EagleXMan 2023 Extreme Triathlon

Introduzione

Dalla prima gara di Triathlon (Xterra “Sprint” Lake Scanno) ho posto il mio obiettivo sulla LONG DISTANCE (l’IronMan per intenderci), ma la formula del circuito IronMan non mi attrae per nulla, per il prezzo esageratamente troppo elevato e per il tipo di percorso (tutto su strada). 

Il Cross Triathon provato a Scanno è un bella modalità di gara, con la MTB ed il Trail, ma le distanze troppo brevi, per il tipo di gare che piacciono a me, non me lo fanno piacere fino in fondo.

Tuttavia parte da lì il mio progetto di Triathlon senza sapere bene se mi sarei appassionato a questa disciplina.

Dopo il primo sprint Xterra, provo il primo sprint stradale, la distanza olimpica, per poi arrivare al mio primo triathlon medio (mezzo ironman) ai Campionati Italiani di Borgo Egnazia a soli 3 mesi dalla prima gara (ed a 4 dalla prima nuotata e dalla mia prima volta su una bici da strada).

Si, tutto molto bello, però manca ancora quella scintilla che accese subito la passione nel  trail running.

Finché non scopro l’esistenza degli Extreme. 

I Triathlon Extreme sono delle varianti di Triathlon che vanno oltre le difficoltà della distanza IronMan classica (3,8km a nuoto; 180km in bici e 42km di corsa). Possono essere caratterizzati da distanze maggiori per le singole discipline; percorsi più impegnativi per dislivello, altitudine, terreno; ultradistanze in tutte le tre specialità; eccetera.

Dopo un po’ di ricerche mi imbatto nell’EagleXMan: un Extreme Triathlon nel mio parco giochi preferito: il Gran Sasso. La gara prevede: 4km a nuoto nel lago di Campotosto, 180km di bici con 3800m di dislivello (con gran parte del percorso oltre i 1200m s.l.m.), per finire con 40km di corsa con 2000m di dislivello dove gli ultimi 1000m in un vertical di 6km.

Wow, Mi iscrivo!!

La preparazione

So tutto sulla preparazione delle ultradistanze trail ma poco su un tipo di gara come questa. Devo studiare ed adattare la mia formazione a questo nuovo mondo. Divoro libri e manuali, studio gli allenamenti di “quelli forti”, provo tante nuove metodologie per trovare quella più efficace per me. La parte teorica è stata molto interessante, ma la pratica – si sà –  riserba sempre tante sorprese. 

Nuoto

Il nuoto è, e resterà ancora per un po’, il mio punto debole (avendo fatto solo un paio di lezioni). 

E’ una disciplina molto tecnica, ma lavorerò quasi esclusivamente sugli aspetti metabolici e meccanici del gesto. Il primo per condizionarmi sull’endurance, il secondo per non giocarmi subito le spalle ancora prima di iniziare. Rimanderò l’acquaticità al 2024.

Bici

Prima di giugno 2022 non ero mai salito su una bici da strada. Scopro un mondo parecchio interessante per ciò che riguarda la tecnologia, la biomeccanica, la fisiologia dell’allenamento. Scoprirò anche che l’allenamento del triathlon per la bici è diverso dall’allenamento del ciclismo puro. 

Corsa

Fare 21km o 42km di corsa dopo 80km o 180km di bici sono un altro mondo rispetto alla sola corsa. Ricordo ancora i primissimi combinati (bici + corsa in successione) dove rimanevo inchiodato dopo i primi 100m di corsa. Il modo con cui si pedala influisce molto sulla corsa, ed il pattern motorio della bicicletta ha un transfer tutto particolare sulla percezione dello sforzo nella corsa. Non è raro trovarsi a correre a velocità di soglia appena dopo la frazione bike, senza però rendersi conto della velocità e dello sforzo, per poi scoppiare dopo pochi km.

Periodizzazione

Fino al triathlon medio non è così difficile distribuire gli allenamenti delle tre discipline nelle settimane. Altro discorso per una long distance extreme.

Nel mio primo triathlon lungo ho sofferto molto nella frazione di corsa, trascurata troppo nella preparazione, quindi decido di darle priorità. Fare 42km di corsa con 2000m di dislivello dopo 180km di bici è molto simile a 42km di corsa dopo 100km di trail. 

Decido di concentrare tutta le preparazione specifica nelle ultime 8 settimane, però prima devo costruire un’ottima endurance. Lo farò con lo sport che mi piace di più: la corsa.

Inizio la preparazione mettendo a calendario:

  1. Terre Di Siena Ultra Marathon 50km (26 Febbraio 2023)
  2. Tuscany Crossing 103km + 3700m (22 aprile 2023)
  3. IronLake  Mugello Campionati Italiani Triathlon Medio  (28 Maggio 2023)
  4. EagleXMan (22 Luglio 2023)

Divido quindi la periodizzazione in 3 fasi:

  1. Endurance di base fino alla prima gara obiettivo
  2. Endurance specifico con dislivello fino alla Tuscany
  3. Endurance specifico per il triathlon con parecchio dislivello per la bici fino al IronLake
  4. Preparazione specifica per l’EagleXMan, dove lavorerò sul condizionamento specifico necessario per questa gara.

