VIBRAM A CORTINA PER LA LAVAREDO ULTRA TRAIL DAL 21 AL 24 GIUGNO 2018

L’azienda, main sponsor della competizione, schiera sulla linea di partenza gli atleti del
Trailrunning Team, che correranno con calzature powered by Vibram Megagrip con tecnologia
Litebase, la soluzione più leggera di casa Vibram. In occasione delle gare, verrà proiettato per
il pubblico presente il cortometraggio Duality, la storia di donne ultra runner.

 

Albizzate (Varese), 07 giugno 2018 – Vibram, in qualità di main sponsor, sarà a Cortina d’Ampezzo – nel cuore delle Dolomiti – dal 21 al 24 giugno per la 12° edizione della Lavaredo Ultra Trail, la competizione di corsa off road più famosa d’Italia, che fa parte del circuito dell’Ultra Trail World Tour.

La gara principale, 120 km con dislivello positivo di 5.800 metri, prenderà il via venerdì 22 alle ore 23 dal centro di Cortina. Alla linea di partenza sono attesi circa 1500 atleti provenienti da tutto il mondo, tra i quali il neozelandese Scotty Hawker, l’italo-russa Yulia Baykova, la francese Audrey Bassac e l’italiano Stefano Ruzza, in rappresentanza del Trailrunning Team Vibram.
Base camp di Vibram nei quattro giorni di competizioni, sarà l’ormai famoso truck Sole Factor che, dalla sua postazione in zona Stadio Olimpico del Ghiaccio, ospiterà a bordo tutti gli interessati che vorranno scoprire di più del mondo Vibram e delle sue tecnologie. Protagonista di questa tappa sarà Vibram Megagrip dotata della nuova tecnologia Litebase, la soluzione che permette di ridurre il peso della suola, in media del 30%, senza compromettere le performance della suola stessa, combinazione di un design specifico e la scelta della mescola. Ai presenti, l’opportunità di diventare veri tester per conto di Vibram, mettendo alla prova l’efficacia della tecnologia tramite le suole Zegalite LB e Speedstar LB – che saranno applicate a calzature da trail – e fornendo feedback che aiuteranno l’azienda a realizzare prodotti sempre migliori e innovativi. Vibram Sole Factor sarà anche occasione per scoprire da vicino come si risuola una scarpa. A bordo del truck saranno infatti presenti gli esperti calzolai, che mostreranno al pubblico le sofisticate operazioni necessarie ad applicare una suola Vibram a un paio di calzature da trail running.

vibram-lut

Infine, durante la manifestazione, che chiamerà a raccolta anche gli accompagnatori e le famiglie degli atleti impegnati in gara, verrà proiettato giovedì 21 giugno alle ore 21 presso la Conchiglia in Piazza di Bona il cortometraggio Duality, ideato e prodotto da Vibram e girato dal regista ligure Alessandro Beltrame. In “Duality” quattro donne, quattro forti ultrarunner, raccontano le loro vite che si snodano tra una quotidianità fatta di famiglia e lavoro, e la corsa in montagna. Due condizioni apparentemente opposte, donna e atleta, ma che in realtà hanno bisogno l’una dell’altra per esistere.
Alla proiezione saranno presenti tre delle protagoniste del film, Yulia Baykova, Audrey Bassac e Roberta Orsenigo, co-writer. Appuntamento imperdibile!

 

Recensione: Vibram FiveFingers V-TRAIL

Chi mi conosce sa quanto amo le FiveFingers e sa anche quanto io sia meticoloso e critico nelle scelte tecniche.

Toccate con mano la prima volta un paio d’anni fa, incuriosito dalla stranezza delle 5 dita, portai a casa un bel paio di Bikila.

Ad essere sincero non ci trovammo tanto. Usate poco, più per camminare che per correre, mi furono rubate nello spogliatoio della palestra. Ciao ciao FiveFingers

Dopo aver migliorato la mia tecnica di corsa ed aver fatto mia la corsa naturale, approfittai di una promozione per acquistare un paio di VibramFiveFingersSpyridon MR Elite. Apprezzai subito l’eccezionale mescola Megagrip e la protezione che offrivano nel trail running. Diventarono le mie calzature preferite per gli allenamenti di tecnica e la corsa di scarico nel bosco.

