Il modello che decide la tua prestazione (e non è solo la soglia)

I tre fattori che fanno la prestazione

La performance sportiva non è un numero unico. Il modello didattico più chiaro la scompone in tre macroaree che si influenzano a vicenda:

  • Condizionali o fisiche: forza, resistenza, velocità. Sono la base misurabile, quella su cui tutti si concentrano.
  • Coordinative o tecniche: schema di movimento, economia di corsa, capacità di restare efficienti quando la fatica avanza.
  • Mentali o cognitive: gestione dello sforzo, strategia, concentrazione sotto pressione.

La debolezza di uno di questi tre blocchi limita l’espressione massima degli altri. Un atleta con soglia eccellente ma tecnica scadente disperde energia; uno con grande economia ma senza controllo mentale crolla al primo errore di alimentazione o di passo.

Supercompensazione e fitness-fatica: il motore dell’adattamento

Ogni stimolo di allenamento altera l’equilibrio interno (omeostasi). La teoria di Hans Selye descrive la risposta in quattro fasi: allarme, resistenza, supercompensazione, esaurimento (se lo stress è eccessivo). L’effetto allenante immediato è uno stress temporaneo che riduce la capacità di ripetere la stessa prestazione, ed è proprio l’alternanza tra stimolo e recupero a portare al miglioramento.

La teoria della Fitness/Fatica rende tutto più dinamico: ogni seduta produce un effetto positivo cumulativo (Fitness) e uno negativo cumulativo (Fatigue). La performance reale in un dato giorno è la differenza istantanea tra i due. Programmare significa massimizzare la Fitness minimizzando la Fatigue al momento della gara. Ecco perché il recupero non è un dettaglio, ma una variabile di allenamento.

Carico esterno, carico interno: cosa misurare davvero

Carico esterno: lavoro meccanico oggettivo (watt, km, kJ).
Carico interno: risposta fisiologica e soggettiva (FC, RPE, lattato, HRV).

Il TSS (Training Stress Score) è il modello esterno più usato: mette in rapporto potenza normalizzata e FTP per la durata. Dice quanto lavoro hai fatto, non come. Due sedute con lo stesso TSS possono avere conseguenze metaboliche completamente diverse. Per questo è fondamentale integrare con la session RPE (RPE × minuti): semplice, veloce, cattura il vero costo percepito quando fattori come caldo, altitudine o fatica pregressa alterano tutti i numeri fisiologici.

L’incrocio tra TSS e sRPE è il segnale precoce: se a parità di carico esterno l’RPE sale, il corpo sta faticando più del dovuto. È il momento di scaricare, non di spingere.

Durability: il quarto fattore che vince le gare

Due atleti con uguale FTP da freschi possono arrivare a 4 ore con capacità completamente diverse. La durability interna indica quanto cali in percentuale dopo un certo lavoro speso. La durability esterna è ciò che conta in gara: quanta potenza esprimi ancora rispetto agli avversari. Spesso chi ha un calo percentuale minore non vince, perché parte da un valore assoluto più basso.

Porta il focus su cosa succede dopo 2, 3, 4 ore di carico moderato-alto. Misura la prestazione nei lavori di soglia o VO₂max inseriti in fondo a lunghi. Se il calo percentuale tra il test da fresco e lo stesso lavoro in fondo al lungo è superiore all’8-10%, la durability va allenata con priorità.

Progressione intelligente: una leva per volta

Carico = Volume × Intensità. La regola operativa è aumentare una sola leva alla volta, verificando la risposta con RPE e performance nei lavori chiave. Volume e intensità alzati insieme, senza un periodo di adattamento, portano dritti allo stato di esaurimento del modello di Selye. Gradualità e monitoraggio incrociato sono gli strumenti per tenere sotto controllo la differenza tra Fitness e Fatica.

La prossima volta che guardi solo la FTP, ricorda: la prestazione è un modello complesso, e ciò che lasci fuori dalla programmazione è esattamente ciò che ti farà rallentare quando conta.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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