Come si costruiscono due campioni UTMB? Scott Johnston lo spiega senza filtri

Vi riporto il riassunto dell’intervista Scott Johnston, l’allenatore dei 2 vincitori del UTMB.

Introduzione

Un Successo Storico all’UTMB Scott Johnston è stato accolto nello “Training Peak Chalet” la mattina dopo l’UTMB, reduce da un successo incredibile: è probabilmente l’unico allenatore nella storia ad aver guidato sia il vincitore maschile che quello femminile dell’Ultra-Trail du Mont-Blanc nello stesso anno. Ha confessato che è stato difficile elaborare l’evento, ma era fiducioso della preparazione dei suoi atleti, Ruth Croft e Tom Evans, anche se in una gara così lunga e in condizioni difficili, molte cose possono accadere. La loro fitness e preparazione psicologica erano al massimo, anche se non si può controllare la competizione.

Filosofia di Allenamento Generale Evoke Endurance

Tutti gli atleti allenati da Scott Johnston e dal suo team presso Evoke Endurance seguono la stessa filosofia e principi generali di allenamento, adattati al livello individuale dell’atleta. Tom Evans e Ruth Croft, pur avendo programmi personalizzati, si sono allenati sotto lo stesso “ombrello” filosofico con allenamenti molto simili.

La Vittoria di Ruth Croft all’UTMB

Ruth Croft ha vinto l’UTMB, diventando la prima donna a vincere tutte e tre le gare OCC, CCC e UTMB.

Lezioni dalla Precedente Edizione

L’anno precedente era arrivata seconda, partendo ultra-conservativa e recuperando posizioni nella parte finale (era 120esima assoluta e 18esima tra le donne alla prima salita importante). Questa esperienza le ha dato fiducia nella sua competitività e nel piano di gara.

Strategia di Gara Attuale

Quest’anno ha rispettato il piano di gara quasi perfettamente, rimanendo entro un minuto dal ritmo pianificato per la prima metà della corsa. Non si è fatta coinvolgere dal ritmo delle altre atlete, mantenendo la sua andatura anche quando era tra le prime tre. La sua disciplina e la fiducia nell’analista di dati del team (che in una 100k aveva previsto il suo tempo entro due minuti) sono stati fondamentali.

Condizioni Meteo e Preparazione

A Courmayeur era in linea con il piano nonostante pioggia e freddo. Sia lei che Tom erano stati istruiti a indossare subito le giacche antipioggia all’inizio della pioggia, prevenendo i problemi che altri atleti hanno avuto. Ruth aveva imparato una dura lezione ritirandosi dalla Trans Gran Canaria a causa di ipotermia per non essersi preparata adeguatamente.

Fase Finale

Mentre costruiva un vantaggio, il team cercava di rallentarla per evitare sforzi eccessivi e cadute, date le condizioni scivolose. Scott ha notato che a volte è meglio inseguire che essere inseguiti, poiché la pressione di essere in testa può creare maggiore ansia.

Allenamento Specifico

Odia alcune sessioni sul tapis roulant ad alta inclinazione (fino al 20%) con intervalli di 40 minuti tra sopra e sotto la soglia anaerobica, riconoscendone però l’efficacia.

Acclimatamento all’Altitudine

Ha trascorso un mese a Tignes (circa 2000 metri), allenandosi spesso a 2500 metri o più.

La Vittoria di Tom Evans all’UTMB

Precedenti Sfide e Motivazione

Tom aveva avuto due ritiri (DNF) nelle due edizioni precedenti dell’UTMB. La nascita del figlio cinque mesi prima della gara, inizialmente fonte di preoccupazione per il coach, si è rivelata una potente motivazione. La paternità gli ha dato una prospettiva più ampia, facendogli capire che “questa è solo corsa”. Questo lo ha reso più disciplinato e concentrato, permettendogli di sostenere il carico di allenamento più alto nei quattro anni con Scott.

Condizioni Meteo

Come Ruth, ha reagito prontamente alle condizioni avverse indossando la giacca antipioggia.

Utilizzo dei Bastoncini

Tom ha lavorato più a lungo sull’uso dei bastoncini e ha visto i “benefici” in gara, aspettandosi dolori equivalenti nei tricipiti, dorsali e quadricipiti dopo la gara, a dimostrazione dell’efficace coinvolgimento della parte superiore del corpo.

Allenamento in Montagna e Tapis Roulant

Pur vivendo in un’area poco montuosa (Loughborough), ottiene l’allenamento verticale viaggiando e utilizzando un tapis roulant con inclinazione fino al 25% nel suo home gym. Ha trascorso solo otto settimane in montagna quest’anno, indicando l’efficacia dell’allenamento artificiale.

Allenamento Pre-gara (Taper)

Ha eseguito un allenamento di “tapering” di tre volte 20 minuti con un gilet zavorrato di 12 kg (più leggero del solito 15 kg) sulla salita verticale K di Chamonix.

Acclimatamento all’Altitudine

Sembra avere una dote naturale per adattarsi rapidamente all’altitudine. I test hanno mostrato che il suo profilo di lattato a 3000 metri è lo stesso che a livello del mare, alla stessa velocità, un fenomeno mai visto dai ricercatori dell’Università di Loughborough. Ha trascorso sei settimane ad Argentière (1300 metri) prima della gara, allenandosi in quota.

Metodologie di Allenamento Comuni e Specifiche

Riserva di Velocità

Entrambi gli atleti sono molto veloci (Tom ha corso una mezza maratona in 1h02, Ruth proviene da un programma di atletica di Division 1) e hanno una riserva di velocità ben superiore a quella necessaria per l’UTMB. Per questa gara, il lavoro di velocità è meno prioritario rispetto al lavoro verticale e alla resistenza alla fatica muscolare.

Lavoro Verticale

Viene data molta enfasi al lavoro verticale, spesso con pesi, per costruire resistenza alla fatica nei muscoli propulsori, cruciale per le lunghe distanze con dislivello.

Uso dei Bastoncini

Scott, con il suo background nello sci di fondo, enfatizza come i bastoncini possano contribuire significativamente alla propulsione in salita e al risparmio delle gambe, notando che molti ultra-runner non sanno usarli efficacemente.

Monitoraggio dell’Intensità (Lattato)

Scott Johnston utilizza il lattato come controllo per gli allenamenti (mirando a 2.5-3.5 millimoli) per aiutare gli atleti a “internalizzare” la sensazione di un certo sforzo.

Acclimatamento al Calore (heat training)

Quest’anno hanno utilizzato un adattamento al calore strettamente passivo (4-5 giorni a settimana in media) per consentire carichi di allenamento più pesanti e ottenere benefici come l’aumento dell’emoglobina, che aiuta la transizione e la durata dei benefici dell’altitudine.

Combinazione Calore-Altitudine

Scott ha imparato i benefici di combinare l’allenamento al calore con l’altitudine grazie a un’atleta che ha battuto un record sull’Everest, utilizzando una camera ipobarica e allenandosi al calore, notando un aumento dei globuli rossi.

Il Ruolo Cruciale dei Dati e della Comunicazione nel Coaching

Dati “Hard” e “Soft”: Per Scott, i dati soggettivi (“soft data”) sono altrettanto importanti quanto i dati oggettivi (“hard data”) forniti dagli orologi (frequenza cardiaca, temperatura corporea, altitudine).

Piattaforma TrainingPeaks

La piattaforma TrainingPeaks è essenziale per il suo lavoro, permettendogli di monitorare carichi esterni e comunicare quotidianamente con atleti in diverse parti del mondo (Ruth in Nuova Zelanda, Tom nel Regno Unito).

Comunicazione Quotidiana

La comunicazione principale avviene tramite la casella dei commenti di TrainingPeaks. Se emergono “bandiere rosse” o “gialle”, il contatto si sposta su WhatsApp o telefonate per approfondire.

Carico Interno

Scott sottolinea che i dati oggettivi mostrano ciò che l’atleta ha fatto (carico esterno), ma è più importante capire il carico interno (“come si sono sentite le gambe?”, “c’è pesantezza?”) per aggiustare il programma.

Evitare l’Overtraining

Il coach spesso deve “trattenere” gli atleti, specialmente le personalità di tipo A, per evitare infortuni e sovrallenamento, anziché spingerli ulteriormente. Molto raramente un atleta ha bisogno di una “spinta” per allenarsi, più spesso ha bisogno che gli si dica di riposare.

Evoluzione dell’Ultra Running

Tecnologia e Prestazioni

Scott ha osservato che negli ultimi cinque anni l’accettazione di nuove tecnologie e interventi di allenamento ha aumentato le prestazioni degli atleti di punta. Ha citato Kilian Jornet che ha corso la Western States due ore più velocemente 14 anni dopo la sua ultima partecipazione, pur essendo più anziano.

Divario tra Élite e Amatori

I top performer stanno diventando sempre più veloci, ma la fascia media e bassa degli amatori non ha visto miglioramenti significativi nei tempi di arrivo o nei tassi di abbandono. Questo perché gli atleti di élite utilizzano tecnologie avanzate e coach esperti, mentre per gli amatori questo concetto non è ancora permeato.

Il Valore del Coaching

Molti amatori non si sentono “meritevoli” di un coach, ma Scott crede che tutti meritino un’istruzione esperta, non importa quale sia il loro tempo finale.

L’Importanza del Coach: Un Partner Obiettivo

Partner e Guida: Anche gli atleti di élite, che potenzialmente potrebbero allenarsi da soli, hanno bisogno di un coach come partner per discutere idee e gestire l’energia mentale.

Prevenzione e Obiettività

Un coach serve a dire “no, oggi è un giorno di riposo” e a prevenire l’overtraining. Essendo una “terza parte” coinvolta ma non emotivamente immersa come l’atleta, il coach può offrire una prospettiva obiettiva e trattenere l’atleta quando necessario.

