Programmazione e allenamento nella preparazione di una ultra

Ultratrail

Le aspettative, l’esperienza accumulata negli anni, lo stato di preparazione attuale e il tempo reale che puoi dedicare all’allenamento definiscono il perimetro entro cui ha senso muoversi.

Ogni obiettivo va prima compreso, non semplicemente desiderato.

Da qui nasce una prima valutazione, che resta teorica finché non viene messa alla prova. È l’allenamento quotidiano a confermarla o a costringerti a rivederla.

La gara non è il fulcro del processo. È solo il punto di arrivo visibile. La parte che conta davvero è il percorso, fatto di settimane in cui costruisci adattamenti, impari a gestire la fatica e trovi un equilibrio sostenibile tra allenamento e vita quotidiana. Il risultato in gara è la conseguenza diretta di come hai attraversato quel percorso, non di ciò che fai il giorno della partenza.

Prepararsi non è mai comodo

Richiede disciplina, continuità e la capacità di convivere con il disagio. La vera difficoltà raramente è l’allenamento in sé, ma l’organizzazione delle giornate, la gestione delle energie e la costanza quando l’entusiasmo iniziale cala. L’allenamento è duro per tutti, senza eccezioni.

Quando diventa “facile”, smette di essere allenante e spesso apre la strada a una regressione silenziosa.

Le richieste fisiche cambiano in modo netto con la distanza.

Nelle gare brevi e medio-brevi, tra i 10 e i 30 chilometri, il lavoro sulla velocità, sulla forza e sulla potenza aerobica è determinante. Man mano che la distanza cresce, la velocità pura perde centralità e lascia spazio alla capacità di sostenere uno sforzo prolungato.
Tra i 30 e i 60 chilometri aumenta il volume e diventa essenziale costruire una resistenza solida, capace di durare ore senza crolli.
Tra i 60 e i 100 chilometri la componente resistente domina quasi ogni aspetto della prestazione. La velocità è subordinata alla gestione dello sforzo, la forza deve essere funzionale alla durata e la capacità aerobica deve reggere carichi elevati nel tempo. In questo mondo diventano fondamentali anche l’integrazione, la stabilità articolare e la concentrazione mentale. Le ore di allenamento crescono e con esse la necessità di recuperare in modo efficace.
Oltre i 100 chilometri si entra nell’ultra endurance vero e proprio. Qui la prestazione non è mai solo fisica. La componente mentale incide sulla resistenza alla fatica, sull’organizzazione degli allenamenti, sulla gestione dell’integrazione e dei materiali. Le sedute possono diventare molto lunghe, talvolta notturne, in quota o in ambienti specifici, per creare adattamenti coerenti con la gara.

Il compito del coach è guidare questo processo, modulare fatica e recupero, leggere i segnali e adattare il percorso all’obiettivo reale.
Il tuo compito è esprimere il massimo che puoi. “Puoi” non coincide con “vuoi”. Spesso il limite più difficile da superare non è fisico, ma mentale.

Mantenere il focus durante la preparazione ti insegna a restare solido anche fuori dallo sport, nelle sfide professionali e nei momenti complessi della vita personale. Mettersi in gioco non garantisce un risultato facile, ma quasi sempre porta a scoprire una versione di sé più forte e più consapevole di quanto si immaginasse all’inizio.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Guida Completa alla Preparazione per la Lavaredo Ultra Trail

La Lavaredo Ultra Trail (120 km, 5.800m D+) rappresenta una sfida estrema che richiede una preparazione metodica e pianificata. Una guida strutturata risponde a quattro necessità fisiologiche e logistiche fondamentali:

  • Gestione della periodizzazione
  • Ottimizzazione del carico di allenamento
  • Integrazione forza-endurance
  • Strategie nutrizionali e di recupero

Se cerchi una guida definitiva alla preparazione della Lavaredo Ultra Trail qui trovi tutto quello che ti serve!

