Allenare la resistenza muscolare nel trail running: costruire gambe che tengono

Resistenza nelle ultra

La resistenza muscolare è ciò che, nelle ultra in montagna, decide se continui a correre o inizi semplicemente a sopravvivere.
Non perché il cuore smetta di fare il suo lavoro, ma perché le gambe, a un certo punto, non riescono più a sostenere il gesto con la stessa qualità.

Chi ha esperienza sulle lunghe distanze lo riconosce subito. All’inizio tutto scorre: il respiro è sotto controllo, il passo è gestibile, la testa è lucida. Poi, senza un vero spartiacque netto, qualcosa cambia. Le salite diventano più “pesanti”, le discese richiedono più attenzione, ogni appoggio costa un po’ di più. Il motore c’è ancora, ma la trasmissione non è più efficiente.

Nelle ultra trail questo è il punto critico.
Non è una questione di VO₂max, né di soglia. È una questione di tenuta periferica, di quanta forza e coordinazione rimangono nei muscoli dopo ore di lavoro meccanico ripetuto.

Negli ultimi anni anche l’allenamento dei migliori atleti è andato chiaramente in questa direzione. Tecnici come Scott Johnston, che ha seguito vincitori all’UTMB, hanno spostato l’attenzione su un concetto semplice ma spesso trascurato: se le gambe resistono, tutto il resto può continuare a funzionare.

Nelle gare molto lunghe il sistema cardiovascolare raramente è il primo a cedere.
È il muscolo che, poco alla volta, perde forza utile, precisione e capacità di ripetere lo stesso gesto con lo stesso costo energetico. In salita questo si traduce in una spinta meno efficace. In discesa in una progressiva perdita di controllo eccentrico. Sul piano, in un gesto che diventa meno fluido e più dispendioso.

Allenare la resistenza muscolare significa ritardare questo decadimento.
Significa permettere alle gambe di restare “presenti” anche quando la fatica è già accumulata.

Qui è importante chiarire un equivoco.
Resistenza muscolare non è forza massimale e non è nemmeno lavoro da palestra fine a sé stesso. È la capacità di sostenere contrazioni sub-massimali per ore, mantenendo coordinazione, elasticità e controllo. È ciò che ti permette di salire ancora con passo efficace e di scendere senza dover frenare ogni metro.

Nella pratica, questo tipo di adattamento si costruisce con stimoli molto concreti. Salite ripide, a ritmo controllato, che costringono le gambe a lavorare sotto carico. Discese ripetute, dosate, che insegnano ai muscoli a tollerare l’impatto senza irrigidirsi. Lavori continui di forza resistente, inseriti con logica, non come sedute isolate “da eroi”.

Questi stimoli vanno messi nel periodo giusto.
Non alla fine, quando tutto è già carico.
Vanno costruiti prima, come base specifica, e poi mantenuti mentre il resto della preparazione prende forma. Servono settimane, non scorciatoie.

In questo quadro, la distinzione rigida tra strada e trail perde significato. La strada può essere uno strumento utile per migliorare economia e continuità del gesto. Il trail costruisce forza, adattamento meccanico e capacità di gestione dell’imprevisto. Alternarli con intelligenza permette di sviluppare qualità complementari, senza estremismi.

C’è poi un aspetto che spesso viene letto come “mentale”, ma che nasce dal fisico.
Quando le gambe sono preparate, la percezione dello sforzo cambia. La testa smette di anticipare la fatica, il ritmo resta più stabile, le difficoltà vengono affrontate una alla volta. Non è motivazione da poster. È sicurezza costruita con l’allenamento.

Per chi prepara un’ultra, il messaggio operativo è chiaro.
La resistenza muscolare va programmata, non improvvisata. Deve stressare le gambe senza svuotare l’atleta. Deve convivere con il recupero, non combatterlo. E deve essere mantenuta nel tempo, perché è la continuità a rendere questo adattamento realmente utilizzabile in gara.

