Anteprima sulla Settimana Naturale dei Parchi

Lo so, devo ancora pubblicare il report della Settimana Naturale dei Parchi… ci sto lavorando ma tra scadenze al lavoro, casini vari (che mi fanno alzare alle 5 del mattino ed andare a dormire a l’una di notte) e gli immancabili allenamenti, non riesco a trovare il tempo di sistemare foto e appunti.

Tuttavia, visto che in ogni cosa che uno fa c’è SEMPRE chi avrebbe fatto diversamente (MEGLIO, ovviamente) mi porto avanti pubblicando uno stralcio che riassume velocemente la mia MERAVIGLIOSA AVVENTURA.

In questa premessa vorrei anche accennare a quanto lavoro è stato fatto per far arrivare il Cammino Naturale dei Parchi a migliaia (ma veramente tante migliaia) di persone che non erano interessate a Manuel Cavalieri (chi ???) ma avevano occhi e orecchie solo per il territorio che si andava loro a descrivere e presentare.
Sono state fatte campagne pubblicitarie, conferenza, presentazioni, sono state coinvolte importanti aziende che hanno a loro volta pubblicizzato il CNP, sono stati fatti incontri di ogni tipo, sono state coinvolte le amministrazioni e associazioni locali, fino ai normali cittadini. Quattro mesi di preparazione a livello mediatico a cui si aggiunge il lavoro interrotto dei Parchi di Lazio e Abruzzo.
Le polemiche e cori da stadio le lascio a chi ha tempo da perdere.

Cosa mi ha spinto verso questa impresa?

Inizialmente perché volevo divertirmi – e basta – poi, dopo le ricognizioni di novembre e dicembre, è nato un sincero attaccamento per le terre attraversate e l’entusiasmo trovato nelle persone che ho conosciuto. E per come sono fatto, ho costruito il progetto della Settimana Naturale dei Parchi, al massimo delle mie possibilità.

Perché ho scelto questo percorso?

Ero alla ricerca di un percorso abbastanza lungo nel Centro Italia. Esistono diversi percorsi di questo tipo in Europa e nel nord Italia, ma ne cercavo uno “vicino a casa” e il caso ha voluto che la mia ricerca coincidesse con la pubblicazione del sito del nuovo “Cammino naturale dei parchi” (http://www.camminonaturaledeiparchi.it/).
Quando ho chiamato gli organizzatori per avere informazioni non potevano credere che qualcuno si fosse già accorto di loro.

Così è nato il progetto chiamato “Settimana naturale dei parchi” che ha coniugato la mia voglia di fare qualcosa di estremo, nella natura selvaggia, alla promozione di un nuovo percorso, unico nel suo genere nel centro Italia, che da Roma raggiunge l’Aquila attraverso 6 aree protette e 1 Parco Nazionale. Un percorso per scoprire il territorio e le sue persone, un viaggio dove ritrovare se stessi in equilibrio con la natura.

Come mi sono preparato a livello tecnico?

Pratico la corsa in montagna e corse sulle “ultra distanze” (percorsi di oltre 50 chilometri) da 3 anni, per passione e, da poco, facendo anche qualche gara in posti meravigliosi (che è il motivo principale per cui faccio gare). Non ho fatto una preparazione specifica perché, non essendo una competizione, potevo gestirmi al meglio lo sforzo, pur avendo un tempo e tappe già definiti.

Che cosa avevo nello zaino?

Non è stato proprio un “viaggiare leggeri”. Tra zaino e marsupio avevo quasi 10 chili di attrezzatura con cibo liofilizzato, alcuni vestiti di ricambio, tenda, materassino, sacco a pelo, fornello, batterie di ricambio, lampade e altro. Insomma, tutto il necessario per viaggiare in completa autonomia.
Non ho, però, avuto realmente la necessità di dormire all’addiaccio perché all’arrivo di ogni tappa del percorso le associazioni di promozione turistica o i comuni mi hanno sempre offerto ospitalità: cena e un posto al coperto dove dormire.
Essendo un appassionato di tecnologia, ho portato 2 dispositivi GPS da polso, entrambi con la traccia satellitare del percorso da fare. Per questo tipo di attività è sempre meglio avere uno strumento di riserva.
Come telefono avevo un Crosscall Actionx3, un telefono resistente a urti, polvere, acqua con cui ho fatto sia le foto lungo il percorso che le interviste alle persone del luogo (che mandavo in streaming sulla mia pagina Facebook tramite la connettività radiomobile TIM che praticamente non mi ha mai abbandonato).

Come erano organizzate le giornate?

Sveglia alle 6.00, sistemazione dello zaino, un po’ di stretching e via a cercare una frutteria dove fare colazione di soli carboidrati: un ananas intero, un avocado, mele, pere, banane e qualcosa da portare con me come biscotti secchi e frutta secca.
Poi, due chiacchiere con le persone del posto, un caffè e alle 8.00 partenza verso la nuova tappa.
All’ora di pranzo cercavo di essere sempre di passaggio in un paese dove trovare l’acqua per preparare le mie zuppe liofilizzate di legumi e cereali.

Il CNP prevede l’attraversamento di un centro abitato (o almeno un cenno di civiltà) più o meno ogni due ore di cammino, quindi cari camminatori state tranquilli che non sarete in balia dei lupi!

Mezz’ora per mangiare e poi ripartivo.
Ogni giornata prevedeva delle tappe, coincidenti con le principali tappe del CNP, dove intervistavo le persone del posto perché descrivessero le caratteristiche del territorio, sia naturali che sociali. In una parola: promozione!
(Sempre per quelli “che fanno le cose meglio”: non erano loro a intervistare me, ero io che intervistavo ).

Ogni tappa si concludeva intorno alle 21.00 con l’arrivo in uno dei paesi delle tappe del percorso, dove ad attendermi c’erano sempre le persone delle amministrazioni comunali o le associazioni di promozione del territorio (o entrambi!).