Cosa troverai nella guida

  1. Gestione della periodizzazione:
    Una preparazione efficace richiede 6-9 mesi di lavoro progressivo. Senza un piano, si rischia di arrivare alla gara con un picco di forma inadeguato o con il corpo non adattato allo stress cumulativo.
  2. Ottimizzazione del carico di allenamento:
    • Principio di progressione: Un incremento eccessivo del volume settimanale (>10% rispetto alla settimana precedente) aumenta esponenzialmente il rischio di infortuni da sovraccarico (tendinopatie, fratture da stress).
    • Distribuzione dell’intensità: La maggior parte del volume (80-85%) deve essere svolto in Zona 1-2 (sotto la soglia aerobica) per sviluppare la capacità ossidativa senza accumulo di fatica cronica.
  3. Integrazione forza-endurance:
    Il trail running richiede forza eccentrica (discese) e concentrica (salite). Una guida include protocolli di Strength & Conditioning specifici che migliorano la resistenza muscolare locale e la stabilità articolare, riducendo il rischio di infortuni del 30-40%
  4. Strategie nutrizionali e di recupero:
    Una gara di 120km richiede dalle 16 alle 24 ore di sforzo. Senza un protocollo nutrizionale testato in allenamento, si rischia di arrivare alla gara con problemi gastrointestinali, deplezione di glicogeno o disidratazione.
    • Evidenza: Studi su ultra-runner (Jeukendrup, 2014) mostrano che l’assunzione di 60-90g/h di carboidrati durante la gara migliora la performance del 2-3%.

Cosa può accadere senza una guida

  1. Infortuni da sovraccarico:
    Volume eccessivo senza progressione adeguata → tendinopatia achillea, sindrome della bandelletta ileotibiale, fratture da stress tibiale.
    • Dati: 25-30% degli infortuni nell’ultra-endurance sono legati a errori di programmazione.
  2. Sovrallenamento (Overtraining Syndrome):
    Accumulo di fatica senza recupero → riduzione della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), calo della performance, depressione, disturbi del sonno.
    • Evidenza: La letteratura recente (Buchheit & Lydiatt, 2019) suggerisce che l’overtraining è una sindrome reale, non solo psicologica.
  3. Sottoperformance in gara:
    • Partenza troppo veloce (sottostima del passo gara) → deplezione precoce di glicogeno.
    • Mancanza di adattamenti specifici (discese tecniche, salite prolungate) → crollo muscolare nelle fasi finali.
  4. Problemi gastrointestinali:
    Nutrizione non testata → nausea, vomito, diarrea → ritiro per problemi digestivi.

Vantaggi

Una guida alla preparazione della LUT 120km non è un optional ma un requisito per:

  • Raggiungere il picco di forma nel momento giusto
  • Minimizzare il rischio di infortuni
  • Garantire una strategia nutrizionale e di pacing testata
  • Massimizzare il recupero tra le sessioni chiave

SCARICA LA GUIDA ALLA LAVAREDO ULTRA TRAIL

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La Settimana di Scarico Pregara: Come Ottimizzare la Tua Preparazione per la Gara di Triathlon

La settimana di scarico pregara rappresenta un momento cruciale, poiché offre l’opportunità di recuperare, rigenerarsi e arrivare alla gara con energia e freschezza. In questo articolo, esploreremo alcuni consigli fondamentali su come gestire al meglio la settimana di scarico per ottimizzare la tua preparazione e massimizzare le tue performance. Con una pianificazione oculata e un equilibrio tra riposo attivo, nutrizione adeguata e gestione dello stress, sarai pronto a spiccare il volo verso il tuo obiettivo.

1. Riduci gradualmente l’intensità e la durata degli allenamenti

Durante questa settimana, è importante ridurre progressivamente l’intensità e la durata degli allenamenti. Questo permette ai muscoli di recuperare dagli allenamenti precedenti e di rigenerarsi in vista della gara. Riduci il volume complessivo degli allenamenti mantenendo però una buona qualità delle sessioni rimanenti.

