Vibram FiveFingers® collezione 2018, obiettivo max feel!

La calzatura a cinque dita torna all’essenza con i modelli V-Alpha, V-Aqua e V-Soul

Vibram FiveFingers® sviluppa una collezione 2018 che riporta il brand alle origini: calzature che soddisfano il desiderio di muoversi ed esplorare il mondo mantenendo un movimento e una sensibilità naturale “come a piedi nudi”, e che al contempo proteggono grazie alla qualità delle suole Vibram. Il brand della calzatura a cinque dita punta sull’idea del “max feel”, massima sensibilità, per percepire al meglio le caratteristiche di ciascuna superficie e allenarsi recuperando i movimenti e i riflessi connaturati nel corpo umano. La totale mobilità delle dita del piede consente di reagire al terreno e di acquisire maggior percezione e consapevolezza dei nostri movimenti..
I tre modelli di punta di questa collezione Vibram FiveFingers® 2018 permettono di scegliere il proprio training tool per tre usi diversi e fondamentali: V-Alpha per i percorsi off-road, V-Aqua per le avventure soprattutto in ambiente acquatico e V-Soul per gli allenamenti indoor che richiedono sensibilità e grip al millimetro.

Vibram FiveFingers® V-ALPHA

Allenamento outdoor, parkour, camminate, escursioni.
100% coerente alla filosofia Vibram FiveFingers®: V-Alpha è uno strumento di protezione che permette di conservare la percezione del terreno, le performance e l’agilità, offrendo una protezione irrinunciabile per qualsiasi condizione ambientale. La suola di 3 mm dotata di tecnologia Vibram MEGAGRIP assicura grip e durata su superfici sia asciutte che bagnate, mentre il sottopiede in schiuma PU dona alla calzatura il massimo comfort.
La tomaia avvolge il piede con un materiale di nuovo sviluppo, composto per il 50% in lana, al fine di ottimizzare la termoregolazione ed eliminare cattivi odori, e per l’altro 50% in fibra sintetica, per garantire resistenza meccanica e durabilità. Progettata per essere funzionale, senza fronzoli / ridotta all’essenziale. Questo modello fa parte della gamma max feel.

PESO: U43 = 136 gr // D38 = 103 gr
Prezzo al pubblico consigliato: € 109

Vibram FiveFingers® V-AQUA

Grip e protezione dentro e fuori dall’acqua per muoversi su rocce bagnate, letti di fiumi, canoe, kayak e SUP. Eccezionale per le transizioni durante le gare triathlon.
Con una suola di 3 mm in tecnologia Vibram MEGAGRIP, il modello Vibram FiveFingers® V-Aqua è uno strumento “anfibio” d’allenamento. Sottile, leggera e flessibile per una protezione essenziale, V-Aqua lascia il piede libero di muoversi e protegge il piede nelle attività in acqua laddove è pericoloso avventurarsi scalzi. Il sottopiede in EVA è perforato da fori di 2 mm per permettere all’acqua di defluire con facilità e alla calzatura di asciugarsi rapidamente.
La tomaia è realizzata con un fit che avvolge il piede, il mesh sintetico utilizzato agevola l’asciugatura e le due chiusure Velcro rendono questo modello regolabile. Lo speciale rivestimento interno in silicone aumenta l’attrito tra la pelle e la tomaia, contrastando il rischio di scivolare e offrendo una calzata più sicura. Questo modello fa parte della gamma max feel.

PESO: U43 = 138 gr // D38 = 112 gr
Prezzo al pubblico consigliato: € 89

Vibram FiveFingers® V-SOUL

Fitness, allenamento funzionale, Plyometrics, pilates, yoga e molto altro.
Il nuovissimo modello Vibram FiveFingers® V-Soul da donna è aperto, leggerissimo e flessibile. V-Soul assicura la massima capacità di movimento, e permette un altissimo livello di percezione della superficie di allenamento. La chiusura a Velcro permette di regolare la calzata e adattarla al piede per un’aderenza perfetta durante tutti i movimenti.
Questo modello fa parte della gamma max feel.

PESO: D38 = 91 gr
Prezzo al pubblico consigliato: € 89

Recensione: Vibram FiveFingers V-TRAIL

Chi mi conosce sa quanto amo le FiveFingers e sa anche quanto io sia meticoloso e critico nelle scelte tecniche.

Toccate con mano la prima volta un paio d’anni fa, incuriosito dalla stranezza delle 5 dita, portai a casa un bel paio di Bikila.