Apprendimento Continuo

Scott ha riflettuto sul fatto che se dovesse scrivere un altro libro, parlerebbe degli errori commessi nei suoi primi giorni di coaching.

Conclusioni e Riconoscimenti Finali

Scott ha espresso la sua gratitudine e felicità per il successo, che è stato un momento emozionante per lui. Ha anche mostrato profondo rispetto per tutti i partecipanti all’UTMB, compresi coloro che stavano ancora finendo la gara o che affrontano eventi estremi come il PTL (sei notti in gara), riconoscendo l’impegno e la passione di ogni atleta.

Da TrainingPeaks https://www.youtube.com/watch?v=sLFZJ-42v7o

Questo è un articolo della Sport Academy

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Skyrunning e Alpinismo sul Corno Grande (con WHITEOUT)

Divertentissima giornata di Skyrunning ed Alpinismo sul Corno Grande al Gran Sasso con la prima neve di Ottobre 2021.

Le condizioni meteo non sono ottimali: nuvole basse e nebbia che nasconde il panorama ma che restituisce emozioni forti, con la necessità di avere il massimo controllo di quello che sto facendo, per non perdermi o finire in qualche punto poco sicuro.

Parto leggero, con ramponcini da trail, piccozza, imbrago e casco. Il programma prevedeva di fare la ferrata verso il Bafile e fare qualche ripresa suggestiva. Ma ben presto sul sentiero a mezza costa che porta alla sella del Monte Aquila, capisco che non farò ne belle riprese e probabilmente non riuscirò ad arrivare alla ferrata. La neve sopra i 2200m si fa prepotente ed i ramponcini con punte da 0,8 cm non sono il massimo per la sicurezza su pareti molto inclinate.

Decido quindi di andare verso il Monte Aquila e godermi l’uscita per quanto mi sarà possibile con l’attrezzatura a disposizione.

Incontro un gruppetto di ragazzi che torna dal Sassone e mi mostra una foto con cielo azzurro ed un mare di nuvole sotto i loro piedi! Bellissimo!!! Li ringrazio per l’info e provo a dirigermi verso la Sella del Brecciaio per fare delle belle foto senza nebbia. Ma dovrò rinunciare perché il percorso molto innevato con pendenza importante, non mi da sicurezza con i ramponcini. Tornerò indietro per dirigermi verso il Sassone 😀

Ma anche al Sassone la visibilità sarà tendente allo ZERO.

Ormai si è fatto tardi e devo tornare alla macchina.

Run & Climb: ti porto sul Corno Grande Vetta Orientale a 2907m s.l.m.

Bellissima giornata di Run & Climb sul Gran Sasso in Abruzzo.

Partenza da Campo Imperatore per conquistare la Vetta Orientale del Gran Sasso, salendo verso la Sella del Brecciaio prendendo il sentiero a sinistra che porta alla Ferrata Brizio.

Una volta sotto l’attacco della Danesi sotto il Corno Piccolo, si risale verso la sella dei due corni e poi verso il Rifugio Franchetti. Da li si segue il sentiero verso il Ghiacciaio del Calderone fino alla Ferrata Ricci.

Dalla F. Ricci si sale su percorso attrezzato fino alla Vetta Orientale (2907m s.l.m.) La mia prima volta su quella vetta!

Poi discesa MOLTO impegnativa verso il Calderone, Passo del Cannone, e via di nuovo verso Campo Imperatore. Ma ahimè… per 10′ perdo l’ultima corsa della funivia verso valle e scenderò di corsa lungo il sentiero verso Fonte Cerreto

Bellissimo percorso, impegnativo, ma spettacolare ed emozionante!!

Vuoi provare lo stesso percorso? Qui trovi la traccia su WikiLoc

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6 ore de Roma 2021

E succede che alla fine di 2 settimane di relax ti iscrivi ad una gara un po’ strana, dove devi fare il maggior numero di giri in 6 ore, da mezzanotte alle 6 del mattino.

Pensi che sarà una passeggiata tranquilla insieme ad amici che non vedi da tanto, e per l’occasione porti 15 bottiglie di birra 😜

Pensi che ci saranno 4 disagiati, al massimo 5, e vai a fare sta gara così un po’ per gioco. Invece arrivi alla 6 Ore de Roma con 150 partenti da tutta Italia, con Altleti di alto livello pronti a darsi battaglia, in una cornice super organizzata con percorso certificato FIDAL … e ti sale l’ansia.

Dici “vabbè parto piano con Mauro e Antonio” invece mi trovo a trottare a 5:12 per i primi 20-30 giri (ho perso il conto) in mezzo ad una bolgia di gente con una polvere che a volte mi sembrava di essere nella mia val padana.

E allora cosa faccio, non mi impegno? Ma si dai. Mi apro una birra alla terza ora per “spezzare il gusto degli integratori” e continuo a spingere con le gambe che gridano ad ogni passo.

Dalle 5 inizia ad essere quasi giorno e scatta l’emotività che mi fa quasi piangere ad ogni giro fino alle 5:45, poi … scattano i giri della morte con le gambe ululanti a cercare di recuperare più metri possibili fino alla sirena delle 6. Cotto.

Gambe a pezzi.

Ginocchia fuse.

Però mi porto a casa la coppa del 1º SM45 con un 8º posto assoluto, in una gara approcciata come per gioco.

Forse è questo lo spirito giusto 🙂

Ultra Trail Li Foj 100km +4660m

Ultra Trail Li Foj: 100 chilometri e 4660m di dislivello positivo, tra le montagne dell’Appennino Lucano in Basilicata.

Finalmente, dopo circa 20 mesi, indosso nuovamante il pettorale di una ULTRA!

Mesi di preparazione, gare saltate (portandosi dietro anche motivazione ed entusiasmo), il terrore che potesse saltare anche questa, ma poi eccomi qui alle 7:00 del 5 giugno sulla linea di partenza stemperando la tensione tra una chiacchiera e l’altra con amici e big del trail running mondiale.

Ore 7:30 il via! 

Mi stavo allacciando le scarpe, e vengo preso di sorpresa…. che fenomeno 😀

Cerco di stare con il gruppo di testa con un ritmo deciso ma non troppo impegnativo.

Mi trovo subito una parete verticale in faccia, che mi da la sveglia: +400m in 1km. 

Alzo lo sguardo e trovo Francesca Canepa che si arrampica davanti a me, ottimo! Mi attacco alle sue scarpe e salgo con non poco affanno.

La salita scorre via senza problemi, ma alla prima lunga discesa iniziano i problemi: con le scarpe male allacciate mi frantumo le dita dei piedi, tanto che devo rallentare tantissimo e perdo il gruppetto di testa. Male… ma la gara è lunga.

Dopo la prima parte di discesa ripidissima, riprendo a correre in scioltezza ed arrivo al primo ristoro in ottava posizione.

km 18

“Fino a qui tutto bene” come dice Hubert nel film La Haine. Temperatura ancora mite, gambe che girano bene in salita, percorso ben segnato, e nessuno che mi tallona.

Ma le cose lentamente iniziano a cambiare… la temperatura aumenta e le indicazioni del percorso perdono di efficacia. In tre ci perdiamo sulla cima di un monte, tanto che dobbiamo chiamare l’organizzazione per farci guidare sul percorso. 

Arriva un altro problema che mi porterò dietro per un bel po di km: dolori allo stomaco. Non riesco quasi più a correre in discesa… provo a vedere se con un po’ di imprecazioni rientra il disturbo ma… nulla.

Incazzato come una vipera, arrivo al ristoro del 34esimo km completamente senz’acqua, percorrendo la strada provinciale anziché la parallela tra i campi (per assenza di indicazioni).

km 34

Mi lamento della troppa distanza tra i ristori e le indicazioni a cazzo di cane. Non si può arrivare al ristoro senz’acqua con tutto questo caldo. Rispondono che “terranno conto del suggerimento”.

Riempio le borracce con acqua e sali, e riparto verso l’ignoto.

L’ignoto era il guado del fiume… 

Anche qui una tombola incomprensibile di fettucce segnavia, di cui una buona parte sbagliate. 

Sono molto paranoico con le indicazioni quindi cerco sempre conferma di quello che vedo, scrutando segnali ridondanti, le tracce a terra, eventuali segnali nascosti, simboli massonici, animali mitologici.

Dopo qualche minuto a vagare in un piazzale, vedo le frecce del percorso sbucare da sotto un’auto parcheggiata … ok.

Il percorso si snoda guadando più e più volte un torrente. Non era necessario entrare per forza nel fiume, ma l’organizzazione ha voluto dare quell’aria di avventura in più… vabbè.

Sorpasso un ragazzo e mi piazzo un 7a posizione, che terrò fino alla fine della gara, con la paranoia che potesse raggiungermi da un momento all’altro in discesa per i miei problemi allo stomaco.

Il caldo si fa davvero molesto e i due sorsi d’acqua ogni 15’ diventano 4 ogni 10. Punto al ristoro in cima ad una salita del 46° km ma… in cima alla salita non c’è nessun ristoro… Provo anche qui a lanciare un po’ di imprecazioni ma il ristoro non appare. Per fortuna trovo una fontanella per riempire le borracce e bagnarmi la testa prima di morire.

Km 46

Attraverso il paese senza l’ombra di un gazebo dell’organizzazione. Penso che non sia bello scherzare sulla posizione dei ristori, perché ci si rimane male, molto male.

Ma dall’alto scorgo un gazebo bianco con a fianco l’ambulanza! L’avevano spostato a valle, sti maledetti! Di contro, mi accolgono come se avessi vinto la Leadville e, dopo aver riempito le borracce con acqua e sali, riparto felice verso la seconda parte della gara.

Come vedete dal grafico dell’altimetria, la seconda parte del tracciato non sembra così amichevole. Anzi, mi aspettavo 50km di sangue e lacrime. Così imposto il cervello allo scenario peggiore e mi avvio verso l’inferno.