Ci sono stati dei momenti critici durante il percorso?

Si, ho incontrato diverse difficoltà. In primis la fatica: l’eccessivo peso dello zaino unito al caldo di quei giorni ha fatto sì che sentissi maggiormente la fatica e riducessi la mia velocità.
Il cibo è stato l’altro grande problema. I primi due giorni ho sottovalutato il consumo energetico, ritrovandomi il secondo giorno a pochi chilometri dal fine tappa completamente a corto di energie.
Alla fine del quinto giorno, poi, ho anche avuto un blocco della digestione per via del freddo o di una poca ortodossa strategia alimentare che mi ha bloccato per 1 giorno intero a Rascino, senza riuscire a ingerire nemmeno un biscotto secco, dovendo così ridurre gli ultimi 150 chilometri di percorso.

Ma non potevo fermarmi! Avevo promesso di passare per le aree colpite dal terremoto – per ricordare a tutte le persone che mi hanno seguito – che il Centro Italia ha bisogno di ripartire e che il Cammino Naturale di Parchi può essere una grande opportunità di riscatto per le popolazioni che hanno perso tutto con il sisma.
Nella mia precedente ricognizione avevo avuto modo di attraversare Accumoli di notte passando per le case distrutte (cercando il percorso del CNP). Immagini che sono rimaste vive nei miei occhi e che hanno lasciato un segno importante. Stessa cosa per Amatrice, Campotosto, e la desolazione di Ortolano.
Ho avvisato gli amici Guardiaparco che avrei continuato con il supporto della mia compagna, un po’ a piedi e un po’ in auto, perché le condizioni fisiche non mi permettevano di proseguire in autonomia, raggiungendo gli ultimi comuni del percorso.
L’ultimo tratto, quello da San Pietro della Jenca alla Basilica di Collemaggio, ha avuto un valore importante perché nella ricognizione di dicembre ero rimasto bloccato per 5 ore in mezzo alla bufera di neve su un costone ghicciato, non riuscendo a raggiungere L’Aquila. Arrivare alla fine del CNP riprendendo il percorso da dove “me la sono vista piuttosto brutta” è stato un modo per esorcizzare quei brutti momenti.

Cosa mi ha colpito di più lungo il percorso?

Tutto. Non c’è stato un centimetro che mi abbia lasciato indifferente. Dei 330km percorsi (si, alla fine circa 100 in meno del previsto) ho attreversato una diversità incredibile: i parchi urbani di Roma; il mix tra selvaggio e forte impatto antropico dei Castelli Romani, i bellissimi monti Prenestini che ti catapultano nel verso i maestosi Simbruini, la neve del monte Livata e Monte Autore, i delicati Lucretili, i borghi della Riserva di Monte Cervia e del Navegna, i gentili sentieri dei Monti della Duchessa, il Cicolano con l’affascinante piana di Rascino (il monte Nuria no… non mi sono azzardato ad affrontarlo per come stavo…), poi la varietà dei Monti della Laga che tra colline e montagne Vere ancora in parte ghiacciate.
Tanta era la bellezza che incontravo che, per non consumare memoria di telecamera e telefono fotografando e filmando tutto…. ho fotografato e filmato pochissimo….. 😁

Mi ha accompagnato qualcuno?

Sono partito dall’Arco di Costantino accompagnato da un nutrito gruppo di amici, che mi ha seguito per un bel tratto di Appia Antica.
Poi Carla e Luca mi hanno accompagnato percorrendo tutta la prima tratta fino a Palestrina. Il giorno dopo, da Palestrina a Livata, il grande Luca mi ha fatto compagnia coinvolgendo, a fine tappa, la moglie per la cena (salvavita!!!).
Da Castel di Tora a Marcetelli mi ha accompagnato il paziente e gentilissimo Carlo, mentre da S. Elpidio a Corvaro il Grande Cesare mi ha fatto scoprire i tesori nascosti di quel tratto di percorso.

Ed ora?

Ed ora continuerò a documentare la mia avventura sul CNP cercando di completare il reportage in fretta.
Nel frattempo continuerò a correre ed allenarmi sui percorsi del Cammino Naturale dei Parchi !

Ricordo a tutti l’importante appuntamento del 3 giugno ad Accumoli, con l’associazione Accumoli In Marcia. Dovete partecipare numerosi per aiutare una comunità a ripartire!

Ciao!!!!

Settimana Naturale dei Parchi su RAI3

Venerdì 9 Marzo, alla trasmissione Geo su Rai3, si parlava di Cammino Naturale dei Parchi e della #SettimanaNaturaleDeiParchi che si svolgerà dal 21 al 28 aprile prossimi! Una settimana che unirà sport, territorio naturale e solidarietà. Sarà una occasione unica per promuovere i bellissimi territori naturali di Lazio e Abruzzo e portare un caloroso abbraccio alle popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia.

Per avere più informazioni sul Cammino Naturale dei Parchi vi rimando al minuto 58′ della trasmissione andata in onda venerdì 9 marzo su Rai 3, visibile su RaiPlay.

Qui sotto l’estratto:

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Il materiale che userò è fornito da RRTREK – Il Rifugio Roma. Per approfondimenti o domande tecniche non esitate a scrivermi 👍

#MyRoad2UTMB
#MyRoad2TOTDRET
#RRTrek
#CamminoNaturale #CNP

Roadmap della Settimana Naturale dei Parchi

Ecco a voi la ROADMAP indicativa per la #SettimanaNaturaleDeiParchi !!!
Per ogni giorno sono indicate le tappe del Cammino Naturale dei Parchiche verranno toccate dal mio passaggio, e nella colonna più a destra è indicato anche l’orario (stimato) di arrivo tendo presente che: partirò ogni giorno alle 8 e avrò una andatura media di circa 5km/h (l’andatura è indicativa e tiene conto delle soste).

Se vorrete potrete condividere tratti di percorso per poter vivere in prima persona il Cammino Naturale dei Parchi in compagnia e scoprire i meravigliosi territori attraversati.

