Allenamenti lunghi sul Cammino Naturale dei Parchi

L’altro giorno avevo voglia di fare un bel Lungo, avventuroso e con una componente tecnica.

Detto-Fatto.

Scarico la tratta Roma a Subiaco del Cammino Naturale dei Parchi, analizzo il tracciato nelle sue variazioni altimetriche, definisco sulla base delle mie caratteristiche l’andatura media da tenere, adatto il piano di integrazione generale (che ho definito dopo l’UTMB) al percorso.

Il programma prevede di partire dal X miglio dell’Appia Antica e tornare a casa verso le 16, quindi metto la sveglia alle 2 di notte in modo da mettermi in marcia per le 0230.

Solo che … mi sveglierò alle 0230 e partirò alle 0350… vabbè.

Avevo proprio voglia di fare un allenamento lungo avventuroso, ed il CNP è percorso giusto perché in questo tratto, a parte qualche pezzo tecnico, si riesce a viaggiare ad una buona andatura.

Partenza

Fino a Castelgandolfo il percorso è su asfalto, ma su vie molto periferiche dove non trovo anima viva.

All’altezza di Albano (alle Fratte Ignoranti) si entra – finalmente – nel bosco.

Qui la sorpresa: ho portato con me la torcia scarica. Poco male – penso – perché ho la batteria di ricambio. Mi fermo per sostituirla e scopro che tra le 4 che avevo a disposizione ho preso l’unica completamente scarica.

Bene… farò senza. Per qualche km userò la luce di emergenza ma dovrò poi affidarmi alla flebile luce del cellulare, almeno fino a quando non arriverà l’alba.

Questo mi rallenta un po’, anzi molto perché avevo in programma di non scendere sotto gli 8’ al chilometro invece mi ritrovo a 9’40” di media nei primi 15km.

Fortunatamente l’alba arriva in fretta, e con le prime luci inizio ad accelerare sensibilmente (riesco a vedere dove vado!). In più l’integrazione sta andando bene, dal “pre” al “durante”, con una energia sempre costante.

Lascio velocemente il comune di Rocca di Papa e vado verso Rocca Priora. Finalmente riuscirò (alla quarta volta che faccio il CNP) a prendere il percorso giusto …

In poco tempo sono a Colle di Fuori, ed ancora più velocemente mi impegno ad arrivare a Palestrina perché il raccordo tra Parco dei Castelli Romani ed i Monti Prenestini non è un gran che come paesaggio.

In compenso recupererò quasi tutto il ritardo accumulato nella parte al buio.

Si riprende a salire fino a Castel San Pietro Romano da dove si gode un panorama da lasciarmi incantato ogni volta.

Un paio di foto di rito e via verso Valle delle Cannuccete, che di valle ha ben poco. È una zona abbastanza impervia, con sentiero a tratti molto sassoso e poco visibile da rendere indispensabile l’uso del GPS. Ma è proprio da qui che si entra nel selvaggio territorio del Cammino Naturale dei Parchi.

Sfortunatamente essere partito con 1 ora e mezza di ritardo mi impedisce di proseguire almeno fino a Guadagnolo. Dovrò fermarmi a Capranica Prenestina per prendere l’autobus delle 13 che mi riporterà prima a Palestrina per prendere l’autobus verso Roma, ed infine quello per casa. Riuscire a tornare fa parte dell’allenamento!

Come dicevo all’inizio ho approfittato dell’allenamento per testare sul campo un piano di integrazione che mi permettesse la completa autosufficiente in gare trail fino 10-12 ore.

Il test è andato molto bene, quasi oltre le aspettative, e mi permetterà di passare allo step successivo nel verificare la strategia sulle 20 ore.

Condividerò le mie considerazioni tecniche sull’integrazione nel prossimo articolo.

Buone corse !

Qui la traccia strava:

https://strava.app.link/484PbAGYn0

Settimana Naturale dei Parchi su RAI3

Venerdì 9 Marzo, alla trasmissione Geo su Rai3, si parlava di Cammino Naturale dei Parchi e della #SettimanaNaturaleDeiParchi che si svolgerà dal 21 al 28 aprile prossimi! Una settimana che unirà sport, territorio naturale e solidarietà. Sarà una occasione unica per promuovere i bellissimi territori naturali di Lazio e Abruzzo e portare un caloroso abbraccio alle popolazioni colpite dal sisma del Centro Italia.