Qualche mese più tardi adocchiai le V-Run, che trovo siano le più belle FiveFingers di sempre: leggere, traspiranti, resistenti, protettive, belle, il top! La Vibram, con la serie V, aveva colto nel segno la strada e probabilmente pure il trail. Non mi restava che provare il modello V per l’offroad, le V-Trail !

Prime impressioni

A confronto con le Spyridon, le V-Trail mi sono sembrate molto esili e poco carrozzate.

La tomaia in tessuto, senza tanti rinforzi nelle parti più esposte mi ha subito fatto immaginare tagli, strappi, lacerazioni. I peggio incubi insomma.

Il puntale dell’alluce, non avvolgente come quello delle spyridon mi ha dato l’idea di essere poco protettivo in caso di calci accidentali a sassi o radici.

Beh, in poche parole, questo modello alla prima vista non mi è sembrato molto adatto al trail.

Così ho deciso di testarlo con una bella corsa di 75 chilometri sul Cammino Naturale dei Parchi, partendo dai Castelli Romani, attraversando i Monti Prenestini, fino ad arrivare ai piedi dei Monti Simbruini. Un percorso 100% trail che mi avrebbe sicuramente dato una panoramica più oggettiva sulla qualità di questa calzatura.

E per completare il test, una bella gara trail di 20 km (Trail dei 2 Laghi) per vedere come queste V-Trail reagiscono a sollecitazioni un po’ più dure.

Recensione

Suola

Le V-Trail montano la favolosa mescola MegaGrip con un disegno rinnovato rispetto alle Spyridon MR Elite. Se prima mi sembrava di avere un ottimo grip su terra e roccia bagnata, ora penso che persino l’uomo ragno rimarrebbe a bocca aperta.

Il disegno a rombi permette un’ottima presa su terra, erba, fango, roccia asciutta e bagnata. Sia in salita, che in discesa, e persino lateralmente all’interno dei canali naturali di scolo dell’acqua.

Lo spessore di circa 7 millimetri (2 di EVA e 5 del battistrada) e la tecnologia Vibram 3D Cocoon (una fibra di nylon che permette di dissipare gli impatti di corpi appuntiti)  permettono la massima sensibilità ma allo stesso tempo forniscono una protezione più che adeguata dai sassi, sia sul piano che sulle discese veloci.

Appena sopra il metatarso, alla base delle prime falangi, il battistrada è sagomato in modo da ridurre lo spessore della gomma così da favorire il naturale movimento dell’articolazione.

Questa piccola finezza da parte dei progettisti Vibram permette di avere una miglior grip in salita sfruttando tutta la forza delle nostre dita.

La protezione in gomma nella parte anteriore è più che adeguata e non lascia parti scoperte a urti diretti.

Tomaia

La tomaia, rispetto alle Spyridon è decisamente migliorata. E’ molto traspirante e permette al piede di respirare.

Il tessuto è in poliestere e spandex unendo robustezza ed elasticità per un confort, a mio parere, perfetto.

Sulle dita sono presenti dei piccoli triangoli in PU spalmati sulla tomaia per aumentare la protezione rispetto a strappi e lacerazioni.

Struttura

La tomaia traspirante è sormontata da una morbida struttura in materiale sintetico che ospita il sistema di allacciatura, avvolgendo e stabilizzando la calzatura rendendola solidale al piede.

Un aspetto che ho molto apprezzato è il collarino attorno alla caviglia: morbido, imbottito e molto stabile. Così studiato impedisce al piede di sfilarsi in salita, aumentando la sensazione di avere una seconda pelle al posto delle fivefingers.

Calzata

Rispetto alle Spyridon le V-TRAIL calzano un numero in meno. Con le prime uso il 47 mentre con le seconde il 46. Per chi ha le V-RUN: calzano lo stesso numero e possono essere usate anche con un calzino tipo Injinji.

