale grazie all’uso combinato con vit. C ed adeguata alimentazione. 

Quindi è utile? Dipende

Il collagene non serve a rigenerare i tessuti, non ricostruisce cartilagini, non rigenera i tendini, non fa guarire le articolazioni lesionate, non toglie le rughe. 

Prevenzione

Può essere utile a livello di prevenzione negli alti volumi di allenamento, associato a vit. C, allenamento, ed un adeguato apporto di proteine. Aiuta il processo continuo di demolizione e ricostruzione del collagene endogeno (senza creare nuovo tessuto da quello integrato con l’alimentazione). Sottolineo l’importanza di un adeguato apporto di proteine: la ricostruzione endogena non può avvenire se mancano i mattoni.

Riparazione

Per la RIPARAZIONE dei tessuti non basta la semplice alimentazione, è necessario intervento clinico mirato ed un percorso riabilitativo specifico. 

Terapie biologiche e riparative (infiltrazioni di PRP) , tecniche chirurgiche specifiche (sutura e ricostruzione di tendini lesionati) , esercizi di recupero funzionale, permettono un intervento diretto e mirato nella terapia clinica del dolore e recupero funzionale. 

Protocollo pratico collagene per runner

Obiettivo: supportare tendini, cartilagine e tessuto connettivo sotto carico ripetuto.

Quando ha senso usarlo

  • Volume elevato / carichi ripetuti
  • Fastidi articolari lievi o rigidità tendinea
  • Fasi di ritorno al carico (non lesione acuta)

Protocollo base

  • Dosaggio consigliato: 10–15 g collagene idrolizzato
  • Cofattore: Vitamina C 50–100 mg
  • Timing:: 30–60 min prima di una seduta con carico meccanico sui tendini(corsa, balzi, salite, pliometria)
  • Frequenza: 3–4 volte/settimana (Non serve nei giorni di riposo completo)
  • Durata: 8–12 settimane (se nulla cambia, sospendi)

Perché prima dell’allenamento

  • L’esercizio fornisce il segnale meccanico al corpo per attivare i processi di adattamento
  • I peptidi del collagene + vitamina C facilitano la risposta adattativa
  • Assumerlo lontano dal carico riduce l’effetto (mancano i segnali di attivazione)

Conclusioni

  1. Il collagene non è una cura e non rigenera i tessuti. È una proteina strutturale che l’organismo usa e rinnova continuamente attraverso il turnover.
  2. Negli alti volumi di allenamento, il collagene può avere senso solo in prevenzione, come supporto nutrizionale se inserito in un contesto corretto: carico ben programmato, vitamina C, adeguato apporto proteico e recupero.
  3. Il collagene non ricostruisce cartilagine di tipo II, non ripara tendini lesionati, non guarisce articolazioni danneggiate.
  4. La riparazione richiede sempre intervento clinico e riabilitativo mirato: carico terapeutico, terapie biologiche, chirurgia quando indicata.
  5. La cartilagine articolare si preserva, non si rigenera.
  6. I tendini si adattano, ma solo se il carico è gestito correttamente.
  7. La nutrizione può creare un ambiente favorevole, ma non decide l’esito clinico.

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Training for Western States 2025: race report di Kilian Jornet

Nel race report “Training for Western States 2025” Kilian Jornet descrive la nutrizione in gara non come un protocollo rigido, ma come un sistema adattivo, modulato su intensità, ambiente e durata.
La Western States non è una 100 miglia uniforme: cambia temperatura, cambia il terreno, cambia il costo metabolico. La nutrizione cambia di conseguenza.

Blocco 1: Start – High Country (prime ore, temperature più basse)

Obiettivo: coprire calorie con bassa frequenza di assunzione e ridurre stress gastrointestinale.

Le prime ore si svolgono in quota, con temperature più basse e intensità ancora controllabile. Qui Kilian adotta un approccio misto grassi–carboidrati (~50/50), puntando a coprire molte calorie con poche assunzioni distanziate.