Per avere più informazioni sul Cammino Naturale dei Parchi vi rimando al minuto 58′ della trasmissione andata in onda venerdì 9 marzo su Rai 3, visibile su RaiPlay.

Qui sotto l’estratto:

[wpvideo DNsnefR8]

Il materiale che userò è fornito da RRTREK – Il Rifugio Roma. Per approfondimenti o domande tecniche non esitate a scrivermi 👍

#MyRoad2UTMB
#MyRoad2TOTDRET
#RRTrek
#CamminoNaturale #CNP

SettimanaNaturaleDeiParchi sul Cammino Naturale dei Parchi

Mi chiamo Manuel Cavalieri,
sono nato nel 1976 nella nebbiosa Pianura Padana e trapiantato, in epoca recente, a Roma sui Castelli Romani.
Mi occupo di progettazione pre-sales e project management in TIM e nel tempo libero… corro nei boschi.

Prima con la mountain bike, poi a piedi, ho iniziato il mio avvicinamento “terrestre” a questo nuovo ambiente innamorandomi dei suoi colori, odori, panorami e … fatica. Si, perché la montagna è faticosa ma è una fatica appagante. Così giorno dopo giorno ho allungato sempre più le mie uscite fino a poter godere di ore ed ore di corsa e panorami su e giù per l’Appennino Umbro-Marchigiano e Appennino Laziale.
L’aspetto agonistico è partito secondariamente alla passione, quando ho scoperto che le gare mi avrebbero permesso di conoscere “in ambiente protetto” nuovi paesaggi naturali e godere di panorami conosciuti solo dagli abitati locali.
Inizia così la mia “carriera” da Ultrarunner, anzi da Ultratrailer!

Cammino Naturale dei Parchi

Dal 21 al 28 aprile 2018 correrò in autonomia i 430 chilometri che uniscono Roma a L’Aquila sul Cammino Naturale dei Parchi, percorrendo boschi e radure, borghi e montagne, unendo tra loro 42 comuni, 2 Regioni (Lazio e Abruzzo), 3 Province (Roma, Rieti, L’Aquila), 6 Aree Protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa) e 1 Parco Nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga).
Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, Borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, le 25 tappe del CNP.
In ognuna delle tappe avrò modo di parlare con le donne e gli uomini che vivono il territorio per portare una testimonianza reale di questi luoghi, con le storie e le caratteristiche che rendono unici questi territori del Centro Italia.
Condividerò questa esperienza con dirette Facebook, foto, ed il continuo aggiornamento della posizione in modo da poter condividere tratti di percorso insieme, dal vivo!
Ho scelto di fare questa avventura per la bellezza dei territori e per conoscere meglio, dal punto di vista naturale, due regioni splendide.
Importante anche l’aspetto sociale: attraversare il cratere del “Terremoto del Centro Italia” sarà l’occasione per mostrare quanto le zone colpite abbiano ancora bisogno di noi tutti per lasciare alle spalle la terribile tragedia del 2016. Nella mia precedente ricognizione del tracciato ho avuto modo di passare per Accumuli, Amatrice e Campotosto. Passare di notte tra le case squarciate, intravedendo all’interno tavoli ancora sistemati con tovaglie e stoviglie ti toglie il respiro. Macerie e devastazione ovunque. Le tante immagini viste in televisione non rendono l’angoscia nel vedere di persona gli effetti del terremoto.

Il Cammino Naturale dei Parchi, sarà l’occasione per conoscere il territorio del Centro Italia e le sue straordinarie persone. Un viaggio dove ritrovare se stessi in un rinnovato equilibrio con la Natura.