Ad essere sincero non ci trovammo tanto. Usate poco, più per camminare che per correre, mi furono rubate nello spogliatoio della palestra. Ciao ciao FiveFingers

Dopo aver migliorato la mia tecnica di corsa ed aver fatto mia la corsa naturale, approfittai di una promozione per acquistare un paio di VibramFiveFingersSpyridon MR Elite. Apprezzai subito l’eccezionale mescola Megagrip e la protezione che offrivano nel trail running. Diventarono le mie calzature preferite per gli allenamenti di tecnica e la corsa di scarico nel bosco.

Qualche mese più tardi adocchiai le V-Run, che trovo siano le più belle FiveFingers di sempre: leggere, traspiranti, resistenti, protettive, belle, il top! La Vibram, con la serie V, aveva colto nel segno la strada e probabilmente pure il trail. Non mi restava che provare il modello V per l’offroad, le V-Trail !

Prime impressioni

A confronto con le Spyridon, le V-Trail mi sono sembrate molto esili e poco carrozzate.

La tomaia in tessuto, senza tanti rinforzi nelle parti più esposte mi ha subito fatto immaginare tagli, strappi, lacerazioni. I peggio incubi insomma.

Il puntale dell’alluce, non avvolgente come quello delle spyridon mi ha dato l’idea di essere poco protettivo in caso di calci accidentali a sassi o radici.

Beh, in poche parole, questo modello alla prima vista non mi è sembrato molto adatto al trail.

Così ho deciso di testarlo con una bella corsa di 75 chilometri sul Cammino Naturale dei Parchi, partendo dai Castelli Romani, attraversando i Monti Prenestini, fino ad arrivare ai piedi dei Monti Simbruini. Un percorso 100% trail che mi avrebbe sicuramente dato una panoramica più oggettiva sulla qualità di questa calzatura.

E per completare il test, una bella gara trail di 20 km (Trail dei 2 Laghi) per vedere come queste V-Trail reagiscono a sollecitazioni un po’ più dure.

Recensione

Suola

Le V-Trail montano la favolosa mescola MegaGrip con un disegno rinnovato rispetto alle Spyridon MR Elite. Se prima mi sembrava di avere un ottimo grip su terra e roccia bagnata, ora penso che persino l’uomo ragno rimarrebbe a bocca aperta.

Il disegno a rombi permette un’ottima presa su terra, erba, fango, roccia asciutta e bagnata. Sia in salita, che in discesa, e persino lateralmente all’interno dei canali naturali di scolo dell’acqua.

Lo spessore di circa 7 millimetri (2 di EVA e 5 del battistrada) e la tecnologia Vibram 3D Cocoon (una fibra di nylon che permette di dissipare gli impatti di corpi appuntiti)  permettono la massima sensibilità ma allo stesso tempo forniscono una protezione più che adeguata dai sassi, sia sul piano che sulle discese veloci.

Appena sopra il metatarso, alla base delle prime falangi, il battistrada è sagomato in modo da ridurre lo spessore della gomma così da favorire il naturale movimento dell’articolazione.

Questa piccola finezza da parte dei progettisti Vibram permette di avere una miglior grip in salita sfruttando tutta la forza delle nostre dita.

La protezione in gomma nella parte anteriore è più che adeguata e non lascia parti scoperte a urti diretti.

Tomaia

La tomaia, rispetto alle Spyridon è decisamente migliorata. E’ molto traspirante e permette al piede di respirare.

Il tessuto è in poliestere e spandex unendo robustezza ed elasticità per un confort, a mio parere, perfetto.

Sulle dita sono presenti dei piccoli triangoli in PU spalmati sulla tomaia per aumentare la protezione rispetto a strappi e lacerazioni.

Struttura

La tomaia traspirante è sormontata da una morbida struttura in materiale sintetico che ospita il sistema di allacciatura, avvolgendo e stabilizzando la calzatura rendendola solidale al piede.

Un aspetto che ho molto apprezzato è il collarino attorno alla caviglia: morbido, imbottito e molto stabile. Così studiato impedisce al piede di sfilarsi in salita, aumentando la sensazione di avere una seconda pelle al posto delle fivefingers.

Calzata

Rispetto alle Spyridon le V-TRAIL calzano un numero in meno. Con le prime uso il 47 mentre con le seconde il 46. Per chi ha le V-RUN: calzano lo stesso numero e possono essere usate anche con un calzino tipo Injinji.