Sensazioni e giudizio finale

Con gli anni ho imparato a non giudicare mai niente e nessuno alla prima occhiata. La “prima impressione” è figlia di troppe variabili per farsi una idea razionale ed incondizionata.

Infatti, anche in questo caso, un’analisi più attenta rispetto alla prima occhiata mi ha dato modo di trovarmi di fronte ad una calzatura minimale eccezionale. Un concentrato di tecnologia decisamente superiore al modello precedente.

Sono stati migliorati:

  • Grip a 360 gradi.
  • Tomaia molto più traspirante
  • Maggiore protezione dai sassi ed oggetti appuntiti
  • Calzata molto più comoda e priva di punti di pressione
  • Collare attorno alla caviglia morbido e molto stabile
  • Dimensioni meno ingombranti che portano ad aver un miglio controllo della posizione del piede.

La forma più esile rispetto alle Spyridon MR Elite permette di evitare il fastidiosissimo sfregamento all’interno delle caviglie, nel momento di richiamo del piede dopo la fase di spinta.

Il giudizio finale, dopo i primi 100km è decisamente positivo.

Aneddoti

Durante i 75 chilometri sono rimasto impigliato in una matassa di filo spinato, probabilmente strappata ad una recinzione dalle mucche, che attorcigliandosi ai piedi mi ha fatto fare un bel volo. Avevo i piedi completamente intrappolati dal filo arrugginito, con le punte ben posizionate su tomaia e suola. Nessuna di queste ha bucato le FiveFingers!

Consigli

In inverno fa freddo e l’ottima traspirabilità delle FiveFingers V-Trail potrebbe dare qualche problema alle dita dei piedi. Ti consiglio di usare un calzino nelle tue uscite di trail running.

Avvertenze

Le fivefingers sono veramente adatte a tutti ma non devono essere avvicinate con superficialità. Se vi limitate a camminarci non incontrerete alcun problema di adattamento, anzi le vostre articolazioni ne trarranno immediato beneficio. Ma se volete usarle per correre dovrete andare per gradi.

Come dice VibramYou are the technology”. Siete voi il sistema di ammortizzazione e siete voi a guidare i vostri piedi nell’appoggio al suolo.

Imparare la tecnica di corsa naturale, per migliorare la corsa e sfruttare queste calzature, è semplice ma può richiedere un po’ di tempo ed impegno.

All’interno della confezione troverete delle indicazioni di base, che potranno essere l’inizio di questo nuovo modo di godere della corsa.

Report: Cammino Naturale dei Parchi Roma – Subiaco

In preparazione alla settimana del Cammino Naturale dei Parchi in programma per il 21 aprile 2018 ho deciso di fare alcune tappe di ricognizione per farmi un’idea del percorso e delle sue caratteristiche.

La prima copre il tragitto della settimana Roma – Livata,  in versione leggermente ridotta per praticità.

Partenza da Rocca di Papa e arrivo a Subiaco: previsti circa 73km con 3000m di dislivello positivo da fare con un passo medio di 10′ a chilometro. Un passo facile ma nemmeno troppo “camminato” che fa’ rientrare questa attività a cavallo tra il trail running ed il trekking e per semplicità potremmo chiamarla speed trekking!

Preparazione

La preparazione dal punto di vista tecnico è abbastanza semplice.

Percorso

Per prima cosa studio il percorso con l’analisi della traccia GPS che trovo sul sito del CNP per definire il roadbook e individuare i punti del percorso “critici”. Per critici intendo tratti con più sentieri che si sovrappongono, strade asfaltate, salite ripide, centri abitati, fonti d’acqua. Con particolare attenzione ai tratti che percorrerò al buio.

Carico la traccia GPS rivisitata sul Garmin Fenix 3 e sul Suunto Ambit3 Peak, così per essere tranquillo di avere il navigatore in alta affidabilità!