Altimetria Li Foj 100

Il dolore allo stomaco, probabilmente dovuto alla caffeina, iniziava a diluirsi. 

Km 54

Dal 40esimo al 68esimo sono stato in una sorta di trance. Non ho fatto molto caso a quello che avevo intorno. Non ho fatto caso alle sensazioni, se non a quelle di sete e mancanza di energia. Sentivo solo il mio respiro, i miei passi e gli allarmi del garmin per il bere ed il mangiare.

Arrivato al ristoro del km 54 vedo ripartire il ragazzo siciliano con cui avevo scambiato qualche chiacchera nei primi km. Questa apparizione mi sveglia perché – penso – potrei recuperare un posto in classifica! Ma in realtà il ristoro del km 54 ha un imprevisto: devi ripartire dal via! Si, ti fermi, bevi, riparti e fai un anello di 2km per tornare al ristoro. I diabolici organizzatori non sapevano come allungare il percorso.

Vabbe… qui lascio tutti i miei gel alla caffeina e li scambio con quelli normali. Lascio tutta l’integrazione in più (perché all’inizio non capito quanto fosse lunga la gara….) e riparto aggiungendo 1/2 litro d’acqua nello zaino. Quel mezzo litro in più mi salverà diverse volte lungo il percorso.

Km 68

Poco dopo il ristoro sento una presenza dietro di me. Era Francesca Canepa che aveva sbagliato strada e recuperava di buon passo il tempo perso. Riusciamo a scambiare due chiacchiere per qualche km ma non riesco a tenere a lungo il ritmo e … ciao.

Km 79

Anche qui non sono molto lucido. 

Il percorso è dentro la foresta, molto meno duro di quanto mi aspettassi, ma la stanchezza ormai iniziava a farsi sentire. 

Fortunatamente, a ravvivare la situazione, mi trovo faccia a faccia con un muro verticale ricoperto di aglio selvatico. Una pendenza così ripida da poter salire a 4 zampe! Ma l’esperienza insegna che tutte le salite si superano, un passo alla volta, a capo chino. 

Ogni tanto incontro qualche zombie della 50km che saluto, diabolicamente, correndo (correndo solo fino a quando riescono a vedermi), per dar loro un po’ di entusiasmo o il colpo di grazia.

Nel bosco incontro anche un po’ di cinghiali che si mettono a correre come pazzi, probabilmente travolti dal mio profumo.

In qualche modo arrivo al ristoro del km 92

Stanco, molto stanco, ma ormai la gara è finita! Mi fiondo in discesa verso il traguardo. Inizio a sentire le voci dello speaker, questo mi emoziona sempre, e accelero per il mio arrivo trionfale!

Ma qualcosa non va, per lo speaker…

Considerazioni finali

Una gara forse un po’ più dura di quanto preventivato, per il caldo e le indicazioni del percorso non proprio ottimali.

Mi ero organizzato per la piena autosufficienza alimentare, quindi ai ristori prendevo solo acqua, ma avrei gradito un po’ di pane semplice oltre ai taralli.

Organizzazione della gara abbastanza buona, considerando una prima edizione con distanze impegnative di 50km e 100km. 

Scarpe: Altra Running Olympus 4

Cam: Insta360 OneX 2

Strava: https://www.strava.com/activities/5419998409

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Ultradolomites 2020

Come è andata la Ultradolomites con Mauro Maiolli Coach & Athlete? Splendidamente!!! In questo video un po’ lungo trovare il vblog del percorso, dalla rottura della gopro al’arrivo con lacrima a Cortina. Se non avete mai corso la La Sportiva Lavaredo Ultra Trail questo è un piccolo assaggio di quello che vedranno i vostri occhi. Se invece l’avete già corsa, vi emozionerà rivivere insieme questi tratti di percorso.

Cosa mi sono portato per affrontare l’Ultradolomites in autonomia?

Abbigliamento

  • 1 pantaloncino salomon a compressione
  • 1 maglietta da running tecnica BLITZ T-SHIRT La Sportiva
  • 1 paia di calze da trail running
  • 1 guscio in Gore-Tex Montura Magic Jacket 2.0 https://amzn.to/2XUO2wp
  • 1 buff
  • 1 Cappello
  • 1 Paio di scarpe Altra Running TIMP 2

Attrezzarura

  • Zaino salomon adv skin 12L
  • Bastoni Leki Micro Trail Pro (impugnatura lunga) https://amzn.to/3kBAEH8
  • Coltello Opinel Carbon 8 https://amzn.to/33VoLGb
  • Potabilizzatore acqua https://amzn.to/33SJpqj
  • Occhiali da sole
  • Torcia frontale Petzl Reactik https://amzn.to/2DLhC0n 
  • 2 batterie x frontale https://amzn.to/31In501
  • GoPro Hero 7 Black https://amzn.to/3h65NR6
  • Phone XS Max https://amzn.to/33ORVa0
  • Cavetti vari x ricariche

Self-Care

  • Kit pronto soccorso
    • cerotti
    • nastro fasciature
    • telo termico
    • forbici
    • disinfettante
  • Crema Fissan
  • Mascherina

Provviste

  • Sacchetti apri-chiudi CUKI https://amzn.to/31NPzFA
  • Acqua 1L
  • Barrette Clif https://amzn.to/3h5ZJI2
  • Superdextrin in gel
  • 3 panini con affettato di lupino e formaggio vegetale 

Il mio Ultra Trail del Monte Bianco 2019

Per affrontare con successo un ultra trail sono necessarie tre cose: resistenza, resilienza, motivazione interiore. Il corpo deve essere resistente ed allenato per gestire uno sforzo prolungato in condizioni ambientali variabili e difficili. La resilienza, ossia la capacità di far fronte positivamente a situazioni avverse, sorregge la mente verso l’obiettivo.La motivazione è il collante che tiene insieme resistenza e resilienza, è la spinta che ci fa mettere in gioco, ci fa crescere sfidando i nostri limiti.

La Gara

Sono le 1230 quando arrivo a Chamonix. Dalla stazione degli autobus mi dirigo verso il centro. Devo organizzare il pranzo (mi ero scordato dal pasta party), posare la sacca per la base vita di Courmayeur, recuperare una borsa da lasciare all’arrivo (con il cambio ed il necessario per la doccia), passare allo stand Crosscall, andare a salutare gli amici di Celano, ed infine cercare di riposare un po’ prima della partenza.
Riuscirò a fare tutto, in tempo per arrivare alle 1730 in piazza Triangle de l’Amitié dove si sono già radunate oltre 2000 persone.
Nel pomeriggio incontro Marco sul prato dietro alla palestra della consegna pettorali. L’avevo riconosciuto dall’ecotrail di Firenze. Allora non ci eravamo parlati, ma se parti da solo per andare a fare l’UTMB l’istinto di sopravvivenza ti porta inevitabilmente a fare amicizia.

Nella piazza, in prossimità della partenza, la tensione si percepisce, calda e densa. Si tocca, si annusa, e volendo ci si può anche appoggiare. Il meteo è un po’ incerto ed è un continuo mettere-levare il guscio antipioggia.
Sono le 1745, manca pochissimo alla partenza. Gli speaker intrattengono gli ormai 2500 atleti (e qualche altro migliaio di persone tra accompagnatori, tifosi, turisti, curiosi).

Quindici minuti volano e senza rendermi bene conto della situazione mi trovo proiettato in gara, dove migliaia di atleti spingono come una valanga l’UTMB sulle strette strade di Chamonix!

I primi 20 km fino a St. Gervais passano velocemente, tra centinaia di atleti freschi che fanno girare velocemente le gambe in salita come in discesa.
L’arrivo in città è trionfale! Migliaia di persone a fare il tifo e tantissimi bambini a cercare il “5”, una emozione incredibile!

Meglio fare il pieno di cibo ed emozioni qui, perché i prossimi 25km saranno di salita continua, in mezzo alla natura selvaggia dell’Alta Savoia, verso la Croix dì Bonhomme.

Dopo Les Contamines e La Balme ci ritroviamo nel buio assoluto. Davanti e dietro di me una fila infinita di torce frontali a mostrare il percorso da scalare e quello ormai già superato. Il cielo è un tappeto brillante di stelle, mai visto una meraviglia così.

La prima salita impegnativa passa senza problemi, mi ritrovo velocemente in valle a Les Champieux pronto alla prossima salita che mi porterà a valicare il confine tra Francia ed Italia al Col de la Seigne.
Qui, di notte a 2500m s.l.m, tira vento e fa freddo. Tanto che non mi sento più le dita e devo fermarmi per indossare giacca e guanti.

La notte ed i primi 3mila metri di dislivello hanno messo ko già diversi atleti, che trovo sdraiati ai lati del tracciato a cercare di recuperare un po’ di forze e minuti di sonno.

Dall’alto di Col des Pyramides Calcayres si inizia a scorgere l’aurora ed il panorama, dove la debole luce lascia intravedere le alte montagne del massiccio del Monte Bianco, i ghiacciai, la dura roccia ed il mare di nebbia che aspetta più in basso nella valle di Lac Combal.
Tra pochi chilometri arriverò a Courmayeur e già mi pregusto la pasta della base vita, il bibitone proteico, la tavoletta di cioccolato e le barrette al cocco!

Attorno al 76esimo km si transita per il rifugio Maison Vieille (checkpoint Checrouit 76,86km). Questo è stato senza dubbio il più bello, il più festoso, il più emozionante di tutti!

Sul sentiero trovo musicisti che suonano strumenti di ogni genere: chitarre, percussioni, fiati e pure un’arpa a rendere ancora più magica l’atmosfera. Sul piazzale del rifugio veniamo accolti da un super concerto con un mix percussioni africane e strumenti classici da far venire voglia di mollare lo zaino e sdraiarsi per terra a gustarsi lo spettacolo. Per non parlare del ristoro, l’unico veramente ben fatto di tutto l’UTMB, l’unico dove ho potuto mangiare un ottimo piatto di pasta per recuperare le energie.
Ma la festa dura poco perché devo rimettermi in marcia. La pasta restituisce velocemente la sua energia e mi proietto a capofitto nella discesa che mi porterà a Courmayeur (km 78).

