Il dolore nella corsa: cosa significa davvero

Dolore nella corsa

Il dolore nella corsa non è un incidente. È una relazione che si è sbilanciata.

Correre significa ripetere lo stesso gesto migliaia di volte, con un’alternanza continua tra carico e scarico, tra fase eccentrica e restituzione elastica. Ogni passo è un impatto. Ogni impatto è una richiesta al sistema muscolo-tendineo, articolare e nervoso. Finché la capacità del tessuto cresce insieme al carico, l’equilibrio regge. Quando il carico accelera più della capacità di adattamento, compare il dolore.

La prima domanda non dovrebbe essere “chi devo chiamare?”, ma “che tipo di segnale sto ricevendo?”.

Ci sono situazioni in cui il dolore è la conseguenza di un evento preciso. Una distorsione, una caduta, un trauma diretto. Qui il corpo non sta segnalando un eccesso progressivo di carico, ma una lesione strutturale. Gonfiore importante, difficoltà a caricare, dolore netto e localizzato non sono segnali da interpretare, ma da inquadrare. In questi casi serve una diagnosi. Prima capire cosa si è lesionato, poi programmare il recupero. Ignorare un trauma acuto non è resilienza. È il modo più rapido per trasformare un problema gestibile in qualcosa di cronico.

Molto più spesso, però, il dolore nella corsa nasce senza un episodio preciso. Compare gradualmente. All’inizio è un fastidio. Poi diventa un limite. Tendine d’Achille che tira al mattino, ginocchio laterale che brucia dopo qualche chilometro, fascia plantare che si fa sentire a freddo. Qui il problema raramente è “infiammazione” in senso generico. È un mismatch. Il carico esterno – chilometri, dislivello, intensità, terreno – ha superato la capacità del tessuto di tollerarlo.

Il riposo può ridurre il sintomo. Ma non aumenta la capacità. Se il tendine non viene progressivamente esposto a carico controllato, non diventa più resistente. Il dolore si spegne e poi ritorna, perché la relazione tra richiesta e adattamento non è cambiata. In questi casi il lavoro è attivo: progressione del carico, forza specifica, controllo neuromuscolare, revisione della distribuzione settimanale. Non è un problema da “spegnere”. È un sistema da riequilibrare.

C’è poi un dolore che inganna. Quello che senti non è necessariamente quello che origina il problema. Un ginocchio che fa male può essere la conseguenza di una debolezza dell’anca. Un tendine achilleo sovraccarico può dipendere da rigidità prossimale. Una lombalgia può essere il risultato di instabilità o scarso controllo eccentrico. Il runner di endurance accumula volume con facilità, ma con meno facilità acquisisce controllo muscolare. Quando la catena cinetica perde coerenza, il carico si concentra dove il sistema è più vulnerabile. Il dolore diventa il punto di scarico di una gestione incompleta.

Infine esiste un dolore che non è locale. Dolori diffusi, fatica persistente, sonno disturbato, calo motivazionale, performance che non risponde nonostante l’allenamento continui. Qui il tessuto può anche essere integro. È il sistema nel suo complesso ad essere in accumulo. Il modello fitness/fatigue lo descrive bene: la fatica può mascherare la forma. Se il recupero non è proporzionato al carico, l’organismo entra in una fase di protezione. Il dolore diventa un segnale sistemico, non un difetto meccanico.

In tutti questi casi la figura chiave non è solo chi tratta il sintomo. È chi gestisce il carico. Perché ogni dolore nella corsa nasce dall’interazione tra tre variabili: il carico esterno che imponi, la capacità del tessuto di sostenerlo e la qualità del recupero che consente l’adattamento. Se una di queste tre non regge, l’equilibrio si rompe.

Non ha senso chiedersi come correre senza dolore. Ha più senso chiedersi come diventare più resistente al carico.

La corsa non va protetta. Va costruita. La forza non è un accessorio. È una forma di assicurazione biologica. Il recupero non è una pausa. È il momento in cui l’adattamento si consolida.

Il dolore non è il nemico. È un feedback. Se lo interpreti correttamente, ti indica dove il sistema va rinforzato. Se lo ignori o lo silenzi senza capire, torna. E quasi sempre torna più forte.

Specchietto rapido: quando rivolgersi al MEDICO (ortopedico / medico dello sport)

  • Trauma acuto con gonfiore evidente
  • Dolore intenso che impedisce il carico
  • Peggioramento rapido nelle 24–48h
  • Sospetta lesione muscolare importante o frattura da stress
    → Serve diagnosi strutturale e, se necessario, imaging

Quando rivolgersi al FISIOTERAPISTA sportivo

  • Dolore comparso gradualmente
  • Fastidio che aumenta con il carico ma migliora a riposo
  • Tendini doloranti (achilleo, rotuleo, tibiale, peronei)
  • Recidive nella stessa zona
    → Serve lavoro attivo: gestione del carico, forza, controllo neuromuscolare

Quando può essere utile il FISIATRA

  • Dolore persistente da settimane
  • Nessun miglioramento nonostante terapia corretta
  • Necessità di piano integrato (riabilitazione + eventuale supporto farmacologico)

Quando può essere utile l’OSTEOPATA

  • Sensazione di rigidità diffusa
  • Compensi posturali evidenti
    → Complemento al lavoro attivo, non alternativa alla diagnosi

Regola pratica per il runner

  • Trauma improvviso → inquadrare subito
  • Dolore da sovraccarico → modulare carico + intervenire attivamente
  • Riposo da solo non risolve: l’adattamento va guidato

Se il dolore dura >7–10 giorni o altera la tecnica di corsa, va valutato.

Questo è un articolo della Sport Academy

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.

Esami del sangue per il runner: quando l’allenamento non è il problema

sei sempre stanco?

Capita spesso: ti alleni con continuità, segui una programmazione sensata, dormi quel che puoi.
Eppure qualcosa non torna.

Le gambe non rispondono, la fatica arriva prima, i ritmi che prima erano “facili” ora costano troppo.

In questi casi l’errore più comune è pensare che serva fare di più: più volume, più intensità, più sacrificio. Molto più spesso, invece, il problema non è l’allenamento. È il contesto fisiologico in cui stai chiedendo al corpo di adattarsi.

Il sangue come sistema di trasporto

Gli esami del sangue non servono a trovare malattie, servono a capire se il tuo organismo ha davvero le risorse per sostenere ciò che gli stai chiedendo. Nel running – e ancora di più nel trail e nell’ultra – tutto passa da lì: ossigeno, nutrienti, ormoni, segnali infiammatori. Puoi avere una programmazione perfetta, ma se il sistema di trasporto è limitato, gli adattamenti non arrivano.