Nelle ultra non vince chi ha il dato più alto sul display.
Vince chi arriva lontano con muscoli ancora capaci di fare il loro lavoro.
La resistenza muscolare è ciò che ti permette di usare tutto il resto, fino in fondo.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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Allenamento della resistenza: metodi di allenamento

A seconda di come la si considera, si possono identificare tipologie diverse di resistenza. Se si considera l’aspetto della percentuale di muscolatura impegnata si distinguono una resistenza generale ed una locale. Se si considera invece l’aspetto della trasformazione energetica: una resistenza aerobica ed una anaerobica. Oppure, se si considera l’aspetto sportivo: una resistenza generale ed una speciale:

  • Resistenza generale: la forma di resistenza indipendente dallo sport praticato (detta anche resistenza di base)
  • Resistenza speciale: la forma di resistenza specifica dello sport praticato.

La resistenza di base, che può essere acquisita con un allenamento con accento sul volume e successivamente attraverso un allenamento basato sull’intensità, è alla base di ogni tipo di resistenza speciale, in quanto crea i parametri metabolici e cardiocircolatori necessari per i carichi intensivi ed il rapido recupero.

Metodi di allenamento

I principali metodi di allenamento consigliati per una costruzione della prestazione di resistenza sono:

  1. metodo di allenamento del carico prolungato
  2. metodo di allenamento a intervalli

Metodo del carico prolungato

Nel metodo del carico prolungato troviamo il miglioramento della capacità aerobica e viene eseguito ad una intensità che può variare dal 70% al 95% distinguendo il carico prolungato in ESTENSIVO ed INTENSIVO.

Effetto fisiologicoMaggiore economia del metabolismo
Efficienza nella regolazione cardio-circolatoria
Capillarizzazione
Aumento della capacità del consumo di ossigeno
Effetto allenanteResistenza di base
Resistenza alla forza
Effetto psicologicoForza di volontà
Perseveranza

Carico prolungato estensivo

Questo tipo di allenamento permette di ottenere effetti diversi modulando il volume e l’intensità dei carichi. Allenarsi prevalentemente a bassa intensità ma a volumi elevati porta ad ottenere adattamenti maggiori sul metabolismo dei grassi e minori su quello dei carboidrati. E’ un allenamento particolarmente utile per le distanze XL come le gare di endurance.

Liesen (1983, 13) riassume così l’importanza di una migliore capacità di combustione dei grassi in quanto espressione del miglioramento della resistenza di base:

maggiore è lo sviluppo delle capacità di bruciare i grassi, migliore è il processo di recupero dei fosfati energetici necessari per azioni brevi, esplosive

migliore è la capacità di rigenerazione, maggiore sarà la rapidità con la quale saranno eliminati dal muscolo, e dal sistema nervoso centrale, i prodotti della fatica quali lattato ed ammoniaca

migliore è la capacità di prestazione aerobica, maggiore è l’intensità alla quale può essere essere utilizzata a scopi rigenerativi la combustione dei grassi

migliore è la resistenza aerobica, più possono essere risparmiati i carboidrati che forniscono energia per impegni di corsa intensi

Tuttavia, lo svantaggio di un allenamento basato prevalentemente sul volume, e scarsamente sull’intensità, sta nel fatto che un atleta allenato in tal modo non è in grado di sostenere una intensità elevata di lavoro con cambiamenti di ritmo come ad esempio affrontare una salita ripida o uno sprint. Quindi, l’allenamento aerobico di tipo estensivo, è indicato per lo sviluppo della resistenza di base ma se si desidera migliorare nelle prestazioni è necessario un focus nell’allenamento del carico prolungato intensivo.

Carico prolungato intensivo

Per riuscire ad attivare il metabolismo glucidico attraverso il carico prolungato e ottenere benefici nella prestazione nell’utilizzo dell’energia si utilizza il metodo del carico prolungato intensivo, nell’ambito del quale si lavora nella zona della cosiddetta “soglia anaerobica”.

Nello sport di resistenza la “soglia anaerobica” si trova circa all’80% della VO2Max con una frequenza cardiaca intorno al 85% della FCMax.

Un allenamento intensivo favorisce l’utilizzo delle fibre muscolari adatte a rispondere a grandi esigenze di energia e quindi favorirà un ulteriore incremento della prestazione di resistenza.

Quando si svolge un allenamento della resistenza secondo il metodo del carico prolungato intensivo nella soglia anaerobica, si deve tener conto che dovrà durare un periodo di tempo limitato (45’-60’) perché porta ad esaurimento delle riserve di glicogeno, e non più di due-tre volte a settimana per permettere la rigenerazione delle scorte.