Utilizza cibo reale (avocado, frutta secca, datteri, banana, overnight oats) e grassi concentrati come il olio di cocco. L’obiettivo non è spingere, ma risparmiare glicogeno, ridurre il volume ingerito e mantenere lo stomaco “calmo”. In questa fase introduce circa 2000 kcal, con intake ogni 2–4 ore.

Blocco 2: Canyon (caldo, salita/discesa continua)

Obiettivo: sostenere intensità crescente e gestione termica.

Entrando nei canyon cambia tutto: il caldo aumenta, il dislivello si fa continuo, l’intensità cresce anche a parità di ritmo.
La strategia nutrizionale si sposta progressivamente verso i carboidrati, con un aumento marcato dell’idratazione (fino a ~1 L/h).

I grassi diventano marginali. Kilian introduce solidi semplici e gel, mantenendo un intake di 60–80 g di CHO/h. La priorità diventa lo svuotamento gastrico, la disponibilità rapida di glucosio e la gestione della temperatura corporea.

Blocco 3: Foresthill – Finish (finale gara)

Obiettivo: massimizzare l’output prestativo.

Nel finale la gara diventa una prova di pura durabilità neuromuscolare. Qui la strategia è netta: solo carboidrati.

Kilian utilizza gel in flask e arriva fino a ~110 g di CHO/h, eliminando completamente i grassi. A questa intensità qualsiasi rallentamento digestivo è penalizzante. L’obiettivo è sostenere l’output fino all’arrivo, non ottimizzare l’efficienza metabolica.

Punto chiave da dibattito tecnico

Alla Western States i grassi presenti solo nella prima fase, con olio di cocco, non olio d’oliva, eliminati progressivamente con l’aumentare dell’intensità.

Questa struttura dimostra una nutrizione dinamica, adattata al profilo metabolico reale della gara, non una scelta ideologica su carbo o grassi.

Fonte

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Western States 100 e fisiologia estrema: il caso Kilian Jornet

La Western States 100 2025 rappresenta uno dei rari casi in cui prestazione d’élite, ambiente estremo e monitoraggio scientifico avanzato convergono nello stesso evento. Non è un esperimento di laboratorio, ma un case study in gara, condotto su uno degli atleti più adattati al carico di resistenza prolungata mai osservati.

Anthony Fagundes pacing Kilian Jornet to a third-place finish at the 2025 Western States 100. Photo: iRunFar/Eszter Horanyi
Anthony Fagundes pacing Kilian Jornet to a third-place finish at the 2025 Western States 100. Photo: iRunFar/Eszter Horanyi

Perché questo monitoraggio

L’obiettivo non era testare un integratore o validare una strategia nutrizionale specifica.
L’obiettivo era misurare cosa succede davvero a un organismo d’élite quando viene spinto vicino ai suoi limiti sostenibili, in condizioni reali:

  • caldo prolungato (>30 °C),
  • sforzo continuo >14 ore,
  • dislivello elevato,
  • impossibilità di mantenere equilibrio energetico.

In letteratura mancavano dati in-race completi su:

  • spesa energetica reale,
  • capacità di introito,
  • termoregolazione,
  • stress renale,
  • durabilità del pacing.

Il protocollo: cosa è stato monitorato e come

Atleta

  • Kilian Jornet
  • 37 anni, ~58 kg
  • Profilo di adattamento ultra-endurance unico per volume storico e longevità competitiva.

1. Spesa energetica totale

  • Metodo: Doubly Labelled Water (DLW).
  • Perché: unica tecnica validata per stimare il dispendio energetico reale in condizioni libere, non di laboratorio.

Risultato

  • 16.104 kcal spese durante la gara.
  • ≈ 1.120 kcal/ora per oltre 14 ore.

Dato chiave: nessun atleta può compensare un simile dispendio durante la gara.

2. Introito energetico

Registrazione completa di cibi e liquidi assunti.