Alla base vita recupero la sacca e mi metto comodo. Tolgo scarpe e calze, prendo i miei mix di sali minerali, vitamine, antiossidanti, proteine, amminoacidi, altro piattone di pasta ed approfitto del tempo per ricaricare telefono e GPS per riposarmi un po’.
Osservo i tantissimi atleti arrivati al grande palazzo dello sport: chi mangia, chi dorme, chi si mette cerotti di ogni forma e colore, chi si cambia, chi fa esercizi con il rullo. Ognuno con il proprio rito per prepararsi al meglio ad affrontare la seconda parte di gara.
Resterò alla base vita di Courmayeur per un’oretta.
Riparto, sapendo che mi aspetta una bella salita tipo “rampa di lancio” per arrivare al Rifugio Bertone a 2000m s.l.m. Poco prima della salita rincontro Marco e, in silenzio, iniziamo a salire.

La giornata è molto calda e il sole è implacabile. Una volta arrivati in cima non ci sono più alberi a mitigare l’irraggiamento solare e nel giro di poco tempo inizio a perdere colpi. Sento troppo, TROPPO caldo. La scelta della “divisa” nera si rivelerà inadatta perché la sento bruciare sulla pelle. Cerco compulsivamente acqua fresca da versarmi addosso e ombra. Non riesco più a ragionare bene e vado in crisi: non riesco più a correre nemmeno in discesa, mi sento bruciare ed alterno brividi a vampate di calore. Ho bisogno di fermarmi e resettare il corpo. Mi fermo un attimo al Rifugio Bonatti ma non riesco a rilassarmi: all’ombra inizio a tremare ed al sole mi sento bruciare. Devo scendere al Arnouvaz, mangiare qualcosa e riposarmi. Così arrivo al ristoro giù in val Ferret, prendo un po’ di the con i biscotti e mi sdraio sul prato a riposare. Dormirò profondamente per 20 minuti.
Al risveglio sono una persona nuova! Corpo e mente sono di nuovo allineati, mangio ancora qualcosa e riparto verso Gran Col Ferret, il valico tra Italia e Svizzera.

La salita scorre velocemente sotto i piedi, mentre in discesa volo verso il checkpoint svizzero di La Peule, dove si sfogherà una tempesta di grandine e fulmini come non mi era mai capitato di vedere.
Le temperature scendono di 20 gradi in qualche decina di minuti ed i sentieri diventano ruscelli di fango.
La ripida discesa a La Fouly diventa impegnativa, si fatica a stare in piedi per il fango.

Tra nubifragio e cadute mi ritrovo bagnato nonostante l’antipioggia…
Al Km 109 arrivo al checkpoint di La Fouly bagnato ed infreddolito. La struttura allestita per la gara sembra un ospedale da campo, con centinaia di persone dall’espressione stravolta in poche decine di metri quadrati. C’è chi prova a scaldarsi, chi mangia qualcosa, chi si spoglia completamente per asciugarsi e mettersi abiti puliti, chi si è portato tutta la famiglia occupando tavoli e panche a chi vorrebbe appoggiarsi un minuto per togliere almeno le scarpe piene di acqua e fango.

La situazione non è per niente semplice.
A venirmi in soccorso è l’iniziativa di CROSSCALL “all supporters” che consiste nella proiezione su videowall di in una breve clip caricata nei giorni precedenti dai propri supporters non appena si attraversa il varco di controllo. Le parole degli amici in momenti di difficoltà possono fare la differenza.
Breve telefonata per “l’aiuto da casa” e sono carico di nuova energia positiva.
Mangio un po’ di biscotti, un po’ di minestra, cambio pantaloni, mi sistemo per bene e riparto verso Champex – Lac.

Sono in piedi dalle 9 di venerdì ed alla mezzanotte di sabato inizio ad avere un po’ di sonno. Mi si chiudono gli occhi mentre cammino, e le tante persone che vedo sdraiate lungo i sentieri mi fanno pensare di non essere l’unico ad avere un po’ di sonno arretrato.

Poco prima di Plan de L’Au incrocio una specie di rifugio con una bella sedia in veranda. Imposto un timer da 14 minuti e mi metto a dormire. Apro gli occhi che mancano 30 secondi alla sveglia. Secondi che mi serviranno a riprendere conoscenza.
Mi metto in piedi e inizio la prima delle ultime tre salite. “Ormai è fatta!” penso.

Effettivamente il più è fatto. Quest’ultimo tratto è duro ma lo conosco bene e so cosa mi aspetta.
Arrivo a Trient, mangio il solito the con i biscotti e dormo 10 minuti. La prossima salita sarà parecchio ripida, ma sul sentiero saremo in tanti e tra una chiacchiera e l’altra anche questa rampa passerà senza colpo ferire.

E’ l’alba e sono finalmente in Francia, direzione Vallorcine!,

Piedi e gambe sono un po’ a pezzi, non riesco a correre in discesa e questo mi innervosisce parecchio. In questi 170km ho mangiato poco e male e la mancanza di energia si fa sentire.
L’arrivo a Vallorcine (150km) è come sempre festoso e trionfale. Al punto ristoro prendo un bel piattone di riso ed alla seconda cucchiaiata devo quasi farmi la manovra di Heimlich per non soffocare. Non riesco a mandare giù nulla… ho l’esofago così irritato dalle porcherie ingurgitate da non riuscire a deglutire quella roba che sembrava riso. “Mancano solo 20km” penso, e riparto mettendo due fette di pane in tasca.

La salita verso la Tete aux Vents è uno dei passaggi più belli di tutto il percorso, dove finalmente si inizia a vedere la maestosità del Monte Bianco. Ma subentra un altro problema: le piante di piedi non reggono più gli impatti con le pietre. Non riesco quasi più a camminare sul fondo sassoso e dissestato degli ultimi 8 chilometri. Così il tratto che da La Flégère porta a Chamonix si trasforma in una agonia.

Vengo sorpassato da un mare di persone, tutti a correre quella bella discesa che porta a valle mentre per me è una imprecazione ad ogni passo.
Finalmente inizio a sentire i suoni dell’arrivo, la musica, lo speaker, e le persone ad accogliermi sul percorso sono sempre di più.

Arrivo al “famoso” ponte che attraversa Route des Praz e qui mi commuovo che non riesco quasi a ricambiare i saluti, è fatta per davvero!

All’improvviso scompare la fatica, scompare la fame, scompare il male ai piedi, inizio a correre in direzione del traguardo attraversando Chamonix tra due ali di folla che mi saluta, mi chiama per nome, mi da il cinque, mi dice “bravo!”.
Percorro la Promenade du Fori, svolto a destra sull’Avenue du Mont-Blanc, entro nella centralissima Rue Joseph Vallont, non capisco più niente, ma all’improvviso di fronte a me il traguardo! Trattengo le lacrime a fatica, sono emozionatissimo, alzo le braccia al cielo e chiudo il mio grande sogno, l’Ultra Trail del Monte Bianco!!!
Mi volto e trovo mia mamma che mi corre incontro ancora più emozionata di me, mio papà dietro le transenne che riprende tutto con il telefonino, io che non capisco più niente e vorrei rifare l’arrivo altre 100 volte per rivivere l’emozione del traguardo!

WOW!!!

Concludere una gara come questa è una emozione unica, un sogno che si realizza. Non è andata esattamente come speravo perché i vari problemi di alimentazione ai ristori non mi hanno permesso di avere l’energia di cui avrei avuto bisogno. Circa 13mila kcal non sono facili da integrare con solo the, biscotti, qualche barretta energetica ed alcune fette di pane. Devo rassegnarmi al fatto che queste gare sono discriminatorie verso chi ha bandito a 360° la violenza sugli animali; dovrò studiare e mettere in atto strategie alimentari sostenibili per una completa autosufficienza.

Durante e nei primi giorni dopo la gara le emozioni hanno continuato a rimbalzare come impazzite in un frullato di gioia, tristezza, euforia, stanchezza, entusiasmo, delusione. Tutto insieme! Nei momenti più duri sono state le parole degli amici, familiari, allievi, community, a spazzare via “i mostri” che più volte hanno cercato di fermarmi.
UTMB non è solo una prestazione muscolare, ma anche uno sforzo mentale esagerato, tanto che appena si è abbassata la tensione (finalmente a casa) sono scoppiato a piangere.
Pensavo che muscoli ed articolazioni fossero l’anello debole nel sistema “umano” ma questo UTMB mi ha insegnato che la parte del corpo su cui bisogna lavorare in modo certosino è il cervello, che ha fatto di tutto per adempiere alla sua funzione primaria di “salvaguardia“ del sistema, ed ha reso molto difficile mantenere la lucidità di perseguire l’obiettivo.

Ringrazio di cuore chi mi ha sopportato in questi mesi di continui sbalzi di umore (maledetto cortisolo!!)
Ringrazio i miei atleti che in queste ultime settimane hanno tollerato la mia presenza discontinua e mi hanno sostenuto con forza!
Un caro ringraziamento a Crosscall, TIM, Montura Store Roma per avermi dato fiducia e supportato tecnicamente.

Ringrazio tutti i colleghi per il sostegno e per il tifo!
Grazie a tutti voi che mi leggete tutti i giorni, che avete seguito la mia avventura in diretta giorno e notte!

GRAZIE GRAZIE GRAZIE!

Report Tuscany Crossing 100M

Centosessanta (cinque) chilometri, tutti corsi e camminati no-stop su sentieri, strade bianche, tratti stradali, difficili discese e ripide salite. 