Sensazioni e giudizio finale

Con gli anni ho imparato a non giudicare mai niente e nessuno alla prima occhiata. La “prima impressione” è figlia di troppe variabili per farsi una idea razionale ed incondizionata.

Infatti, anche in questo caso, un’analisi più attenta rispetto alla prima occhiata mi ha dato modo di trovarmi di fronte ad una calzatura minimale eccezionale. Un concentrato di tecnologia decisamente superiore al modello precedente.

Sono stati migliorati:

  • Grip a 360 gradi.
  • Tomaia molto più traspirante
  • Maggiore protezione dai sassi ed oggetti appuntiti
  • Calzata molto più comoda e priva di punti di pressione
  • Collare attorno alla caviglia morbido e molto stabile
  • Dimensioni meno ingombranti che portano ad aver un miglio controllo della posizione del piede.

La forma più esile rispetto alle Spyridon MR Elite permette di evitare il fastidiosissimo sfregamento all’interno delle caviglie, nel momento di richiamo del piede dopo la fase di spinta.

Il giudizio finale, dopo i primi 100km è decisamente positivo.

Aneddoti

Durante i 75 chilometri sono rimasto impigliato in una matassa di filo spinato, probabilmente strappata ad una recinzione dalle mucche, che attorcigliandosi ai piedi mi ha fatto fare un bel volo. Avevo i piedi completamente intrappolati dal filo arrugginito, con le punte ben posizionate su tomaia e suola. Nessuna di queste ha bucato le FiveFingers!

Consigli

In inverno fa freddo e l’ottima traspirabilità delle FiveFingers V-Trail potrebbe dare qualche problema alle dita dei piedi. Ti consiglio di usare un calzino nelle tue uscite di trail running.

Avvertenze

Le fivefingers sono veramente adatte a tutti ma non devono essere avvicinate con superficialità. Se vi limitate a camminarci non incontrerete alcun problema di adattamento, anzi le vostre articolazioni ne trarranno immediato beneficio. Ma se volete usarle per correre dovrete andare per gradi.

Come dice VibramYou are the technology”. Siete voi il sistema di ammortizzazione e siete voi a guidare i vostri piedi nell’appoggio al suolo.

Imparare la tecnica di corsa naturale, per migliorare la corsa e sfruttare queste calzature, è semplice ma può richiedere un po’ di tempo ed impegno.

All’interno della confezione troverete delle indicazioni di base, che potranno essere l’inizio di questo nuovo modo di godere della corsa.

Report: Cammino Naturale dei Parchi Roma – Subiaco

In preparazione alla settimana del Cammino Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

La prima copre il tragitto della settimana Roma – Livata,  in versione leggermente ridotta per praticità.

Partenza da Rocca di Papa e arrivo a Subiaco: previsti circa 73km con 3000m di dislivello positivo da fare con un passo medio di 10′ a chilometro. Un passo facile ma nemmeno troppo “camminato” che fa’ rientrare questa attività a cavallo tra il trail running ed il trekking e per semplicità potremmo chiamarla speed trekking!

Preparazione

La preparazione dal punto di vista tecnico è abbastanza semplice.

Percorso

Per prima cosa studio il percorso con l’analisi della traccia GPS che trovo sul sito del CNP per definire il roadbook e individuare i punti del percorso “critici”. Per critici intendo tratti con più sentieri che si sovrappongono, strade asfaltate, salite ripide, centri abitati, fonti d’acqua. Con particolare attenzione ai tratti che percorrerò al buio.

Carico la traccia GPS rivisitata sul Garmin Fenix 3 e sul Suunto Ambit3 Peak, così per essere tranquillo di avere il navigatore in alta affidabilità!

Provviste

Inizialmente penso di portarmi via solamente Gel perché prevedo di fermarmi nelle botteghe e panifici che troverò lungo il cammino. Poi opto per l’autosufficienza, per non dover viaggiare con l’ansia di cercare fonti di approvvigionamento. Preparo 10 panini di pan carré, con il solito tofu alla piastra, un pomodoro secco e qualche foglia di insalata. Panini da escursionista a tutti gli effetti! 😀 Preparo inoltre un sacchettino con mandorle e semi di canapa oltre a qualche gel da usare in caso di emergenza. Per l’acqua: infilo due flask da 500ml nei tasconi laterali dello zaino, che rabboccherò strada facendo.