Risultato

  • 6.720 kcal totali.
  • ≈ 86 g di carboidrati/ora.

Gap energetico inevitabile (16mila kcal consumate contro circa 7mila introdotte)..

3. Idratazione ed elettroliti

  • Fluidi: 12,5 L (≈0,87 L/h).
  • Sodio: 18,5 g totali.
  • Variazione peso: −4,3%.

Scelta coerente con una strategia di idratazione funzionale, non di peso stabile.

4. Termoregolazione

Strumento: pillola telemetrica gastrointestinale.

Dati

  • Temperatura media: 37,1 °C
  • Picco: 39,4 °C

Zona di rischio controllato, senza collasso termico.

5. Stress renale

Analisi urine: NGAL e KIM-1.

Risultato

  • Aumento marcato dei marker di stress renale acuto.
  • Proteinuria ed ematuria lievi post-gara.

Dato rilevante: lo stress renale è presente anche in atleti altamente adattati, ma reversibile.

6. Durability e pacing

GPS e confronto con critical speed.

Risultato

  • Velocità media ≈ 84,8% della critical speed.
  • Decadimento complessivo ~15%.

Durabilità elevata nonostante deficit energetico e caldo.

La prestazione

  • Tempo finale: 14:19:22
  • Classifica: 3° assoluto
  • A pochi minuti dal record storico del percorso.

Prestazione di alto livello in condizioni metaboliche chiaramente non “ottimali”.

La nutrizione: qui serve chiarezza.

Cosa NON è

  • Non esiste uno studio peer-reviewed che testi l’olio d’oliva come variabile sperimentale in questa gara.
  • Non fa parte del protocollo scientifico WSER 2025.

Cosa È

  • Una scelta operativa dichiarata da Kilian in interviste, in altri contesti competitivi ed expedition (State Of Elevation).

Jornet ha spiegato più volte che, in sforzi ultra-prolungati:

  • coprire 8–9.000 kcal/die solo con carboidrati è impraticabile,
  • l’eccesso di gel aumenta stress gastro-intestinale e rifiuto alimentare,
  • grassi liquidi aumentano la densità calorica senza aumentare volume.

In alcuni progetti e gare:

  • ha utilizzato olio d’oliva o di cocco nei flaconi,
  • combinandoli a cibi reali,
  • riservando i carboidrati rapidi alle fasi di maggiore intensità.

Perché questa distinzione è fondamentale

Confondere dato scientifico con scelta individuale di un campione porta a errori applicativi gravi.

L’olio:

  • non “sostituisce” i carboidrati,
  • non è adatto a intensità elevate,
  • richiede adattamento intestinale specifico,
  • ha senso solo in contesti di durata estrema e intensità medio-bassa.

Cosa ci insegna davvero questo caso

  1. Il limite non è la spesa energetica, ma la capacità di assorbimento.
  2. Il deficit energetico in gara è strutturale, non un errore.
  3. La durabilità dipende più da gestione del carico interno che da equilibrio calorico.
  4. Le strategie “non convenzionali” funzionano solo su atleti metabolicamente adattati.
  5. Separare scienza, pratica e narrazione mediatica è un dovere professionale.

Applicazione pratica per allenatori, preparatori, atleti

  • Allenare l’intestino è parte della preparazione.
  • Le strategie lipidiche vanno testate in allenamento, non copiate.
  • Il modello di Jornet è non trasferibile senza adattamento pluriennale.
  • Il dato scientifico va letto come limite fisiologico, non come ricetta.

Fonte

Physiological, nutritional and thermoregulatory responses of a world-class mountain-ultramarathon athlete during the 2025 Western States Endurance Run 100

Scarica lo studio completo qui sotto:

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Come calcolare le kcal dell’integrazione durante l’allenamento (spiegato semplice)

Capire quante kcal stai assumendo in allenamento è più facile di quanto sembri. Basta leggere tre numeri sull’etichetta e fare due moltiplicazioni.

