Oltre la dieta fissa
Per anni il messaggio è stato: mangia tanti carboidrati, sempre. Poi è arrivata la low carb, il digiuno, il chetogenico. La nutrizione periodizzata (Jeukendrup, 2017) supera entrambi gli estremi: non esiste una regola fissa, esiste lo stimolo giusto al momento giusto. Alternare strategicamente sessioni a bassa e alta disponibilità di carboidrati permette di ottenere adattamenti metabolici profondi senza sacrificare la qualità dell’allenamento.
Train Low: accendere il segnale adattativo
Allenarsi con bassa disponibilità di carboidrati significa iniziare una seduta con le riserve di glicogeno parzialmente vuote e senza assumere zuccheri durante. Questo stato di stress cellulare attiva la proteina chinasi AMPK e il coattivatore PGC-1alpha, il master switch della biogenesi mitocondriale. In pratica, il muscolo riceve il segnale di costruire più mitocondri e di migliorare la capacità di ossidare i grassi.
Come si applica: sedute di fondo lento (Z1-Z2) al mattino a digiuno, oppure come seconda sessione dopo un allenamento depletivo. Frequenza: 2-3 volte a settimana nel periodo generale, da ridurre progressivamente man mano che ci si avvicina alla gara. Ogni sessione va chiusa con un pasto di recupero contenente carboidrati e proteine per ripristinare le riserve e sostenere l’adattamento.
Train High: quando la qualità non si negozia
Sessioni di soglia, VO2max, ripetute: qui l’intensità è alta e il glicogeno è il substrato obbligato. Affrontarle in carenza di carboidrati significa non riuscire a esprimere la potenza necessaria, degradando lo stimolo allenante. In queste sedute la disponibilità di carboidrati deve essere piena: pasto pre-allenamento con carboidrati, eventuale integrazione durante se la durata supera i 90 minuti.
Train the Gut: allenare l’intestino
Uno degli errori più frequenti in gara è il distress gastrointestinale: nausea, gonfiore, crampi. La causa non è solo lo sforzo, ma un intestino non abituato a ricevere carboidrati in movimento. L’apparato digerente si adatta: l’esposizione ripetuta ad alti carichi di carboidrati durante l’esercizio aumenta l’espressione dei trasportatori intestinali SGLT1 e GLUT5, migliorando l’assorbimento e riducendo i sintomi (Jeukendrup, 2017).
Protocollo pratico: iniziare con 30-40 g/h di carboidrati in allenamento, utilizzando un mix di glucosio e fruttosio (rapporto 2:1) per sfruttare trasportatori multipli. Aumentare di 10 g/h ogni 1-2 settimane, monitorando la tolleranza. L’obiettivo è raggiungere 60-90 g/h, il range che la letteratura indica come ottimale per le gare di lunga durata. Inserire queste sessioni nelle 6-8 settimane prima della gara target.
La periodizzazione nelle fasi di allenamento
La nutrizione periodizzata non è un interruttore on/off: segue la logica del piano di allenamento.
- Periodo generale: alta frequenza di train low (2-3 sedute/settimana), focus sull’adattamento metabolico e sull’efficienza lipidica. L’alimentazione quotidiana è bilanciata, con carboidrati concentrati nei pasti di recupero.
- Periodo specifico: riduzione del train low a 1-2 sedute, introduzione sistematica del fueling in allenamento. Si inizia a testare la strategia di gara (gel, bevande, dosaggi) sulle sedute lunghe.
- Taper: train low azzerato, disponibilità di carboidrati mantenuta alta per ridurre la fatica residua e massimizzare le scorte di glicogeno. È il momento di replicare fedelmente il piano nutrizionale di gara.
Flessibilità, non caos
Il messaggio finale è chiaro: non esiste la dieta perfetta, esiste la strategia giusta per ogni seduta. Alternare train low e train high, allenare l’intestino, modulare i carboidrati in base alla fase: questo è il vero vantaggio competitivo. Non si tratta di mangiare meno, ma di mangiare meglio, con un timing preciso e uno scopo allenante.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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