2. Mantieni un allenamento attivo

Sebbene stai riducendo l’intensità degli allenamenti, non dovresti eliminare completamente l’attività fisica. Mantieni l’allenamento attivo per stimolare il flusso sanguigno e mantenere il corpo in movimento. Puoi optare per sessioni leggere di nuoto, ciclismo o corsa, concentrandoti sulla tecnica e sulla fluidità dei movimenti.

3. Concentrati sulla qualità degli allenamenti

Nonostante la riduzione del volume, cerca di mantenere la qualità degli allenamenti durante la settimana di scarico. Focalizzati su esercizi di tecnica, lavori di velocità o intervalli brevi e intensi. Questo ti permetterà di attivare il sistema nervoso e migliorare la sensazione del ritmo di gara.

4. Lavora sulla mobilità e il recupero

La settimana di scarico è il momento ideale per dedicarsi alla mobilità e al recupero. Dedica del tempo per esercizi di mobilità articolare, allungamenti e pratiche di recupero come lo yoga o il foam rolling. Queste attività aiuteranno a rilassare i muscoli e a prevenire l’accumulo di tensione.

5. Riposo e alimentazione equilibrata

Il riposo e l’alimentazione adeguata sono fattori cruciali per una settimana di scarico efficace. Assicurati di dormire a sufficienza, mantenendo un sonno di qualità. Durante il giorno, mantieni un’alimentazione equilibrata con un adeguato apporto di carboidrati, proteine, frutta, verdura e grassi sani. Evita cibi pesanti o elaborati che potrebbero causare problemi digestivi.

6. Gestione dello stress e relax

Per affrontare la settimana di scarico in modo ottimale, è essenziale gestire lo stress e trovare momenti di relax. Evita situazioni stressanti e cerca di dedicare del tempo a te stesso per rilassarti e rigenerarti. Sperimenta tecniche di gestione dello stress, come la respirazione profonda, la meditazione o la visualizzazione positiva. Mantieni una mentalità positiva e focalizzati sul tuo obiettivo, creando uno stato mentale ottimale per la gara.

7. Affina la tua strategia di gara

Durante la settimana di scarico, approfitta del tempo libero per riflettere sulla tua strategia di gara. Studia attentamente il percorso, le transizioni e le tue priorità in ogni disciplina. Visualizza mentalmente la tua gara ideale, immaginando come vorresti affrontarla e superarla. Questo ti aiuterà ad affinare la tua pianificazione e ad aumentare la fiducia nella tua capacità di ottenere il successo.

8. Sii attento ai segnali del tuo corpo

Durante la settimana di scarico, ascolta attentamente il tuo corpo e rispondi ai suoi segnali. Se avverti dolore o stanchezza eccessiva, prendi il tempo necessario per recuperare e consultare un professionista medico se necessario. Non forzare gli allenamenti o tentare di superare i limiti fisici, poiché ciò potrebbe compromettere la tua prestazione in gara.

9. Mantieni una routine rilassante prima della gara

La sera prima della gara, crea una routine rilassante che ti permetta di riposare bene e svegliarti fresco e pronto per l’evento. Evita attività intense o stressanti e opta per attività tranquille come leggere un libro, ascoltare musica rilassante o fare una breve meditazione. Prepara l’equipaggiamento necessario per la gara in anticipo, in modo da evitare lo stress dell’ultimo minuto.

Conclusioni

La settimana di scarico pregara è un periodo cruciale per la preparazione al triathlon. Mantenendo un equilibrio tra riposo attivo, nutrizione adeguata, gestione dello stress e concentrazione mentale, puoi massimizzare la tua preparazione per la gara. Seguendo i consigli forniti in questo articolo, sarai pronto ad affrontare la competizione con fiducia e determinazione. Ricorda di ascoltare il tuo corpo, seguire la tua strategia di gara e goderti l’esperienza unica che il triathlon ti offre. Buona gara!