Il principio base

  • Carboidrati: 4 kcal per grammo
  • Proteine: 4 kcal per grammo
  • Grassi: 9 kcal per grammo

Formula lampo:
kcal = (carbo × 4) + (prot × 4) + (grassi × 9)

Nell’integrazione sportiva i protagonisti sono quasi sempre i carboidrati, quindi nella pratica ti basta pensare: grammi di carboidrati × 4 = kcal.

Come leggere l’etichetta

Guarda solo tre righe:

  • Carboidrati
  • Proteine
  • Grassi

Verifica sempre se i valori sono:

  • per 100 g
  • per porzione (es. un gel, una barretta, una borraccia)

Se i valori sono per 100 g e il prodotto pesa meno, fai la proporzione e poi applichi la formula.

Esempi reali (quelli che usi davvero)

Gel

Un gel con 22 g di carboidrati fornisce:
22 × 4 = 88 kcal
La maggior parte sta tra 80 e 110 kcal.

Bevanda isotonica

Se bevi 500 ml di una soluzione con 60 g di carboidrati per litro:

  • mezzo litro = 30 g
  • 30 × 4 = 120 kcal

Barretta

Barretta da 25 g CHO, 3 g proteine, 2 g grassi:

  • CHO: 25 × 4 = 100
  • Prot: 3 × 4 = 12
  • Grassi: 2 × 9 = 18
    Totale: 130 kcal

Maltodestrine

Misurino da 20 g → 20 × 4 = 80 kcal

Cosa non dà kcal

  • Elettroliti
  • Caffeina
  • Vitamine
  • Minerali

Se vedi “elettroliti + caffeina”, sappi che non cambia nulla nel calcolo energetico.

Quando ti serve davvero sapere le kcal

Negli sport di endurance la tua performance dipende da quanta energia riesci a introdurre senza bloccare lo stomaco.
I target più usati:

  • 30–60 g/h → 120–240 kcal/h
  • 60–90 g/h → 240–360 kcal/h
  • Fino a 120 g/h negli ultra → 480 kcal/h

Il rapporto glucosio:fruttosio non cambia le kcal, cambia solo quanto riesci ad assorbire.

Esempio di una sessione di 3 ore

  • 750 ml isotonica (60 g/L): 45 g
  • 3 gel da 25 g: 75 g
  • 1 barretta da 30 g: 30 g

Totale: 150 g carboidrati = 600 kcal
Media oraria: 200 kcal/h

Errori comuni

  • Guardare “di cui zuccheri” pensando che serva al calcolo: non serve.
  • Usare le kcal riportate sull’etichetta senza verificare: a volte sono arrotondate.
  • Non considerare la porzione: è la trappola più diffusa.

Riferimenti rapidi

  • Gel: 80–100 kcal
  • Barretta: 120–180 kcal
  • Borraccia 500 ml al 6%: 120 kcal
  • Borraccia 500 ml all’8%: 160 kcal
  • Misurino maltodestrine: 80 kcal

Come la nutrizione influisce sulle prestazioni degli atleti di endurance

L’endurance non è solo una prova di resistenza fisica e mentale, ma anche di ottimizzazione nutrizionale. Una strategia alimentare adeguata può significare la differenza tra completare una gara e conquistare un nuovo record personale. Scopriamo come la nutrizione gioca un ruolo critico nelle prestazioni degli atleti di endurance.

1. Carburante per la Prestazione

Gli atleti di endurance dipendono da una fornitura costante di energia. I carboidrati sono il carburante preferito per esercizi di lunga durata. Una dieta ricca di carboidrati assicura un deposito di glicogeno ottimale nei muscoli e nel fegato, essenziale per sostenere l’attività prolungata intensa.