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Siete pronti per questa avventura???
Volete informazioni sull’attrezzatura utilizzata?
Volete informazioni tecniche su come affrontare il cammino?
Contattatemi e vi dirò tutto quello che c’è da sapere 😀

Parco Regionale dell’Appia Antica
Parco dei Castelli Romani
Parco Regionale dei Monti Simbruini
Parco MontiLucretili
Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia
Riserva Naturale Montagne della Duchessa
Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Per l’attrezzatura utilizzata: RRTREK – Il Rifugio Roma

#MyRoad2UTMB
#MyRoad2TOTDRET
#CamminoNaturaleDeiParchi

SettimanaNaturaleDeiParchi sul Cammino Naturale dei Parchi

Mi chiamo Manuel Cavalieri,
sono nato nel 1976 nella nebbiosa Pianura Padana e trapiantato, in epoca recente, a Roma sui Castelli Romani.
Mi occupo di progettazione pre-sales e project management in TIM e nel tempo libero… corro nei boschi.

Prima con la mountain bike, poi a piedi, ho iniziato il mio avvicinamento “terrestre” a questo nuovo ambiente innamorandomi dei suoi colori, odori, panorami e … fatica. Si, perché la montagna è faticosa ma è una fatica appagante. Così giorno dopo giorno ho allungato sempre più le mie uscite fino a poter godere di ore ed ore di corsa e panorami su e giù per l’Appennino Umbro-Marchigiano e Appennino Laziale.
L’aspetto agonistico è partito secondariamente alla passione, quando ho scoperto che le gare mi avrebbero permesso di conoscere “in ambiente protetto” nuovi paesaggi naturali e godere di panorami conosciuti solo dagli abitati locali.
Inizia così la mia “carriera” da Ultrarunner, anzi da Ultratrailer!

Cammino Naturale dei Parchi

Dal 21 al 28 aprile 2018 correrò in autonomia i 430 chilometri che uniscono Roma a L’Aquila sul Cammino Naturale dei Parchi, percorrendo boschi e radure, borghi e montagne, unendo tra loro 42 comuni, 2 Regioni (Lazio e Abruzzo), 3 Province (Roma, Rieti, L’Aquila), 6 Aree Protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa) e 1 Parco Nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga).
Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, Borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, le 25 tappe del CNP.
In ognuna delle tappe avrò modo di parlare con le donne e gli uomini che vivono il territorio per portare una testimonianza reale di questi luoghi, con le storie e le caratteristiche che rendono unici questi territori del Centro Italia.
Condividerò questa esperienza con dirette Facebook, foto, ed il continuo aggiornamento della posizione in modo da poter condividere tratti di percorso insieme, dal vivo!
Ho scelto di fare questa avventura per la bellezza dei territori e per conoscere meglio, dal punto di vista naturale, due regioni splendide.
Importante anche l’aspetto sociale: attraversare il cratere del “Terremoto del Centro Italia” sarà l’occasione per mostrare quanto le zone colpite abbiano ancora bisogno di noi tutti per lasciare alle spalle la terribile tragedia del 2016. Nella mia precedente ricognizione del tracciato ho avuto modo di passare per Accumuli, Amatrice e Campotosto. Passare di notte tra le case squarciate, intravedendo all’interno tavoli ancora sistemati con tovaglie e stoviglie ti toglie il respiro. Macerie e devastazione ovunque. Le tante immagini viste in televisione non rendono l’angoscia nel vedere di persona gli effetti del terremoto.

Il Cammino Naturale dei Parchi, sarà l’occasione per conoscere il territorio del Centro Italia e le sue straordinarie persone. Un viaggio dove ritrovare se stessi in un rinnovato equilibrio con la Natura.

Come affronterò il percorso

Coprirò i 430km dal 21 al 28 aprile percorrendo circa 50 chilometri al giorno, un po’ di corsa ed un po’ camminando. Il viaggio è studiato per avere la possibilità di documentare il territorio e scambiare due chiacchere con chi lo vive. Il mio obiettivo è di coinvolgere le persone a condividere la bellezza dei 7 parchi attraversati, che sia per un pomeriggio sulla riva di uno dei 5 laghi, che sia una gita nei tanti bellissimi borghi, oppure per un trekking di più giorni in tenda o alloggiando vari agriturismi che si possono incontrare lungo il percorso.
Partirò la mattina di sabato 21 aprile con tutto il necessario per correre, camminare, mangiare, dormire. All’interno di un piccolo zaino avrò: tenda, sacco a pelo, cucina, abbigliamento antipioggia, vestiario di ricambio, batterie, cibo, kit di emergenza ed altri oggetti che potranno essermi utili in quest’avventura. Sarò un camminatore un po’ HI-TECH perché essere autosufficenti per 430km percorsi in pochi giorni non è banale, ma di base quello che serve per il Cammino, così come è stato organizzato dai Guardaparco, si può semplificare in: un buon paio di scarpe comode ed un comune zaino da escursione per portare con se acqua, cibo ed un cambio di vestiario.

Quindi, ci vediamo sabato 21 aprile al Colosseo!

Il materiale che userò nella mia avventura è fornito da RRTREK – Il Rifugio Roma

#MyRoad2UTMB
#NoPainNoGain
#NeverGiveUp
#SettimanaNaturaleDeiParchi
#CamminoNaturaleDeiParchi #CNP

Report Cammino Naturale dei Parchi: Accumoli – L’Aquila

In preparazione alla Settimana Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

Dopo aver provato il tragitto Roma – Livata ho programmato il test per il tratto che va da Accumoli a L’Aquila, il capolinea del Cammino Naturale dei Parchi.

Ho scelto di fare questa tratta perché volevo provare il percorso che attraversa il cratere del terremoto che il 2016 ha sconvolto il Centro Italia, percorrendo le città  simbolo segnate dai terribili sismi.