Allenamento a intervalli

Il vantaggio di un allenamento a intervalli nella zona della soglia anaerobica consiste in un miglioramento della gestione del lattato (allenamento per una più rapida eliminazione del lattato),nell’aumento della resistenza alla fatica ed in una migliore capacità di prestazione sportiva.

Esistono vari tipi di allenamenti ad intervalli, in primis si può fare una distinzione tra intervalli estensivi ed intervalli intensivi, facendo un’ulteriore distinzione tra metodo ad intervalli di breve durata (MIBD), di media durata (MIMD) e di lunga durata (MILD).

Allenamento a intervalli estensivo

L’allenamento a intervalli estensivo è caratterizzato da un volume elevato e da un’intensità relativamente bassa.

Sviluppo della resistenza di base secondo il metodo del lavoro estensivo a intervalli

Distanza

Ripetizioni

Recupero

Modalità recupero

200m

20-40

30-90s

corsa 75% FCMax

400m

20-40

60-90s

corsa 75% FCMax

800m

10-20

60-120s

corsa 75% FCMax

1000m

8-12

2’-5’

corsa 75% FCMax

Gli intervalli possono essere eseguiti in diverse modalità in base agli effetti che si desidera ottenere.

Allenamento a media Intensità per la resistenza di base

Effetti fisiologiciMaggiore capillarizzazione
Aumento delle capacità di consumo di ossigeno
Maggiore economia del metabolismo muscolare
Effetto allenanteResistenza di base
Effetto psicologicoForza di volontà
Capacità di superarsi
Capacità reattiva di adattamento
Intensità60-80% VO2Max
Densità del caricoRecupero tra i singoli intervalli: “pausa vantaggiosa”
Pausa tra le serie 3-10min
Volume del caricoElevato (12-40 ripetizioni)
Durata del carico:Media 8-15min (MILD)

A Intensità sub-massimale per la resistenza specifica

Effetti fisiologiciRegolazione Cardiocircolatoria
Maggiore economia dei processi metabolici
Effetto allenanteCapacità specifica di resistenza
Resistenza alla rapidità
Effetto psicologicoForza di volontà
Capacità di superarsi
Capacità reattiva di adattamento
Intensità80-90% VO2Max
Densità del caricoRecupero tra i singoli intervalli: “pausa vantaggiosa”
Pausa tra le serie 5-10min
Volume del caricoMedio-massimo (10-12 ripetizioni) anche in serie ad esempio 3×4 ripetizioni
Durata del carico:Durata del carico: Media 15-60 secondi (MIBD) ma anche 1-8 min (MIMD). 8-15min (MILD)

Sviluppo della resistenza di media durata

Mentre la resistenza di base è, come dice il nome, la base del modello di prestazione, la resistenza di media durata sarà utilissima nei cambi di ritmo di intensità (ad esempio nelle salite) dove la trasformazione energetica sarà più verso il regime anaerobico che aerobico.

Sviluppo della resistenza di media durata secondo il metodo del lavoro estensivo a intervalli

Distanza

Ripetizioni

Recupero

Modalità recupero

600m

4-6 in serie 2x 2 o 3

2’-5’ tra le serie 5’ – 10’

corsa 70%-75% FCMax

800m

4-8 in serie 2x 2 o 4

2’-5’ tra le serie 5’ – 10’

corsa 70%-75% FCMax

1000m

4-10 in serie 2x 2 o 5

3’-5’ tra le serie 5’ – 10’

corsa 70%-75% FCMax

1600m

4-8 in serie 2x 2 o 4

3’-5’ tra le serie 5’ – 10’

corsa 70%-75% FCMax

2000m

3-6 in serie 2×3 o 3×2

4’-8’ tra le serie 5’ – 10’

corsa 70%-75% FCMax

Pausa vantaggiosa

Dopo l’interruzione del carico di lavoro si determina una diminuzione, relativamente rapida, della FC che graficamente si può rappresentare come curva con andamento logaritmico, e per questo sarà facile intuire che solo una parte della pausa è vantaggiosa. Indicativamente può essere preso come riferimento questa tabella questa regola:

  • distanze brevi: recupero pari alla durata della prova
  • distanze medie: recupero pari alla metà della durata della prova

 

Questo è un articolo della Sport Academy

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