L’emocromo è il primo filtro

Globuli rossi, emoglobina ed ematocrito definiscono quanto ossigeno riesci davvero a portare ai muscoli.
I globuli bianchi raccontano quanto stress stai accumulando, anche quando non te ne accorgi.

Ma il vero collo di bottiglia, nell’endurance, arriva subito dopo.

Ferritina: quando il motore c’è, ma manca l’ossigeno

La ferritina indica le riserve di ferro, non la prestazione, ma a possibilità di costruirla.

Il ferro è parte strutturale dell’emoglobina. Senza ferro sufficiente non produci emoglobina funzionale e senza emoglobina funzionale l’ossigeno non arriva dove serve.

Questo può succedere anche con emoglobina “nei range” degli esami standard ed è qui che molti runner si perdono.

L’atleta di endurance consuma ferro più velocemente di quanto immagini:

  • micro-emolisi da impatto nella corsa
  • perdite con il sudore
  • infiammazione cronica da carico
  • assorbimento intestinale ridotto nei periodi di stress
  • fasi di deficit energetico non sempre percepite

Il risultato non è un crollo improvviso ma un lento spegnimento del sistema:

  • Frequenza cardiaca più alta a parità di ritmo.
  • Difficoltà a sostenere lavori sub-soglia.
  • Uscite lunghe che diventano inspiegabilmente pesanti.
  • Recuperi che si allungano.

L’allenamento c’è. L’adattamento no.

Allenarsi con ferritina bassa significa chiedere al corpo qualcosa che, fisiologicamente, non può darti.

Il resto del quadro

Il profilo lipidico racconta quanto sei in equilibrio, non solo quanto sei “a rischio”.
Gli elettroliti parlano di contrazione muscolare, conduzione nervosa, crampi, gestione dello sforzo prolungato.

Glicemia, fegato e reni spiegano come stai gestendo l’energia e lo stress.
La tiroide è il regolatore silenzioso di metabolismo, temperatura, vitalità.
Vitamina D, B12 e folati entrano direttamente in forza, recupero e produzione dei globuli rossi.

PCR e CK indicano il livello di infiammazione nelle fasi di carico.

Quando ha senso fare gli esami

Non quando sei fermo da settimane, ma quando stai spingendo nei periodi di carico. Quando senti che “stai facendo tutto giusto” ma il corpo non segue.

I sintomi sono spesso sottili:

  • stanchezza non proporzionata
  • sonno che non ricarica
  • calo di motivazione
  • sensazione di fragilità generale

Può non essere debolezza mentale, ma fisiologia.

E se questi sintomi arrivano in una fase di non particolare carico di allenamento?

Se i sintomi compaiono in una fase di carico normale o addirittura leggero, il messaggio è ancora più chiaro:
non è l’allenamento a spiegare quello che stai sentendo.

In quel contesto, la causa va cercata fuori dal carico meccanico.

Primo punto: il corpo non distingue lo stress

Dal punto di vista fisiologico, lo stress è cumulativo. Allenamento, lavoro, sonno frammentato, restrizione calorica, infezioni latenti, infiammazione di basso grado: tutto finisce nello stesso sistema di regolazione.

Puoi avere poche ore di allenamento settimanale e comunque essere in overload sistemico.

Secondo punto: adattamenti bloccati, senza carico eccessivo

Quando i sintomi compaiono senza un carico evidente, spesso non sei “troppo allenato”. Sei in una condizione in cui il corpo non riesce più ad adattarsi.

I segnali tipici:

  • stanchezza persistente anche dopo giorni leggeri
  • sonno quantitativamente sufficiente ma qualitativamente inefficace
  • difficoltà a recuperare da stimoli che prima erano banali
  • perdita di spinta mentale senza una causa evidente

Questo è tipico di:

  • deficit energetico cronico
  • disregolazione del sistema nervoso autonomo
  • marker fisiologici da verificare con il tuo medico

Terzo punto: sonno e sistema nervoso

Il sonno che non ricarica è quasi sempre un segnale di disregolazione autonoma. Non è insonnia vera ma un sonno non ristoratore. Questo è spesso associato a

  • HRV cronicamente bassa
  • difficoltà a entrare in parasimpatico
  • stress protratto nel tempo

Ridurre il carico di allenamento, da solo, non risolve.

Quinto punto: cosa NON fare

  • Non aumentare il carico “per reagire”
  • Non cambiare allenamenti a caso
  • Non ignorare i segnali sperando passino

Se i sintomi persistono in una fase leggera, stanno raccontando qualcosa di più profondo.

In questo scenario la priorità non è allenarsi meglio, maripristinare le condizioni per potersi allenare al meglio.

Questo significa:

  • verificare i parametri ematici chiave
  • valutare il bilancio energetico reale
  • guardare al sonno come processo fisiologico, non come numero di ore
  • rimettere in equilibrio stress e recupero complessivi

Allenarsi poco e sentirsi svuotati è un segnale più serio che allenarsi tanto ed essere stanchi.

Una precisazione importante

Quelli che leggi sono consigli pratici da preparatore atletico, basati sull’esperienza sul campo e sull’interpretazione funzionale dei dati. Gli esami vanno sempre discussi con il tuo medico. Ma arrivarci con le domande giuste cambia tutto.

Allenarsi è stress. Migliorare è adattamento.
Gli esami del sangue servono a capire se il tuo corpo è nelle condizioni di adattarsi.

Esami del sangue consigliati per il runner

Base

  • Emocromo completo
  • Ferritina
  • Transferrina
  • Profilo lipidico
  • Elettroliti (Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio)

Approfondimento

  • Glicemia a digiuno
  • ALT, AST, GGT
  • Creatinina, BUN
  • TSH, FT3, FT4
  • Vitamina D
  • Vitamina B12
  • Folati
  • PCR
  • CK

Allenati.
Ma prima assicurati che il tuo corpo abbia davvero i mezzi per sostenere ciò che gli stai chiedendo.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Recupero post allenamento: la strategia nutrizionale efficace

Strategia alimentare recupero

Quando termini un allenamento impegnativo o una gara, il recupero non è un concetto astratto né qualcosa che “succede da solo”. È una fase attiva, guidata da scelte precise. Quello che fai nelle ore immediatamente successive allo sforzo condiziona in modo diretto come ti sentirai nei giorni seguenti e quanto riuscirai ad allenarti bene.

Dopo uno sforzo prolungato il corpo è temporaneamente più efficiente nel ricostruire ciò che ha consumato. Ignorare questa finestra significa rallentare il recupero senza alcun vantaggio.

Durante un lungo, una gara o un allenamento di qualità, il consumo principale riguarda il glicogeno, cioè le scorte di carboidrati presenti nei muscoli e nel fegato. Più la durata e l’intensità sono elevate, più queste riserve si svuotano. Se non vengono ripristinate in tempi ragionevoli, l’organismo resta in deficit energetico, aumenta lo stress sistemico e l’allenamento successivo perde qualità.