Partenza dalla Stazione Tiburtina venerdì 15 alle ore 17 con l’autobus con arrivo previsto ad Accumoli verso le 19:30. Dormirò presso l’Agricampeggio “Alta Montagna Bio” in una casetta senza riscaldamento, per assaporare lo spirito “into the wild” del mio viaggio.

Il meteo del venerdì notte prevedeva pioggia e nevicate con temperature piuttosto basse. Il Garmin accanto al letto segnò una media di 4°C, ma fortunatamente le previsioni per il sabato continuavano ad essere favorevoli con sole e un po’ di copertura verso sera.

Sveglia alle 4:15, il tempo di fare colazione, sistemare lo zaino e via a lasciare le mie impronte sulla neve fresca.

Accumoli

Le prime case che incontro scendendo da Madonna delle Coste sono i prefabbricati costruiti post terremoto. Devo dire che nonostante la provvisorietà si tratta di abitazioni ben fatte, urbanisticamente ben distribuite. Certamente non utilizzabili come situazione definitiva ma decisamente superiori rispetto ai container che si usavano un tempo.

Seguo la traccia sul GPS per agganciarmi al CNP che si trova in corrispondenza del Sentiero Europeo E1.

Il percorso attraversa la zona rossa del centro abitato e mi sale un senso di sconforto indescrivibile. Passare di notte tra le case squarciate, intravedendo all’interno tavoli ancora sistemati con tovaglie e stoviglie ti toglie il respiro. Macerie e devastazione ovunque. Le tante immagini viste in televisione non rendono l’angoscia nel vedere di persona gli effetti del terremoto.

Proseguo cauto finché il mio percorso non inizia a coincidere con la traccia pre registrata.

Inizia il Cammino

Scendo da Accumoli e poco più a valle arrivo a Fonte del Campo. Anche qui macerie, case squarciate e camionette dell’Esercito. Un bel Pastore Abruzzese mi corre incontro abbaiando come un matto per “darmi il benvenuto”, ma sono troppo preso a seguire il percorso e dopo qualche altra abbaiata se ne va un po’ sconsolato.

Attraverso il Tronto, fotografo l’indicazione del “Sentiero Italia” e mi perdo. Capita. A me capita spesso… Dopo un’ora a girovagare a vuoto, decido di tornare sulla Salaria ed andare diretto verso Amatrice per una strada bianca che costeggia la SS4.

Amatrice

Con un bel po’ di ritardo sulla tabella di marcia e diversi chilometri in più sono finalmente ad Amatrice!

È senza dubbio la città simbolo del terremoto lo sottolineano con decisione i tanti camion, auto e pattuglie dei Carabinieri che incontro sulla strada verso centro del paese. Anche il Check Point dell’Esercito all’entrata del paese me lo sottolinea con risolutezza: “Senza permesso non si può passare”. Spiegare ai militari che sto percorrendo il Cammino Naturale dei Parchi, il progetto di cammino che va da Roma a L’Aquila, che sto facendo un giro di ricognizione con il supporto dei Parchi, eccetera, eccetera, eccetera. non sortisce alcun risultato. Senza permesso non si passa e non ci sono altre vie di accesso per continuare il percorso da traccia.

Trovare soluzioni a problemi complessi fa parte del mio lavoro, quindi alla seconda auto che mi passa davanti mi infilo nell’abitacolo chiedendo un passaggio. E così risolvo la questione “permesso”.

Passo per il corso principale, a fianco del tristemente famoso orologio fermo alle 3:36, ed un brivido mi percorre la schiena. Il centro storico è completamente raso al suolo, è restata in piedi solamente la torre civica a sottolineare la tenacia di questo paese che non vuole arrendersi.

Appena dopo il corso saluto la gentile automobilista ed entro nel Bar Rinascimento per un ottimo cappuccio ed uno snack al cioccolato. Scambio due chiacchiere con la barista appassionata di escursioni in montagna e le racconto del Cammino Naturale dei Parchi. Resterei volentieri al caldo a chiaccherare ma il ritardo sulla tabella di marcia è ormai irrecuperabile e mi devo sbrigare. Direzione Campotosto!

Amatrice – Campotosto

Il tratto di percorso che da Amatrice porta a Campotosto è molto suggestivo. Con i Monti Sibillini a fare da sfondo, mi immergo nelle brughiere al confine tra Lazio ed Abruzzo. Un ambiente naturale sconfinato solcato da infiniti ruscelli tra innumerevoli colline.

Arrivo sulla sommità di Monte Cardito, all’orizzonte si vede chiaramente il Lago di Campotosto, sotto di me la Valle del Bove e sullo sfondo i Monti della Laga.

La neve qui imbianca un po’ il paesaggio e sulla sterrata che porta al paese scorgo grosse impronte di canide, che dalle dimensioni potrebbero sembrare quelle di un lupo… chissà.

Campotosto

Il paese di Campotosto mi accoglie con una bella fontana. Per fortuna perché dovevo riempire una delle borracce rimaste a secco. Ne approfitto per magiare un paio di panini e bere.

L’atmosfera è surreale. Il borgo è ben tenuto ma sembra come cristallizzato e dopo pochi metri scopro il perché. Anche qui case crollate, macerie e transenne. Le belle facciate delle case mostrano evidenti crepe svelando la cruda realtà: un’altro paese gravemente ferito dal terremoto. Ma a differenza di Accumoli ed Amatrice sembra che sia stato ignorato da media ed istituzioni.

Il Municipio squarciato con evidenti fenditure ma senza transenne, edifici commerciali dove le vetrate blindate sembrano fare da vetrina all’implosione della struttura; scritte con la vernice spray a sottolineare la condizione di “cratere dimenticato”.

Nel centro del paese la ricostruzione è tradotta con 4 container ad ospitare la farmacia, il market e servizi di pubblica utilità.

Campotosto mi ha colpito profondamente. Invito tutte le persone che leggeranno questo report ad organizzare un gita o documentarsi su questo piccolo centro Abruzzese perché non resti ignorato.