Provviste

Inizialmente penso di portarmi via solamente Gel perché prevedo di fermarmi nelle botteghe e panifici che troverò lungo il cammino. Poi opto per l’autosufficienza, per non dover viaggiare con l’ansia di cercare fonti di approvvigionamento. Preparo 10 panini di pan carré, con il solito tofu alla piastra, un pomodoro secco e qualche foglia di insalata. Panini da escursionista a tutti gli effetti! 😀 Preparo inoltre un sacchettino con mandorle e semi di canapa oltre a qualche gel da usare in caso di emergenza. Per l’acqua: infilo due flask da 500ml nei tasconi laterali dello zaino, che rabboccherò strada facendo.

Abbigliamento

Abbigliamento 90% Decathlon! Il viaggio è facile e non richiede un abbigliamento super tecnico. Gli unici due capi su cui ho prestato particolare attenzione sono i pantaloni a 3/4 compressivi della Salomon ed una maglietta termica Mizuno. Per il resto Quechua!

Scarpe

Il Cammino Naturale dei Parchi ha come simbolo un bel piedone verde ed essendo io un amante della corsa minimal non potevo non scegliere di fare il percorso con le Vibram FiveFingers V-TRAIL. Per sicurezza, metto nello zaino anche un paio di NewBalance Hierro V2, anch’esse equipaggiate di suola Vibram Megagrip.

Zaino

Non ho usato attrezzatura leggera perché l’obiettivo non era il “tempo” ma il viaggio.
Ho pensato a lungo cosa portarmi dietro ed ho preferito orientarmi verso una attrezzatura simile a quella che avrebbe utilizzato un normale “camminatore”, quindi zaino da 30L dove ho riposto i panini, le scarpe di ricambio, le flask, un guscio leggero della RaidLight, due lampade frontali, powerbank per ricaricare cellulare e GPS, un piccolo kit di pronto soccorso, un piumino smanicato, guanti, coltello, telo termico di emergenza, maglietta a maniche corte ed una a manica lunga di ricambio, gopro di 5/6 anni fa che pesa come 3 di quelle odierne. Non l’ho pesato ma ad occhio e croce penso sarà stato circa 6/7 chili.
Devo dire di aver apprezzato molto l’ergonomia dello zaino, un Quechua FORCLAZ 30 AIR da 30 euro con schienale rigido. Molto molto molto comodo, stabile in corsa come i più blasonati da 150 euri e perfettamente equilibrato.

Partenza

Sono partito verso le 6:30, con 1h30 di ritardo rispetto al quanto pianificato. Nonostante tutti i buoni propositi non riesco proprio ad andare a dormire presto …

Attraverso il Centro Storico di Rocca di Papa per raggiungere la via Sacra, il punto di partenza del mio viaggio, sul secondo giorno della prima settimana.

Il buio e le nubi basse trasformano la partenza in una esperienza sensoriale, nel senso che la visibilità massima ad un metro mi imponeva di camminare a tentoni con le mani avanti per evitare di sbattere contro gli alberi 😂

Fortunatamente questa condizione si è protratta il tempo di scendere un po’ di quota.

Il primo tratto è praticamente casa mia: i sentieri che solco tutti i giorni per gli allenamenti e per le passeggiate, i primi chilometri infatti volano in un attimo.

Dopo aver valicato Monte Cavo, il Maschio delle Faete ed attraversato i Pratoni del Vivaro, mi trovo sulla strada che mi porterà nei boschi di Rocca Priora.

Un breve tratto di asfalto e sono di nuovo nel bosco.

Rocca Priora

Bosco facile, nello stile dei Castelli Romani. Sentieri larghi, salite e discese morbide per niente impegnative. Il terreno scorre veloce sotto i piedi e, a Colle di Fuori, mi incontro con l’amico Gianni che mi accompagnerà fino a Castel San Pietro Romano.

