Il ritmo gara nella maratona e nel trail

Il ritmo gara è frutto di una interpolazione di un complesso un calcolo differenziale basato sull’analisi di una fitta rete baesyana. 

Vediamo insieme come calcolarlo. 

Tranquillo, sto scherzando… anche se nella pratica il nostro cervello elabora le informazioni di ritmo secondo una logica molto simile a quel tipo di calcolo. 

Ritmo gara nella maratona

Nella maratona, il ritmo gara è facilmente calcolabile. 

Per chi non ha mai corso la distanza dei 42km: si definisce un ritmo di riferimento (solitamente aggiungendo dai 15” ai 30” al km al ritmo sui 10km) e si verifica tramite i lunghissimi se questo ritmo è sostenibile. 

Chi è già maratoneta prenderà come riferimento il ritmo dell’ultima gara e verificherà nei lunghissimi se il riferimento è sostenibile o se dovrà essere riadattato alle nuove condizioni.

Una volta individuato il giusto ritmo di gara si deciderà la strategia che più si adatta alla fisiologia dell’atleta:

  • correre la prima metà con ritmo leggermente inferiore per accelerare nella seconda metà 
  • correre la prima metà più velocemente della seconda
  • correre a ritmo costante per tutta la gara (metodo che consiglio e che si è dimostrato sempre il più efficace)

Ritmo gara nel Trail e Ultratrail

Ma in un trail o, ancora più difficile, in un ultra trail??

Qui le cose si complicano per alcuni motivi:

  • Diversità nelle variazioni altimetriche 
  • Variabilità nelle condizioni del fondo, anche in funzione del meteo
  • Altitudine e variazioni di quota 
  • Difficoltà nel seguire il tracciato in ambiente naturale 

In un trail di lunghezza intorno ai 50km, a meno di non conoscere già molto bene il percorso, le variazioni altimetriche ed il fondo inseriranno molte variabili che faranno oscillare il ritmo gara anche di diversi minuti a km. Ma la distanza non eccessiva ci permetterà di fare dei “test race” in condizioni simili fornendo informazioni utili al fine di stimare il ritmo da tenere. 

In ultratrail attorno ai 100km, o più lunghi, aggiungiamo alle difficoltà di base la difficoltà nel testare la distanza. 

Come individuare il ritmo corretto?

Ci sono diverse strategie:

  • andare a occhio 🙂
  • analizzare le statistiche delle edizioni passate individuando il potenziale posizionamento individuando atleti simili a voi
  • analizzare le statistiche ed andare ad occhio
  • analizzare la potenza media calcolata su gare analoghe. 

Ma più di tutte le precedenti, l’esperienza del runner unita alla mano sapiente del preparatore, sarà determinante. 

Alcuni studi hanno riconosciuto che l’andaura  oscilla naturalmente come risultato di un complesso processo di segnali che ha origine nel cervello, allo scopo di raggiungere una strategia di gara globale, sia intenzionale che inconsapevole.

Le ricerche sul Central Governor Model suggeriscono che l’attività fisica sia controllata dal cervello attraverso una serie di circuiti neurali di retroazione sensoriale. Il sistema nervoso subconscio modula l’intensità sulla base della risposta fisiologica  dell’unità motoria, delle riserve di glicogeno, dei muscoli cardiorespiratori, e della conoscenza pregressa del limite, per mantenere l’omeostasi e prevenire il crollo fisiologico.

Quindi come definire il ritmo in un ultratrail?

Prima di tutto è necessario aver accumulato una buona esperienza nel gestire tante ore di sforzo, perché il ritmo medio sarà proprio in relazione alla capacità di gestire l’elevato accumulo di fatica ed un efficiente utilizzo dei sistemi energetici. 

Le salite vi porteranno a consumare molto glicogeno, che se non integrato porterà ad avere un pesante calo della prestazione. 

L’integrazione di BCAA 4:1:1 permetterà di migliorare l’apporto energetico e migliorerà il recupero della fatica muscolare. 

Bere tanta acqua e integrare sali mineralidarà la possibilità all’organismo di mantenere efficace la contrazione muscolare ed abbasserà la percezione della fatica. 