Ancora penso quando sia incredibile fare una cosa del genere, almeno per me che 4 anni fa mi sentivo Superman per aver fatto 2 volte il giro del lago (20km in tutto); che per caso lessi di una gara di 100km in Sudamerica pensando che si trattasse di un esperimento della NASA.  

E invece, chilometro dopo chilometro, paesaggio dopo paesaggio, eccomi qui dopo 26h 55m 36s di nuovo a Castiglione d’Orcia dopo aver corso per 165 chilometri, scalando e discendendo ben 5700 metri di dislivello. 

Da quando iniziai a correre, ogni sei mesi, mi sono posto un obiettivo di crescita. Un obiettivo tecnico o di prestazione, qualcosa che mi portasse a migliorare e godere del nuovo livello raggiunto. 

Il 28 aprile 2019 è stato l’ultimo traguardo superato: correre una 100 miglia, correre le 100M della Tuscany Crossing. 

La scelta della gara

Avevo in mente le 100M, non sapevo ancora bene quali ma la distanza era chiara. 

A gennaio inizio a definire il calendario scorrendo le varie ultra dell’Appennino centrale. Arrivo sul sito della Tuscany Crossing e vedo che stanno lavorando ad un nuovo progetto: 160km nella Val d’Orcia. 

Conosco abbastanza bene la zona: sentieri facili, paesaggio meraviglioso, borghi d’altri tempi. 

Decido che la TC100M sarà la mia gara di esordio nella distanza regina dell’ultra trail. 

Allenamento 

Cinque mesi di preparazione, con un periodo di costruzione in palestra su forza, resistenza, ed elasticità. Un paio di diete di ricomposizione corporea per ottimizzare gli allenamenti e massa muscolare. Due gare di avvicinamento inserite nella programmazione: la mitica Ronda Ghibellina (45km) e l’EcoTrail di Firenze (80km). 

Una strategia di allenamento per ottimizzare volume e tempi di recupero. Lunghissimi distribuiti su più giorni per portare al massimo la fatica e gli adattamenti. 

Chilometri settimanali: da 80-120. 

Si, avete letto bene. Non sono arrivato a dare 200 km la settimana, perché non ho tutto quel tempo a disposizione. Ma una buona programmazione può portare a ottimi risultati anche con questi volumi. 

Il ritmo di gara medio stimato è di 8’20” a chilometro, l’obiettivo è di stare nelle 24 ore. 

Pre-Gara

Per gare XL, come la TC100M, cerco di scaricare mente e corpo per bene. Anche 6 giorni senza allenamento, aumentando parecchio le ore di sonno (arrivo anche a 12). 

Per il corpo ci sono riuscito, per la mente no. 

Gara

Finalmente, dopo una settimana di incubi e ansia, arriva il grande giorno! 

Partenza alle 10 da casa, arrivo alle 1445 … 2 ore di fila in autostrada, tanto per non farsi mancare niente 

Giro di perlustrazione: palestra, pettorale, sala briefing. Mangio qualcosa, mi cambio e incontro la piccola grande Roberta Dominizi, che si è fatta 8 ore di mezzi pubblici per arrivare da Velletri e correre la 100 miglia.

Sfortunatamente per lei la gara finirà presto a causa di un errore nel seguire il percorso.

Faccio un po’ di giretti, chiacchiero con un po’ di persone, infine mi dirigo verso la partenza. 

Nel giro di pochi minuti arrivano gli atleti. 

Scambio due parole con Roberto Martini, pronto e ben determinato a portare a casa un buon risultato (arriverà 2° assoluto). 

Incontro tante facce conosciute: alcune contratte in attesa di partire ed altre più rilassate che partiranno sabato per la 100 o la 50km.  

17:45 Ok, è arrivata l’ora, passiamo per la punzonatura manuale e ci schieriamo sotto il gonfiabile. 

Siamo in 93 – “ma stanno arrivando altri ritardatari” – dice lo speaker. 

La tensione è alta, stiamo tutti fremendo per lo start…. cinque, quattro, tre, due, uno… VIA!!!

Finalmente!!!

Mesi di attesa, di allenamento, di sacrifici, e finalmente siamo alla resa dei conti!

La partenza è, come sempre, a razzo fino alla prima salita che fortunatamente arriva presto. Questa volta i chilometri sono 160 e non 80 come all’EcoTrail di Firenze, quindi il ritmo deve essere molto tranquillo sulla soglia del 75-78% della FCMax.

Cerco di non farmi trascinare dai tanti che mi sorpassano (quasi tutti) ripetendo come un mantra: “è sempre così, ma poi li riprendo tutti semi morenti”. 

Controllo il ritmo sul chilometro e rallento piano piano per portarlo sui 6’40” minuti.

Campiglia d’Orcia km 11

Al primo ristoro bevo un po’ d’acqua e prendo un paio di fette biscottate, tanto per dare soddisfazione ai volontari. Le persone del paese ci salutano con entusiasmo ed io ricambio felice e soddisfatto!

Si prosegue.

Bagni di San Filippo km 17

Si passa per le famose terme pubbliche della  “Balena Bianca”. In verità non proprio alla balena bianca ma il posto è molto suggestivo. 

Saliamo al ristoro ed arriva la prima incazzatura: solo torte e crostate. Zero frutta secca, zero semi, zero pane. Solo cibo con latte e uova. 

Penso sia un ristoro non ufficiale improvvisato dalla buona volontà del pub di fronte, quindi non impreco più di tanto e vado avanti.

Solo ora scopro che si trattava di un ristoro ufficiale.

Vivo d’Orcia km 25

Ormai è buio ed il mio cervello è entrato in modalità notte. Cerco di limitare al minimo le funzioni cognitive in modo da trascorrere queste ore di buio in trans attendendo l’alba. 

Da qualche tempo mal tollero le ore di buio in gara. Mi annoiano a morte e mi mandando in depressione. Devo lavorare molto su questo aspetto.

Arrivo al ristoro, anche questo molto povero: torte, crostate, pane. Però hanno il brodo vegetale… NO, hanno il passato di verdura che non è assolutamente la stessa cosa ma ancora non lo sapevo e lo provo. 

Di notte è importante mettere cibo caldo nello stomaco ed il brodo vegetale è un alimento fondamentale. 

Saluto e riparto.

Borgheretto km 37

Quando si fa una gara di ultra trail il corpo si adatta al tipo di prestazione e la digestione, se ben allenata, diventa più reattiva. 

Nel giro di un’ora il passato di verdure inizia a fare effetto: probabilmente le troppe fibre mi bloccano la digestione, lo stomaco si chiude ed inizio ad avere una forte nausea.

Provo a far finta di niente, mi è capitato altre volte e di solito basta aspettare che il sistema digerente si svuoti tramite il digiuno.

Al ristoro bevo acqua gassata, cerco inutilmente brodo caldo e riparto.

Vignoni Alto km 48

Questo ristoro non me lo ricordo, probabilmente ho bevuto solo acqua gasata. Sicuramente non c’era il brodo.

Riparto.

Il passo era diventato più lento, sia per le cattive condizioni dello stomaco sia per la mancanza di energia che iniziava a farsi sentire.

La nausea è tanta e provo più volte a vomitare.

Dopo il ristoro incontro la prima donna (in classifica) che correva di buon passo con un altro atleta. Decido tenere il loro ritmo per recuperare qualche decina di secondi a chilometro, e perché vorrei sbloccare lo stomaco. 

Siamo in tre e ci scambiamo a turno nel dare il ritmo, ci divertiamo un po’ !

Castiglione D’Orcia km 58 (Base Vita)

Arrivato alla base vita finalmente il brodo caldo!!!! Un bel piatto caldo, con un po’ di pastina mi tira un po’ su. Visto che le bollicine mi facevano stare bene provo a bere un goccio di birra … pessima idea, riposo immediatamente il bicchiere.

Resto al ristoro una decina di minuti e riparto con un po’ di energie in più.

Riparto piano, sempre correndo ma lentamente. Ho ancora del vantaggio sul ritmo che avevo programmato.

Il sentiero scorre sotto le scarpe, passo per il bellissimo borgo di Bagno Vignoni con la sua vasca “bullicante” di acqua termale, che ospita una installazione artistica.

Attraverso il fiume impetuoso con l’aiuto delle funi proseguo in direzione Pienza, dove sogno di trovare altra acqua gassata e brodo caldo.

Pienza km 73

Finalmente arrivo a Pienza, abbastanza provato dalla fatica e dalla sete. Non riesco a bere l’acqua liscia perché mi si blocca lo stomaco. Non riesco a mangiare niente che non sia liquido, caldo e salato. Pienza è quindi la mia scialuppa di salvataggio.

Finalmente arrivo nella bellissima piazza!

Pienza così vuota non l’avevo mai vista. Di solito brulica di turisti ma si vede che in piena notte dormono.

E non solo i turisti…

Al ristoro ci sono 5 ragazzi africani, probabilmente della Diocesi, che fanno del loro meglio per presidiare (al buio) il ristoro senza parlare una parola di italiano… 

Di brodo caldo nemmeno l’ombra come nemmeno l’ombra della pasta. 

L’acqua gassata (che mi sognavo da Castiglione D’Orcia) non c’era.

La cocacola era una sottomarca della “ben cola”, completamente liscia. Mai bevuto una “cocacola” liscia…

Il ristoro più scarso che abbia mai visto in una gara di qualsiasi tipo… me ne vado imprecando mentalmente sperando nel ristoro successivo.

San Quirico d’Orcia km 81

Conosco la Val D’Orcia, penso sia uno dei posti più belli del mondo ed i sui meravigliosi borghi perfettamente tenuti sono dei portali nel tempo che ti portano indietro nei secoli.

San Quirico è uno tra i borghi più suggestivi e varcare il suo ingresso mi riempie di emozioni.

Mi dirigo felice verso il ristoro e… vedo le pentole!!!