Metodologia

Definisco 4 punti fondamentali della preparazione :

  1. Nuoto: fare sessioni anche brevi (1500-2000m) ma con una buona frequenza settimanale, anche quotidiana, per accumulare un buon volume settimanale
  2. Bici: inserire sempre del dislivello e forza resistente, aumentando progressivamente le distanze.
  3. Corsa: costruire l’endurance nelle prime 2 gare obiettivo e mantenimento fino all’Eagle.
  4. Setting mentale: mantenere al massimo la capacità di gestire la fatica. Nel Trail si ha la possibilità di “mollare” ogni tanto l’intensità per scaricare la fatica e riprendere il ritmo. Nella bici con tanto dislivello non c’è questo lusso, soprattutto per pesi massimi come il sottoscritto che se in salita devo spingere come un somaro, in discesa devo rimanere superconcentrato per non drizzare i tornanti a più di 70km/h.

L’obiettivo per il mio primo Extreme è portare a casa la gara ed imparare il più possibile da questa esperienza.

Programmazione

La preparazione vera inizia con la gara del Mugello. Arriverò al traguardo molto soddisfatto per aver gestito al meglio bici e corsa, senza cali e senza trovarmi con le gambe imballate.

Utilizzerò 3 diversi tipi di programmazione:

  1. Distribuire le tre specialità nella singola settimana con volume medio.
  2. Distribuire le tre specialità in 2 settimane con volume alto.
  3. Distribuire le tre specialità nella singola settimana con volume molto alto 

TrainingPeaks e Garmin diventano i mei inseparabili compagni di allenamento.

Il primo per il monitoraggio del CTL (Cronical Training Load), TSS settimanale (Training Stress Score), TSB (Training Stress Balance); il secondo per il monitoraggio dei parametri di salute come HRV, sonno, body battery, e calorie giornaliere. Nell’ultimo mese controllerò anche la training readiness ma il garmin ancora non sapeva con chi aveva a che fare.

TrainingPeaks

Ogni allenamento ha i suoi parametri di monitoraggio per il TSS:

  • sTSS per il nuoto
  • hrTSS per la bici
  • rTSS e hrTSS per la corsa

L’obiettivo di base è far salire costantemente il CTL fino a 130 prima dello scarico (arriverò a 124) controllando di non forzare troppo, settimana per settimana, con un progressione del TTSS che non sia mai sotto a 900 se non nelle settimane di scarico (arriverà anche a 1300).

Non sono uno a cui piace far molta fatica, quindi un monitoraggio puntuale dei parametri di allenamento sarà fondamentale per non rilassarmi troppo.

Il monitoraggio del TSB mi servirà proprio per monitorare quanto il carico di allenamento quotidiano e l’adattamento ottenuto siano bilanciati.

Garmin

Il monitoraggio dei parametri della salute avranno un ruolo fondamentale per ottimizzare il carico di allenamento, in particolare: qualità del sonno; HRV; body battery; calorie giornaliere.

Non sono una persona che va a letto presto e non posso permettermi di alzarmi tardi. Dormo in media 5 ore a notte e la qualità del sonno deve e essere buona per avere un recupero adeguato. Il monitoraggio della qualità del sonno mi permette di capire come la cena, e tutte le attività serali hanno influito sul sonno.

Del HRV ne ho parlato tante volte, è un parametro fondamentale per capire quanto il corpo sia affaticato monitorando nel tempo la variazione del battito cardiaco dovuta a come reagisce il sistema nervoso al carico di allenamento.

Il body battery è un insieme di parametri che vengono correlati dal garmin e fornisce la misura di quanta energia abbiamo recuperato durante il riposo e quanta ne abbiamo spesa.

Il tapering

Ho programmato un tapering di 2 settimane con una importante riduzione del volume a favore dell’intensità. Andrò in quota tra 1600m e 3000m s.l.m. per fare un po’ di adattamento in funzione della gara.

Ma qualcosa si rompe.

Non riesco fare la progressione di riduzione del volume che avevo programmato e questo penso abbia influito sui problemi di salute a due settimane dalla gara. Febbre alta ed altre complicazioni che mi hanno messo ko.  Ho dato troppo repentinamente al corpo l’input di rilassarsi ed il sistema immunitario è andato in tilt.

La seconda settimana di tapering andrà un po’ meglio, con tanto riposo, ma sempre non al top, con i parametri di HRV completamente sballati, sonno irrequieto, body battery sempre “in riserva”.

Problemi riscontrati nella preparazione

Il percorso è andato abbastanza liscio. Il costante monitoraggio con TrainingPeaks e Garmin mi ha permesso una certa flessibilità nel pianificare la distribuzione degli allenamenti nella settimana, soprattutto nei periodi dove il lavoro in ufficio aveva la massima priorità.