Palestrina

Si arriva alla 3a tappa della prima settimana e qui inizia il divertimento vero per chi come me ama le salite! Un paese molto curato che si sviluppa in verticale adagiato ai Monti Prenestini, con vicoli e case arroccate affacciate su uno sterminato panorama che vede ad ovest i Castelli Romani, ad est i Monti Simbruini e gli Ernici, a Sud i Lepini

Arrivati nel centro urbano di Palestrina facciamo tappa in un panificio a far scorta di calorie: pizza con le patate, Coca-Cola e via “verso l’infinito ed oltre”!

La segnaletica verticale del CNP ci invita ad attraversare il centro storico ed archeologico del paese fino ad arrivare a Castel San Pietro Romano che domina Palestrina e tutta la vallata regalando panorami mozzafiato.

Arrivato in cima scatto un po’ di foto al paesaggio, un paio selfie con Gianni, azzanno un paio di panini e faccio mente locale sulla distanza rimanente e orario stimato di arrivo.

Avevo pianificato un passo di 10’ al chilometro ma tra forno, foto, cazzeggio, la media si era un po’ allungata e dovevo recuperare per non rischiare di perdere l’ultimo autobus in partenza da Subiaco.

Gianni ed io ci salutiamo, lui tornerà verso casa mentre io mi indirizzo in direzione Capranica Prenestina per la tratta del quarto giorno della prima settimana del Cammino Naturale dei Parchi.

Seguo le indicazioni verticali, attraverso il grande cancello posto all’ingresso del sentiero, e varco la soglia del Parco dei Monti Prenestini.

Il viaggio prende la forma dell’avventura.

Con Castel San Pietro iniziano i monti veri con le grandi foreste, animali allo stato brado, fonti d’acqua e grandi massi calcarei a caratterizzare il paesaggio.  Finalmente la presenza dell’uomo diventa sempre meno pressante e la natura diventa la vera protagonista

Capranica Prenestina

Arrivo a Capranica Prenestina dove faccio un bel ristoro in vista della salita che mi porterà a Guadagnolo. Mangio tre panini (due con tofu, pomodori secchi, insalata; uno con marmellata di mirtilli), un po’ di semi di canapa e un bel po’ di acqua.

Accelero il passo. La nuova pianificazione dei tempi non mi permette di prendermela tanto comoda, ma di fronte ai nuovi panorami non posso fare a meno di fermarmi a contemplare le forme ed i colori in cui sono immerso.

Rimpiango di non aver portato con me la tenda.

Guadagnolo

Il percorso fino a Guadagnolo è molto bello. Il paesaggio che scorre tra pascoli, altipiani e animali allo stato brado, è veramente emozionante.

Arrivo al paese dopo una ripida salita da sotto la falesia alla base del centro storico.

Sembra non arrivare mai a destinazione, perché non conoscendo il percorso fatico a seguire i segni bianco/rossi.

Sulla piazza trovo Giancarlo, un amico della squadra dell’Atletica Rocca di Papa che fatica un po’ a collocarmi in quel contesto in tenuta sportiva. Ci facciamo due risate e ci congediamo, lui riprende la sua passeggiata in moto mentre io vado a prendere un meritato caffè al Ristorante da Peppe, una istituzione a Guadagnolo.

Un buon caffè doppio allungato con l’acqua… ovviamente un buon “caffè energetico” e non proprio un buon caffè 😀

Quindi riparto in direzione Cerreto Laziale, per percorrere il tragitto del quinto giorno, passando per il Santuario della Mentorella.

Ma prima di passare al Santuario ho fatto un po’ di confusione con le indicazioni ritrovandomi completamento fuori strada, sul Monte Cerella. Mi ero fissato che “anche se non era il sentiero corretto, al massimo, avrei tagliato nel bosco”. Ma visto l’orario ed il prossimo tramontare del sole il buonsenso mi fa tornare al bivio dove avevo imboccato il sentiero sbagliato.

Riprendo quindi la strada verso la Mentorella, scendo nel sagrato e imbocco il Sentiero di Karol che mi porterà all’Ara di Palazzo. Da lì il sentiero esce dal bosco e mi porta facilmente a Cerreto Laziale.