Nelle prime due ore dopo la fine della corsa, i muscoli sono particolarmente sensibili all’assorbimento dei carboidrati. Questo non è un concetto teorico: è una risposta fisiologica ben documentata. In questa fase il corpo riesce a ricostituire il glicogeno più rapidamente rispetto a qualsiasi altro momento della giornata.

Qui entra il primo punto chiave della tua strategia di recupero: non rimandare l’assunzione di nutrienti.

Il secondo punto è altrettanto importante. L’assunzione di carboidrati funziona, ma l’associazione carboidrati + proteine funziona meglio. Le proteine stimolano una risposta insulinica più efficace e forniscono amminoacidi utili alla riparazione delle micro-lesioni muscolari indotte dall’allenamento. Non si tratta di “costruire muscolo”, ma di permettere al tessuto già esistente di recuperare in modo efficiente.

La routine che seguo e propongo ai miei atleti è molto semplice da mettere in pratica: dopo un allenamento che ha inciso sulle riserve energetiche, l’obiettivo è assumere circa 2 grammi di carboidrati per kg di peso corporeo nelle prime due ore, accompagnati da proteine in un rapporto approssimativo di 4:1.

Un esempio chiarisce meglio.

Un atleta di 70 kg avrà come riferimento:

  • circa 140 g di carboidrati
  • circa 35 g di proteine

Non vanno assunti tutti insieme. La distribuzione è parte della strategia.

Nei primi 30 minuti, l’ideale è coprire circa metà del fabbisogno, preferibilmente in forma liquida. Uno shake o uno smoothie permettono un’assimilazione rapida e non interferiscono con l’appetito del pasto successivo. In questa fase non serve “mangiare bene”, serve ripartire il prima possibile.

Nella ora e mezza successiva, completi il resto con un pasto solido. Carboidrati semplici o complessi, abbinati a una fonte proteica digeribile. Riso, pasta, patate, pane, frutta, uova, tofu, seitan, etc. Non esiste un pasto perfetto: esiste un pasto sufficiente, tempestivo e sostenibile.

Il senso di questa routine non è nutrizionale in senso astratto, ma pratico.

Questo approccio diventa ancora più rilevante negli sport di endurance e ultra endurance. Più lunga è la durata dello sforzo, maggiore è il costo metabolico e più alto è il prezzo di un recupero approssimativo.

La sequenza ideale è sempre la stessa:

  • termina l’allenamento
  • entro 30 minuti assumi carboidrati e proteine
  • entro 2 ore completi con un pasto solido
  • continui a idratarti nelle ore successive

Non è una regola da applicare a ogni corsa facile. È uno strumento da usare quando l’allenamento è impegnativo e con un costo metabolico elevato.

Strategia alimentare recupero

Allenarsi meglio non significa solo accumulare chilometri o intensità. Significa anche chiudere correttamente ogni seduta. Una corretta gestione dell’alimentazione del recupero non aggiunge stress, lo riduce. E nel lungo periodo, è questo che permette continuità, adattamento e prestazione.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Assicurazione Infortuni per Sportivi Outdoor, Trail Runner, Ciclisti ed altro

Allenarsi, gareggiare e vivere all’aperto significa accettare un rischio. Non un rischio “astratto”, ma concreto: cadute, traumi, interventi chirurgici, riabilitazione, stop lavorativi, costi imprevisti. Negli ultimi mesi mi sono trovato a viverlo in prima persona. Fuori dal lavoro, durante l’attività sportiva. E parallelamente ho toccato con mano tutti i limiti delle coperture tradizionali: assicurazioni sul lavoro, tessere sportive, polizze “di facciata”.

Per questo ho deciso di analizzare seriamente una polizza infortuni reale, insieme a un professionista del settore che è anche trail e adventure runner, quindi perfettamente consapevole delle esigenze di chi pratica sport outdoor.

La formula che ho individuato per me

Ho utilizzato la formula Allianz Ultra, la cui copertura è attiva 24 ore su 24, in vita privata e attività sportiva, senza distinzione tra allenamento e gara.

Infortuni coperti

  • Vita quotidiana
  • Allenamenti
  • Gare amatoriali
  • Trail running, corsa, bici, sci, trekking, arrampicata, atletica pesante, etc..
  • Attività outdoor e montagna
  • Viaggi e spostamenti

Spese mediche da infortunio

  • Ricovero in qualsiasi struttura, in Italia e all’estero
  • Alta diagnostica anche senza ricovero
  • Visite specialistiche, esami, fisioterapia
  • Spese pre e post ricovero incluse

Massimali analizzati

  • Fino a 10.000 € annui per ricovero da infortunio
  • Fino a 4.000 € annui per prestazioni extra (visite, esami, fisioterapia)

Diaria da ricovero e ingessatura

  • 100 € al giorno per ricovero da infortunio o malattia
  • Day hospital e day surgery inclusi
  • 50 € al giorno per ingessatura
  • Copertura anche per eventi pandemici

Questa parte è fondamentale quando l’infortunio blocca lavoro e autonomia.

Invalidità permanente da infortunio

  • Capitale base: 200.000 €
  • Supervalutazione fino a 460.000 € nei casi più gravi
  • Valutazione su tabella INAIL
  • Indennità aggiuntiva per danno alla vita di relazione

Qui non si parla di “rimborso spese”, ma di tutela economica a lungo termine.

Assistenza sanitaria H24

  • Consulto medico telefonico
  • Invio medico a domicilio
  • Supporto continuo in caso di emergenza

Copertura sportiva: cosa è incluso e cosa no

Attività coperte nella formula TOP (comprende sport pericolosi)

  • Escursionismo e trekking
  • Trail running e corsa in montagna
  • Camminate in quota
  • Bici su strada, gravel, sterrato, MTB
  • Sci alpino su pista
  • Sci fuoripista non estremo
  • Sci alpinismo ricreativo
  • Ciaspolate
  • Attività outdoor amatoriali
  • Gare non professionistiche
  • Alpinismo con scalate anche > III UIAA
  • Arrampicata (con corda, non free solo)
  • Sci / snowboard alpinismo
  • Speleologia
  • Atletica pesante, arti marziali, ecc.

Attività escluse

  • Sport professionistici (con compenso)
  • Attività estreme (base jumping, wingsuit, free solo, ecc.)
  • Eventi sotto effetto di alcool o sostanze
  • Infortuni intenzionali
  • Recuperi senza infortunio (solo affaticamento o maltempo)

Elisoccorso: è coperto?

Sì, l’elisoccorso è coperto come spesa medicase conseguente a un infortunio.