I tratti in piano ed in discesa saranno prevalentemente corsi tra il 70% e 80% della FCMax, attorno alla soglia aerobica, in modo da sfruttare le infinite riserve energetiche degli acidi grassi e permettere il recupero muscolare (questo ritmo permette di integrare anche solo con cibo “naturale”). 

Gli allenamenti lunghissimi in natura serviranno per prendere confidenza con questi aspetti e vi daranno la misura indicativa del ritmo per la gara che state preparando.

I percorsi dovranno essere studiati per la distanza ed il dislivello che si andrà ad affrontare, favorendo l’accumulo di fatica. Potrà essere utile suddividere il carico su più giorni, anche più volte al giorno. Il ritmo medio dell’ultima sessione sarà molto probabilmente il ritmo da tenere in gara. 

Consigli 

L’intensità scelta è fondamentale per l’efficacia di una di gara e deve essere prevalentemente aerobica-ossidativa per essere sostenuta sulla distanza. La soglia aerobica (definita come il primo aumento di lattato ematico, da non confondere con il massimo livello di lattato che è la soglia anaerobica) è il punto di riferimento utile perché generalmente corrisponde ad un ritmo di gara sostenibile per molto tempo.

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Prevenire gli infortuni nella corsa tramite lo screening funzionale

Siamo a ridosso della prima fase della stagione competitiva; per mesi abbiamo messo a dura prova il nostro corpo con pesanti e lunghi allenamenti portando al limite il sistema locomotore. A volte questo limite lo si è anche superato portando a casa, oltre alla fatica, qualche acciacco più o meno invalidante. 

Ma come fare per non vanificare tanto duro lavoro mantenendo il corpo efficiente e preservarlo da futuri infortuni? Non si può! 

O meglio, non si può arrivare ad avere la certezza assoluta di non incappare in qualche incidente di percorso, però si possono attuare delle strategie per prevenire  infiammazioni, contratture, lesioni, che possono dipendere da: carenze muscolari, limitata mobilità articolare, scarsa attivazione neuromuscolare, asimmetrie, utilizzando uno strumento chiamato: screening funzionale

Lo screening valuta fattori intrinseci come postura del piede, allineamento e controllo muscolare, per prevedere e quindi correggere errori che possano rendere un atleta vulnerabile agli infortuni.

Uno dei protocolli più utilizzati è il FMS (Functional Movement Screen) ossia una valutazione del movimento funzionale costituita da sette test. 

Tutti i test sono particolarmente indicativi per valutare l’efficenza dell’atleta. In particolare ne sono stati individuati due che hanno una correlazione molto stretta alla possibilità di incorrere in infortuni legati alla corsa: l’affondo ed il sollevamento attivo della gamba tesa.

Studi sulla sindrome dolorosa patello femorale o più comunemente chiamato “ginocchio dello sportivo” hanno identificato alcuni fattori chiave di rischio come la debolezza dell’adduttore dell’anca e la tensione della bandelletta ileotibiale. Anche la ricerca sulla valutazione della stabilità del tronco si è dimostrata utile poiché la valutazione della postura permette una significativa previsione degli infortuni.

Uno studio recente ha scoperto che i metodi preventivi, come l’allenamento mirato al potenziamento, riducono di un terzo la frequenza degli infortuni rispetto alla percentuale stimata, e l’allenamento propriocettivo la riduce della metà, suggerendo che identificare deficit propriocettivi e di forza nei runner possa risultare utile per tenere lontani possibili infortuni.

In cosa consiste il Functional Movement Screen?

Lo screening consiste nell’effettuare 7 test dove si valutano mobilità e stabilità in alcuni movimenti ben definiti.

Il punteggio viene effettuato in base alla capacità di eseguire del tutto o parzialmente l’esercizio. Più è basso il punteggio e più sarà alta la probabilità di subire infortuni, a meno di non intervenire con esercizi correttivi.

Vediamo di seguito come funziona la valutazione.