Cerreto Laziale

Arrivo a Cerreto su un sentiero che mi accompagna dritto in centro. Il borgo è molto bello, tanto che a guardarmi in giro perdo l’orientamento e le indicazioni del CNP. Il GPS mi viene in aiuto indicandomi con precisione la direzione poiché tra le vie strette, gatti e belle architetture non riuscivo più a trovare punti di riferimento.

Ad un bivio chiedo indicazioni ad alcune persone fuori da un bar su come raggiungere Rocca Canterano attraverso i boschi e questi, come fosse una richiesta normalissima, mi indicano la direzione e l’imbocco del sentiero dove troverò anche la segnaletica verticale del Cammino Naturale dei Parchi!

Rocca Canterano

Il sentiero verso Rocca Canterano inizia con una discesa impervia molto sassosa, e qui decido di cambiare scarpe per mantenere un ritmo di corsa elevato. Le FiveFingers sono calzature ottime, rilassanti, divertenti, con ottimo grip, ma quando c’è da correre su fondi impervi ricchi di grossi sassi appuntiti devo ricorrere alle scarpe tradizionali. Ovviamente senza abbandonare la suola Vibram MegaGrip!

Il sentiero si inoltra nel bosco. Anche se buio devo dire che il paesaggio in cui sono immerso si fa ammirare con pareti e grossi massi calcarei da valicare o costeggiare. Tutto intorno si scorgono i profili delle montagne illuminate da una luna quasi piena.

Il sentiero inizia a salire e qui mi si illumina una intuizione sul nome del borgo che sto raggiugendo, in particolare sulla parola “Rocca” di Canterano. Rocca è usata per indicare il Castello o la Roccaforte di difesa, che per svolgere il suo lavoro di difesa e controllo del territorio deve per forza trovarsi… in alto! E presto capisco che i miei calcoli sul riuscire a prendere l’ultimo autobus per il ritorno a Roma non avevano tenuto conto di questa variabile.

Cerco comunque di tenere un ritmo sostenuto anche se un po’ colto dallo sconforto.

Raggiungo il borgo e faccio rifornimento di acqua alla fontana posta all’ingresso del centro abitato. Bevo, salgo ancora lungo i vicoli e poi mi lancio veloce in discesa verso Canterano.

Canterano

Mancano veramente pochi chilometri a Subiaco e la strada in discesa mi fa sperare di riuscire a raggiungere la stazione degli Autobus in tempo.

Almeno finché non lascio la strada asfaltata e rientro nel bosco.

Qui il percorso si fa collinare e non mi rendo bene conto dove si trovi Canterano. Attorno a me vedo diversi centri illuminati e nonostante il GPS mi indichi una distanza in linea d’aria di pochi chilometri non riesco a farmi un’idea della distanza reale. Non mi resta che controllare su internet gli autobus che potrebbero passare nei paraggi. Come immaginavo, tutte le linee locali interrompevano le corse ad orari ormai non più utili e il rischio di perdere l’ultimo Bus per Roma diventava sempre più concreto. Così provo a giocare l’ultima carta. Chiamo Silvia del Cammino Naturale dei Parchi, per chiederle un passaggio in auto alla fermata dell’autobus e lei, come un Angelo, mi viene in soccorso in tempo reale!!!

Quasi Subiaco

Tra Canterano e Subiaco si interrompe questa prima esplorazione del CNP.

Con Silvia raggiungo la fermata del Cotral in tempo per il ritorno a Roma. Nell’attesa ci scambiamo un po’ di riscontri tecnici sul percorso e sulla segnaletica nonché qualche piccolo aneddoto sulla preparazione del Cammino e di questo bellissimo progetto che vede coinvolte ben 7 aree naturali protette a cavallo di Lazio e Abruzzo.