Rientra nei massimali delle spese sanitarie quando:

  • C’è un trauma accidentale documentabile
  • Il soccorso è medicalmente necessario
  • L’intervento è effettuato da servizio autorizzato

Non è coperto:

  • Recupero preventivo senza trauma
  • Blocco per stanchezza o meteo
  • Attività escluse dal contratto

Tradotto in modo chiaro:

  • Caduta → trauma → elicottero → ricovero → rimborsabile
  • Paura o affaticamento senza infortunio → non rimborsabile

Costi

Nella configurazione analizzata: circa 56 € al mese (con Sport Academy è previsto uno sconto del 20% rispetto a quanto indicato). Il costo del premio è comunque personalizzato in base ad età, residenza, etc. Ma indicativamente i costi solo questi.

Ma il rapporto copertura / costo è nettamente superiore alle assicurazioni sportive standard.

Perché consiglio questa soluzione ai miei atleti

  • Le assicurazioni sul lavoro coprono solo eventi lavorativi e spesso sono poco chiare nel processo di gestione dell’infortunio.
  • Le tessere sportive coprono poco e solo in contesti limitati
  • Gli infortuni seri colpiscono sport, lavoro, famiglia, reddito
  • Questa polizza tutela la persona, non la disciplina.

Informazioni e simulazioni personalizzate

Chi vuole una verifica sulla propria attività specifica o una simulazione personalizzata in convenzione SportAcademy può scrivermi direttamente.

Allenarsi è una scelta. Proteggersi quando le cose vanno storte è una responsabilità.

Per avere un preventivo personalizzato compila il form che trovi QUI

Questo è un articolo della Sport Academy

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Collagene: tra marketing, studi sponsorizzati e realtà fisiologica

Premessa

Il collagene è sempre di origine animale, quindi non fa parte delle mie scelte personali. Proprio per questo ho deciso di analizzarlo senza bias ideologici, guardando solo alla letteratura scientifica e separando marketing, prevenzione e terapia clinica.

È utile?

In letteratura ci sono centinaia di studi, tutti sponsorizzati dalla cosmetica e produttori di integratori, che evidenziano quanto sia miracoloso nella rigenerazione cellulare. 

Ci sono qualche decina di studi completamente indipendenti (da morti di fame) che hanno evidenziato una correlazione tra il collagene (meglio: alcuni mattoncini che lo compongono) e la protezione al danno tissutale grazie all’uso combinato con vit. C ed adeguata alimentazione. 

Quindi è utile? Dipende

Il collagene non serve a rigenerare i tessuti, non ricostruisce cartilagini, non rigenera i tendini, non fa guarire le articolazioni lesionate, non toglie le rughe. 

Prevenzione

Può essere utile a livello di prevenzione negli alti volumi di allenamento, associato a vit. C, allenamento, ed un adeguato apporto di proteine. Aiuta il processo continuo di demolizione e ricostruzione del collagene endogeno (senza creare nuovo tessuto da quello integrato con l’alimentazione). Sottolineo l’importanza di un adeguato apporto di proteine: la ricostruzione endogena non può avvenire se mancano i mattoni.

Riparazione

Per la RIPARAZIONE dei tessuti non basta la semplice alimentazione, è necessario intervento clinico mirato ed un percorso riabilitativo specifico. 

Terapie biologiche e riparative (infiltrazioni di PRP) , tecniche chirurgiche specifiche (sutura e ricostruzione di tendini lesionati) , esercizi di recupero funzionale, permettono un intervento diretto e mirato nella terapia clinica del dolore e recupero funzionale. 

Protocollo pratico collagene per runner

Obiettivo: supportare tendini, cartilagine e tessuto connettivo sotto carico ripetuto.

Quando ha senso usarlo

  • Volume elevato / carichi ripetuti
  • Fastidi articolari lievi o rigidità tendinea
  • Fasi di ritorno al carico (non lesione acuta)

Protocollo base

  • Dosaggio consigliato: 10–15 g collagene idrolizzato
  • Cofattore: Vitamina C 50–100 mg
  • Timing:: 30–60 min prima di una seduta con carico meccanico sui tendini(corsa, balzi, salite, pliometria)
  • Frequenza: 3–4 volte/settimana (Non serve nei giorni di riposo completo)
  • Durata: 8–12 settimane (se nulla cambia, sospendi)

Perché prima dell’allenamento

  • L’esercizio fornisce il segnale meccanico al corpo per attivare i processi di adattamento
  • I peptidi del collagene + vitamina C facilitano la risposta adattativa
  • Assumerlo lontano dal carico riduce l’effetto (mancano i segnali di attivazione)

Conclusioni

  1. Il collagene non è una cura e non rigenera i tessuti. È una proteina strutturale che l’organismo usa e rinnova continuamente attraverso il turnover.
  2. Negli alti volumi di allenamento, il collagene può avere senso solo in prevenzione, come supporto nutrizionale se inserito in un contesto corretto: carico ben programmato, vitamina C, adeguato apporto proteico e recupero.
  3. Il collagene non ricostruisce cartilagine di tipo II, non ripara tendini lesionati, non guarisce articolazioni danneggiate.
  4. La riparazione richiede sempre intervento clinico e riabilitativo mirato: carico terapeutico, terapie biologiche, chirurgia quando indicata.
  5. La cartilagine articolare si preserva, non si rigenera.
  6. I tendini si adattano, ma solo se il carico è gestito correttamente.
  7. La nutrizione può creare un ambiente favorevole, ma non decide l’esito clinico.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Training for Western States 2025: race report di Kilian Jornet

Nel race report “Training for Western States 2025” Kilian Jornet descrive la nutrizione in gara non come un protocollo rigido, ma come un sistema adattivo, modulato su intensità, ambiente e durata.
La Western States non è una 100 miglia uniforme: cambia temperatura, cambia il terreno, cambia il costo metabolico. La nutrizione cambia di conseguenza.

Blocco 1: Start – High Country (prime ore, temperature più basse)

Obiettivo: coprire calorie con bassa frequenza di assunzione e ridurre stress gastrointestinale.

Le prime ore si svolgono in quota, con temperature più basse e intensità ancora controllabile. Qui Kilian adotta un approccio misto grassi–carboidrati (~50/50), puntando a coprire molte calorie con poche assunzioni distanziate.

Utilizza cibo reale (avocado, frutta secca, datteri, banana, overnight oats) e grassi concentrati come il olio di cocco. L’obiettivo non è spingere, ma risparmiare glicogeno, ridurre il volume ingerito e mantenere lo stomaco “calmo”. In questa fase introduce circa 2000 kcal, con intake ogni 2–4 ore.

Blocco 2: Canyon (caldo, salita/discesa continua)

Obiettivo: sostenere intensità crescente e gestione termica.

Entrando nei canyon cambia tutto: il caldo aumenta, il dislivello si fa continuo, l’intensità cresce anche a parità di ritmo.
La strategia nutrizionale si sposta progressivamente verso i carboidrati, con un aumento marcato dell’idratazione (fino a ~1 L/h).