1. Deep squat (Squat profondo)

Valutazione:

  • mobilità: spalle, schiena, anche, ginocchia, caviglie
  • stabilità: spalle e schiena

In posizione di partenza mettendo i piedi alla larghezza delle spalle ed allineati al piano sagittale. Il bastone sarà tenuto sopra la testa con le spalle flesse e addotte con i gomiti estesi. Si effettua uno squat con i talloni appoggiati al pavimento, con testa e petto rivolti in avanti. 

Se il punteggio di III non viene raggiunto, si eseguirà il test con una tavoletta alta 2 cm sotto i talloni. Se il test riesce si assegnerà punteggio II. Se invece nemmeno con la tavoletta sarà possibile eseguire il test, si darà punteggio I.

2. Hurdle Step (superamento di un ostacolo)

  • mobilità: anche, ginocchia, caviglie
  • stabilità: fianchi, core

Si allineano i piedi ponendo l’estremità delle dita alla base dell’ostacolo. Si regola l’altezza dell’ostacolo all’altezza della tuberosità tibiale (sotto la rotula).

Il bastone sarà posizionato sulle spalle, appena sotto il collo. 

Si dovrà superare lentamente l’ostacolo e toccare con il tallone il pavimento mentre la gamba di appoggio rimane in estensione. Si ritorna infine nella posizione iniziale. 

Viene assegnato un punteggio III se una ripetizione è completata bilateralmente, un II se si compensa in qualche modo torcendo, appoggiandosi o spostando la colonna vertebrale e un I se si verifica una perdita di equilibrio o si tocca l’ostacolo.

3. In-line lunge (affondo in linea)

  • mobilità e stabilità: tronco, spalla, anca, caviglia
  • flessibilità: quadricipiti
  • stabilità: ginocchio

Si prende la misura della tibia dal pavimento alla tuberosità tibiale (sotto la rotula) e si riporta la misura sul pavimento partendo dalla punta dei piedi in avanti.

Si terrà il bastone dietro la schiena in contatto con la testa, la colonna vertebrale e l’osso sacro. La mano che è opposta al piede anteriore dovrebbe afferrare il bastone all’altezza della base cervicale e l’altra mano alla zona lombare. 

Facendo un passo in avanti posizionano le dita del piede all’altezza della misura sopra riportata, si farà un affondo mantenendo i piedi tra loro su un’unica linea.

Viene fornito un III per una ripetizione completata con successo, un II se si compiono delle  compensazioni e un I se non si riesce a completare il test o se si perde l’equilibrio.

4. Shoulder Mobility (mobilità della spalla)

  • mobilità: spalle, scapole, spina toracica

Si misura la distanza dal polso all’estremità del terzo dito.

Si chiudono le mani a pugno e si portano dietro la schiena, con un braccio che passa da sopra, dietro la nuca, e l’altro da sotto dietro la scapola.

Si misura la distanza tra i due pugni sul retro nel punto più vicino. 

Viene dato un III se i pugni sono a una distanza pari alla misura della mano, un II se i pugni hanno una distanza entro una volta e mezza la mano, e un I se i pugni cadono fuori da questa lunghezza. 

Alla fine di questo test viene fatto una prova di compensazione . 

Mettendo una mano sulla spalla opposta si tenterà di puntare il gomito verso l’alto. Se viene avvertito dolore viene assegnato un punteggio pari a zero per l’intero test di mobilità della spalla.

5. Active Straight Leg Raise (sollevamento attivo della gamba tesa)

  • flessibilità: ischiocrurali
  • stabilità: core

La posizione di partenza per il sollevamento della gamba avviene da sdraiati supini con le braccia in posizione anatomica e la testa appoggiata sul pavimento. 

Si identifica il punto medio della coscia prendendo come riferimento il centro della rotula e  la spina iliaca anteriore superiore (il fianco).Si posizionerà il bastone perpendicolare a questa posizione. 

Si solleverà la gamba con piede a martello e ginocchio esteso mantenendo la gamba opposta a contatto con il pavimento. 

Se il malleolo della gamba sollevata supera il bastone, viene indicato un punteggio di III. Se il malleolo non passa il bastone si verifica se la perpendicolare che scende dal malleolo  ricade tra il punto medio della coscia e la rotula, in questo caso si otterrà il punteggio II. Se non si supera il ginocchio viene ricevuto un I. 