Ma l’entusiasmo finisce subito… chiedo se è brodo vegetale ed i due volontari mi dicono di no. Mi cadono le braccia e pure il morale.

Bevo l’acqua gassata e me ne vado sconsolato. Molto sconsolato.

Ormai la forza nelle gambe è solo un ricordo. Provo a fare qualche passo di corsa intermezzato da chilometri di camminata. Il morale è al minimo ma cerco di pensare alle (pessime) battute di mio figlio per farmi due risate tra me, aspettando l’alba.

Torrenieri km 96

Nel buio si intravedevano gruppi di persone appostate lungo i pendii delle colline. Non capivo cosa stessero facendo, anzi all’inizio pensavo fossero volontari della gara. Invece erano fotografi! C’erano folti gruppi di fotografi sparsi nel buio ad aspettare l’alba per fare foto al paesaggio… ed io che pensavo che i trail runners fossero i più sciroccati nei paraggi.

Da quando è spuntata l’aurora “dalle dita rosate” il mondo ha ripreso a piacermi. Inizia ad albeggiare ed il paesaggio prende forma, scoprendo dolci colline e panorami da dipinto, ma soprattutto si inizia a vedere Montalcino all’orizzonte!

A Montalcino troverò la seconda Base Vita dove – spero con tutte le mie (ultime) forze – ci sarà un ristoro adeguato, ma prima devo arrivare a Torrenieri che sembra allontanarsi invece che avvicinarsi.

Il passo medio ormai era arrivato a 9 minuti per chilometro e l’obiettivo di concludere la gara nelle 24 ore era sfumato. La mancanza di alimentazione e la disidratazione aveva messo KO le gambe.

Lungo la strada incontro due cinghiali enormi, una mongolfiera, un ciclista attendato in un campo, e vengo superato da 3 atleti.

Iniziavo a preoccuparmi che nelle ultime ore non mi avesse superato nessuno… pensavo di essere ultimo, invece ero andato così bene nei precedenti 80km da aver distanziato di ore gli altri concorrenti.

Finalmente arrivo a Torrenieri. 

Ero stato qui a novembre con Lidia. Passo proprio sotto l’appartamento dove avevo soggiornato…. vabbè… vado avanti.

Il dolore alle gambe mi ricorda che sono 6 ore che non mangio, però ricordo che sulla strada c’è la Coop, il forno ed un paio di bar.

Arrivo al ristoro!

Non mi ricordo cosa ho mangiato, forse un po’ di brodo con il pane. Il mio pensiero era concentrato sul cibo vero! Lo stomaco si era finalmente ripreso e sentivo il bisogno di ricaricare le energie. Lascio il banchetto e vado al Forno del paese per comprare un po’ di pizza rossa: carboidrati complessi, zuccheri semplici, grassi! Ma… siamo in toscana… qui un po’ di animale ce lo devono mettere sempre…

Quindi niente pizza rossa ma due bei pezzi di pizza croccante. Forse anche meglio perché più semplice da digerire.

Proseguo in direzione Montalcino, che osservo sull’orizzonte già da molte ore ma che è sempre lontana.

Ormai dovrebbero arrivare anche i primi atleti della 103km, e infatti alle porte della città vengo superato dal 1° e dopo circa 20 minuti arrivano il secondo ed il terzo! 

Con il quarto velocizzo il passo ed entro nella città.

Montalcino km 107 (Base Vita)

Che meraviglia! Turisti che ti guardano attoniti ed altri che applaudono e incitano a non mollare, mentre corro verso il tanto agognato ristoro!

Finalmente si aprono le porte del paradiso!!!

Ad attendermi due pentoloni: 1 di pasta al sugo ed 1 di vellutata di ceci.

Come non mischiare tutto insieme? Un piatto da MasterChef, così buono e gustoso da farmi commuovere!

Mi siedo e me lo gusto con infinita soddisfazione, anzi lo divoro e ne chiedo subito un altro piatto!

Scambio un po’ di chiacchiere con gli atleti della 100. In particolare uno di loro (il 5° mi sembra) lamenta un infortunio alla caviglia e pensa di fermarsi. Ma dopo essersi riposato mi confida una riflessione che mi colpisce profondamente perché è stato il mantra che mi ha tenuto “in vita” nella lunga notte di agonia. Mi dice che non può ritirarsi, perché si è preparato duramente sacrificando tempo alle persone che ama, lavorando duramente e con determinazione. Non completare la gara vorrebbe dire non onorare il proprio impegno e l’appoggio della sua famiglia. Lo saluto con gli occhi lucidi, carico di nuova determinazione e carboidrati!

Prendo dalla borsa in base vita due barrette da 300kcal ciascuna, sostituisco la torcia prendendo quella carica, metto in tasca qualche mini barretta in più e riparto deciso a concludere la gara!

Castelnuovo Abate km 118

Mi servono un po’ di chilometri per mandare in circolo tutti i macro e ridare benzina ai muscoli, ma poi come per miracolo le gambe si riattivano e riprendo a correre!! 

E’ tutta un’altra musica: il sole splende, ci sono i concorrenti della 100km ovunque (che incitano noi della 100M), non sono mai solo, anzi approfitto del loro passo più scarico per correre qualche chilometro più veloce. Finalmente inizio a recuperare terreno ed “avversari” della 100M.

Arrivato nel borgo di Castelnuovo vengo colto da una voglia irrefrenabile di Lemon Soda! Quindi mangio un paio delle mie barrette, riempio le borracce e vado al bar dove prendo Lemon Soda e patatine! Ormai non considero più i ristori per il cibo, vado direttamente nei bar.

Mangio due barrette e riparto.

Borgheretto km 130

Si continua a correre, si attraversa il fiume (che è un fiume vero!!!), e si scambiano battute con i concorrenti della 100km. Rispetto alla notte è tutta un’altra atmosfera, si respira davvero aria di festa, aria di Gara!

Incontro Roberto di Foligno e chiacchierando di mitiche imprese, di fatica, di progetti per il futuro, i chilometri scorrono a decine senza fatica, tranne che nelle discese… li sono dolori.

Rifletto con lui che alla fine 160km non sono molto diversi dal farne 90, o 120. E’ sempre molto faticoso ma è una fatica sempre proporzionata all’obiettivo con la differenza di dover sostenere più ore sulle gambe, e qui la preparazione mentale, la “resilienza” è il fattore chiave nel riuscire nell’impresa.

Vivo D’Orcia km 142

Attorno al 140 esimo chilometro inizio a sentire la fatica vera, non quella della notte passata dovuta a problemi fisici ma la fatica sistemica. E’ il momento di tirare fuori il 300% e strizzare le ghiandole surrenali. E’ qui che ho raccolto il carboncino per farmi i “segni del guerriero”. In questi ultimi 20 chilometri dovevo tirare fuori tutto e spingere oltre il massimo.

Infatti raggiungo e supero altri due atleti della 100M, tra cui Roberto di Foligno che mi aveva abbandonato qualche chilometro prima. Mi attacco alla scia di quelli della 100km e spingo al limite delle forze. Qui c’è il salitone che porta sull’Amiata con i quasi 1000 metri di dislivello. Un dislivello che non finisce mai!

Arrivo al ristoro di Vivo D’Orcia dove c’è ancora il passato di verdura… NO GRAZIE. Chiedo il brodo e mi danno uno sputino di acqua vegetale con 3 stelline (la minestrina)… Non so cosa mi abbia trattenuto dall’insulto … forse il fatto che erano proprio ignari della condizione fisica ed emotiva che possono avere gli atleti dopo oltre 24 ore di gara.

Mangio e riparto incazzato nero, con i segni del guerriero in faccia 😀

Continua la salita, fatta di rabbia e grugniti. Incontro due ragazze che devo aver spaventato perché non rispondevano volentieri alle mie domande…. vabbè.

Finalmente inizia la discesa, l’ultima lunga discesa!

Campiglia d’Orcia km 149

Mancava solo la discesa tecnica con radici e sassi. Per non parlare degli ultimi 500 metri (i più infami di tutta la gara) prima di Campiglia D’Orcia che erano un calcio ad una pietra ad ogni passo.

Giro attorno alla Torre con grido del guerriero su tutto il paese (ormai i freni inibitori sono un ricordo) e giù verso l’ultimo ristoro.

Qui tanti della 100km tirano dritto, io mi fermo a godermi il brodo vegetale (il migliore di tutti) con i pezzettoni di verdura interi. Faccio un bel ristoro rigenerante in vista dello sforzo finale.

Controllo sul display di gara la situazione dei corridori. Ancora tantissimi sparsi lungo il percorso dietro di me, questo mi da la carica per ripartire di buon passo senza guardarmi mai indietro e senza più fermarmi fino all’arrivo.

E così sarà!

Vedo Castiglione D’Orcia in lontananza, sono 11 infiniti chilometri di strada bianca.

Corro (piano ma corro) senza interruzione con il terrore di essere raggiunto da qualche altro atleta della 100M che, magari, si sta giocando il jolly negli ultimi chilometri.

Vengo raggiunto da alcuni atleti della 100km e ne approfitto sempre per accelerare un po’ e tenere il loro passo… ma ormai mi diventa impossibile.

Manca davvero poco, la Torre simbolo della TC è proprio sopra di me ma non capisco come arrivarci… seguo il sentiero che inizia a salire ripidamente. 

E’ sceso il sole ma non voglio prendere la torcia… non voglio dare riferimenti a chi sta dietro … che stronzo 😀

Ci siamo, sento la musica, e sento dei bastoni dietro di me! Acceleroooo ma i bastoni si avvicinano, per fortuna è una ragazza della 100km.

Ancora pochi metri, mi fermo per accendere il telefono e fare una diretta dell’arrivo ma… sono in uno stato di confusione… VADO, 100 metri!!!

FINISHER!!!!!!