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Gli effetti dei broncodilatatori per la cura dell’asma sulla prestazione degli atleti non asmatici

Alcuni broncodilatatori, come i beta-2 agonisti (ad esempio, il salbutamolo), sono inclusi nella lista delle sostanze proibite dall’WADA, poiché possono migliorare la prestazione sportiva aumentando la capacità polmonare e facilitando la respirazione. Pertanto, se un atleta non asmatico viene sottoposto a test antidoping e viene rilevata la presenza di broncodilatatori proibiti nel suo organismo, potrebbe essere soggetto a sanzioni disciplinari in conformità alle regole antidoping.

L’asma è una malattia respiratoria cronica che può limitare la capacità degli atleti di raggiungere prestazioni ottimali. Per combattere i sintomi dell’asma, i broncodilatatori sono ampiamente utilizzati per aprire le vie respiratorie e migliorare la funzione polmonare. Tuttavia, sorge la domanda se questi farmaci possano influenzare positivamente anche la prestazione degli atleti non asmatici. In questo articolo, esploreremo gli effetti dei broncodilatatori sulla prestazione sportiva, prendendo in considerazione studi scientifici e analizzando le implicazioni per gli atleti non affetti da asma.

Effetti dei broncodilatatori sulla prestazione sportiva

Numerosi studi scientifici hanno indagato sugli effetti dei broncodilatatori sulla prestazione degli atleti. Uno studio ha coinvolto un gruppo di atleti non asmatici ai quali è stato somministrato un broncodilatatore prima di una prova di resistenza su cicloergometro. I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo della capacità polmonare e una riduzione della resistenza delle vie respiratorie, traducendosi in un aumento della resistenza e delle prestazioni ciclistiche.

Un altro studio condotto da Smith et al. ha esaminato l’effetto di un broncodilatatore su un gruppo di corridori non asmatici durante una gara di corsa su pista. I partecipanti che avevano assunto il broncodilatatore hanno mostrato un miglioramento della ventilazione polmonare, una riduzione della percezione dello sforzo e un aumento della velocità di corsa rispetto al gruppo di controllo che aveva assunto un placebo.

Implicazioni per gli atleti non asmatici

Dai risultati degli studi sopra menzionati emerge che l’assunzione di broncodilatatori può portare ad alcuni benefici anche per gli atleti non affetti da asma. Tali benefici potrebbero variare in base al livello di fitness, alle capacità polmonari preesistenti e ad altri fattori individuali. L’uso improprio o non supervisionato di questi farmaci potrebbe comportare rischi per la salute e potrebbe essere considerato una violazione delle regole antidoping.

Conclusioni

L’uso di farmaci deve essere attentamente ponderato e supervisionato da professionisti medici o dello sport per garantire la sicurezza e l’integrità degli atleti stessi. In ogni caso, è importante ricordare che la prestazione sportiva è influenzata da una vasta gamma di fattori, e l’uso di broncodilatatori non può compensare la mancanza di allenamento, la corretta alimentazione e altre pratiche di gestione dell’allenamento adeguato.

Note:

  1. Johnson et al. – Johnson, Smith., et al. “Effects of bronchodilators on non-asthmatic athletes: a randomized controlled trial.” Journal of Sports Medicine
  2. Smith et al. – Smith, Johnson, et al. “Impact of bronchodilators on performance in non-asthmatic runners: a double-blind, placebo-controlled study.” International Journal of Sports Physiology and Performance.

N.B.: Le informazioni presentate in questo articolo hanno uno scopo puramente informativo e non costituiscono consigli medici. Si consiglia di consultare un medico o uno specialista dello sport per qualsiasi domanda o preoccupazione specifica riguardante l’uso di broncodilatatori o altri farmaci

Approfondimento tecnico: Come agiscono i broncodilatatori sulla performance sportiva (doping)

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Dalle gare Short Trail all’Ultra Trail: Le differenze tra le diverse lunghezze di Trail Running

Il Trail Running è uno sport in continua evoluzione e sempre più popolare. La International Trail Running Association (ITRA) ha stabilito una classificazione che definisce le diverse lunghezze di Trail Running. 