I grassi diventano marginali. Kilian introduce solidi semplici e gel, mantenendo un intake di 60–80 g di CHO/h. La priorità diventa lo svuotamento gastrico, la disponibilità rapida di glucosio e la gestione della temperatura corporea.

Blocco 3: Foresthill – Finish (finale gara)

Obiettivo: massimizzare l’output prestativo.

Nel finale la gara diventa una prova di pura durabilità neuromuscolare. Qui la strategia è netta: solo carboidrati.

Kilian utilizza gel in flask e arriva fino a ~110 g di CHO/h, eliminando completamente i grassi. A questa intensità qualsiasi rallentamento digestivo è penalizzante. L’obiettivo è sostenere l’output fino all’arrivo, non ottimizzare l’efficienza metabolica.

Punto chiave da dibattito tecnico

Alla Western States i grassi presenti solo nella prima fase, con olio di cocco, non olio d’oliva, eliminati progressivamente con l’aumentare dell’intensità.

Questa struttura dimostra una nutrizione dinamica, adattata al profilo metabolico reale della gara, non una scelta ideologica su carbo o grassi.

Fonte

Questo è un articolo della Sport Academy

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Garmin, Whoop, Oura e altri: guida pratica al monitoraggio del recupero

Quando ti alleni per il trail, triathlon, discipline di endurance ed ultra endurance, il recupero diventa un elemento determinante quanto la qualità delle tue sedute. Non riguarda soltanto ciò che fai durante gli allenamenti, ma tutto ciò che accade nelle ventiquattro ore: stress lavorativo, qualità del sonno, alimentazione, piccoli imprevisti quotidiani. Avere un dispositivo che registra in modo continuo ciò che accade nel tuo corpo permette di interpretare questi segnali con precisione.

Gli strumenti disponibili oggi sono molti: Garmin, Suunto, Whoop, Oura Ring, Amazfit, Apple Watch, etc. Ognuno offre vantaggi specifici, ma la scelta corretta dipende dal tuo comportamento quotidiano e dal modo in cui ti piace gestire dati e sensazioni.

Perché il monitoraggio h24 è così utile

Indossare un dispositivo per tutta la giornata permette di osservare come il tuo equilibrio interno reagisce ai vari stimoli. Lo stress non arriva soltanto in salita o durante una ripetuta. Si accumula durante una riunione difficile, dopo una notte agitata, se la digestione è lenta o se recuperi in modo incompleto.
Il monitoraggio continuo rileva variazioni che a livello soggettivo spesso non percepisci. La differenza tra “mi sento stanco” e “il mio corpo mostra segni di stress cumulato” è enorme, soprattutto per chi segue una programmazione strutturata. Comprendere i trend fisiologici ti permette di distinguere un calo momentaneo da una reale necessità di modulare i carichi.

Perché la misurazione dell’HRV notturna è più affidabile

La notte rappresenta il momento più stabile per analizzare il sistema nervoso autonomo. L’attività mentale si riduce, i movimenti si attenuano e le influenze esterne sono minime.
La misurazione dell’HRV durante il sonno risulta quindi più pulita e coerente. Le fasi di sonno profondo, dominate dall’attività parasimpatica, mostrano con chiarezza il livello di recupero. Durante il giorno, invece, l’HRV può variare rapidamente per motivi molto banali come una preoccupazione, una breve salita o, banalmente, consumo di caffeina.
Una misurazione notturna precisa permette di valutare il tuo trend reale, senza interferenze esterne.

Perché l’HRV è una metrica fondamentale

La frequenza cardiaca a riposo racconta solo una parte della storia. Due atleti possono avere la stessa FC mattutina ma trovarsi in condizioni fisiologiche molto diverse.
L’HRV misura il bilanciamento tra la componente simpatica (attivazione) e parasimpatica (recupero) del sistema nervoso autonomo. Un valore in calo indica una prevalenza dello stress e una ridotta capacità di risposta agli stimoli allenanti. Un valore in crescita segnala una fase di buona adattabilità, ideale per lavori di qualità o volumi più impegnativi.
L’obiettivo delle letture, non è inseguire numeri assoluti, ma osservare il comportamento della tua HRV nel tempo. La coerenza del trend è la vera informazione utile per l’atleta e per il coach.

Come viene calcolata la readiness ed il recupero

Le diverse piattaforme utilizzano algoritmi specifici, ma seguono tutte una logica simile.
Il sistema combina parametri relativi alla notte (HRV media, HRV minima, frequenza cardiaca media e minima, durata del sonno, quantità di sonno profondo e REM, continuità del riposo) e li confronta con i tuoi valori abituali.
A questi dati si aggiunge il carico dei giorni precedenti: quello interno, rilevato attraverso la risposta cardiaca allo sforzo, e quello esterno, calcolato tramite TSS, intensità e durata degli allenamenti.
Il risultato è un punteggio che rappresenta il livello di preparazione del tuo organsmo a un nuovo stimolo. Una readiness elevata indica disponibilità allo sforzo. Una readiness bassa suggerisce di privilegiare intensità moderate o recupero attivo. Un trend stabile dimostra una gestione efficace della stagione.

Ok ma quali dispositivi posso usare?

Garmin: ancora la scelta più lineare per chi usa TrainingPeaks

Se porti l’orologio anche durante la notte, Garmin offre un ecosistema completo. Registra HRV, sonno, stress e propone metriche come Body Battery che rendono la lettura dei trend intuitiva.
L’integrazione nativa con TrainingPeaks è il vantaggio principale. I dati arrivano in automatico nella piattaforma tramite Garmin Health e permettendo al coach di seguire la tua readiness quotidiana con precisione. Per chi segue una preparazione strutturata, questa continuità è un vero punto di forza: dai la possibilità al tuo coach di avere un monitoraggio accurato del tuo stato di salute oltre ai risultati degli allenamenti.

Whoop: leggero, preciso, costoso

Whoop è un braccialetto molto comodo, pensato per essere indossato sempre. Non avendo un display, non interferisce con l’uso quotidiano e non distrae durante gli allenamanti.
Le metriche di recupero e di carico interno sono chiare e utili. L’integrazione con TrainingPeaks lo rende particolarmente adatto agli atleti che lavorano con un coach ed il loro sportwatch non esporta i dati sulla piattaforma di training. Per chi fatica a dormire con uno sportwatch pesante, rappresenta una soluzione pratica. Può essere utile senza il supporto di uno sportwatch per il monitoraggio sportivo? No.