Come affronterò il percorso

Coprirò i 430km dal 21 al 28 aprile percorrendo circa 50 chilometri al giorno, un po’ di corsa ed un po’ camminando. Il viaggio è studiato per avere la possibilità di documentare il territorio e scambiare due chiacchere con chi lo vive. Il mio obiettivo è di coinvolgere le persone a condividere la bellezza dei 7 parchi attraversati, che sia per un pomeriggio sulla riva di uno dei 5 laghi, che sia una gita nei tanti bellissimi borghi, oppure per un trekking di più giorni in tenda o alloggiando vari agriturismi che si possono incontrare lungo il percorso.
Partirò la mattina di sabato 21 aprile con tutto il necessario per correre, camminare, mangiare, dormire. All’interno di un piccolo zaino avrò: tenda, sacco a pelo, cucina, abbigliamento antipioggia, vestiario di ricambio, batterie, cibo, kit di emergenza ed altri oggetti che potranno essermi utili in quest’avventura. Sarò un camminatore un po’ HI-TECH perché essere autosufficenti per 430km percorsi in pochi giorni non è banale, ma di base quello che serve per il Cammino, così come è stato organizzato dai Guardaparco, si può semplificare in: un buon paio di scarpe comode ed un comune zaino da escursione per portare con se acqua, cibo ed un cambio di vestiario.

Quindi, ci vediamo sabato 21 aprile al Colosseo!

Il materiale che userò nella mia avventura è fornito da RRTREK – Il Rifugio Roma

#MyRoad2UTMB
#NoPainNoGain
#NeverGiveUp
#SettimanaNaturaleDeiParchi
#CamminoNaturaleDeiParchi #CNP

Report Cammino Naturale dei Parchi: Accumoli – L’Aquila

In preparazione alla Settimana Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

Dopo aver provato il tragitto Roma – Livata ho programmato il test per il tratto che va da Accumoli a L’Aquila, il capolinea del Cammino Naturale dei Parchi.

Ho scelto di fare questa tratta perché volevo provare il percorso che attraversa il cratere del terremoto che il 2016 ha sconvolto il Centro Italia, percorrendo le città  simbolo segnate dai terribili sismi.

Partenza dalla Stazione Tiburtina venerdì 15 alle ore 17 con l’autobus con arrivo previsto ad Accumoli verso le 19:30. Dormirò presso l’Agricampeggio “Alta Montagna Bio” in una casetta senza riscaldamento, per assaporare lo spirito “into the wild” del mio viaggio.

Il meteo del venerdì notte prevedeva pioggia e nevicate con temperature piuttosto basse. Il Garmin accanto al letto segnò una media di 4°C, ma fortunatamente le previsioni per il sabato continuavano ad essere favorevoli con sole e un po’ di copertura verso sera.

Sveglia alle 4:15, il tempo di fare colazione, sistemare lo zaino e via a lasciare le mie impronte sulla neve fresca.

Accumoli

Le prime case che incontro scendendo da Madonna delle Coste sono i prefabbricati costruiti post terremoto. Devo dire che nonostante la provvisorietà si tratta di abitazioni ben fatte, urbanisticamente ben distribuite. Certamente non utilizzabili come situazione definitiva ma decisamente superiori rispetto ai container che si usavano un tempo.

Seguo la traccia sul GPS per agganciarmi al CNP che si trova in corrispondenza del Sentiero Europeo E1.

Il percorso attraversa la zona rossa del centro abitato e mi sale un senso di sconforto indescrivibile. Passare di notte tra le case squarciate, intravedendo all’interno tavoli ancora sistemati con tovaglie e stoviglie ti toglie il respiro. Macerie e devastazione ovunque. Le tante immagini viste in televisione non rendono l’angoscia nel vedere di persona gli effetti del terremoto.

Proseguo cauto finché il mio percorso non inizia a coincidere con la traccia pre registrata.

Inizia il Cammino

Scendo da Accumoli e poco più a valle arrivo a Fonte del Campo. Anche qui macerie, case squarciate e camionette dell’Esercito. Un bel Pastore Abruzzese mi corre incontro abbaiando come un matto per “darmi il benvenuto”, ma sono troppo preso a seguire il percorso e dopo qualche altra abbaiata se ne va un po’ sconsolato.

Attraverso il Tronto, fotografo l’indicazione del “Sentiero Italia” e mi perdo. Capita. A me capita spesso… Dopo un’ora a girovagare a vuoto, decido di tornare sulla Salaria ed andare diretto verso Amatrice per una strada bianca che costeggia la SS4.

Amatrice

Con un bel po’ di ritardo sulla tabella di marcia e diversi chilometri in più sono finalmente ad Amatrice!