A parte l’errore nel tapering devo dire che è andato tutto liscio.

Preparazione della gara

La preparazione alla gara necessità di attenzione. Ci sono alcuni aspetti da gestire e preparare con estrema attenzione:

  1. Logistica
  2. Gestione dei materiali
  3. Gestione del supporto
  4. Integrazione

Logistica

Le transizioni tra bici e corsa sono a 30km di distanza tra loro. L’arrivo è in quota a 2100m s.l.m. molto lontano dalla zona di partenza. 

La partenza della gara è alle 5 e l’apertura della zona cambio è alle 4 del mattino.

In più la zona non è molto attrezzata per il turismo ed i posti letto sono pochi.

Troverò posto ad Amatrice, a 40 minuti di macchina dalla partenza ed a 60 minuti dall’arrivo. Quindi, sveglia alle 2:50 per essere alle 4 a Campotosto.

Sarà necessario lasciare una borsa per l’arrivo a Campo Imperatore per il fine gara con i vestiti pesanti ed una borsa tecnica per la transizione bici-corsa al T2.

Gestione dei materiali

Il Triathlon ha una componente tecnica fondamentale quanto delicata: la bici. E’ necessaria la massima cura, nei controlli pre-gara e nella gestione degli imprevisti in gara.

Il cambio deve essere registrato con cura, la catena deve essere integra e ben lubrificata, gli pneumatici devono essere in ottime condizioni, come le valvole e l’integrità delle camere d’aria. La posizione in sella deve essere quella giusta per la nostra biomeccanica, la spinta sui pedali non deve creare problemi alle articolazioni che potrebbero danneggiare la corsa.

In auto avevo lasciato per sicurezza: 2 ruote complete (anteriore e posteriore); 4 camere d’aria; kit di riparazione; pompa ad aria; attrezzi vari per evitare di rimanere a piedi con la bici.

Nelle gare extreme solitamente non si usa il body ma abbigliamento specifico, quindi userò il completo da bici con i colori della squadra.

Ma non solo di bici è fatto il triathlon.

Tralascio la parte nuoto, dove avevo la mia solita muta ed i soliti occhialini, e passo alla parte corsa.

Non sapevo bene come fosse il percorso run, quindi decido di portare 2 paia di scarpe stradali più un paio trail per il vertical finale. Anche qui abbigliamento specifico: userò i soliti pantaloncini Salomon a compressione ed una canotta x-bionic bianca, perché il caldo del pomeriggio sarà ancora abbastanza molesto. Ingenuamente partirò per la frazione run senz’acqua. Pessima scelta, dovrò farmi portare zaino e borracce lungo il percorso.

Per il vertical saranno indispensabili i bastoncini per salire senza agonizzare, oltre a tutto il materiale obbligatorio richiesto dal regolamento di gara.

Gestione del supporto

Questa tipologia di gara si porta a casa grazie al supporto. Il mio compagno di gara sarà Antonio Checchi di Subiaco. Avrà la responsabilità di fornirmi l’idratazione, l’integrazione, il supporto tecnico, la birra, le patatine, gestire i miei scleri da fatica… 

Sapere di poter contare su un supporto dedicato cambia tutto il modo di affrontare la gara, praticamente senza pensieri.

Antonio mi seguirà in tutto: la preparazione della prima zona cambio; sgombero della transizione nuoto-bici; lungo tutti i 180km di bici con cambio borracce per acqua, carboidrati, coca cola, birra, patatine; gestione della zona cambio bici-corsa; e per finire mi scorterà negli ultimi 6km fino al traguardo.

La preparazione dell’auto prevedeva:

  1. Il pieno di carburante 
  2. Frigo con acqua e tutta l’integrazione liquida
  3. 2 ruote complete di scorta per la bici
  4. Borsa tecnica con tutto il necessario per la bici (camere d’aria, kit riparazioni, utensili vari, pompa aria, etc.)
  5. Scarpe di ricambio per la frazione run
  6. Adesivo “support car” 

Integrazione

Integrazione self-made solamente liquida. Per il momento ho trovato la giusta miscela e concentrazioni di carboidrati con cui mi sto trovando abbastanza bene. Ho usato 1 litro di gel liquidi (circa 2000kcal) distribuiti tra bici e corsa, più 24g di aminoacidi essenziali in 3 dosi da 8 grammi a supportare la muscolatura.

Nei momenti di crisi il comfort food sono stati 2 pacchetti di patatine san carlo, 1 birra moretti, 1 birra corona, 1/2 pacchetto di cracker.

L’unica pecca è stato il difetto nella gestione dei sali minerali. 16 litri di liquidi si sono fatti sentire nella sudorazione e perdita di elettroliti. Tanto che sono andato ad elemosinare sali alle altre auto di supporto (finché non ho scoperto che Antonio aveva una scorta  personale).

La gara

La gara è stata una botta tremenda” Ho continuato a ripetere questa frase per due giorni.