Abbigliamento

Abbigliamento 90% Decathlon! Il viaggio è facile e non richiede un abbigliamento super tecnico. Gli unici due capi su cui ho prestato particolare attenzione sono i pantaloni a 3/4 compressivi della Salomon ed una maglietta termica Mizuno. Per il resto Quechua!

Scarpe

Il Cammino Naturale dei Parchi ha come simbolo un bel piedone verde ed essendo io un amante della corsa minimal non potevo non scegliere di fare il percorso con le Vibram FiveFingers V-TRAIL. Per sicurezza, metto nello zaino anche un paio di NewBalance Hierro V2, anch’esse equipaggiate di suola Vibram Megagrip.

Zaino

Non ho usato attrezzatura leggera perché l’obiettivo non era il “tempo” ma il viaggio.
Ho pensato a lungo cosa portarmi dietro ed ho preferito orientarmi verso una attrezzatura simile a quella che avrebbe utilizzato un normale “camminatore”, quindi zaino da 30L dove ho riposto i panini, le scarpe di ricambio, le flask, un guscio leggero della RaidLight, due lampade frontali, powerbank per ricaricare cellulare e GPS, un piccolo kit di pronto soccorso, un piumino smanicato, guanti, coltello, telo termico di emergenza, maglietta a maniche corte ed una a manica lunga di ricambio, gopro di 5/6 anni fa che pesa come 3 di quelle odierne. Non l’ho pesato ma ad occhio e croce penso sarà stato circa 6/7 chili.
Devo dire di aver apprezzato molto l’ergonomia dello zaino, un Quechua FORCLAZ 30 AIR da 30 euro con schienale rigido. Molto molto molto comodo, stabile in corsa come i più blasonati da 150 euri e perfettamente equilibrato.

Partenza

Sono partito verso le 6:30, con 1h30 di ritardo rispetto al quanto pianificato. Nonostante tutti i buoni propositi non riesco proprio ad andare a dormire presto …

Attraverso il Centro Storico di Rocca di Papa per raggiungere la via Sacra, il punto di partenza del mio viaggio, sul secondo giorno della prima settimana.

Il buio e le nubi basse trasformano la partenza in una esperienza sensoriale, nel senso che la visibilità massima ad un metro mi imponeva di camminare a tentoni con le mani avanti per evitare di sbattere contro gli alberi 😂

Fortunatamente questa condizione si è protratta il tempo di scendere un po’ di quota.

Il primo tratto è praticamente casa mia: i sentieri che solco tutti i giorni per gli allenamenti e per le passeggiate, i primi chilometri infatti volano in un attimo.

Dopo aver valicato Monte Cavo, il Maschio delle Faete ed attraversato i Pratoni del Vivaro, mi trovo sulla strada che mi porterà nei boschi di Rocca Priora.

Un breve tratto di asfalto e sono di nuovo nel bosco.

Rocca Priora

Bosco facile, nello stile dei Castelli Romani. Sentieri larghi, salite e discese morbide per niente impegnative. Il terreno scorre veloce sotto i piedi e, a Colle di Fuori, mi incontro con l’amico Gianni che mi accompagnerà fino a Castel San Pietro Romano.

Palestrina

Si arriva alla 3a tappa della prima settimana e qui inizia il divertimento vero per chi come me ama le salite! Un paese molto curato che si sviluppa in verticale adagiato ai Monti Prenestini, con vicoli e case arroccate affacciate su uno sterminato panorama che vede ad ovest i Castelli Romani, ad est i Monti Simbruini e gli Ernici, a Sud i Lepini

Arrivati nel centro urbano di Palestrina facciamo tappa in un panificio a far scorta di calorie: pizza con le patate, Coca-Cola e via “verso l’infinito ed oltre”!

La segnaletica verticale del CNP ci invita ad attraversare il centro storico ed archeologico del paese fino ad arrivare a Castel San Pietro Romano che domina Palestrina e tutta la vallata regalando panorami mozzafiato.

Arrivato in cima scatto un po’ di foto al paesaggio, un paio selfie con Gianni, azzanno un paio di panini e faccio mente locale sulla distanza rimanente e orario stimato di arrivo.

Avevo pianificato un passo di 10’ al chilometro ma tra forno, foto, cazzeggio, la media si era un po’ allungata e dovevo recuperare per non rischiare di perdere l’ultimo autobus in partenza da Subiaco.