È senza dubbio la città simbolo del terremoto lo sottolineano con decisione i tanti camion, auto e pattuglie dei Carabinieri che incontro sulla strada verso centro del paese. Anche il Check Point dell’Esercito all’entrata del paese me lo sottolinea con risolutezza: “Senza permesso non si può passare”. Spiegare ai militari che sto percorrendo il Cammino Naturale dei Parchi, il progetto di cammino che va da Roma a L’Aquila, che sto facendo un giro di ricognizione con il supporto dei Parchi, eccetera, eccetera, eccetera. non sortisce alcun risultato. Senza permesso non si passa e non ci sono altre vie di accesso per continuare il percorso da traccia.

Trovare soluzioni a problemi complessi fa parte del mio lavoro, quindi alla seconda auto che mi passa davanti mi infilo nell’abitacolo chiedendo un passaggio. E così risolvo la questione “permesso”.

Passo per il corso principale, a fianco del tristemente famoso orologio fermo alle 3:36, ed un brivido mi percorre la schiena. Il centro storico è completamente raso al suolo, è restata in piedi solamente la torre civica a sottolineare la tenacia di questo paese che non vuole arrendersi.

Appena dopo il corso saluto la gentile automobilista ed entro nel Bar Rinascimento per un ottimo cappuccio ed uno snack al cioccolato. Scambio due chiacchiere con la barista appassionata di escursioni in montagna e le racconto del Cammino Naturale dei Parchi. Resterei volentieri al caldo a chiaccherare ma il ritardo sulla tabella di marcia è ormai irrecuperabile e mi devo sbrigare. Direzione Campotosto!

Amatrice – Campotosto

Il tratto di percorso che da Amatrice porta a Campotosto è molto suggestivo. Con i Monti Sibillini a fare da sfondo, mi immergo nelle brughiere al confine tra Lazio ed Abruzzo. Un ambiente naturale sconfinato solcato da infiniti ruscelli tra innumerevoli colline.

Arrivo sulla sommità di Monte Cardito, all’orizzonte si vede chiaramente il Lago di Campotosto, sotto di me la Valle del Bove e sullo sfondo i Monti della Laga.

La neve qui imbianca un po’ il paesaggio e sulla sterrata che porta al paese scorgo grosse impronte di canide, che dalle dimensioni potrebbero sembrare quelle di un lupo… chissà.

Campotosto

Il paese di Campotosto mi accoglie con una bella fontana. Per fortuna perché dovevo riempire una delle borracce rimaste a secco. Ne approfitto per magiare un paio di panini e bere.

L’atmosfera è surreale. Il borgo è ben tenuto ma sembra come cristallizzato e dopo pochi metri scopro il perché. Anche qui case crollate, macerie e transenne. Le belle facciate delle case mostrano evidenti crepe svelando la cruda realtà: un’altro paese gravemente ferito dal terremoto. Ma a differenza di Accumoli ed Amatrice sembra che sia stato ignorato da media ed istituzioni.

Il Municipio squarciato con evidenti fenditure ma senza transenne, edifici commerciali dove le vetrate blindate sembrano fare da vetrina all’implosione della struttura; scritte con la vernice spray a sottolineare la condizione di “cratere dimenticato”.

Nel centro del paese la ricostruzione è tradotta con 4 container ad ospitare la farmacia, il market e servizi di pubblica utilità.

Campotosto mi ha colpito profondamente. Invito tutte le persone che leggeranno questo report ad organizzare un gita o documentarsi su questo piccolo centro Abruzzese perché non resti ignorato.

Verso le Montagne

Inizia il viaggio verso le Montagne vere. Costeggiando il Lago di Campotosto mi si parano all’orizzonte le alte vette innevate del Gran Sasso.

All’altezza della località Case Isaia vedo arrivare verso di me una grande nuvola nevosa. Mi fermo all’altezza dell’Osteria del Pescatore e mi preparo per la neve indossando ghette, pantaloni impermeabili e passamontagna.

Nel giro di poco tempo raggiungo Ortolano, sempre scortato dalla neve, fino ad arrivare al Lago di Provvidenza. Attraverso la diga e mi infilo nel bosco in direzione del Rifugio Domenico Fioretti.