Nulla a che vedere con il trail come tipo di impegno fisico e mentale. Un mondo a se che va provato per capirlo.

Nuoto

La parte nuoto è andata come da manuale: partenza a cannone; debito di ossigeno dopo i primi 200 metri; principio di panico per recuperare il debito di ossigeno; breve momento panico per il debito di ossigeno che fatico a recuperare; controllo del panico; ricerca e mantenimento andatura di crociera

La partenza al buio è stata molto emozionante. 

Bici

In bici mi sento abbastanza tranquillo, ho preparato bene le caratteristiche del percorso. 

Anche il condizionamento in quota ha avuto i suoi effetti positivi, che mi ha permesso di non avere il fiato corto sopra i 1500m s.l.m.

Spingo in salita, spingo in piano, spingo come un pazzo in discesa per recuperare la lentezza della salita. Le salite toste non sono state eccessivamente moleste tranne quella da Ofena a Calascio. Il caldo tremendo sommato alla pendenza mi ha spento la luce, tant’è che ho dovuto dare una pausa di 5’. 

Corsa

L’ultima frazione di gara è stata fino all’ultimo una incognita. Non sapevo come mi sarei sentito a fare 40km di corsa con 2000m di dislivello dopo 180km di bici con 3800m di dislivello.

Appena inizio a correre mi dico ad alta voce “ok, sono arrivato nella mia zona di comfort. Conosco la corsa e la fatica che si fa nelle ultra. E’ come se fossi agli ultimi 40km di una gara da 120. Sono stanco ma non esausto, devo gestire la fatica come già so fare”. 

Il percorso prevedeva 2 giri da 17km +500m, più 6km +1000m. 

Il primo giro corro in piano e discesa e cammino in salita, il tempo a disposizione per il cancello orario è abbondante. Rallento e tengo tutte le energie per i temuti ultimi 6km.

Nel secondo giro correrò solamente gli 8km di discesa prima del check per salire a Campo Imperatore.

La salita finale è un momento mistico: silenzio e testa china. Non ho detto una parola fino al 5°km, quando ho messo la la maglia termica. In quel momento ho ripreso conoscenza, ormai il traguardo era vicino! Ma non è finita finché non è finita.

Arrivo

Finalmente il traguardo! Cazzo, ero così felice che non mi sono nemmeno ricordato di fare un selfie con il telefono!

Ho raggiunto l’obiettivo, esattamente come l’avevo immaginato, preparato, cercato. 

Sono riuscito a completare il mio primo IronMan, un IronMan Extreme!!!

E per celebrare l’arrivo nel modo migliore, all’ostello c’erano 2 piatti di pasta e fagioli ad attendermi.

Il recupero

Il recupero come da manuale: carboidrati e proteine, ogni 3/4 ore per 48 ore, evitando il junk food per non aggiungere infiammazione ad infiammazione. Tanta acqua e sali minerali, riprendendo la mia integrazione standard con ZMA, B12 e Ceres.

Il lunedì ho ripreso a nuotare ed il martedì a correre.

Conclusioni

Sono soddisfazioni ragazzi! Gara conclusa con parecchio margine (probabilmente avrei potuto recuperare 1h30 sulla corsa). 

Integrazione quasi perfetta (a parte i sali), materiali azzeccati (per quanto riguarda il vestiario, le scarpe e la bici), Supporto Tecnico impeccabile (Grazie ancora Antonio!) 

Il monitoraggio di tutte le fasi della preparazione è stato impeccabile: la periodizzazione e pianificazione degli allenamenti; gli allenamenti specifici; l’integrazione; la gestione dell’overreachig  (Grazie COACH!!).

Questa gara mi ha proiettato nel mondo degli Extreme Triathlon, ed ho già fissato a calendario gli obiettivi per i prossimi anni.

Rimanete connessi!

Questo è un articolo della Sport Academy

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Programmazione ed allenamento in preparazione di un obiettivo

Valuta il tuo obiettivo in base a:

  • Aspettative
  • Esperienza
  • Preparazione attuale
  • Tempo a disposizione per allenarti
  • Sulla base dei punti precedenti: rivaluta le aspettative

La valutazione teorica viene verificata allenamento su allenamento.

La vera sfida si consuma nel PERCORSO di preparazione, la gara è “solamente” il momento per goderti l’evento e portare a casa il risultato del lavoro fatto nelle settimane precedenti. 

Il percorso non è mai facile, richiede impegno, sacrificio, determinazione. Dove viene messa a dura prova la tua forza di volontà, la capacità di superare le difficoltà nel programmare le giornate e viene testata la determinazione nel credere in te stesso e nel risultato che vuoi ottenere.

Ricorda che l’allenamento è duro per tutti. 

L’allenamento “facile” non porta al miglioramento, anzi spesso porta ad una regressione.

Gare da 10km a 30km richiedono allenamenti di velocità esplosiva, velocità resistente, forza, forza resistente, elevata potenza aerobica.