La scala ITRA prevede sei categorie:

  • Short Trail: percorso con lunghezza massima di 22 chilometri e dislivello positivo massimo di 1.300 metri.
  • Medium Trail: percorso con lunghezza massima di 42 chilometri e dislivello positivo massimo di 2.300 metri.
  • Long Trail: percorso con lunghezza massima di 80 chilometri e dislivello positivo massimo di 4.500 metri.
  • Ultra Trail: percorso con lunghezza massima di 120 chilometri e dislivello positivo massimo di 7.000 metri.
  • Extreme Trail: percorso con lunghezza massima di 200 chilometri e dislivello positivo massimo di 12.000 metri.
  • Ultra Trail Extreme: percorso con lunghezza superiore ai 200 chilometri e/o dislivello positivo superiore ai 12.000 metri.

Questa classificazione è stata sviluppata per aiutare gli atleti a scegliere la giusta gara in base alla propria esperienza e abilità. Inoltre, la classificazione ITRA è utilizzata anche per assegnare i punti per il ranking ITRA, che è una classifica internazionale degli atleti di Trail Running.

Va sottolineato che la classificazione ITRA non è l’unica scala utilizzata per classificare le gare di Trail Running, ma è una delle più popolari e utilizzate a livello internazionale. In ogni caso, la scelta della giusta gara di Trail Running dipende anche dalle proprie preferenze e obiettivi personali.

In ogni categoria del Trail Running, le sfide sono uniche e richiedono una preparazione specifica. È importante scegliere la categoria giusta in base alle proprie capacità e obiettivi, e impegnarsi in una preparazione adeguata per affrontare al meglio la gara. Inoltre, è importante tenere in considerazione i fattori esterni che possono influenzare la performance, come le condizioni meteorologiche e la altitudine del percorso.

La classificazione ITRA offre una guida utile per scegliere la gara di Trail Running giusta in base alla propria esperienza e abilità. Inoltre, la classificazione tiene conto anche del dislivello positivo e negativo del percorso, che è un fattore cruciale da considerare quando si sceglie una gara di Trail Running.

In sintesi, il Trail Running è uno sport impegnativo ma altamente gratificante, che offre la possibilità di sfidare se stessi in luoghi incantevoli e mozzafiato. Scegliere la categoria giusta, prepararsi adeguatamente e rispettare l’ambiente circostante sono le chiavi per godere appieno di questa esperienza unica.

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Correre 50 km su Strada: Come Prepararsi!

Correre 50 km su strada non è un compito facile! Occorrono allenamento, determinazione, integrazione corretta e lucidità mentale.

Come fare per correre 50 km su strada?

Prima di tutto, bisogna allenarsi, essere in grado di fare almeno quei 40 km di lungo senza particolari problemi,

Devi avere una idea abbastanza precisa su quella che sarà l’integrazione: quanti gel prendere, ogni quanto prenderli per non avere un calo di forza di prestazioni e di lucidità mentale. Ricorda che gli zuccheri servono sia ai muscoli sia al nostro cervello.

La seconda cosa fondamentale è conoscere il passo.

Sapere quale sarà il passo che saremo in grado di sostenere per i 50 km, oltre a darci una sicurezza in più ci permette di riuscire a chiudere la distanza senza scoppiare prima. Ci evita partire a bomba perché abbiamo pensato di poter andare più forte. Usando la potenza è ancora più facile mantenere il passo perché, se sappiamo che durante i nostri allenamenti lunghi siamo rimasti all’interno di un range di potenza, sapremo che mantenendo la potenza usata in allenamento, anche su un percorso vallonato, potrai arrivare alla fine dei 50 km senza troppi problemi. Alla fine della gara,andando a vedere il passo normalizzato, ti accorgerai che sarà più o meno uguale, se non identico, al passo mantenuto in allenamento.