Verso le Montagne

Inizia il viaggio verso le Montagne vere. Costeggiando il Lago di Campotosto mi si parano all’orizzonte le alte vette innevate del Gran Sasso.

All’altezza della località Case Isaia vedo arrivare verso di me una grande nuvola nevosa. Mi fermo all’altezza dell’Osteria del Pescatore e mi preparo per la neve indossando ghette, pantaloni impermeabili e passamontagna.

Nel giro di poco tempo raggiungo Ortolano, sempre scortato dalla neve, fino ad arrivare al Lago di Provvidenza. Attraverso la diga e mi infilo nel bosco in direzione del Rifugio Domenico Fioretti.

Rifugio Domenico Fioretti

Il Rifugio Fioretti si trova a circa 1500m e si raggiunge facilmente. La neve inizia a fioccare con decisione e ne approfitto per fermarmi qualche minuto a mangiare al coperto. Controllo le batterie dei GPS, del telefono, e riprendo il percorso.

Fatico un po’ a ritrovare il sentiero a causa della neve, ma le tracce sul Garmin e sul Suunto mi vengono in aiuto. Entro nuovamente nel bosco.

Verso il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri

Il mio cammino continua con determinazione affacciandomi piano piano nella notte. Nel trail running è normale correre al buio in montagna in completa solitudine, ma con la neve è tutta un’altra cosa. Proseguo deciso e concentrato sulla traccia GPS in “navigazione strumentale”.

E’ incredibile notare come la neve evidenzi la presenza dei tanti animali normalmente invisibili. Tracce fresche di volpi, ungulati, conigli selvatici mi accompagnano lungo la strada. In alcuni tratti anche tracce più grandi e profonde, meno recenti, che non sono riuscito ad identificare, forse di altri esseri umani o altri grossi mammiferi.

Proseguo cercando di rimanere nel bosco per non sprofondare troppo nella neve fresca, nelle parti esposte del sentiero era facile immergersi fino alle ginocchia.

Nonostante le difficoltà avanzo tranquillo sul tracciato GPS, che da piano mi indica ancora poche centinaia di metri al valico e quindi alla discesa verso S. Pietro della Jenca.

Finalmente raggiungo il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri. Una bella costruzione in lamiera che, viste le condizioni meteo di tormenta di neve, mi ispira parecchio ad andare a fargli visita. Ci penso su 3, 4 volte, ma sento che fisicamente sto bene, sono lucido e concentrato sulla navigazione, e da lì a poco avrei iniziato la discesa ed abbandonato la situazione meteo in quel momento abbastanza ostile.

Quindi proseguo. Facendo, col senno di poi, la scelta peggiore.

Ultimo valico

Proseguo il cammino, determinato a scendere a valle. Attraverso una zona molto esposta al vento ed alla bufera, che mi ghiaccia letteralmente le estremità dei guanti ed il cappuccio della giacca. La visibilità è di pochi metri a causa della forte nevicata ed i passi a volte sprofondano nella neve fresca e volte si piantano sul ghiaccio.

Raggiungo un grande fontanile e qui mi sale lo sconforto: c’è così tanta neve che i pali della segnaletica verticale spuntano appena. Rimango spiazzato da come la Montagna sia cambiata con la forte nevicata e con questa situazione la traccia GPS diventa pressoché inutile. Provo a fare ancora qualche metro nella speranza di ritrovare il sentiero e di rientrare nel bosco ma davanti a me trovo solo un pendio molto ripido con ghiaccio e brutte rocce a guardarmi minacciose dal basso. La visibilità limitata mi impone lo stop. Punto un bel masso e faccio il punto della situazione.

Emergenza

Si, emergenza è la parola adatta. Tira vento, nevica forte, il fondo ghiacciato e ripido mi fa scivolare diverse volte nonostante i ramponi. Devo mettermi in sicurezza e  decidere se chiamare i soccorsi o provare a tornare al rifugio Panepucci. Scelgo la prima ipotesi: chiamo i soccorsi.

Usando i bastoni, sacchi a pelo e telo termico, creo un piccolo rifugio di emergenza che mi terrà al caldo in attesa del recupero. Chiamo il 112, spiego la situazione e fornisco le coordinate (da due gps). Per 4 ore continuerò a fornire a Carabinieri e Vigili del Fuoco le coordinate GPS, ma questi continuavano a chiedermi di inviare la posizione tramite WhatsApp (ma che non potevo fornire perché privo di connessione dati). Mi viene chiesto di uscire dal riparo per cercare di individuare i lampeggianti dell’auto dei Carabinieri, lo farò un paio di volte, con esito negativo, congelandomi per bene. Mi viene chiesto di uscire altre volte dal riparo per individuare la fotoelettrica, ma evidentemente la prima volta questa non era accesa perché davanti a me si presentava il buio totale. Successivamente evitai altri inviti ad espormi al freddo.

Alle 23 inizio ad essere stanco. Era dalle 2030 che fornivo le mie coordinate a Carabinieri e Vigili del Fuoco, che ancora mi ripetevano che se ero partito da Accumoli non potevo trovarmi dove dicevo. Cerco in tutti i modi di rimanere lucido e calmo ma visto che dopo 4 ore non avevano ancora capito dove mi trovavo iniziavo a prendere in considerazione la possibilità di provare a salvarmi da solo.

Alle 2330 vengo contattato dal Soccorso Alpino che mi chiede di descrivere il percorso fatto fino al punto di arresto. E FINALMENTE trovo un interlocutore che capisce di cosa sto parlando. Ripercorriamo insieme il passaggio davanti al Rifugio Panicucci, il valico, il fontanile ed arriviamo alla mia posizione. Sembra che la mia posizione sia finalmente chiara.

Ho bisogno di far ripartire il “bruciatore interno”:  mangio un paio di panini, un gel, gli ultimi fichi secchi e nel giro di pochi minuti riprendo lucidità.