Oura Ring: massimo comfort, ma integrazione limitata

Oura Ring è probabilmente la soluzione più confortevole per la notte e discreta per l’utilizzo quotidiano. La qualità della misurazione di HRV e sonno, nelle recensioni viene considerata eccellente. Tuttavia posso dirvi che i dati non sono molto lontani da quelli moniotrati dal mio Fenix.
Il limite principale riguarda l’assenza di integrazione con TrainingPeaks. La lettura dei dati risulta comunque utile, ma richiede passaggi manuali o una consultazione separata, meno comoda nel contesto di un percorso guidato da un coach. Può essere utile senza il supporto di uno sportwatch per il monitoraggio sportivo? No.

Suunto, Amazfit e Apple Watch: opzioni valide con compromessi

Suunto offre un buon bilanciamento tra precisione e funzionalità. I nuovi modelli come il Race ed il Vertical hanno tutte le funzionalità di monitoraggio, molto accurate, che riportano nella loro app proprietaria (molto ben fatta). Tuttavia non esporta i dati su TrainingPeaks, e l’utilizzo di app di terze parti come FitnessSyncer non funziona sempre. L’integrazione con TrainingPeaks è comunque molto avanzata, tra l’altro Suunto nella sua app utilizza proprio le metriche TrainingPeaks per il monitoraggio dell’allenamento. L’accoppiata Suunto Vertical 2 e Whoop è perfetta per il monitoraggio accurato su TrainingPeaks.

Amazfit sorprende per rapporto qualità-prezzo. Le metriche HRV e la profondità delle analisi sono inferiori con dati non sempre attendibili. Tuttavia, essendo implementazioni sw, mi aspetto che la qualità migliori con il tempo. Però.. anche qui niente TrainingPeaks. Può essere utile senza il supporto di uno sportwatch per il monitoraggio sportivo? No.

Apple Watch rimane eccellente come smartwatch, con sensori precisi e grande usabilità, la misurazione dell’HRV è buona, la valutazione del monitoraggio del sonno non precisissima, ma l’autonomia ridotta è davvero limitante. Integrazione con TrainingPeaks limitata. Può essere usato come orologio sportivo principale? No..

Come scegliere il dispositivo più adatto

La tecnologia è importante, ma la scelta dipende soprattutto dalle abitudini personali.
Se dormi senza problemi con lo sportwatch, Garmin è la soluzione più completa. Se preferisci un sensore leggero, Whoop rappresenta l’opzione più comoda. Se desideri il massimo comfort notturno, Oura Ring è ideale, anche se meno efficace per la gestione dei dati in TrainingPeaks.

L’obiettivo non è avere più strumenti, ma avere lo strumento che riesci a usare ogni giorno in modo coerente. La continuità della raccolta dati è ciò che permette una vera lettura dei trend fisiologici.

ATTENZIONE

Se usi Garmin con l’invio automatico dei dati di recupero come HRV, RHR, sonno tramite Garmin Health su TrainingPeaks contemporaneamente ad altri strumenti come Whoop, otterrai errori significativi nella visualizzazione ed interpretazione dei dati. TrainingPeaks non è in grado di differenziare le fonti, quindi leggerà i valori di tutti gli strumenti rendendo impossibile valutare i trend in modo accurato.

Dovrai scegliere quale sarà il tuo sistema sorgente, e dovrai considerare che nei giorni successivi al cambio, i trend saranno falsati.

ATTENZIONE 2: dovrai selezionare anche lo strumento sorgente di caricamento degli allenamenti se non vuoi avere un allenamento duplicato da Whoop su TrainingPeaks oltre a quello Garmin.

Se vuoi WHOOP come sorgente HRV/RHR

  • In Garmin Connect → App connesse – TrainingPeaks: disattiva “Daily health metrics” / “Statistiche salute giornaliera
  • Lascia attive solo le attività e gli allenamenti scaricati da TrainingPeaks..

Se vuoi Garmin come sorgente HRV / RHR

  • In Whoop -> Impostazioni App -> Integrazioni: scollega TrainingPeaks.

In questo modo su TrainingPeaks visualizzerai solo le metriche Garmin mentre le metriche del Whoop le vedrai solo nell’app dedicata.


Tabella riassuntiva

DispositivoProControPrezzo indicativo
GarminIntegrazione TrainingPeaks; HRV e monitoraggio notturno preciso; ecosistema completo. Rende inutile qualsiasi altro strumento esterno.Alcuni modelli (come le versioni 51mm) risultano scomodi per la notte250–1.000 €
WhoopMolto leggero; forte orientamento al wellness; integrazione TrainingPeaksRichiede abbonamento; non sostituisce un orologio sportivo200€-300€/anno (fascia inclusa nell’abbonamento)
Oura RingComfort elevato; HRV e sonno molto accuratiNessuna integrazione con TrainingPeaks.
Scomodo da utilizzare se si usano le mani (palestra, bici, etc). Non sostituisce un orologio sportivo.
350–450 €
SuuntoBuona precisione; prodotti robusti; monitoraggio completo allo stesso livello di Garmin.Non carica su TrainingPeaks sui dati di Health. Associalo ad un Whoop per avere la combo perfetta.300–800 €
AmazfitPrezzo contenuto; buona autonomiaHRV meno coerente; analisi ridotte. Non sostituisce un orologio sportivo.100–250 €
Apple WatchOttimo come smartwatch; sensori precisiInutilizzabile come sportwatch; autonomia limitata450–1.000 €

Questo è un articolo della Sport Academy

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LA GESTIONE DELLA OFF-SEASON NELL’ULTRA TRAIL

Ho chiesto alla AI di Sport Academy come gestire la fase di off-season nell’ultra trail. Vediamo come è andata.

La off-season, o periodo di transizione e preparazione generale, è la fase più critica per la longevità atletica di un ultra-trailer. Non deve essere interpretata come assenza di allenamento, ma come una variazione dello stimolo allenante. Dopo una stagione agonistica caratterizzata da elevati volumi chilometrici e stress meccanico, l’organismo necessita di rigenerazione sistemica (endocrina e muscolo-tendinea) parallelamente alla costruzione di nuove basi per la stagione successiva.

Questa fase si colloca nella periodizzazione annuale nel mesociclo di Preparazione Generale, solitamente nei mesi invernali (o comunque lontani dalle gare obiettivo).

OBIETTIVI FISIOLOGICI DELLA OFF-SEASON

  1. Washout della fatica cronica: Smaltimento dello stress accumulato sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e recupero delle microlesioni strutturali.
  2. Sviluppo della Forza (Strength & Conditioning): Incremento della forza massima e della forza resistente locale per migliorare l’economia di corsa (Running Economy) e proteggere le articolazioni.
  3. Efficienza Aerobica: Mantenimento delle capacità ossidative centrali (gittata cardiaca) attraverso attività a basso impatto (cross-training) e corsa a bassa intensità.
  4. Miglioramento Tecnico/Neuromuscolare: Lavoro sulla biomeccanica di corsa e sulla coordinazione senza l’affaticamento dato dai lunghi volumi.