Il test dovrebbe essere eseguito bilateralmente.

6. Trunk stability push-up (stabilità del tronco)

  • Stabilità: core

Il test si effettua in posizione prona con entrambi i piedi uniti e le mani posizionate alla larghezza delle spalle con i pollici all’altezza della fronte per i maschi e all’altezza del mento per le femmine. 

Con le ginocchia completamente estese eseguire un push-up in questa posizione senza flessione della colonna lombare. Completando il push-up viene dato un punteggio di III. Se non si è in grado di eseguire il push-up riposizionare le mani con i pollici allineati con il mento per i maschi e le clavicole per le femmine. Se un push-up ha successo in questa posizione viene dato un punteggio di II; in caso contrario, viene segnato un I. 

Alla fine di questo test viene fatto un esame di compensazione. Il soggetto dovrebbe eseguire una flessione della schiena nella posizione di sollevamento. Se c’è dolore associato a questo movimento, viene dato un punteggio pari a zero per l’intero test.

7. Rotary Stability  (stabilità rotatoria)

Il test si effettua in posizione prona mantenendo appoggiate a terra ginocchio e mano dello stesso lato sollevando braccio e gamba opposta per poi avvicinarli facendo toccare gomito e rotula. Se il movimento riesce si fa punteggio III. Se non si riesce a completare il test senza perdita di equilibrio si esegue con braccio e gamba opposte incrociate. Se fallisce anche questo tentativo si ottiene punteggio I.

III
II
I

Allenamento al femminile: ottimizzare la periodizzazione

Nonostante si tenda a non differenziare l’allenamento maschile da quello femminile, il buon coach deve avere ben chiare le differenze ormonali e metaboliche che caratterizzano i due sessi, perché in alcuni soggetti queste differenze possono condizionare marcatamente la programmazione della preparazione atletica.

Differenze tra uomo e donna 

Uomini e donne sono molto diversi tra loro e non solo dal punto di vista estetico, ma essenzialmente perché le donne hanno la capacità di generare nuovi esseri umani e questa caratteristica influisce su ormoni, composizione corporea, struttura ossea, metabolismo, umore, eccetera.

Vediamo alcune di queste differenze.

Grasso

Le donne hanno una percentuale di grasso superiore a quella degli uomini (grasso essenziale 10-13% contro 2-5% negli uomini). Questa caratteristica è dovuta alla necessità di preservare la sopravvivenza per le  funzioni riproduttive. 

Percentuali di grasso (indicative):

  • Atlete donne: 14-20%
  • Atleti uomini: 6-13% 

Ormoni

Le donne hanno una maggior predominanza di estrogeni e minore produzione di testosterone. Questo influisce sulla massa muscolare con conseguenti ripercussioni sulle prestazioni relative al metabolismo energetico, con una minore capacità di esprimere potenza attraverso la via glicolitica per la minore massa muscolare e quindi del minor creatinfosfato disponibile.

Testosterone ematico:

  • donne: 15-70ng/dL
  • uomini: 280-1100 ng/dL

Estrogeni ematici: 

  • donne: 30-120 pg/ml
  • uomini: 15-60 ps/ml

La minor presenza di testosterone influisce sulla quantità di emoglobina (inferiore del 10-15% rispetto agli uomini), limitando anche il numero di mitocondri per miofibrilla riducendo la potenza anaerobica.

Liquidi

Alti livelli di estrogeni portano ad avere una vasodilatazione dei letti venosi ed aumentano la permeabilità capillare: questo porta ad avere un accumulo di liquidi, specialmente nella parte inferiore del corpo, e così una maggior predisposizione alla ritenzione idrica. 

Per equilibrare la circolazione dopo l’allenamento è consigliabile una routine muscolare per la parte superiore del corpo per riequilibrare la circolazione ed evitare ristagni e ritenzione idrica nella parte inferiore.

Ciclo mestruale

E’ regolato dai cambiamenti ormonali indotti da ipotalamo, ipofisi e dallo stesso ovaio, ed ha impatti sia sullo stato metabolico sia sulla performance, per questo è importante conoscere le fasi che lo caratterizzano.