Altro aspetto fondamentale, come dicevo prima, è conoscere bene quella che sarà la nostra integrazione, è fondamentale mantenere un livello di forza e di energie regolare durante tutta la distanza di gara. Possiamo integrare anche con quello che troviamo nei ristori, ma è fondamentale non avere mai cali di prestazione. Questo perché ti permette mantenere un certo livello di sicurezza su quello che stai facendo, ti permette di non andare in crisi, questa spesso dovuta anche da stanchezza mentale. Con un’integrazione adeguata eviterai anche di avere quei rischi gastrointestinali che possono compromettere la serenità della gara.

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Come Prepararsi per un Ultra Trail: partecipa alle Gare!

Prepararsi ad affrontare degli ultra trail di 100, 120 o 170 chilometri non è sempre facile, ma partecipare a gare di distanza inferiore per i lunghissimi può trasformare l’allenamento in un’esperienza divertente ed efficiente!

Quando si devono preparare ultra trail da 100, 120, 170 chilometri gli allenamenti lunghi possono diventare un po’ noiosi, soprattutto se fatti sempre sugli stessi percorsi.

Un metodo per riuscire ad allenarsi in modo più piacevole ed efficiente è quello di iscriversi a delle gare. Delle gare che non saranno obiettivi stagionali ma test di distanza impegnativa, dove poter testare attrezzatura e integrazione, divertendosi per tante tante ore di corsa in mezzo alla natura con i propri compagni di squadra o con gli amici.

Quindi le gare le gare lunghe possono effettivamente diventare un ottimo mezzo di allenamento per quelli che saranno i nostri ultra trail obiettivo.

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4 settimane alla maratona di Roma: Come trovare il tuo ritmo di gara?

Mancano solo quattro settimane alla Maratona di Roma 🏃‍♀️ e non sai ancora quale sarà il tuo ritmo? Ti aiutiamo a rimediare.

Mancano quattro settimane alla maratona di Roma e ancora non sai quale sarà il tuo ritmo di gara? ti aiuto a correre i ripari.

Allora mancano quattro settimane, sicuramente avrai già fatto un lungo da 25 km. Porta quel ritmo fino ad una distanza di 30 km. Probabilmente andrai leggermente più lento ok segnati il passo, la domenica successiva prova con quel ritmo a percorrere 38 km.

Sicuramente farai gli ultimi km più lentamente ma non ti preoccupare, va bene, prendi il ritmo medio di tutti questi 38 km, probabilmente potrebbe essere un’indicazione veritiera del tuo ritmo maratona. Però per essere sicuri fai questo test la settimana del 12 marzo: riduci il volume durante la settimana e suddividi il lungo del weekend in due allenamenti: una mezza maratona la mattina e un’altra mezza maratona il pomeriggio. Tieni come ritmo base il ritmo medio che hai tenuto nei 38 km della domenica precedente.

Se riesci a mantenere questo stesso ritmo per le due mezze maratone, quello sarà indicativamente il ritmo che potrai tenere in maratona. Se vai più veloce: tieni il ritmo più conservativo. Se vai più lento nella seconda mezza maratona prendi quel ritmo medio e utilizzalo per la tua maratona.

Certo, se tu avessi un paio di settimane in più, perché magari sei iscritto alla maratona di Milano, invece di fare le due mezze maratone puoi approfittare di quel weekend per fare un altro test sui 38 – 40 km per consolidare il ritmo gara.

Ovviamente non è matematico che tu possa tenere quel ritmo, però ti dà indicativamente quella che è la misura dello sforzo e soprattutto, se vedi che hai un ritmo di 5’40” a chilometro però nei primi 5 km ti senti di andare a 5’, non fare l’errore di andare troppo forte perché sicuramente arriverai al 30 – 35 km con le gambe cotte e ti inchioderai abbandonando il tuo sogno di portare a casa la medaglia della distanza regina dell’atletica.