Gianni ed io ci salutiamo, lui tornerà verso casa mentre io mi indirizzo in direzione Capranica Prenestina per la tratta del quarto giorno della prima settimana del Cammino Naturale dei Parchi.

Seguo le indicazioni verticali, attraverso il grande cancello posto all’ingresso del sentiero, e varco la soglia del Parco dei Monti Prenestini.

Il viaggio prende la forma dell’avventura.

Con Castel San Pietro iniziano i monti veri con le grandi foreste, animali allo stato brado, fonti d’acqua e grandi massi calcarei a caratterizzare il paesaggio.  Finalmente la presenza dell’uomo diventa sempre meno pressante e la natura diventa la vera protagonista

Capranica Prenestina

Arrivo a Capranica Prenestina dove faccio un bel ristoro in vista della salita che mi porterà a Guadagnolo. Mangio tre panini (due con tofu, pomodori secchi, insalata; uno con marmellata di mirtilli), un po’ di semi di canapa e un bel po’ di acqua.

Accelero il passo. La nuova pianificazione dei tempi non mi permette di prendermela tanto comoda, ma di fronte ai nuovi panorami non posso fare a meno di fermarmi a contemplare le forme ed i colori in cui sono immerso.

Rimpiango di non aver portato con me la tenda.

Guadagnolo

Il percorso fino a Guadagnolo è molto bello. Il paesaggio che scorre tra pascoli, altipiani e animali allo stato brado, è veramente emozionante.

Arrivo al paese dopo una ripida salita da sotto la falesia alla base del centro storico.

Sembra non arrivare mai a destinazione, perché non conoscendo il percorso fatico a seguire i segni bianco/rossi.

Sulla piazza trovo Giancarlo, un amico della squadra dell’Atletica Rocca di Papa che fatica un po’ a collocarmi in quel contesto in tenuta sportiva. Ci facciamo due risate e ci congediamo, lui riprende la sua passeggiata in moto mentre io vado a prendere un meritato caffè al Ristorante da Peppe, una istituzione a Guadagnolo.

Un buon caffè doppio allungato con l’acqua… ovviamente un buon “caffè energetico” e non proprio un buon caffè 😀

Quindi riparto in direzione Cerreto Laziale, per percorrere il tragitto del quinto giorno, passando per il Santuario della Mentorella.

Ma prima di passare al Santuario ho fatto un po’ di confusione con le indicazioni ritrovandomi completamento fuori strada, sul Monte Cerella. Mi ero fissato che “anche se non era il sentiero corretto, al massimo, avrei tagliato nel bosco”. Ma visto l’orario ed il prossimo tramontare del sole il buonsenso mi fa tornare al bivio dove avevo imboccato il sentiero sbagliato.

Riprendo quindi la strada verso la Mentorella, scendo nel sagrato e imbocco il Sentiero di Karol che mi porterà all’Ara di Palazzo. Da lì il sentiero esce dal bosco e mi porta facilmente a Cerreto Laziale.

Cerreto Laziale

Arrivo a Cerreto su un sentiero che mi accompagna dritto in centro. Il borgo è molto bello, tanto che a guardarmi in giro perdo l’orientamento e le indicazioni del CNP. Il GPS mi viene in aiuto indicandomi con precisione la direzione poiché tra le vie strette, gatti e belle architetture non riuscivo più a trovare punti di riferimento.

Ad un bivio chiedo indicazioni ad alcune persone fuori da un bar su come raggiungere Rocca Canterano attraverso i boschi e questi, come fosse una richiesta normalissima, mi indicano la direzione e l’imbocco del sentiero dove troverò anche la segnaletica verticale del Cammino Naturale dei Parchi!

Rocca Canterano

Il sentiero verso Rocca Canterano inizia con una discesa impervia molto sassosa, e qui decido di cambiare scarpe per mantenere un ritmo di corsa elevato. Le FiveFingers sono calzature ottime, rilassanti, divertenti, con ottimo grip, ma quando c’è da correre su fondi impervi ricchi di grossi sassi appuntiti devo ricorrere alle scarpe tradizionali. Ovviamente senza abbandonare la suola Vibram MegaGrip!

Il sentiero si inoltra nel bosco. Anche se buio devo dire che il paesaggio in cui sono immerso si fa ammirare con pareti e grossi massi calcarei da valicare o costeggiare. Tutto intorno si scorgono i profili delle montagne illuminate da una luna quasi piena.