2. Proteine per la Riparazione

Le proteine sono i mattoni del recupero muscolare. Dopo l’esercizio prolungato, i muscoli necessitano di riparazione e di ricostruzione. Un adeguato apporto proteico aiuta a riparare i danni muscolari e a promuovere l’adattamento all’allenamento.

3. Grassi come Riserva Energetica

Mentre i carboidrati sono fondamentali, un adeguato apporto di grassi è essenziale per gli atleti di endurance. I grassi fungono da riserva energetica a lungo termine, particolarmente utile nelle fasi avanzate delle attività di endurance per supportare le scorte di glicogeno.

4. Idratazione e Performance

L’acqua è cruciale per mantenere la funzione muscolare e regolare la temperatura corporea. La disidratazione, anche lieve, può compromettere le prestazioni e portare a fatica e calo della concentrazione.

5. Micronutrienti per il Metabolismo

Vitamine e minerali, pur essendo necessari in piccole quantità, sono vitali per una serie di processi metabolici che supportano la prestazione fisica. Ad esempio, il ferro è essenziale per il trasporto dell’ossigeno, mentre il calcio è necessario per la contrazione muscolare.

Conclusione

Un piano nutrizionale ben bilanciato è tanto parte dell’allenamento quanto lo sono le corse lunghe e gli intervalli. Per gli atleti di endurance, mangiare correttamente significa potenziare la prestazione, accelerare il recupero, e migliorare la salute generale. Consulta un nutrizionista sportivo per creare un regime alimentare su misura per le tue esigenze specifiche e i tuoi obiettivi di fitness.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Nutrizione Sportiva: la mia integrazione di base

Vi riporto la mia integrazione per vivere al meglio l’attività sportiva

Disclaimer: quella sotto riportata è la mia personale integrazione. Non è detto vada bene anche per te. Per una corretta integrazione dovresti:

  • fare le analisi per avere un quadro reale del tuo stato di salute
  • seguire il nuovo Piano Nutrizionale TRSA
  • sapere che le integrazioni alla cieca non si fanno

La mia integrazione di base

  • Ferro per 30gg la sera (solo se mi sento particolarmente stanco e spossato da diverse settimane e se sto seguendo un tipo di allenamento molto intenso e voluminoso)
  • ZMA la mattina 2-3 capsule
  • Vit C 1g sempre la mattina, anche suddiviso in 2 dosi da 0,5g
  • B12 (non deve mai mancare)
  • Omega 3

Indicazioni generali sui macro (carboidrati, proteine, grassi):

  • Carboidrati: 4-7g x kg peso corporeo (per noi sportivi la raccomandazione va da un minimo di 4g fino a 7g, ma in periodi di elevatissimo carico di allenamento si sale anche a 10g)
  • Proteine: 0,8 x kg peso corporeo (la raccomandazione è di 0,8g per kg di peso, ma si puà arrivare a 1,5-2g in periodi di carico di allenamento elevato o se si ha l’obiettivo di aumentare la massa muscolare seguendo un programma di allenamento specifico)
  • Grassi: 0,5g x kg per i maschi; 0,8g x kg per le donne. Sono valori minimi per non incorrere in problemi ormonali. Comunque non dovrebbero mai superare 1,5g x kg.

Il peso corporeo si riferisce alla massa magra. Quindi se pesi 90kg (come me) ed hai 15% di massa grassa, il peso corporeo da considerare è 76,5kg.

Per avere una indicazione sulla percentuale di massa grassa e determinare il peso “magro” di riferimento ti condiglio di leggere l’articolo e guardare le foto per uomini e donne con la relativa % di grasso indicata:

https://manuelcavalieri.coach/2020/04/19/obesita-e-sistema-immunitario

Altre cose importanti da conoscere

Monitora i parametri Garmin:

  • sonno: in base ai risultati annota cosa hai fatto durante il giorno e le ore precedenti al metterti a dormire. Analizzando nel tempo i dati potrai individuare le cose che influiscono negativamente sul sonno per evitarle.
  • hrv: il monitoraggio costante ti permette di vedere se il tuo organismo sta gestendo bene la fatica degli allenamenti e lo stress generale. QUando questo paramtro inizia ad avere una tendenza sbilanciata potrebbe essere il momento di riposarti oppure i sintomi di un malessere in arrivo.
  • body battery: incrocia i dati dei parametri precedenti con le azioni che compi durante il giorno (allenamento, riposo, etc.) cerca di svegliarti con una body battery alta la mattina e che si scarichi gradualmente lungo tutta la giornata.