PERIODIZZAZIONE E STRUTTURA

La durata della off-season varia in base al livello dell’atleta e all’età, ma generalmente copre un blocco di 8-12 settimane.

Differenziazione per Tipologia di Atleta

  • PRINCIPIANTE: Focus prioritario sulla tecnica di corsa, mobilità articolare e adattamento anatomico in palestra. Volume aerobico ridotto.
  • INTERMEDIO: Bilanciamento tra aumento della forza massima e mantenimento della base aerobica. Introduzione strutturata del cross-training.
  • AVANZATO / ELITE: Mantenimento di un volume di allenamento medio-alto (60-70% del picco stagionale), con grande enfasi sulla qualità del lavoro in palestra e specificità del gesto in condizioni di fatica controllata.

Differenziazione per Fascia di Età

  • < 40 anni: Recupero rapido. Focus su alta intensità neuromuscolare (sprint brevi) e volume.
  • 40 – 59 anni: Necessità imperativa di lavori di forza per contrastare la sarcopenia. Il recupero tra sessioni di qualità (es. forza gambe) deve essere esteso (minimo 48-72 ore).
  • > 60 anni: Priorità assoluta alla mobilità, forza funzionale e attività a basso impatto (bici/nuoto) per preservare la salute articolare. Intensità cardiaca monitorata strettamente.

PROTOCOLLI DI ALLENAMENTO: ESEMPI PRATICI

Di seguito vengono proposti esempi di sessioni tipiche per la fase di Preparazione Generale (Off-Season).

1. STRENGTH & CONDITIONING (Settimane 1-8)

Obiettivo: Forza Massima e Adattamento Anatomico. Fondamentale per la prevenzione infortuni e l’economia del gesto in salita.
Fase: Preparazione Generale.

  • Riscaldamento: 10′ mobilità articolare (anche e caviglie) + 5′ attivazione core (plank, dead bug).
  • Esercizi Principali (Focus Catena Cinetica Posteriore e Quadricipiti):
    1. Squat (o varianti come Goblet Squat/Hex Bar Deadlift): 4 serie x 6-8 ripetizioni @ RPE 8/10. Recupero 2-3′.
    2. Affondi Bulgari (Bulgarian Split Squat): 3 serie x 8 ripetizioni per gamba. Recupero 90″.
    3. Stacchi Rumeni Monopodalici: 3 serie x 10 ripetizioni per gamba (Stabilità e catena posteriore).
    4. Calf Raise (Polpacci) con sovraccarico: 4 serie x 12 ripetizioni (essenziale per la spinta in salita).
  • Note:
    • Eseguire movimenti lenti e controllati (tempo 3-0-1-0: 3s eccentrica, 0s pausa, 1s concentrica).
    • Non cercare il cedimento muscolare totale, ma lasciare 1-2 ripetizioni in riserva (RIR).

2. CORSA SU STRADA/STERRATO FACILE – AEROBIC BASE

Obiettivo: Sviluppo mitocondriale e capillarizzazione senza stress meccanico eccessivo.
Fase: Preparazione Generale.

  • Intensità: Rigorosamente Zone 1 Friel (<85% LTHR) a Zone 2 Friel (85-89% LTHR).
  • Passo (Riferimento LTPace): Zone 2 (77-88% LTPace).
  • Durata:
    • Principiante: 40-50 minuti.
    • Intermedio: 60-75 minuti.
    • Avanzato: 75-90 minuti.
  • Note: Se la FC deriva verso la Zone 3 a causa della fatica o dislivello, camminare immediatamente per riportarla in Zone 1/2. Questo educa il corpo a utilizzare i grassi come substrato energetico principale.

3. HILL SPRINTS NEUROMUSCOLARI (Richiamo di velocità)

Obiettivo: Reclutamento fibre veloci (IIa, IIx), miglioramento della meccanica di corsa e potenza, senza accumulo di lattato.
Fase: Preparazione Generale avanzata.
Terreno: Salita ripida (10-15%) su fondo regolare (asfalto o sterrato compatto). Basarsi su RPE e FC .

  • Riscaldamento: 20′ Corsa lenta (Zone 1-2 Friel) + Mobilità dinamica.
  • Parte Centrale:
    • Ripetizioni: 6 (Principiante) / 8-10 (Intermedio) / 12 (Avanzato).
    • Durata sprint: 10-12 secondi MASSIMO.
    • Intensità: Massimale (> Zone 5c Friel). Sforzo esplosivo.
    • Recupero: Totale (2-3 minuti camminando in discesa e in piano) fino a quando la FC torna in Zone 1.
  • Defaticamento: 15′ Corsa lenta (Zone 1 Friel).
  • Razionale: Sprint brevi non attivano significativamente la glicolisi anaerobica (produzione di lattato), rimanendo nel sistema anaerobico alattacido. Questo permette di allenare la potenza senza lo stress metabolico che si riserva alla fase specifica.

4. CROSS-TRAINING BICI (INDOOR O OUTDOOR)

Obiettivo: Volume aerobico a impatto zero.
Fase: Tutta la off-season.

  • Riferimento Potenza: % FTPw.
  • Struttura:
    • Riscaldamento: 15′ in Zone 1 (<55% FTPw).
    • Lavoro Specifico (Sweet Spot/Tempo): 3-4 blocchi da 10′ a 15′ in Zone 3 (75-89% FTPw) con cadenza moderata (85-90 RPM).
    • Recupero tra i blocchi: 5′ in Zone 1-2.
    • Defaticamento: 15′ in Zone 1.
  • Durata Totale: 60′ a 120′ in base al livello.

5. SESSIONE TECNICA DI DISCESA (OFF-SEASON MODE)

Obiettivo: Propriocezione e controllo eccentrico a bassa intensità cardiovascolare.
Fase: Preparazione Generale.

  • Terreno: Sentiero tecnico ma non estremo.
  • Esecuzione:
    • Salita camminando o corsa molto lenta (Zone 1 Friel).
    • Discesa segmentata: Scegliere un tratto di 2-3 minuti.
    • Eseguire 3-4 discese focalizzandosi su: appoggio dell’avampiede/mesopiede, frequenza di passi alta, sguardo anticipatorio.
    • Importante: L’intensità non è data dalla velocità (che può essere moderata), ma dalla precisione del movimento. RPE cognitivo alto, RPE fisico medio.

ESEMPIO SETTIMANA TIPO – ATLETA INTERMEDIO (30-49 ANNI)

Periodo: Dicembre/Gennaio (Pieno inverno).