Gare da 30km a 60km necessitano di meno allenamenti su esplosività e velocità pura. Si inizia ad allenare la resistenza di lunga durata, si aumenta il volume di allenamento.

Gare da 60km a 100km hanno la componente resistente prevalente per quanto riguarda la velocità, la forza, e la capacità aerobica. Diventa fondamentale allenare bene l’integrazione, la stabilità delle articolazioni, la concentrazione mentale. Il volume di allenamento diventa una componente importante, aumentano molto le ore di allenamento.

Oltre i 100km si apre il mondo dell’ultra endurance, dove la componente mentale è fondamentale per la resistenza alla fatica, per l’organizzazione degli allenamenti, l’organizzazione dell’integrazione ed i materiali. Le sessioni di allenamento diventano molto lunghe, dove potrebbe essere necessario anche l’allenamento notturno, in quota, o in località lontane per gli adattamenti specifici di gara.

E’ compito del coach modulare fatica e recupero, valutare i risultati, definire il percorso tecnico in funzione dell’obiettivo. E’ compito tuo dare il massimo che PUOI esprimere.

Attenzione: “PUOI esprimere” è diverso da “VUOI esprimere”. Nel primo caso vai oltre ai tuoi limiti mentali, che nelle maggior parte delle volte è l’ostacolo più difficile da aggirare.

Mantenere il focus ti insegnerà a rimanere forte in tutte le sfide della vita, da quelle professionali ai momenti difficili che toccano la sfera personale.

Non avere paura di metterti in gioco, scoprirai di essere più forte di quanto immagini incontrando la versione migliore di te stesso.

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Riflessioni sui fallimenti

Riflettevo su quante volte mi sono dato un obiettivo e l’ho bucato.

Su quante volte mi sono dato un tempo di gara senza raggiungerlo (o senza chiudere la gara).

Di quante volte ho provato a fare qualcosa accorgendomi poi di non riuscire ad arrivare al punto.

DI quante volte ho programmato cose che poi non sono riuscito a realizzare.

Riflettevo su quanti fallimenti si attraversano ogni giorno, quante volte sbatto il naso contro quel benedetto ”mondo reale”, che penso sia un varco libero e sgombro ed invece è una cavolo di porta a vetri sempre chiusa.

Ogni giorno si deve fare i conti con il fallimento.

Pensate a quando volete fare una grossa spesa e chiedete un preventivo: probabilmente il primo sarà troppo alto e la trattativa andrà male.

Pensate a quando provate a vendere un prodotto: probabilmente la prima volta non finalizzerete.

Quando comprate online un nuovo modello di scarpe: la misura con tutta probabilità non sarà giusta.

Parlando di sport, quante volte dovete fare quella 10km per riuscire a fare il vostro personal best?

Quante volte dovete provare quel segmento Strava per riuscire a migliorare il KOM (e magari non riuscirete mai a portarlo a casa).

Ma nonostante tutto ci riproviamo sempre. 

Ci riproviamo sempre perché, a differenza dei bambini che vogliono vincere sempre, gli adulti sanno che la maggior parte delle volte si fallisce (e lamentarsi non è una strategia).

Una volta ho letto da qualche parte che “la vita è un rischio calcolato”. E’ vero, e ci passano tutti attraverso quel rischio, nessuno escluso.

Il fallimento è faticoso, snervante, avvilente. Ma l’emozione che proviamo quando riusciamo in qualcosa è così intensa e piacevole che ci ripaga di tutto il resto. Di quell’emozione dobbiamo fare tesoro, perché tra tante emozioni negative si fatica a trattenere il ricordo delle cose che ci fanno bene. 

Ricordando i momenti positivi impariamo a riconoscere la strada, impariamo a dare il giusto peso ai fallimenti, non vederli più come macigni che ci tolgono aria e luce con la loro ombra, ma come inevitabili inciampi per ottenere la nostra (e solo nostra) felicità.

“Se qualcosa può andar male, lo farà”
la vita secondo la legge di Murphy 

Postulati alla legge di Murphy

  1. Niente è facile come sembra
  2. Tutto richiede più tempo di quanto si pensi
  3. Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che può arrecare il danno maggiore sarà la prima a farlo
  4. Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto;
  5. Lasciate a se stesse, le cose tendono ad andare di male in peggio
  6. Non ci si può mettere a far qualcosa senza che qualcos’altro non vada fatto prima
  7. Ogni soluzione genera nuovi problemi
  8. I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere
  9. Per quanto nascosta sia una pecca, la natura riuscirà sempre a scovarla
  10. L’obiettivo è riuscire ad avere quelle situazioni che vanno e bene che ci ripagano di tutto il resto.

Perseverare è umano, non è diabolico.

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Le gare corte nell’allenamento per ultra trail

Le gare corte nella preparazione possono essere un ottimo allenamento stimolante per il corpo e per la mente.

Ne avevo parlato qualche anno fa senza però seguire bene il consiglio di inserire questo tipo di gare nelle programmazioni… come si dice “il calzolaio gira con le scarpe rotte”.