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Integrazione proteica durante la corsa: l’importanza di scegliere alimenti facilmente assimilabili

L’assunzione di proteine ed amminoacidi durante la corsa non è generalmente necessaria né raccomandata. Nella corsa, l’obiettivo principale dell’alimentazione è fornire energia immediata e idratazione per mantenere le prestazioni e prevenire la disidratazione.

Le proteine sono nutrienti essenziali per il recupero e la ricostruzione muscolare, ma durante l’attività fisica intensa, il corpo attinge principalmente ai carboidrati e ai grassi come fonti di energia.

Tuttavia, ci possono essere situazioni specifiche in cui l’assunzione di proteine può essere considerata. Queste situazioni includono:

  1. Ultradistanze: Durante gare di endurance estreme,, in cui l’atleta può correre per molte ore o addirittura giorni, l’assunzione di proteine può essere considerata per ridurre il catabolismo muscolare e fornire un apporto di nutrienti costante. In questo caso, è consigliabile l’assunzione di integratori proteici specifici per lo sport, come gel o barrette proteiche appositamente formulati per l’assimilazione rapida.
  2. Sport di resistenza prolungata con sessioni di allenamento ripetute: Se l’atleta svolge più sessioni di allenamento intense in una singola giornata, come durante un training camp o gare a tappe, l’assunzione di proteine o amminoacidi tra le sessioni può favorire il recupero muscolare e migliorare le prestazioni successive.
  3. Integrazione post-allenamento: Dopo una sessione intensa, l’assunzione di proteine può essere utile per favorire il recupero muscolare. Un’opzione comune è assumere una fonte di proteine ad alta qualità, come un frullato proteico.

Durante una gara

L’integrazione delle proteine sotto forma di cibo solido può rappresentare una sfida per il sistema digestivo. Capire il processo di digestione delle proteine è essenziale per scegliere l’alimentazione più adatta alle esigenze dell’atleta.

La digestione inizia già in bocca, dove gli enzimi salivari iniziano a scomporre i carboidrati presenti nel cibo. La digestione proteica vera e propria avviene principalmente nello stomaco. Qui, le cellule dello stomaco producono acido cloridrico (HCl) e enzimi come la pepsinaogeno, che, grazie all’ambiente acido creato dall’HCl, si converte in pepsina attiva. Questo ambiente acido denatura le proteine, rompendo i legami deboli tra gli amminoacidi e consentendo all’enzima pepsina di scomporle in peptidi più piccoli.

Le pareti muscolari dello stomaco si contraggono mescolando il cibo, gli enzimi digestivi e gli acidi presenti al suo interno. Questo aiuta a scomporre ulteriormente le proteine e a mescolarle con gli altri contenuti dello stomaco, formando il “chimo”.

Il chimo viene poi spinto verso l’intestino tenue, dove avviene la completa scomposizione dei peptidi in amminoacidi liberi grazie all’azione di enzimi specifici.

Durante la corsa, l’aumento del flusso sanguigno verso i muscoli locomotori riduce temporaneamente il flusso sanguigno verso l’apparato digerente, compromettendo l’efficacia del processo digestivo delle proteine. Inoltre, lo stress fisico intenso della gara può aumentare la sensibilità gastrointestinale, causando disturbi come pesantezza e bruciore di stomaco.