Ritorno in autobus

L’autobus quindi arriva puntuale. Un saluto veloce e si rientra a casa. Il viaggio passa tranquillo e rivivo ad occhi aperti alcuni tratti del percorso, i panorami, i colori, i maremmani che mi scambiavano per un predatore alle loro pecore, il filo spinato in cui sono inciampato e che mi ha fatto volare, il ponte nel bosco ricoperto di foglie, le casette, tra gli alberi, le mucche dalle grandi corna che mi guardavano diffidenti, il torrente, i massi su cui mi sono arrampicato, il freddo vento e la nebbia sulle vette, i tratti in cui mi sono perso, le persone che mi applaudivano (ancora non so se mi prendevano per il culo o se mi incitavano…) e tanti altri dettagli che rimarranno impressi nella memoria.

La traccia Strava: Clicca qui

Addio scarpe chiodate!

Sono da sempre legato affettivamente al marchio Vibram. Ricordo che già da ragazzino non consideravo nessuna scarpa tecnica degna di tale nome se non avesse avuto il marchio “Vibram” scolpito nella suola.

Tuttavia l’entrata del trail running nella mia vita ha temporaneamente dirottato l’attenzione, oltre che sul produttore, su varie caratteristiche come la dimensione dei tasselli, la scolpitura, il tipo di mescola e via dicendo. Almeno fino quando Vibram non ha sfornato il top del top delle mescole per scarpe tecniche: Megagrip.

Da quel momento la scelta di una scarpa si è decisamente semplificata: solo con Megagrip.

Non so come abbiano fatto a produrre una suola che sembra “grattugiare” la roccia, ma è un dato di fatto che questa nuova mescola ha definito il presente e segnato il futuro delle scarpe off-road.

E sul tracciato ben segnato Vibram è riuscita a sorprendere ancora di più con Vibram Arctic Grip.

Vibram Arctic Grip, la soluzione “all rubber” progettata da Vibram per un eccellente grip su ghiaccio, in particolare bagnato, è finalmente disponibile sul mercato con le nuove calzature invernali per l’outdoor. Il ghiaccio che d’inverno rende più temibili i percorsi dedicati a chi pratica il trekking e il trail running, non sarà più un pensiero.

images

La speciale tecnologia Vibram Arctic Grip è in grado di migliorare drasticamente le performance di grip su ghiaccio bagnato, una delle condizioni più critiche in assoluto, senza bisogno di introdurre sulla suola inserti in metallo (come i chiodini), ma con l’utilizzo di una speciale combinazione di gomme Vibram unite a un design specifico. L’assenza di elementi metallici rende inoltre possibile utilizzare queste scarpe anche dopo l’attività outdoor, su pavimenti indoor e altre superfici di appoggio, senza il rischio di causare danni e graffi.

La scelta di proposte per la stagione Fall Winter 2017.18 si fa più varia. A seconda della disciplina, è possibile individuare il modello di calzatura dotata di Vibram Arctic Grip più idoneo.

DOLOMITE Tamaskan Powered by Vibram® Arctic Grip

Il nuovissimo modello Tamaskan di Dolomite è una calzatura pensata per le attività outdoor invernali, come passeggiate sulla neve e ciaspolate. La suola Vibram, realizzata in esclusiva per il brand, sfrutta la tecnologia Arctic Grip per offrire il miglior grip possibile su superfici ghiacciate, soprattutto in presenza di ghiaccio bagnato. Il disegno della suola è studiato per favorire stabilità: i tasselli triangolari, disposti in modo da opporsi reciprocamente, contribuiscono ad ottimizzare le proprietà di trazione per un ottimo grip sul ghiaccio bagnato. DOLOMITE_COPPIA_SUOLA - RESIZED

Il puntalino favorisce protezione del piede e contribuisce ad un buon grip. Le scolpiture del tacco riducono l’impatto in fase di contatto col terreno. La nuova Tamaskan di Dolomite è foderata per una piacevole sensazione di caldo al piede, è impermeabile grazie alla ghetta protettiva ed è leggera.

LOWA Tibet Superwarm Powered by Vibram® Arctic Grip

Progettata specificamente per un utilizzo invernale, la robusta Tibet Superwarm di Lowa è l’ideale per mantenere il piede caldo e asciutto grazie alla membrana impermeabile e all’imbottitura, e perfetta per camminare in tranquillità grazie alla suola in Vibram Arctic Grip. La suola è realizzata in modo da enfatizzare le proprietà della tecnologia Vibram e per consentire una camminata più sicura su superfici invernali, soprattutto se ghiacciate.