Le gare corte, dai 10km ai 30km, per un ultra runner possono essere considerati allenamenti specifici ad altissima intensità, molto più intensi di una sessione di ripetute in salita, o variazioni nel lungo, medio, etc.

Mentre in allenamento riusciamo a dare il 100%, in gara andiamo ben oltre per raggiungere l’avversario davanti a noi o per non farci raggiungere da quello dietro.

L’intensità solitamente è sempre in frequenza di soglia superiore, con recupero in discesa giusto per scendere di 5/6 battiti la frequenza cardiaca.

L’impegno muscolare è elevato: nel trail si spinge al massimo per tutto il tempo sollecitando forza resistente. Nelle corse su strada alleniamo la resistenza alla velocità.
Il corpo è fortemente sollecitato e se non si fanno le cose per bene si rischiano infortuni.

E’ necessario arrivare a questi “allenamenti” con una buona base di preparazione a cui deve seguire un adeguato recupero, anche di un paio di giorni.

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Quanti km bisogna correre alla settimana?

Una domanda che assilla tutti i runner: saranno sufficienti i km che faccio nella settimana? La risposta, anche in questo caso non è univoca e.. dipende!

Il chilometraggio settimanale dipende dall’obiettivo, che può andare dal “mantenersi in forma” oppure prepararsi ad una gara. Ma anche queste differenze portano a ulteriori domande: “quanta esperienza ho nella corsa?”; “quale tipo di gara devo preparare?”, eccetera. Quindi, ogni obiettivo ha il suo chilometraggio.

Una cosa però è certa: sotto un certo numero di km non ci sono benefici.

Un chilometraggio settimanale adeguato permette di:

  • Migliorare l’apprendimento del gesto motorio e quindi l’economia della corsa
  • Migliorare la resistenza muscolare alla fatica
  • Avere muscoli più forti
  • Migliorare l’efficienza nell’utilizzo dell’ossigeno da parte dei muscoli

Attenzione al recupero

Il volume non è imprescindibile dall’adeguato recupero. Se non riesco a recuperare la fatica tra un allenamento e l’altro, è inutile aumentare il volume perché si potrebbe andare incontro ad uno STOP forzato per infortunio. 

Differenziare gli stimoli

Nel volume di allenamento si devono inserire stimoli diversi affinché vi sia un miglioramento ed il chilometraggio sia realmente efficace. Al fondo lento si devono associare lavori di velocità, resistenza muscolare, potenziamento, eccetera.

Quindi, quanti chilometrai devo fare nella settimana?

Non c’è una regola precisa, ma dalle osservazioni sulla popolazione sportiva, amatotori e professionisti, si è visto che per i primi i maggiori benefici si sono ottenuti tra i valori:

  • Gare 10km: tra i 50 e 120km settimanali
  • Gare 1/2 maratona: tra i 70 e 110km settimanali
  • Gare Maratona: tra gli 80 e 140km settimanali

Per i professionisti:

  • Gare 10km: tra i 95 e 145km settimanali
  • Gare 1/2 maratona: tra i 110 e 140km settimanali
  • Gare Maratona: tra gli 110 e 160km settimanali

Sui professionisti: tenete presente che un atleta Elite di Maratona in 1h di fondo lento percorre 15/16km. Per capirci: 100km settimanali un amatore li accumula in 9/10 ore, mentre un Elite in 5/6 ore di allenamenti settimanali.

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Trail Running – Allenarsi sulla distanza o sul tempo? 

Dipende! Le gare si basano su distanza e dislivello, e questo dato può essere convertito in “tempo trascorso”, su cui costruire  gli allenamenti.

Ma questa modalità richiede un’attenzione particolare sul passo e sul percorso, che dovrà essere molto simile a quello della gara di riferimento.

Se abiti in un territorio di pianura, senza dislivello, allora il TEMPO diventa un parametro importante per definire il volume di allenamento.

Ad esempio una gara di 45km con 2000m di dislivello può richiedere 6/7 ore per essere percorsa, quindi un lunghissimo di 40km in 3h30 – 4h diventa insufficiente come carico allenante e può essere più utile pianificare l’allenamento sul tempo (ad esempio 6 ore di allenamento) con un passo che può variare tra Z2 e Z3.

Poi ci sono situazioni in cui preferisco usare il TEMPO come riferimento anche nel TRAIL in allenamenti di “costruzione”, dove non mi interessano intensità e resistenza specifica, ma solo il volume.

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Progettare l’allenamento per le ULTRA DISTANZE

Come si progetta un allenamento per un ultratrail? Sono molte le variabili ed i parametri che si devono tenere in considerazione per una buona progettazione ed in questo articolo voglio proporvi una strategia che vi permetterà di creare un percorso efficace, dalla visualizzazione efficace del vostro obiettivo alla preparazione fisica e mentale.