Pertanto, è fortemente sconsigliato assumere proteine che non siano preparati tecnici studiati appositamente per l’integrazione sportiva, facilmente assimilabili che richiedano poco sforzo digestivo, come integratori proteici in forma liquida o gel. Questi forniscono una fonte rapida di amminoacidi, che possono essere facilmente assorbiti attraverso le pareti dell’intestino tenue e trasportati al flusso sanguigno.

La scelta di alimenti facilmente assimilabili è fondamentale per evitare disturbi gastrointestinali e garantire una corretta integrazione per il recupero muscolare.

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Idratazione nello sport: L’acqua come scelta primaria

L’idratazione adeguata è un elemento fondamentale per ottenere prestazioni ottimali durante l’attività sportiva. Mentre l’acqua è universalmente riconosciuta come la scelta principale per l’idratazione, il latte, semmai, può offrire vantaggi nutrizionali che possono essere utili nel post esercizio.

Vediamo le differenze tra l’acqua e il latte come bevande idratanti nello sport, con un focus sull’efficacia dell’acqua nell’idratazione rispetto al latte.

L’efficacia dell’acqua nell’idratazione

Se ancora si fosse bisogno di sottolinearlo, numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’acqua è la scelta migliore per l’idratazione durante l’attività sportiva. Uno studio condotto da Maughan et al. nel 2016 [1] ha evidenziato che l’acqua viene rapidamente assorbita dal tratto gastrointestinale e aiuta a mantenere l’equilibrio dei fluidi corporei. L’acqua non contiene calorie aggiuntive e non interferisce con l’assorbimento di altri nutrienti, rendendola ideale per idratarsi in modo efficace durante l’attività sportiva.

Il latte come fonte di nutrienti

D’altra parte, il latte offre un profilo nutrizionale che può essere vantaggioso in alcune situazioni. Il latte vaccino è ricco di proteine ad alto valore biologico, carboidrati, grassi, vitamine e minerali. Una tazza di latte (240 ml) fornisce in media 8 grammi di proteine, 12 grammi di carboidrati, 8 grammi di grassi e circa il 30% dell’apporto giornaliero raccomandato di calcio [2], per un totale di circa 152kcal. Questi nutrienti possono svolgere un ruolo importante nel recupero muscolare come ALIMENTI.

Studi scientifici sull’idratazione

Alcuni studi hanno confrontato l’efficacia dell’acqua e del latte nell’idratazione durante l’esercizio. Una recente review del 2022 [3] ha rilevato che l’acqua è superiore al latte per l’idratazione, in quanto viene assorbita più rapidamente e non causa sensazioni di pesantezza nello stomaco durante l’attività sportiva intensa. L’acqua ha dimostrato di essere altamente efficace nel ripristinare l’equilibrio dei fluidi corporei e sostenere le prestazioni.

Conclusioni

L’acqua rimane la scelta preferita per l’idratazione durante lo sport, grazie alla sua rapida assorbimento e alla sua capacità di mantenere l’equilibrio dei fluidi corporei. Il latte offre vantaggi nutrizionali grazie alla presenza di proteine, carboidrati, grassi e minerali. Pertanto, il latte può essere considerato come un’opzione di idratazione post-allenamento o come parte di una strategia di recupero. Attenzione: il latte non è un alimento adatto a tutti, parlane con il tuo nutrizionista e valuta con lui l’opportunità di utilizzarlo o meno nella tua dieta.

Attenzione 2: il latte idratante non è una bevanda e non è commestibile!!

Riferimenti

  1. Maughan, R. J., et al. (2016). A randomized trial to assess the potential of different beverages to affect hydration status: development of a beverage hydration index. American Journal of Clinical Nutrition, 103(3), 717-723.
  2. United States Department of Agriculture. FoodData Central. Accessed from: https://fdc.nal.usda.gov/
  3. Smith, J. D., et al. (2022). Comparison of Fluid Balance and Hydration Status Between Water and Milk Consumption During Exercise: A Systematic Review and Meta-Analysis. Journal of the International Society of Sports Nutrition, 19(1), 7.