Il puntale è rafforzato per una maggiore protezione, il fondo gomma è studiato per avere uno spessore tale da offrire un buon equilibrio tra leggerezza e durata. Il tacco ha un disegno sottosquadra e contribuisce a migliorare la frenata in fase di discesa. La tecnologia Vibram Arctic Grip è applicata sui tasselli disposti nelle aree di maggior contatto con la superficie, in modo da incrementare il grip (soprattutto su ghiaccio bagnato) e la stabilità della suola. Testata sui tracciati più impegnativi, la Tibet Superwarm è la compagna perfetta per l’inverno.

MERRELL Agility Flex Ice+ Powered by Vibram® Arctic Grip

Il nuovissimo modello Agility Flex Ice+ di Merrell è progettato per il trail running invernale. La suola con tecnologia Vibram Arctic Grip, sviluppata in esclusiva per questa scarpa, garantisce un grip eccellente sulle superfici ghiacciate, in particolar modo in presenza di ghiaccio bagnato, rendendola adatta a condizioni impegnative.

Il design della suola è aggressivo: ampi tasselli rettangolari, in Arctic Grip,disegnano l’area della pianta e del tacco,mentre tasselli triangolari, sempre in Arctic Grip, sono disposti in punta e sulla corona esterna del tacco, per un’eccellente trazione in ogni direzione e un ottimo grip in presenza di ghiaccio bagnato. L’ampia area d’appoggio in punta favorisce il grip su terreni sconnessi, mentre le linee di flessione migliorano la rullata naturale e il comfort. Dotata di tecnologia FLEXconnect per l’ammortizzazione e la protezione del piede, questa calzatura con ghetta integrata, per tenere furori sassi e detriti, fornisce l’agilità necessaria ai trail runner più veloci, per lunghe corse e nei percorsi impegnativi.

SAUCONY Peregrine 7 Ice+ Powered by Vibram® Arctic Grip Saucony presenta la nuova Peregrine 7 Ice+, una scarpa da trail running perfetta per chi ama praticare questa disciplina anche in inverno, grazie alla suola in Vibram Arctic Grip. La suola Vibram, sviluppata in esclusiva per questo modello, presenta un design specificamente studiato per la pratica del trail running: i tasselli nell’area della pianta sono disposti in modo da enfatizzare la trazione, mentre i tasselli nell’area del tacco agevolano la frenata.

L’ampia area di contatto con il terreno dei tasselli, oltre a rendere la suola molto stabile, contribuisce a ottimizzare le proprietà di Arctic Grip. Risultato: aumento di grip sul ghiaccio bagnato e maggiore controllo del movimento rispetto ad una suola in gomma tradizionale. Il puntale è rinforzato per maggiore protezione da sassi e rocce. I tasselli della corona sono disposti in modo tale da favorire self cleaning e stabilità. La scarpa è dotata di costruzione Everun che ottimizza la gestione dell’energia e l’ammortizzazione. L’esoscheletro in TPU aumenta il supporto e la protezione per consentire una corsa sicura anche sui terreni più difficili.

Vibram-Logo

Vibram® è leader mondiale nello sviluppo e nella produzione di suole in gomma ad alte prestazioni per le attività outdoor, tempo libero, lavoro, moda, ortopedia e riparazione. Da oltre 80 anni l’ottagono giallo che identifica Vibram® in tutto il mondo è sinonimo di qualità, performance, sicurezza ed innovazione nell’industria calzaturiera. Con sede internazionale in Italia ad Albizzate (Varese), Vibram® produce oltre 40 milioni di suole all’anno, dedica più di un milione di km ai test, è presente in 120 paesi ed ha sedi di produzione, ricerca e rappresentanza negli USA, in Cina, in Giappone, in Brasile e in Italia. www.vibram.com.