FINISHER

Finalmente, concludo i miei 165km e 5700m di dislivello in 26h55’36”! Attendo che lo speaker chiami il mio nome… ma questo invece dice “è una donna!”. Questa arriva, la salutano, la intervistano, la medagliano. A me non mi vedono proprio… spero che almeno mi diano la medaglia.

Dopo qualche minuto si accorgono che “è arrivato un concorrente della 100M”… giusto perché stavo chiedendo in giro in che posizione ero arrivato 😀

Vabbè, vado a farmi la doccia.

Valutazione complessiva

Come scrivevo all’inizio, cercavo una 100M di media difficoltà che mi facesse toccare con mano questa distanza. Avevo letto tanti studi sull’allenamento, i condizionamenti, le strategie, relativi a questo tipo di gare ma da buon preparatore sentivo il bisogno di verificare se la teoria fosse realmente applicabile ad un contesto pratico. Fortunatamente non avevo studiato fregnacce ed ho avuto conferma su tutto 😀

Ci sono alcuni parametri su cui rifletto per capire se una gara mi è piaciuta o meno: prezzo di iscrizione; accoglienza; pacco gara; paesaggio; ristori; premio finisher; ristoro finale; docce.

Prezzo: Continuo a pensare che 150 euro per una gara in val d’Orcia siano esagerati. Un territorio facile, che non ha bisogno di elicotteri e di un presidio tecnico altamente specializzato, non ha spese giustificabili in una quota di iscrizione così alta. Anche in relazione ai successivi punti.

Accoglienza: Molto buona. La palestra per dormire prima e dopo la gara; il pranzo prima della partenza; la presenza di parcheggi; sono stati elementi molto positivi e ben organizzati.

Pacco gara: molto scarso. Bella la maglietta, comodo lo scaldacollo, apprezzabile il vino e la borsa. Ma niente di più che non possa offrire una 10km di paese con qualche centinaio di partecipanti.

Paesaggio: qui il valore positivo è inestimabile. Forse l’organizzazione si è fatta forte del paesaggio per risparmiare su tutto il resto. Ma il paesaggio è gratis.

Ristori: ho già scritto molto sui ristori. A dir poco insufficienti. Una 100M con tante ore di gara (specialmente di notte) deve essere oltremodo attenta alla salute degli atleti e la salute passa per l’alimentazione. Zero semi (mandorle, noci, nocciole); zero cibi energetici (albicocche secche, datteri, fichi secchi); zero cibo secco salato (cracker, grissini, pane secco); zero pasta e minestra nella notte (a parte un paio di ristori). Formaggio, mortadella e birra solo ornamenti goliardici non alimenti di ristoro.

Premio finisher: ok puntavo a quello entro le 24 ore ma non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo. Tuttavia mi aspettavo un qualcosa di riproporzionato all’impegno. Persino la medaglia del Trail del Cinghiale di legno e corda è stata molto più dignitosa. Molto più belle anche le medaglie della 100 e 50 km. Vabbè, almeno ho apprezzato i manicotti che sono anni che li desidero.

Ristoro finale: positivo, essenziale e razionale. 

Docce: positive, docce calde e comode. E’ la terza volta che trovo le docce calde a fine gara e questo è sempre molto apprezzato.

Il voto finale che mi sento di dare è: appena sufficiente

Il paesaggio è senza dubbio la discriminante positiva.

Due parole finali

Cento Miglia sono una bella distanza, che mette dura prova la propria determinazione. 

Sono abbastanza soddisfatto di come è andata, perché nonostante i problemi sono riuscito a mantenere l’obiettivo lucido e ben stampato nel cervello. Perché oltre ai muscoli serve davvero tanto cervello in attività dove si porta al limite la “macchina umana” nella sua interezza: fisica ed emotiva.

Quando si intraprende un’impresa di questo tipo si deve essere consapevoli che Il percorso sarà ricco di imprevisti e difficoltà da gestire al meglio con razionalità.

Le difficoltà non sono solo nella gara, ma in tutto il periodo di preparazione perché tra lavoro, impegni professionali ed allenamento, si deve rinunciare a qualcosa e spesso quel “qualcosa” è il tempo che si dedica alle persone che ci sono vicine perché pensiamo che “capiranno”. Ma non è così scontato e facile entrare nella testa di un ultra trailer ed è facile che questo sacrificio non sia condiviso, con tutte le conseguenze del caso.

Ogni persona ha un proprio trascorso ed una propria realtà, valutate con attenzione le vostre scelte e le vostre priorità prima di sacrificare le vostre emozioni.

Ci vediamo alla prossima gara!

Galleria

Il mio Ecotrail di Firenze 2019

Sono stato incerto fino all’ultimo se partecipare al Chianti Ultra Trail oppure al Ecotrail di Firenze a causa delle difficoltà nel trovare un alloggio a prezzi ragionevoli nei pressi di Radda in Chianti.

Alla fine, visto che desideravo fare un piacevole week end fuori porta senza accendere un mutuo in banca, ho optato verso la città del Sommo Poeta, che tra l’altro collocava la gara in un periodo migliore rispetto alla mia programmazione per la Tuscany Crossing.

Legge di Murphy pre-gara

I giorni prima della gara sono stati tremendi. Due settimane prima una forte lombalgia mi ha messo ko: quasi incapace di restare in posizione eretta. 

Fortunatamente i full inmersion di ginnastica posturale in ogni momento della giornata mi hanno reso “abile ed arruolato” nel giro di 7 giorni. 

Appena superato il dolore lombare, finisco rovinosamente a terra di schiena dalla rottura dell’amaca su cui stavo paciosamente abbioccato. Un dolore assurdo che mi ha fatto immaginare il peggio… ma fortunatamente il gluteo robusto, il ghiaccio ed il Santo Diclofenac hanno ridotto al minimo i danni e nel giro di un paio di giorni ero di nuovo operativo. Giusto in tempo per farsi venire un forte raffreddore con qualche linea di febbre!!!!

Vabbè, ignoro lo stato febbrile e continuo le fasi finali della preparazione.

Firenze

Arrivo a Firenze venerdì sera, corro a ritirare il pettorale, scambio due chiacchiere con i volontari e torno all’appartamento, proprio davanti a Ponte Vecchio

Spesa per il rituale pre-gara (vasetto da 250ml di crema di cacao, fette biscottate e bottiglioni di acqua) e via in pizzeria per l’ultimo carico (scaramantico) di glicogeno!

Sabato mattina la città si sveglia alla luce di un bellissimo sole ed un vento pungente. Fa veramente freddo ma le previsioni danno temperature in rialzo durante la giornata, fino a 20 gradi. 

Questa condizione così instabile mi ha messo un po’ in difficoltà sull’abbigliamento perché rischiavo di patire il freddo la mattina ed il caldo nel pomeriggio. 

Ho scelto di mettere una canotta tecnica sotto ad una maglia termica leggera a maniche lunghe, oltre ad un guscio leggero che ho tenuto per la partenza ed i primi chilometri.
Verso mezzogiorno ho provato a restare solo in canottiera, ma l’aria troppo fresca – per i miei gusti – mi ha fatto optare per togliere la canotta e mantenere solo la termica leggera a manica lunga: setup perfetto!

Partenza!

Alle 7 in punto scatta il verde del EcoTrail di Firenze!

Mi trovavo per caso in prima fila, a fianco dei campioni, ma le mie partenze sono sempre molto rilassate (di solito i primi 5-6km sono di riscaldamento) quindi, nel giro di poche decine di metri, i “top” sono già figure lontane ed indistinguibili. E lo sono anche i meno “top” che mi sfrecciano da tutte le parti e che so ritroverò morenti sul percorso tra qualche mezzora.

I primi chilometri scorrono a buon ritmo lungo gli argini dell’Arno, dove cerco disperatamente di stare sull’erba perché le mie articolazioni sono ancora freddine e le Akasha non sono proprio le scarpe ideali per correre su fondo simil-stradale.

Inizia il trail

Attorno al 10° chilometro inizia il trail con la prima salita ed i primi sentieri fuori dalla città. Saranno circa 10 km con 600 metri di dislivello, tutti molto corribili senza troppa fatica.

Il fondo si presenta abbastanza regolare a parte qualche tratto un po’ sassoso ed accidentato.

Tutto il contesto è molto piacevole: tanti fiori, tra cui tanti cespuglietti di primule ad ornare il fondo del bosco, aria profumata, sole splendente ma allo stesso tempo non opulento, arietta fresca (che mi farà prima spogliare in canotta e poi rivestire per il fresco) ed un bellissimo paesaggio bucolico.

Incrociamo e percorriamo più volte la “Via degli Degli Dei” (il percorso che va da Piazza Maggiore a Bologna fino a Piazza della Signoria a Firenze e che è sede di gara del Ultra-Trail VIa degli Dei) e ci infiliamo in antichi monasteri dove troviamo allestiti i ristori ricchi di frutta secca e tutto quello che si può desiderare da un ristoro-come-si-deve. Verso l’ora di pranzo riesco pure a farmi un piatto di minestra!

Poco dopo metà percorso, sceso da Monte Senario, inizia un tratto infinito di asfalto che comunque non risulta fastidioso, in quanto si tratta di una strada secondaria, per nulla trafficata, che attraversa i paesini e le colline che portano verso Fiesole.

Senza esagerare con il ritmo mi immergo nella contemplazione dei miei passi e, come ipnotizzato, passo da solo le ore che mi portano verso Fiesole senza accorgermi dei chilometri che mi scorrono sotto i piedi.

Attorno al 60°km conosco Domenico, un atleta del Gruppo Sportivo Celano, con cui tra una chiacchiera e l’altra ho condiviso quasi tutto il resto del percorso. E’ stato davvero un tratto piacevole perché – cosa che accade raramente in gara – ci si aspettava e ci si alternava nel tenere il ritmo, almeno fino a 4 km dal traguardo dove si è messo a trottare a 5’30”/km ed io ho mollato… 

Ho mollato ma ho trovato conforto nella compagnia di Michela, anche lei abbastanza “cotta”, che concorreva per il 5° posto assoluto (anche se pensavamo fosse quarta).