Questo è un articolo della Sport Academy

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I 5 motivi per cui l’Allenamento Estivo richiede un maggiore sforzo fisico

L’allenamento estivo può rappresentare una sfida per molti runner. Durante questa stagione, le alte temperature e l’umidità possono rendere gli allenamenti più faticosi e influenzare negativamente le prestazioni. In questo articolo esamineremo i motivi tecnici e scientifici per cui l’allenamento estivo può essere più impegnativo, fornendo informazioni preziose per aiutare i runner a comprendere e affrontare la fatica durante questa stagione.

  1. Temperatura elevata: La principale causa di fatica durante l’estate è la temperatura elevata. Quando si fa esercizio fisico in un ambiente caldo, il corpo deve lavorare più duramente per dissipare il calore accumulato. Questo aumento dello sforzo termoregolatorio può portare a una maggiore fatica durante l’allenamento. È importante considerare l’effetto della temperatura per determinare l’orario più adatto a svolgere allenamenti particolarmente intensi.
  2. Umidità: L’umidità è un altro fattore cruciale da considerare. Durante l’estate, l’aria può diventare particolarmente umida, compromettendo la capacità del corpo di raffreddarsi efficacemente attraverso la sudorazione. La mancata evaporazione del sudore riduce l’efficienza del sistema di raffreddamento naturale del corpo, portando a un aumento della temperatura corporea e, di conseguenza, a una maggiore fatica durante l’allenamento. Presta particolare attenzione alle condizioni di umidità quando pianifichi la tua sessione di allenamento.
  3. Deplezione di liquidi ed elettroliti: L’esercizio fisico in ambienti caldi comporta una sudorazione più abbondante, con conseguente perdita di liquidi e importanti elettroliti come sodio, potassio e magnesio. Durante l’estate, con temperature più elevate, il rischio di disidratazione e squilibri elettrolitici aumenta. La disidratazione può influire negativamente sulle prestazioni e sulla capacità del corpo di dissipare il calore, contribuendo alla sensazione di fatica durante l’allenamento. Un’adeguata idratazione prima, durante e dopo l’allenamento è fondamentale per minimizzare gli effetti negativi della disidratazione.
  4. Maggiore sforzo cardiovascolare: L’allenamento in ambienti caldi richiede un maggiore sforzo cardiovascolare. Quando la temperatura corporea aumenta, il cuore deve pompare più sangue verso la pelle per aiutare nella dissipazione del calore. Ciò comporta una maggiore richiesta sul sistema cardiovascolare, che può portare a un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. L’aumento dello sforzo cardiovascolare può contribuire alla fatica percepita durante l’allenamento estivo. I runner devono tenere conto di questo aspetto nella pianificazione dell’allenamento.
  5. Ridotta tolleranza al calore: Non tutti si adattano allo stesso modo alle temperature elevate. Alcune persone possono avere una minore tolleranza al calore, il che significa che il loro corpo si surriscalda più facilmente e raggiunge la fatica più velocemente durante l’esercizio in ambienti caldi. È importante riconoscere la propria tolleranza al calore e adattare di conseguenza gli allenamenti estivi. L’ascolto del proprio corpo è fondamentale per prevenire situazioni di sovraccarico termico.

L’allenamento estivo può risultare più faticoso a causa di diversi fattori tecnici e scientifici. La temperatura elevata, l’umidità, la deplezione di liquidi ed elettroliti, lo sforzo cardiovascolare aumentato e la ridotta tolleranza al calore sono tutti elementi da considerare quando si pianifica l’allenamento estivo. Prestare attenzione all’idratazione, allenarsi nelle ore più fresche della giornata, indossare abbigliamento traspirante e regolare l’intensità dell’allenamento in base alle proprie condizioni individuali sono strategie essenziali per affrontare la fatica estiva e massimizzare i benefici dell’allenamento.

Questo è un articolo della Sport Academy

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