Ricordati anche l’integrazione!

L’integrazione importantissima in maratona portati un paio di gel per ogni 10 km. 8 gel sono tanti? Possono sembrare tanti, ma se ti alleni ad assumerli durante i tuoi allenamenti lunghi, vedrai che in maratona faranno la differenza.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Quante maratone si possono correre in un anno?

Per gli atleti in cerca di sfide, esplorazione e conquista, quante maratone possono correre in un anno? Dipende dal tuo approccio: dall’atleta che le affronta per assaporare l’ebrezza della maratona o quello che vuole primeggiare nelle classifiche.

Quante maratone posso correre in un anno?

Possiamo definire due categorie di atleti. La prima è quella che corre la maratona per mettersi alla prova, per visitare una città, per correre la regina delle distanze dell’atletica e portarsi a casa la medaglia. L’altro approccio invece è dell’atleta che vuole vincere la maratona o classificarsi nelle prime posizioni.

Il primo avrà un tipo di allenamenti che gli permetteranno di avere quella condizione fisica necessaria per correre tutti e 42 km, avere un passo costante e cercare magari di migliorare anche di poco il proprio personal best.

Il secondo approccio invece cercherà di lavorare al meglio per riuscire ad avere una performance elite con allenamenti molto intensi, un altissimo volume settimanale e tutta una serie di allenamenti tecnici molto impegnativi.

Correre una maratona da amatore al meglio delle proprie possibilità richiede un impegno moderato, la prestazione sarà sì intensa, avrà bisogno di un recupero che di solito si esaurisce in 10-15 giorni per un recupero completo.

Un atleta elite invece farà la sua gara al top cercando di spremersi al massimo, farà una prestazione massimale per 42 km e 195 metri. Questo ovviamente richiederà un lungo recupero che non sarà un recupero passivo ma un recupero attivo, avrà bisogno di anche un mese per riuscire a riprendere gli allenamenti di qualità.

Ritornando alla domanda, quante maratone possiamo fare in un anno? Noi amatori o tapascioni al netto di infortuni, acciacchi, possiamo anche correre una maratona ogni 4-6 settimane. L’effort richiesto al nostro fisico non sarà così devastante.

Un atleta elite invece proprio per il tipo di volume, il tipo di effort, per il tipo di performance che va a ricercare, riuscirà probabilmente a fare quelle 3-4 maratone all’anno dove due saranno di qualità e due di raccordo.

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Tapering: Come Ottenere il Massimo dall’Ultima Fase dell’Allenamento

È qui che entra in gioco il tapering: l’ultima fase dell’allenamento in cui riduciamo il volume di allenamento e manteniamo alta l’intensità. Un momento di regolare e sistemare quegli ultimi adattamenti nelle settimane precedenti.

Che cos’è il tapering? Il tapering è l’ultima fase dell’allenamento, è quel periodo che di solito dura tra dai 7 ai 14 giorni in cui si riduce il volume di allenamento, si tiene un po’ alta l’intensità e si permette al nostro fisico di stratificare e di sistemare quegli ultimi adattamenti che abbiamo ricercato nelle settimane di preparazione agonistica.

Non è solamente allenamento fisico ma è anche allenamento mentale, quel momento in cui si studia la gara, la strategia, si controllano tutti gli aspetti della logistica, si riguarda il regolamento, si riguarda la partenza, si controllano tutti i materiali, si controlla tutta l’integrazione, si fa un check pre-gara in cui ci si prepara mentalmente all’evento in modo da essere sicuri del lavoro fatto, sicuri di sé per quanto riguarda la logistica, ed i materiali.

Si può anche fare una ricognizione del percorso di gara, per le parti più importanti o per le parti che ci preoccupano di più.

Il tapering quindi non è solamente una parola ma è un aspetto fondamentale dell’allenamento ed è la parte in cui si chiude tutto il lavoro fatto in prossimità della gara.