Fase follicolare

Inizia con il mestruo e dura in media 13-15 giorni. In questa fase si ha un aumento della produzione di estrogeni. 

Gli estrogeni influenzano l’organismo:

  • Migliorando sensibilità all’insulina
  • Aumentando gli enzimi per l’ossidazione degli acidi grassi
  • Riducendo dell’appetito

Gli studi hanno individuato in questa fase il momento migliore per allenarsi in quanto:

  • Si ha un aumento della forza
  • Aumenta la resistenza al dolore
  • Migliora l’endurance
  • Si ha una minore tendenza all’affaticamento
  • Migliora la concentrazione
  • Si ha una migliore attivazione neuromuscolare

Fase di ovulazione

Avviene indicativamente attorno al 13° giorno e può durare fino a 48 ore. E’ l’apice della condizione di forma. E’ caratterizzata dal picco di produzione di estrogeni e porta al massimo le condizioni della fase precedente.

Fase luteale 

Segue a fase di ovulazione e dura 14 giorni. E’ la fase discendente della condizione di forma ed è caratterizzata da:

  • Diminuzione degli estrogeni fino alla fase mestruale 
  • Aumento della produzione di progesterone
  • Aumento della temperatura corporea
  • Aumento del battito cardiaco
  • Minor resistenza alla fatica

Il progesterone alto comporta:

  • Minore sensibilità all’insulina
  • Aumento dell’appetito
  • Aumento di percezione della fatica
  • Passaggio dal metabolismo glucidico a quello lipidico
  • Calo graduale di forza e coordinazione

Verso la fine della fase luteale (inizio della fase premestruale) si ha il crollo della condizione di forma. Questo momento è codificato con la definizione di “sidrome premestruale” ed è caratterizzata da:

  • Calo degli estrogeni 
  • Calo del progesterone 
  • Crollo della serotonina 
  • Aumento del cortisolo
  • Gonfiore
  • Malumore
  • Aumento della ritenzione idrica
  • Minore sensibilità insulinica

Strategia di allenamento

L’allenamento in base al ciclo non ha dimostrato una efficacia nel 100% dei casi in quanto ogni donna ha un adattamento personale alle diverse fasi, tuttavia se avete riscontrato che nei primi 15 giorni avete una condizione fisica ottimale che va a calare nella seconda, potete provare a fare vostra questa strategia:

Giorni da 1 a 5 – Fase follicolare

Questi giorni sono caratterizzati dal mestruo e la condizione non è ottimale.

Prediligere un allenamento a bassa intensità.

Giorni da 5 a 14 – Fase follicolare 

Con l’aumento della produzione di estrogeni che caratterizzano questa fase si imposta la preparazione con allenamenti di volume e di alta intensità.

La migliore sensibilità all’insulina darà modo di ottimizzare le ricariche glucidiche con una maggiore energia per gli allenamenti di forza.

Giorni da 14 a 15 – Ovulazione 

E’ l’apice della condizione di forma. Può essere il periodo adatto per allenamenti massimali, gare, attività ad alta intensità.

Giorni da 15 a 28 – Fase luteale

In questa fase cala drasticamente le produzione di estrogeni ed aumenta la produzione di progesterone che raggiungerà l’apice a ridosso del mestruo.

Tra il giorno 15 ed il giorno. 21 si andranno a prediligere allenamenti di volume riducendo l’intensità.

Tra il giorno 21 ed il giorno 28 l’allenamento sarà più orientato verso la bassa intensità tra la soglia aerobica e la zona lipolitica.

Durante tutta questa fase è consigliabile ridurre i carboidrati vista la minore sensibilità al loro utilizzo. 

Conclusioni

Le indicazioni che trovate nell’articolo sono generiche, riferibili ad una persona sana, senza disturbi ormonali o altri legati all’apparato riproduttivo.

Se vi ritrovate nelle condizioni descritte nelle varie fasi provate a periodizzare il ciclo di allenamento sull’andamento ormonale e verificate i risultati.