Il sentiero inizia a salire e qui mi si illumina una intuizione sul nome del borgo che sto raggiugendo, in particolare sulla parola “Rocca” di Canterano. Rocca è usata per indicare il Castello o la Roccaforte di difesa, che per svolgere il suo lavoro di difesa e controllo del territorio deve per forza trovarsi… in alto! E presto capisco che i miei calcoli sul riuscire a prendere l’ultimo autobus per il ritorno a Roma non avevano tenuto conto di questa variabile.

Cerco comunque di tenere un ritmo sostenuto anche se un po’ colto dallo sconforto.

Raggiungo il borgo e faccio rifornimento di acqua alla fontana posta all’ingresso del centro abitato. Bevo, salgo ancora lungo i vicoli e poi mi lancio veloce in discesa verso Canterano.

Canterano

Mancano veramente pochi chilometri a Subiaco e la strada in discesa mi fa sperare di riuscire a raggiungere la stazione degli Autobus in tempo.

Almeno finché non lascio la strada asfaltata e rientro nel bosco.

Qui il percorso si fa collinare e non mi rendo bene conto dove si trovi Canterano. Attorno a me vedo diversi centri illuminati e nonostante il GPS mi indichi una distanza in linea d’aria di pochi chilometri non riesco a farmi un’idea della distanza reale. Non mi resta che controllare su internet gli autobus che potrebbero passare nei paraggi. Come immaginavo, tutte le linee locali interrompevano le corse ad orari ormai non più utili e il rischio di perdere l’ultimo Bus per Roma diventava sempre più concreto. Così provo a giocare l’ultima carta. Chiamo Silvia del Cammino Naturale dei Parchi, per chiederle un passaggio in auto alla fermata dell’autobus e lei, come un Angelo, mi viene in soccorso in tempo reale!!!

Quasi Subiaco

Tra Canterano e Subiaco si interrompe questa prima esplorazione del CNP.

Con Silvia raggiungo la fermata del Cotral in tempo per il ritorno a Roma. Nell’attesa ci scambiamo un po’ di riscontri tecnici sul percorso e sulla segnaletica nonché qualche piccolo aneddoto sulla preparazione del Cammino e di questo bellissimo progetto che vede coinvolte ben 7 aree naturali protette a cavallo di Lazio e Abruzzo.

Ritorno in autobus

L’autobus quindi arriva puntuale. Un saluto veloce e si rientra a casa. Il viaggio passa tranquillo e rivivo ad occhi aperti alcuni tratti del percorso, i panorami, i colori, i maremmani che mi scambiavano per un predatore alle loro pecore, il filo spinato in cui sono inciampato e che mi ha fatto volare, il ponte nel bosco ricoperto di foglie, le casette, tra gli alberi, le mucche dalle grandi corna che mi guardavano diffidenti, il torrente, i massi su cui mi sono arrampicato, il freddo vento e la nebbia sulle vette, i tratti in cui mi sono perso, le persone che mi applaudivano (ancora non so se mi prendevano per il culo o se mi incitavano…) e tanti altri dettagli che rimarranno impressi nella memoria.

La traccia Strava: Clicca qui

Vibram FiveFingers Spyridon Elite MR

Vibram FiveFingers Spyridon Elite MR
4 motivi per comprarle
4 motivi per NON comprarle

👍 Grip ai massimi livelli
La suola megagrip di queste FiveFingers ti trasforma nell’uomo ragno

👍 Protettive
Sono molto protettive rispetto gli urti. Il carrarmato ripara la punta delle dita ottimamente.

👍 Comode
Il plantare morbido da la sensazione di correre su un cuscino, anche sull’asfalto.

👍 Ottime per il fango
I terreni bagnati e fangosi sono l’ambiente ideale per queste calzature.

👎 Soffrono i sassi
La protezione per i fondi sassosi non è ottimale. I sassi si sentono e fanno male.

👎 Poco traspiranti
La scelta di Vibram di adottare una tomaia così pesante non è stata proprio azzeccata. Il piede ne soffre e le rende inutilizzabili in estate.

👎 Troppe cuciture
La natura minimal di queste calzature si scontra con le troppe cuciture, dovute anche alla fascia di rinforzo sul collo del piede. Cuciture che comprimono alcuni punti del piede diventando molto fastidiose.

👎 Sono ingombranti
Sono molto ingombranti e non è immediata la loro gestione. E’ necessario prenderci la mano (o meglio il piede) per non inciampare negli ostacoli.