Passa un’altra mezz’ora dall’ultima comunicazione e chiamo i Vigili del Fuoco per avere aggiornamenti e questi mi rispondono che finché non dico loro dove mi trovo non sanno come individuare la mia posizione perché la zona è troppo ampia. Qui perdo un po’ la pazienza ed arriva il primo cedimento. Inizio ad essere veramente preoccupato ed inizio a richiamare ripetutamente 112 e 115 per chiedere che fine abbia fatto la persona del Soccorso Alpino con cui avevo parlato un’ora prima, “stanno arrivando” mi dicono, ma a questo punto penso che stiano usando frasi di circostanza per tranquillizzarmi. Mangio altri 2 gel. Riprendo un po’ di calore, esco dal mio bozzolo di emergenza e FINALMENTE vedo la fotoelettrica! Inizio a fare segnali con la lampada e vengo individuato con precisione.

Verso le 2 vengo raggiunto dal Soccorso Alpino che mi porta giù in sicurezza e mi spiegano che PER IL SOCCORSO IN MONTAGNA SI DEVE CHIAMARE IL 118!!!

Alle 3 e 30 circa si conclude l’avventura.

Passo la notte al Pronto Soccorso a L’Aquila ed il giorno dopo riparto per Roma con l’Autobus, con i piedi abbastanza doloranti a causa del freddo patito la notte prima. Resterò con i piedi belli gonfi per un paio di giorni.

Un ringraziamento particolare va al SOCCORSO ALPINO. Volontari (leggasi “non pagati per”) competenti e preparatissimi, che svolgono le pericolose attività di soccorso per passione, senso di altruismo, amore per la montagna, e che di sola passione e (non sempre) ringraziamenti vengono ripagati.

Si ringrazia RR-Trek Rifugio Roma per l’ottimo materiale tecnico fornito

Qui, la traccia Strava

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La #SettimanaNaturale sul Cammino Naturale dei Parchi

Come avevo preannunciato durante la presentazione del Cammino Naturale dei Parchi dal 21 al 28 aprile 2018 correrò in autonomia i 430 chilometri che uniscono Roma a L’Aquila sul Cammino Naturale dei Parchi, percorrendo boschi e radure, borghi e montagne, unendo tra loro 42 comuni, 2 Regioni (Lazio e Abruzzo), 3 Province (Roma, Rieti, L’Aquila), 6 Aree Protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa) e 1 Parco Nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga).

Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, Borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, le 25 tappe del CNP.

In ognuna delle tappe avrò modo di parlare con le donne e gli uomini che vivono il territorio per portare una testimonianza reale di questi luoghi, con le storie e le caratteristiche che rendono unici questi territori del Centro Italia.

Condividerò questa esperienza con dirette Facebook, foto, ed il continuo aggiornamento della posizione in modo da poter condividere tratti di percorso insieme, dal vivo!

Partendo da Roma, attraverserò le 25 tappe che più caratterizzano il territorio, ma i comuni toccati dal Cammino saranno ben 42, e per ognuno di questi cercherò di portare una testimonianza ed un contributo per valorizzare al meglio la ricchezza del percorso.

Le tappe principali saranno:

  1. Castel Gandolfo
  2. Rocca Priora
  3. Palestrina
  4. Gadagnolo
  5. Subiaco
  6. Livata
  7. Camerata Nuova
  8. Cineto Romano
  9. Orvinio
  10. Castel di Tora
  11. Marcetelli
  12. Pescorocchiano
  13. Corvaro
  14. Castiglione
  15. Altopiano del Rascino
  16. Antrodoco
  17. Posta
  18. Cittareale
  19. Accumuli
  20. Amatrice
  21. Campotosto
  22. Lago di Campotosto
  23. Rif. Fioretti
  24. S. Pietro della Lenca
  25. L’Aquila

Giorno per giorno condividerò la roadmap fornendo le informazioni necessarie per incontrarci lungo il percorso e scambiare due passi, e anche mangiare qualcosa insieme 😀

Restate in contatto, in attesa della partenza ci saranno diverse iniziative interessanti.

#MyRoad2UTMB
#SettinanaNaturale

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Report: Cammino Naturale dei Parchi Roma – Subiaco

In preparazione alla settimana del Cammino Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

La prima copre il tragitto della settimana Roma – Livata,  in versione leggermente ridotta per praticità.

Partenza da Rocca di Papa e arrivo a Subiaco: previsti circa 73km con 3000m di dislivello positivo da fare con un passo medio di 10′ a chilometro. Un passo facile ma nemmeno troppo “camminato” che fa’ rientrare questa attività a cavallo tra il trail running ed il trekking e per semplicità potremmo chiamarla speed trekking!

Preparazione

La preparazione dal punto di vista tecnico è abbastanza semplice.

Percorso

Per prima cosa studio il percorso con l’analisi della traccia GPS che trovo sul sito del CNP per definire il roadbook e individuare i punti del percorso “critici”. Per critici intendo tratti con più sentieri che si sovrappongono, strade asfaltate, salite ripide, centri abitati, fonti d’acqua. Con particolare attenzione ai tratti che percorrerò al buio.

Carico la traccia GPS rivisitata sul Garmin Fenix 3 e sul Suunto Ambit3 Peak, così per essere tranquillo di avere il navigatore in alta affidabilità!

Provviste

Inizialmente penso di portarmi via solamente Gel perché prevedo di fermarmi nelle botteghe e panifici che troverò lungo il cammino. Poi opto per l’autosufficienza, per non dover viaggiare con l’ansia di cercare fonti di approvvigionamento. Preparo 10 panini di pan carré, con il solito tofu alla piastra, un pomodoro secco e qualche foglia di insalata. Panini da escursionista a tutti gli effetti! 😀 Preparo inoltre un sacchettino con mandorle e semi di canapa oltre a qualche gel da usare in caso di emergenza. Per l’acqua: infilo due flask da 500ml nei tasconi laterali dello zaino, che rabboccherò strada facendo.