Quante volte avete avete sentito parlare di “visualizzazione” e “percorrere mentalmente le fasi della gara”? Tanti guru del “pensiero positivo” spesso riempiono libri e articoli di frasi motivazionali prive di senso, con idiozie più consone a venditori di pentole su una TV locale dispersa tra una replica di “Colpo Grosso” del 1985 e qualche telenovelas sudamericana.

Visualizzare mentalmente la gara significa analizzare con minuzia quello che si può incontrare nelle tante ore di percorso per essere pronti ad affrontare tutto il prevedibile, e non avere paura degli imprevisti.

Simulare la fatica realistica, dolore, messaggi negativi, dubbi, desensibilizza alle difficoltà, razionalizza la fatica e permette di ridurre le sensazioni di stress. Ma attenzione: non basta immaginare la capacità di superare il problema! E’ necessario predisporre anche il fisico, per questo la visualizzazione è solo il primo passo della progettazione.

Il percorso che suggerisco

Premessa

Gli atleti con esperienza troveranno sicuramente beneficio da questa lettura, perché potranno attingere dall’esperienza nelle precedenti gare ricordando le sensazioni positive e negative attraversate, le difficoltà e le strategie per superarle.

Per chi si affaccia per la prima volta alle ultra distanze, consiglio di assorbire più informazioni possibili da atleti esperti, per creare una esperienza – anche non sperimentata in prima persona – che sarà la base per load costruzione del proprio percorso personale.

Da dove partire

Si parte dalla documentazione di gara:

  • Regolamento: ti servirà per sapere giorni ed orari di partenza, i cancelli orari, i ristori, materiale obbligatorio (e quindi peso dello zaino).
  • LogBook: ti da le distanze tra i ristori, i tempi indicativi di percorrenza, gli orari di attraversamento dei vari punti chiave, le quote, il dislivello, i cancelli orari, i ristori, con più dettaglio rispetto al regolamento.
  • Traccia del percorso: ti permette di avere una visione di massima del territorio.
  • Tempi delle precedenti edizioni: ti permetteranno di avere indicazione realistica del passo gara.

Analisi di massima della gara

Una volta chiaro regolamento e roadbook si va a definire definire la visualizzazione, prima per grandi insiemi per poi andare sempre più in profondità. All’inizio può essere utile concentrarsi sugli aspetti più difficili ed evidenti, come le lunghe salite o lunghi tratti esposti al sole (in estate) o al gelo (in inverno), o le distanze tra i ristori.

Dividere la gara in segmenti

Le fasi iniziali dove si è fisicamente più freschi, le fasi centrali e le fasi finali dove corpo e mente saranno vicini al limite. Metti in successione le fasi in modo da poter visualizzare la tua prestazione e le sensazioni dall’inizio alla fine.

Ripercorri mentalmente i problemi (anche se non possiedi la soluzione)

I problemi avuti in precedenti gare o allenamenti possono essere punti chiave da cui riprendere la progettazione dell’allenamento. Più i problemi vengono analizzati e più il nostro cervello è in grado di creare percorsi che possono portare a soluzioni che all’inizio possono sembrare impossibili.

Procedi per per piccoli passi

Le sfide non devono essere affrontate come un blocco unico. Devono essere destrutturate in sfide più piccole, in obiettivi incrementali molto più gestibili. Ad esempio, per le lunghe  salite da oltre 1000m, mi aiuta molto immaginare il percorso dove alleno quel tipo di dislivello, alla strada percorsa ed a quella che ancora manca a raggiungere il punto più alto. In questo modo riesco a quantificare la fatica, la smonto e la rapporto a situazioni a me più familiari.

Valuta tutte le possibilità

Visualizzare mentalmente tutti i potenziali ostacoli, così non sarai solo preparato a quello che potrebbe succedere, ma allenerai anche le componenti mente-corpo a lavorare insieme per portare a termine la sfida.

Annota le visualizzazioni perché ti serviranno per costruire il piano di allenamento specifico per la tua gara.

L’efficacia di questa esercitazione mentale dipenderà dall’onestà con cui correlerai le difficoltà alle tue reali capacità.

Progettazione dell’allenamento

Ora che hai analizzato la gara tramite le tecniche di visualizzazione, trasforma quello che hai “visto” nel tuo piano di allenamento.

Ricostruisci le situazioni in cui hai individuato le maggiori difficoltà nel tuo allenamento settimanale.

Se pensi che le lunghe salite saranno il tuo problema principale, dovrai mettere il focus nell’allenamento di quel punto debole, in particolare nelle condizioni che riterrai più sfavorevoli, ad esempio dopo un intenso carico settimanale nelle ore più calde della giornata, o con mancanza di idratazione o energia adeguata.

Se pensi che le condizioni meteo saranno difficoltose, dovrai allenarti in situazioni che mettano alla prova mente e corpo, considerando che negli atleti meno esperti è sempre la mente a cedere per prima.

Più la gara sarà dura e più l’allenamento dovrà metterti alla prova.