Rifugio Domenico Fioretti

Il Rifugio Fioretti si trova a circa 1500m e si raggiunge facilmente. La neve inizia a fioccare con decisione e ne approfitto per fermarmi qualche minuto a mangiare al coperto. Controllo le batterie dei GPS, del telefono, e riprendo il percorso.

Fatico un po’ a ritrovare il sentiero a causa della neve, ma le tracce sul Garmin e sul Suunto mi vengono in aiuto. Entro nuovamente nel bosco.

Verso il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri

Il mio cammino continua con determinazione affacciandomi piano piano nella notte. Nel trail running è normale correre al buio in montagna in completa solitudine, ma con la neve è tutta un’altra cosa. Proseguo deciso e concentrato sulla traccia GPS in “navigazione strumentale”.

E’ incredibile notare come la neve evidenzi la presenza dei tanti animali normalmente invisibili. Tracce fresche di volpi, ungulati, conigli selvatici mi accompagnano lungo la strada. In alcuni tratti anche tracce più grandi e profonde, meno recenti, che non sono riuscito ad identificare, forse di altri esseri umani o altri grossi mammiferi.

Proseguo cercando di rimanere nel bosco per non sprofondare troppo nella neve fresca, nelle parti esposte del sentiero era facile immergersi fino alle ginocchia.

Nonostante le difficoltà avanzo tranquillo sul tracciato GPS, che da piano mi indica ancora poche centinaia di metri al valico e quindi alla discesa verso S. Pietro della Jenca.

Finalmente raggiungo il Rifugio Antonella Panepucci-Alessandri. Una bella costruzione in lamiera che, viste le condizioni meteo di tormenta di neve, mi ispira parecchio ad andare a fargli visita. Ci penso su 3, 4 volte, ma sento che fisicamente sto bene, sono lucido e concentrato sulla navigazione, e da lì a poco avrei iniziato la discesa ed abbandonato la situazione meteo in quel momento abbastanza ostile.

Quindi proseguo. Facendo, col senno di poi, la scelta peggiore.

Ultimo valico

Proseguo il cammino, determinato a scendere a valle. Attraverso una zona molto esposta al vento ed alla bufera, che mi ghiaccia letteralmente le estremità dei guanti ed il cappuccio della giacca. La visibilità è di pochi metri a causa della forte nevicata ed i passi a volte sprofondano nella neve fresca e volte si piantano sul ghiaccio.

Raggiungo un grande fontanile e qui mi sale lo sconforto: c’è così tanta neve che i pali della segnaletica verticale spuntano appena. Rimango spiazzato da come la Montagna sia cambiata con la forte nevicata e con questa situazione la traccia GPS diventa pressoché inutile. Provo a fare ancora qualche metro nella speranza di ritrovare il sentiero e di rientrare nel bosco ma davanti a me trovo solo un pendio molto ripido con ghiaccio e brutte rocce a guardarmi minacciose dal basso. La visibilità limitata mi impone lo stop. Punto un bel masso e faccio il punto della situazione.

Emergenza

Si, emergenza è la parola adatta. Tira vento, nevica forte, il fondo ghiacciato e ripido mi fa scivolare diverse volte nonostante i ramponi. Devo mettermi in sicurezza e  decidere se chiamare i soccorsi o provare a tornare al rifugio Panepucci. Scelgo la prima ipotesi: chiamo i soccorsi.

Usando i bastoni, sacchi a pelo e telo termico, creo un piccolo rifugio di emergenza che mi terrà al caldo in attesa del recupero. Chiamo il 112, spiego la situazione e fornisco le coordinate (da due gps). Per 4 ore continuerò a fornire a Carabinieri e Vigili del Fuoco le coordinate GPS, ma questi continuavano a chiedermi di inviare la posizione tramite WhatsApp (ma che non potevo fornire perché privo di connessione dati). Mi viene chiesto di uscire dal riparo per cercare di individuare i lampeggianti dell’auto dei Carabinieri, lo farò un paio di volte, con esito negativo, congelandomi per bene. Mi viene chiesto di uscire altre volte dal riparo per individuare la fotoelettrica, ma evidentemente la prima volta questa non era accesa perché davanti a me si presentava il buio totale. Successivamente evitai altri inviti ad espormi al freddo.