Abbigliamento

Abbigliamento 90% Decathlon! Il viaggio è facile e non richiede un abbigliamento super tecnico. Gli unici due capi su cui ho prestato particolare attenzione sono i pantaloni a 3/4 compressivi della Salomon ed una maglietta termica Mizuno. Per il resto Quechua!

Scarpe

Il Cammino Naturale dei Parchi ha come simbolo un bel piedone verde ed essendo io un amante della corsa minimal non potevo non scegliere di fare il percorso con le Vibram FiveFingers V-TRAIL. Per sicurezza, metto nello zaino anche un paio di NewBalance Hierro V2, anch’esse equipaggiate di suola Vibram Megagrip.

Zaino

Non ho usato attrezzatura leggera perché l’obiettivo non era il “tempo” ma il viaggio.
Ho pensato a lungo cosa portarmi dietro ed ho preferito orientarmi verso una attrezzatura simile a quella che avrebbe utilizzato un normale “camminatore”, quindi zaino da 30L dove ho riposto i panini, le scarpe di ricambio, le flask, un guscio leggero della RaidLight, due lampade frontali, powerbank per ricaricare cellulare e GPS, un piccolo kit di pronto soccorso, un piumino smanicato, guanti, coltello, telo termico di emergenza, maglietta a maniche corte ed una a manica lunga di ricambio, gopro di 5/6 anni fa che pesa come 3 di quelle odierne. Non l’ho pesato ma ad occhio e croce penso sarà stato circa 6/7 chili.
Devo dire di aver apprezzato molto l’ergonomia dello zaino, un Quechua FORCLAZ 30 AIR da 30 euro con schienale rigido. Molto molto molto comodo, stabile in corsa come i più blasonati da 150 euri e perfettamente equilibrato.

Partenza

Sono partito verso le 6:30, con 1h30 di ritardo rispetto al quanto pianificato. Nonostante tutti i buoni propositi non riesco proprio ad andare a dormire presto …

Attraverso il Centro Storico di Rocca di Papa per raggiungere la via Sacra, il punto di partenza del mio viaggio, sul secondo giorno della prima settimana.

Il buio e le nubi basse trasformano la partenza in una esperienza sensoriale, nel senso che la visibilità massima ad un metro mi imponeva di camminare a tentoni con le mani avanti per evitare di sbattere contro gli alberi 😂

Fortunatamente questa condizione si è protratta il tempo di scendere un po’ di quota.

Il primo tratto è praticamente casa mia: i sentieri che solco tutti i giorni per gli allenamenti e per le passeggiate, i primi chilometri infatti volano in un attimo.

Dopo aver valicato Monte Cavo, il Maschio delle Faete ed attraversato i Pratoni del Vivaro, mi trovo sulla strada che mi porterà nei boschi di Rocca Priora.

Un breve tratto di asfalto e sono di nuovo nel bosco.

Rocca Priora

Bosco facile, nello stile dei Castelli Romani. Sentieri larghi, salite e discese morbide per niente impegnative. Il terreno scorre veloce sotto i piedi e, a Colle di Fuori, mi incontro con l’amico Gianni che mi accompagnerà fino a Castel San Pietro Romano.

Palestrina

Si arriva alla 3a tappa della prima settimana e qui inizia il divertimento vero per chi come me ama le salite! Un paese molto curato che si sviluppa in verticale adagiato ai Monti Prenestini, con vicoli e case arroccate affacciate su uno sterminato panorama che vede ad ovest i Castelli Romani, ad est i Monti Simbruini e gli Ernici, a Sud i Lepini

Arrivati nel centro urbano di Palestrina facciamo tappa in un panificio a far scorta di calorie: pizza con le patate, Coca-Cola e via “verso l’infinito ed oltre”!

La segnaletica verticale del CNP ci invita ad attraversare il centro storico ed archeologico del paese fino ad arrivare a Castel San Pietro Romano che domina Palestrina e tutta la vallata regalando panorami mozzafiato.

Arrivato in cima scatto un po’ di foto al paesaggio, un paio selfie con Gianni, azzanno un paio di panini e faccio mente locale sulla distanza rimanente e orario stimato di arrivo.

Avevo pianificato un passo di 10’ al chilometro ma tra forno, foto, cazzeggio, la media si era un po’ allungata e dovevo recuperare per non rischiare di perdere l’ultimo autobus in partenza da Subiaco.

Gianni ed io ci salutiamo, lui tornerà verso casa mentre io mi indirizzo in direzione Capranica Prenestina per la tratta del quarto giorno della prima settimana del Cammino Naturale dei Parchi.

Seguo le indicazioni verticali, attraverso il grande cancello posto all’ingresso del sentiero, e varco la soglia del Parco dei Monti Prenestini.

Il viaggio prende la forma dell’avventura.

Con Castel San Pietro iniziano i monti veri con le grandi foreste, animali allo stato brado, fonti d’acqua e grandi massi calcarei a caratterizzare il paesaggio.  Finalmente la presenza dell’uomo diventa sempre meno pressante e la natura diventa la vera protagonista

Capranica Prenestina

Arrivo a Capranica Prenestina dove faccio un bel ristoro in vista della salita che mi porterà a Guadagnolo. Mangio tre panini (due con tofu, pomodori secchi, insalata; uno con marmellata di mirtilli), un po’ di semi di canapa e un bel po’ di acqua.

Accelero il passo. La nuova pianificazione dei tempi non mi permette di prendermela tanto comoda, ma di fronte ai nuovi panorami non posso fare a meno di fermarmi a contemplare le forme ed i colori in cui sono immerso.

Rimpiango di non aver portato con me la tenda.

Guadagnolo

Il percorso fino a Guadagnolo è molto bello. Il paesaggio che scorre tra pascoli, altipiani e animali allo stato brado, è veramente emozionante.

Arrivo al paese dopo una ripida salita da sotto la falesia alla base del centro storico.