  • LUNEDÌ: Riposo Totale o Stretching/Mobilità (30′).
  • MARTEDÌ: Corsa Aerobica. 60′ @ Zone 2 Friel (<89% LTHR). Terreno collinare facile.
  • MERCOLEDÌ: Strength & Conditioning (Palestra). Sessione Forza Massima (vedi protocollo sopra). 60′.
  • GIOVEDÌ: Cross-Training (Bici/Nuoto). 60-90′ @ Zone 1-2 Friel/Zone 2 FTPw. Recupero attivo.
  • VENERDÌ: Hill Sprints. 50′ totali inclusi riscaldamento, 8×10″ sprint salita (Recupero 2’30”), defaticamento.
  • SABATO: Riposo o Hiking leggero (Camminata in montagna) 2-3 ore @ Zone 1 Friel.
  • DOMENICA: Lungo Lento Off-Season. 90-120′ Corsa/Camminata alternata su sentiero. Mantenere FC media in Zone 2 Friel. Inserire tratti di discesa tecnica controllata.

Note finali sulla gestione:

  1. Monitoraggio del carico: In off-season il carico (TSS o Edwards) deve scendere del 20-40% rispetto al periodo agonistico.
  2. Nutrizione: Adeguare l’introito calorico al ridotto dispendio energetico per evitare aumenti di peso non funzionali (massa grassa), mantenendo però un apporto proteico elevato (1.6 – 2.0 g/kg peso corporeo) per sostenere il turnover proteico muscolare stimolato dall’allenamento di forza.
  3. Progressione: Incrementare il volume settimanale (durata o km) di non oltre il 10% ogni settimana, inserendo una settimana di scarico ogni 3 settimane di carico.

Analisi della risposta

La risposta è abbastanza completa, descrive cosa si intende per “off season” differenziando le caratteristiche per livello di atleta e fasce di età.

Tuttavia preferisco posizionare l’off-season come periodizzazione a se stante, precedente alla preparazione generale di costruzione. Dovrò istruire meglio il mio modello 😀

L’off-season deve essere davvero un periodo di Washout della fatica cronica come indicato tra gli obiettivi, in testa alla risposta. Spesso allenamenti strutturati, vincoli, ed altri obiettivi, nella prima fase è tutt’altro che “offseason”. Un paio di settimane con indicazioni generali, su come non perdere troppa forma, senza pensare all’allenamento lo vedo fondamentale come ricarica a livello psicologico, anche per uscire dalla tossicità dell’allenamento agonistico.

Poi lenta ripresa con allenamento della forza, sessioni tecniche, analisi funzionale, lavori posturali, inserendoci dolcemente nella vera fase di Costruzione e Preparazione Generale.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Perché RICE è superato: PEACE & LOVE rivoluziona il recupero post-infortunio

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha superato il vecchio protocollo RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation), introducendo un approccio più moderno e funzionale: PEACE & LOVE, proposto da Dubois ed Esculier (Br J Sports Med, 2019).
Questo modello integra principi biologici, meccanici e psicologici per ottimizzare il recupero.

Fase acuta – PEACE

  • P – Protection: limitare il carico e il movimento per 24-48 h, evitando ulteriori danni.
  • E – Elevation: mantenere l’arto sopra il livello cardiaco per ridurre l’edema.
  • A – Avoid anti-inflammatories: evitare FANS e ghiaccio prolungato; l’infiammazione iniziale è parte del processo riparativo.
  • C – Compression: utilizzare bendaggi elastici o calze compressive per contenere il gonfiore.
  • E – Education: informare l’atleta sul decorso naturale della guarigione, riducendo la dipendenza da terapie passive.

Fase di recupero – LOVE

  • L – Load: reintrodurre progressivamente il carico meccanico per stimolare rimodellamento e forza.
  • O – Optimism: l’atteggiamento mentale positivo accelera il ritorno alla performance.
  • V – Vascularization: introdurre esercizi aerobici leggeri per aumentare flusso sanguigno e capacità funzionale.
  • E – Exercise: programmare esercizi mirati per forza, controllo neuromuscolare e propriocezione.

Sintesi operativa

PEACE gestisce la fase acuta, LOVE guida il ritorno all’attività.
L’obiettivo non è “bloccare il dolore”, ma favorire una guarigione efficiente e funzionale, dove il movimento e la progressione controllata diventano parte integrante della terapia.

Fonti principali:

  • Dubois B., Esculier J-F. Br J Sports Med 2019; 54(2):72-73. DOI: 10.1136/bjsports-2019-101253
  • Bleakley C.M. et al. Br J Sports Med 2012; 46(4):220-221. DOI: 10.1136/bjsports-2011-090297

Questo è un articolo della Sport Academy

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L’importanza del recupero: tecniche e strategie per runner

Dopo una corsa impegnativa, il recupero gioca un ruolo cruciale quanto l’allenamento stesso. È durante il recupero che il corpo si ripara e si rafforza. Per i runner di tutti i livelli, implementare una strategia efficace di recupero può significare migliorare le prestazioni e prevenire gli infortuni.

1. Cool down Graduale

Inizia il tuo recupero con un raffreddamento graduale. Ridurre l’intensità della corsa negli ultimi minuti permette al flusso sanguigno di ridistribuire i nutrienti e l’ossigeno ai muscoli, aiutando ad eliminare i prodotti di scarto metabolici.

2. Stretching e Mobilità

Integrare una routine di stretching dopo l’allenamento aiuta a mantenere o aumentare la flessibilità muscolare, ridurre la tensione e promuovere la circolazione.

3. Nutrizione Post-Allenamento

Ricaricare il corpo con un pasto o uno snack ricco di proteine e carboidrati entro 45 minuti dal termine dell’esercizio aiuta a ripristinare le scorte di glicogeno e a iniziare il processo di riparazione muscolare.

4. Idratazione

Reintegrare i fluidi persi durante la corsa è fondamentale. L’acqua è vitale, ma in alcuni casi le bevande elettrolitiche possono essere necessarie per ripristinare i minerali persi attraverso il sudore.

5. Sonno e Riposo

Il sonno è forse lo strumento di recupero più potente a disposizione di un runner. Durante il sonno, il corpo produce ormoni essenziali per la riparazione dei tessuti e la crescita muscolare.

6. Tecniche di Recupero Attivo

Il recupero attivo, come camminare o nuotare a bassa intensità, può facilitare la rimozione dell’acido lattico dai muscoli e migliorare la circolazione senza mettere a dura prova il corpo.

7. Massaggio e Foam Rolling

Il massaggio e il foam rolling possono migliorare la flessibilità, ridurre i dolori muscolari e diminuire il rischio di punti trigger o nodi muscolari.

Conclusione

Considera il recupero come una parte essenziale del tuo programma di allenamento. Prenditi il tempo per recuperare correttamente e il tuo corpo ti ringrazierà con prestazioni migliori e minori giorni di inattività dovuti a infortuni. Ascolta il tuo corpo e non sottovalutare mai il potere di un buon riposo

Questo è un articolo della Sport Academy

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