Quindi, anche qui tra una chiacchiera e l’altra, ci siamo alternati nel tirare la volata finale stando ben attenti a non avere qualcuno o qualcuna che sopraggiungesse alle nostre spalle!

Il Lungarno non finiva mai, ed i piumini dei pioppi davano quel non so che di “bufera di neve”. 

Nonostante la fatica, i pioppi, il ponte-in-lontananza-che-non-arrivava-mai (e che quando è arrivato non era quello giusto), ho apprezzato molto il fatto di correre – in gara – in mezzo ai tanti podisti che si allenavano, le persone che passeggiavano, e che probabilmente non si rendevano conto che noi matti, con la risatina ebete da catecolamine a palla, stavamo correndo da più di 80 chilometri.

Giudizio sulla gara

Ad essere sincero non ero molto sicuro della qualità della gara, dal percorso all’organizzazione. Non perché avessi avuto informazioni in tal senso, ma perché pensavo che un trail “cittadino” fosse un po’ una forzatura.

Invece mi sono dovuto ricredere alla grande!

Iniziando dal pacco gara, con cappellino e scaldacollo Buff che da soli ripagavano buona parte del prezzo di iscrizione. Poi maglietta dell’evento e la bella medaglia Finisher (che non è mai da dare per scontata).

Il percorso perfettamente segnalato, almeno per chi non ha sforato nelle ore buie della giornata. Anche se le fettucce non erano molte, i pallini arancio della segnaletica orizzontale erano OVUNQUE e molto frequenti.

Buoni i ristori, anche se radi quelli ufficiali erano ben intermezzati da quelli di sola acqua.

In molti si sono lamentati del troppo asfalto, ma penso che questo tipo di percorso sia nella natura di un EcoTraiil, ossia mostrare la parte più naturale che circonda le grandi città valorizzando il territorio. Le strade erano ben incastonate nel paesaggio, quasi per nulla trafficate, che andavano ad attraversare i piccoli borghi di campagna delle colline attorno a Firenze.

Gli attraversamenti ben presidiati, soprattutto quelli in città, hanno reso sempre sicuro i passaggi sulle sedi stradali.

L’unico neo che ha rovinato l’armonia che si è creata tra città e competizione podistica è stato un idiota che dall’auto ha pensato bene di lanciarci addosso i rifiuti ad 1 chilometro dall’arrivo.

Per finire, le docce. Le docce calde!!! Solo questo varrebbe un 10 e lode!

Il mio giudizio finale, per quanto possa valere, è molto positivo. 

Complimenti a tutta l’organizzazione!

Considerazioni estemporanea sui bastoni

In gara non li ho quasi mai usati, se non in alcune salite molto ripide per mantenere un ritmo elevato. Con il tempo (l’esperienza e la migliore tecnica) li sto usando sempre meno, aumentando di tratti di corsa in salita che, se ben allenata dal punto di vista bio-meccanico, trovo essere molto più efficiente rispetto alla camminata.

La traccia Strava

Ronda Ghibellina 2019

La Ronda Ghibellina è stato il mio primo trail sopra la distanza della maratona. Da allora di chilometri e metri di dislivello ne ho macinati tanti, ma questa gara è sempre rimasta negli anni un mio cruccio da portare a casa per iniziare l’anno in bellezza.

Il periodo per me non è proprio il migliore perché, nonostante tutte le volte mi impongo una programmazione certosina, a gennaio, con il freddo ed il maltempo, ho un blocco psicologico che mi tiene lontano dalla corsa. Almeno questa volta ho compensato un po’ con l’allenamento in palestra.

Sembrava andasse tutto bene!

Le tabelle gratuite riscuotevano un buon successo (tra cui un 5h32’ finale); gli Atleti che seguo erano in ottima forma pronti al battesimo alla loro prima ULTRA ed un potenziale podio nella Ronda Assassina da 25km; la camera al Hotel Europa era prenotata con largo anticipo; e tutto sembrava andare per il meglio.

Ma… come dice Murphy “se qualcosa può andar male, andrà male”.

Giovedì 24, 3 giorni prima della gara, vengo colto dall’influenza: febbre alta e dolori a tutte le articolazioni.

Mi metto a letto e mi imbottisco di vitamina C, zenzero, tisane, e tutti i rimedi naturali che conosco per cercare di velocizzare la guarigione. Ma non basta… Quindi vado sulla roba forte: Tachifludec. Che un po’ sembra funzionare perché mi abbassa la febbre ma niente di più perché appena cala l’effetto risale la febbre con tutti gli annessi e connessi.

Oramai sono a Castiglion Fiorentino, ritiro il pacco gara, saluto un po’ di amici (almeno quelli che sono riuscito a vedere nella mia condizione di torpore influenzale… mi scuso con tutti gli altri…). e quindi che faccio, non mi porto a casa la mia tazza anche quest’anno?

Certo che si!

Dopo una notte di incubi e deliri (i miei compagni di stanza mi perdonino…) mi ritrovo a far colazione con tachifludec e fette biscottate.

Perché non ho rinunciato

Avete presente l’amico che vi dice “oggi ho corso con la febbre” e fa il tempone? Oppure quello che vi dice “ah sono settimane che non mi allenano” ed oltre a battervi fa il suo PB? Si, siamo tutti pieni di amici di merda. Quindi ho pensato “ma se lui corre con la febbre, allora posso farlo anch’io”. Eh… e invece no. Se hai la febbre te ne devi stare sotto le coperte soprattutto se fuori ti aspettano i 45km della Ronda.

Ore 8 “Partenza”!

Sono in prima fila come i TOP! Dopo i primi 50 metri mi metto tutto a sinistra per non intralciare il traffico perché le gambe non rispondevano bene agli impulsi elettrici che arrivavano dal cervello.

Mi metto ad una andatura da “passeggiata lungo lago” e mi avvio per il bellissimo centro di Castiglion Fiorentino. Mantengo il passo costante in salita, in piano ed in discesa. Il resto della squadra mi abbandona già dal secondo chilometro e mi trovo da solo a mangiare tutti i biscotti che mi ero portato dalla colazione. Inizia la salita.

Ristoro “Partini”

Arrivo al primo ristoro con le gambe di legno. Sento i muscoli come se si sfibrassero ad ogni impatto del piede con il terreno. Ho le articolazioni indolenzite ed ho fame. Mangio diverse fette di pane ed olio, un po’ di coca cola, saluto e faccio una foto con Matteo, e riparto alla ricerca dei miei 3 compagni di gara.

Da qui il percorso si fa corribile e provo a far girare un po’ le gambe.

Riesco a raggiungere Massimo, che sta gestendo ottimamente il passo, e vado a cercare Donato.

Ristoro “San Martino”

Sembra che le gambe sia siano un po’ sciolte, ma non mi è chiaro se sia una condizione reale o l’effetto dell’instinto di sopravvivenza che sta pompando litri di catecolamine nel plasma per farmi sopravvivere. Finalmente incontro Daniele (e sì perché non posso farmi battere da Daniele nemmeno da malato 😀 ) e riprendo a “correre” alla ricerca di Donato (che se continua a quel passo al 30km esplode).

Dopo qualche chilometro recupero anche Donato, gli do un paio di suggerimenti sul ritmo da tenere e proseguo.

Ristori “Ranchetto-Petreto-Ristonchia”

Non ho molto da scrivere in questi tratti. Mi ricordo solo che correvo in discesa, in piano ed in salita aiutandomi con i bastoni. Ricordo la neve e l’acqua ghiacciata nelle pozze e quel non-so-che di “Trail del Cinghiale” nell’affrontare il fango con estrema disinvoltura.

Le ultime tre salite infernali le ho fatte con un fiatone tipo “asma” e sempre con l bocca coperta per evitare di compromettere definitivamente i bronchi.

Il discesone finale l’ho corso in trance aspettando che finisse e gli ultimi 2 chilometri in piano li ho corsi tutti senza cedere mai il passo. Volevo arrivare e chiudere la gara senza perdere altro tempo!

Finché ecco la strada, il ponticello, la curva a destra ed il meraviglioso tappeto giallo che porta al tavolo della birra!

Finish!!!

Anche quest’anno la Ronda mi ha mazzolato a dovere!

Rimaneva solo un’ultima fatica: la doccia fredda e poi tutti a casa.

Le buone intenzioni c’erano, mi ero portato anche la GoPro per fare le foto, gli auricolari per ascoltare la musica, le mutande buone da sfoggiare dopo la doccia ma… niente. La condizione fisica era davvero pessima e non sono riuscito a godermi la gara come avrei voluto. Non da meno il dopo gara perché, come per il debito d’ossigeno, l’organismo chiedeva indietro il debito di energia. A distanza di 3 giorni sto riprendendo forze mentre la febbre sta iniziando a darmi tregua.

Emozioni

Portare a battesimo due miei Atleti a quello che è stato per me il primo Ultra Trail ha ricompensato ampiamente tutti i problemi di salute. Vedere nei loro occhi la soddisfazione di aver raggiunto il primo importante obiettivo, con una condizione meteo non proprio favorevole, mi ha ripagato della fatica e delle successive notti insonni.

E come non citare la grandissima Beatrice Fabbrini con un 4° posto assoluto nella 25km, che ha sfiorato veramente di un soffio il podio!

Grazie ragazz*, mi avete davvero emozionato!

Dalla settimana prossima si ricomincia a fare sul serio!

Daje!!!

Come vi siete trovati con le tabelle che ho pubblicato? Mi farebbe molto piacere sapere le vostre impressioni ed i vostri risultati! Inviatemi un messaggio nella form qui sotto, bastano poche righe, grazie!!!

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Grazie per la risposta. ✨