Sembra non arrivare mai a destinazione, perché non conoscendo il percorso fatico a seguire i segni bianco/rossi.

Sulla piazza trovo Giancarlo, un amico della squadra dell’Atletica Rocca di Papa che fatica un po’ a collocarmi in quel contesto in tenuta sportiva. Ci facciamo due risate e ci congediamo, lui riprende la sua passeggiata in moto mentre io vado a prendere un meritato caffè al Ristorante da Peppe, una istituzione a Guadagnolo.

Un buon caffè doppio allungato con l’acqua… ovviamente un buon “caffè energetico” e non proprio un buon caffè 😀

Quindi riparto in direzione Cerreto Laziale, per percorrere il tragitto del quinto giorno, passando per il Santuario della Mentorella.

Ma prima di passare al Santuario ho fatto un po’ di confusione con le indicazioni ritrovandomi completamento fuori strada, sul Monte Cerella. Mi ero fissato che “anche se non era il sentiero corretto, al massimo, avrei tagliato nel bosco”. Ma visto l’orario ed il prossimo tramontare del sole il buonsenso mi fa tornare al bivio dove avevo imboccato il sentiero sbagliato.

Riprendo quindi la strada verso la Mentorella, scendo nel sagrato e imbocco il Sentiero di Karol che mi porterà all’Ara di Palazzo. Da lì il sentiero esce dal bosco e mi porta facilmente a Cerreto Laziale.

Cerreto Laziale

Arrivo a Cerreto su un sentiero che mi accompagna dritto in centro. Il borgo è molto bello, tanto che a guardarmi in giro perdo l’orientamento e le indicazioni del CNP. Il GPS mi viene in aiuto indicandomi con precisione la direzione poiché tra le vie strette, gatti e belle architetture non riuscivo più a trovare punti di riferimento.

Ad un bivio chiedo indicazioni ad alcune persone fuori da un bar su come raggiungere Rocca Canterano attraverso i boschi e questi, come fosse una richiesta normalissima, mi indicano la direzione e l’imbocco del sentiero dove troverò anche la segnaletica verticale del Cammino Naturale dei Parchi!

Rocca Canterano

Il sentiero verso Rocca Canterano inizia con una discesa impervia molto sassosa, e qui decido di cambiare scarpe per mantenere un ritmo di corsa elevato. Le FiveFingers sono calzature ottime, rilassanti, divertenti, con ottimo grip, ma quando c’è da correre su fondi impervi ricchi di grossi sassi appuntiti devo ricorrere alle scarpe tradizionali. Ovviamente senza abbandonare la suola Vibram MegaGrip!

Il sentiero si inoltra nel bosco. Anche se buio devo dire che il paesaggio in cui sono immerso si fa ammirare con pareti e grossi massi calcarei da valicare o costeggiare. Tutto intorno si scorgono i profili delle montagne illuminate da una luna quasi piena.

Il sentiero inizia a salire e qui mi si illumina una intuizione sul nome del borgo che sto raggiugendo, in particolare sulla parola “Rocca” di Canterano. Rocca è usata per indicare il Castello o la Roccaforte di difesa, che per svolgere il suo lavoro di difesa e controllo del territorio deve per forza trovarsi… in alto! E presto capisco che i miei calcoli sul riuscire a prendere l’ultimo autobus per il ritorno a Roma non avevano tenuto conto di questa variabile.

Cerco comunque di tenere un ritmo sostenuto anche se un po’ colto dallo sconforto.

Raggiungo il borgo e faccio rifornimento di acqua alla fontana posta all’ingresso del centro abitato. Bevo, salgo ancora lungo i vicoli e poi mi lancio veloce in discesa verso Canterano.

Canterano

Mancano veramente pochi chilometri a Subiaco e la strada in discesa mi fa sperare di riuscire a raggiungere la stazione degli Autobus in tempo.

Almeno finché non lascio la strada asfaltata e rientro nel bosco.

Qui il percorso si fa collinare e non mi rendo bene conto dove si trovi Canterano. Attorno a me vedo diversi centri illuminati e nonostante il GPS mi indichi una distanza in linea d’aria di pochi chilometri non riesco a farmi un’idea della distanza reale. Non mi resta che controllare su internet gli autobus che potrebbero passare nei paraggi. Come immaginavo, tutte le linee locali interrompevano le corse ad orari ormai non più utili e il rischio di perdere l’ultimo Bus per Roma diventava sempre più concreto. Così provo a giocare l’ultima carta. Chiamo Silvia del Cammino Naturale dei Parchi, per chiederle un passaggio in auto alla fermata dell’autobus e lei, come un Angelo, mi viene in soccorso in tempo reale!!!

Quasi Subiaco

Tra Canterano e Subiaco si interrompe questa prima esplorazione del CNP.

Con Silvia raggiungo la fermata del Cotral in tempo per il ritorno a Roma. Nell’attesa ci scambiamo un po’ di riscontri tecnici sul percorso e sulla segnaletica nonché qualche piccolo aneddoto sulla preparazione del Cammino e di questo bellissimo progetto che vede coinvolte ben 7 aree naturali protette a cavallo di Lazio e Abruzzo.

Ritorno in autobus

L’autobus quindi arriva puntuale. Un saluto veloce e si rientra a casa. Il viaggio passa tranquillo e rivivo ad occhi aperti alcuni tratti del percorso, i panorami, i colori, i maremmani che mi scambiavano per un predatore alle loro pecore, il filo spinato in cui sono inciampato e che mi ha fatto volare, il ponte nel bosco ricoperto di foglie, le casette, tra gli alberi, le mucche dalle grandi corna che mi guardavano diffidenti, il torrente, i massi su cui mi sono arrampicato, il freddo vento e la nebbia sulle vette, i tratti in cui mi sono perso, le persone che mi applaudivano (ancora non so se mi prendevano per il culo o se mi incitavano…) e tanti altri dettagli che rimarranno impressi nella memoria.

La traccia Strava: Clicca qui