Ricordati che la gara è solo la punta dell’iceberg della tua prestazione. Il sangue e sudore sono gli ingredienti base dell’allenamento, dove devi mettere quel maledetto cuore di cui parlano i reality e le persone che non si allenano.

Ricordati anche che il sovrallenamento è sempre dietro l’angolo. Inserisci sempre un adeguato tempo di recupero e periodi di scarico nella progettazione.

Ed ora, allenati!

Questo è un articolo della Sport Academy

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Antidolorifici nelle gare di endurance ​

Ci sono tantissimi studi ed altrettante pubblicazioni che analizzano le relazioni ed implicazioni tra la prestazione sportiva e gli analgesici da banco (come gli antinfiammatori ed il paracetamolo) in quanto ampiamente utilizzati dagli atleti di tutto il mondo per aumentare la tolleranza alla fatica, o per smorzare il dolore e ridurre l’infiammazione dalle ferite.

Vi sono prove evidenti del fatto che il paracetamolo potrebbe migliorare fortemente importanti parametri di resistenza nonché aspetti delle prestazioni neuromuscolari, attraverso una maggiore tolleranza al dolore.

È stato dimostrato che sia i FANS (Farmaci Analgesici Non Steroidei) che il paracetamolo inibiscono l’attività della ciclo-ossigenasi (COX), il che potrebbe spiegare la ridotta risposta anabolica nella fase acuta dell’allenamento e gli effetti negativi sulla forza in risposta all’allenamento cronico di resistenza. Sebbene resti da stabilire se una qualsiasi di queste osservazioni si traduca anche in detrazioni nelle prestazioni specifiche dello sport o nella riduzione dell’adattamento all’addestramento negli atleti d’élite, l’uso estensivo di questi farmaci solleva certamente problemi di sicurezza pratici, etici e importanti che devono essere affrontati.

Nel complesso, una maggiore consapevolezza tra gli atleti, gli allenatori e lo staff di supporto sui potenziali effetti negativi di questi farmaci è ampiamente raccomandata prima che la medicina analgesica, per l’allenamento o la competizione, venga considerata come un normale integratore per agevolare le prestazioni.

Vi consiglio la lettura di questo studio pubblicato sulla rivista BMJ relativamente ai problemi cardiovascolari, gastrointestinali e renali dovuti all’assunzione di analgesici prima di una maratona:

E’ ripresa in italiano dal sito Pharma-Star “il giornale on-line sui Farmaci”.

Consigli pratici in 4 punti per resistere alla fatica in una gara di Ultra Trail

Sei alla tua prima gara ultra e vuoi affrontarla al meglio? Ti do quattro semplici consigli (collaudati) che mi aiutano ogni volta che affronto un trail, dai 10 ai millemila chilometri:

1.Studiare il percorso prima della gara: conoscere i tratti più impegnativi ti permetterà di pianificare la distribuzione dello sforzo tra salite, pianura e discesa.

2.Individuare i punti di riferimento: riconoscere la prossima montagna, o il prossimo paese, ti permetterà di interpretare il roadbook con più precisione e gestire al meglio la strategia.

3.Definire obiettivi intermedi: obiettivi “vicini” come la fine di una salita o la vetta sopra di noi, permettono di distrarsi dalla fatica focalizzando l’attenzione sul prossimo obiettivo.

4.Non pensare alla fatica. È il pensiero della fatica che te la fa pesare. Goditi il panorama, pensa agli avversari, ricordati il mazzo che ti sei fatt* per prepararti alla gara, pensa alla felicità di tagliare il traguardo. Quando avrai finito di pensare a tutte queste cose sarai arrivat*.

Nota

Non è facile determinare le distanze in natura, perché le proporzioni spesso sono falsate dalle grandi dimensioni dei punti di riferimento.

Nella corsa in montagna è di fondamentale importanza imparare ad osservare il paesaggio e individuare i dettagli che permettano di distinguere le proporzioni degli oggetti, oltre a non sottostimare le difficoltà per raggiungerli.

Buone corse !

#MyRoad2UTMB

I 6 pilastri della preparazione di un Ultra Trail

Per preparare un ultra trail devono essere curati con particolare importanza alcuni aspetti, che possono essere riassunti in 6 punti descritti di seguito.

1. Allenarsi in modo adeguato
È necessario aver ben chiaro il tipo di gara che si vuole affrontare e organizzare l’allenamento di conseguenza. Ad esempio: se abbiamo in programma una gara da 100km sarà necessario allenarsi su una distanza analoga, distribuendo il chilometraggio nella settimana (è ovvio che 30km la settimana non saranno sufficienti a creare i condizionamenti necessari). Ma non basta guardare alla distanza, nel trail running è di fondamentale importanza allenare anche il dislivello ed il suo sviluppo nella distanza, quindi allenare tratti di percorso simili al percorso di gara per distanza e salita è fondamentale. Se non dovessero essere disponibili “dietro casa” sarà necessario pianificare sessioni di allenamento “in trasferta”.  Continua a leggere “I 6 pilastri della preparazione di un Ultra Trail”