Alle 23 inizio ad essere stanco. Era dalle 2030 che fornivo le mie coordinate a Carabinieri e Vigili del Fuoco, che ancora mi ripetevano che se ero partito da Accumoli non potevo trovarmi dove dicevo. Cerco in tutti i modi di rimanere lucido e calmo ma visto che dopo 4 ore non avevano ancora capito dove mi trovavo iniziavo a prendere in considerazione la possibilità di provare a salvarmi da solo.

Alle 2330 vengo contattato dal Soccorso Alpino che mi chiede di descrivere il percorso fatto fino al punto di arresto. E FINALMENTE trovo un interlocutore che capisce di cosa sto parlando. Ripercorriamo insieme il passaggio davanti al Rifugio Panicucci, il valico, il fontanile ed arriviamo alla mia posizione. Sembra che la mia posizione sia finalmente chiara.

Ho bisogno di far ripartire il “bruciatore interno”:  mangio un paio di panini, un gel, gli ultimi fichi secchi e nel giro di pochi minuti riprendo lucidità.

Passa un’altra mezz’ora dall’ultima comunicazione e chiamo i Vigili del Fuoco per avere aggiornamenti e questi mi rispondono che finché non dico loro dove mi trovo non sanno come individuare la mia posizione perché la zona è troppo ampia. Qui perdo un po’ la pazienza ed arriva il primo cedimento. Inizio ad essere veramente preoccupato ed inizio a richiamare ripetutamente 112 e 115 per chiedere che fine abbia fatto la persona del Soccorso Alpino con cui avevo parlato un’ora prima, “stanno arrivando” mi dicono, ma a questo punto penso che stiano usando frasi di circostanza per tranquillizzarmi. Mangio altri 2 gel. Riprendo un po’ di calore, esco dal mio bozzolo di emergenza e FINALMENTE vedo la fotoelettrica! Inizio a fare segnali con la lampada e vengo individuato con precisione.

Verso le 2 vengo raggiunto dal Soccorso Alpino che mi porta giù in sicurezza e mi spiegano che PER IL SOCCORSO IN MONTAGNA SI DEVE CHIAMARE IL 118!!!

Alle 3 e 30 circa si conclude l’avventura.

Passo la notte al Pronto Soccorso a L’Aquila ed il giorno dopo riparto per Roma con l’Autobus, con i piedi abbastanza doloranti a causa del freddo patito la notte prima. Resterò con i piedi belli gonfi per un paio di giorni.

Un ringraziamento particolare va al SOCCORSO ALPINO. Volontari (leggasi “non pagati per”) competenti e preparatissimi, che svolgono le pericolose attività di soccorso per passione, senso di altruismo, amore per la montagna, e che di sola passione e (non sempre) ringraziamenti vengono ripagati.

Si ringrazia RR-Trek Rifugio Roma per l’ottimo materiale tecnico fornito

Qui, la traccia Strava

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Cammino Naturale dei Parchi

Un nuovo importante progetto è stato ufficializzato questa sera durante la presentazione del Cammino Naturale dei Parchi presso il Montura Store Roma.

Un’avventura che, la prossima primavera, mi vedrà impegnato nell’attraversare:

  • 42 Comuni
  • 2 regioni (Lazio e Abruzzo)
  • 3 province (Roma, Rieti, L’Aquila)
  • 6 aree protette (Appia Antica, Castelli Romani, Monti Simbruini, Monti Lucretili, Monte Navegna e Monte Cervia, Montagne della Duchessa)
  • 1 parco nazionale (Gran Sasso e Monti della Laga)

Per un totale di 430 chilometri con circa 18mila metri di dislivello complessivo, di corsa in semi-autonomia! Wow!!!

Sarà un’occasione per farvi conoscere una natura padrona ma accessibile, borghi incastonati in paesaggi mozzafiato, luoghi e persone che lasceranno un ricordo indelebile nei miei occhi ed in quelli di chi vorrà percorrere, con più calma, il Cammino Naturale dei Parchi nella programmazione proposta di 4 settimane su 25 tappe.

Continuate a seguirmi, ci divertiremo!

Sito del Cammino Naturale dei Parchi