Se vuoi essere seguita con un allenamento personalizzato per la tua preparazione atletica, contattami senza impegno compilando il form:

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La propriocettività: correre bene, per correre veloci e sicuri

L’allenamento della propriocettività è un condizionamento fondamentale per un runner, e lo è ancora di più per un trail runner.  

La propriocettività è la capacità di percepire la posizione ed i movimenti del corpo in rapporto allo spazio esterno. 

Avere ben chiara la percezione del movimento nell’azione di corsa sia su superfici stabili come l’asfalto, sia su superfici instabili come un sentiero di montagna, ci permette di avere:

  • una maggior efficienza nel movimento di atterraggio e spinta 
  • un miglior equilibrio a fronte di avvallamenti, asperità, buche o sassi sul terreno
  • una maggior stabilità ed equilibrio su superfici scivolose

L’allenamento della propriocettività migliora l’equilibrio, la stabilità, la percezione dell’aderenza, il trasferimento della potenza tra le catene cinetiche, e diminuisce il rischio di infortunio.

I propriocettori, oltre a controllare l’articolazione dandogli stabilità, regolano anche la postura. 

La postura può essere definita come “l’insieme degli atteggiamenti volontari ed involontari che caratterizzano sia la struttura portante del corpo sia quella dei segmenti corporei nella posizione spaziale rispetto agli altri”. 

Una postura equilibrata sia statica che dinamica migliora la bio-meccanica del movimento, la capacità di “sentire” il proprio corpo e renderlo reattivo rispetto agli stimoli esterni. 

Per fare in modo che le situazioni stressanti di gara non influenzino negativamente la capacità di equilibrio e stabilità, è importante abbinare alla propriocettività anche l’utilizzo di esercizi che richiedano l’utilizzo della attenzione divisa, selettiva, contenuta

  • Attenzione divisa: è la capacità di prestare attenzione ed elaborare diversi stimoli che ci giungono contemporaneamente 
  • Attenzione selettiva: la capacità di concentrarsi su uno o più stimoli selettivi, selezionandoli tra quelli distrattivi
  • Attenzione sostenuta: è la capacità di mantenere l’attenzione protratta nel tempo su determinati stimoli specifici. 

Gli esercizi propriocettivi da prediligere sono quelli che, contemporaneamente alla parte superiore del corpo, destabilizzano anche la verticale. In questo modo si crea una migliore gestione e controllo del movimento. 

Una volta raggiunto un buon livello di capacità propriocettiva si possono svolgere gli esercizi ad occhi chiusi. Questo metodo incrementa anche la capacità di controllo e la capacità di percezione del corpo attivando i neuroni a specchio, che tramite l’immaginazione, ricreano gli schemi motori che facilitano poi la capacità motoria dell’atleta.

Esercizi

Gli esercizi per la propriocettività sono tantissimi e possono essere svolti a corpo libero o con l’utilizzo di attrezzi. Vi elenco qui di seguito alcuni esempi che possono essere svolti a casa:

A corpo libero

  1. Restare in equilibrio su un piede solo
  2. Su un piede, con le mani ai fianchi: compiere salti laterali a destra e sinistra
  3. Su in piede: saltare compiendo una rotazione di 180° atterrando su un piede solo
  4. Fare un balzo in avanti ed atterrare in frenata su un piede solo

Con l’utilizzo di attrezzi

  1. Con la tavoletta propriocettiva
    1. con entrambi i piedi cercare di mantenere l’equilibrio
    2. con un piede solo cercare di mantenere l’equilibrio
  2. Con balance disc:
    1. con un piede solo cercare di mantenere l’equilibrio
    2. sul piede in avanti effettuare un affondo (con passo indietro)
    3. con un piede effettuare un salto atterrando sul balance disc
    4. con due balance disc:
      1. effettuare l’esercizio jump squat
      2. da una posizione rialzata effettuare un drop jump atterrando sui balance disc

Per aumentare la difficoltà è possibile eseguire gli esercizi con gli occhi chiusi

Gli esercizi propriocettivi devono essere eseguiti da scalzi

Mi sono limitato ad alcuni esercizi abbastanza semplici per gli arti inferiori, ma se ne possono fare davvero tanti utilizzando anche strumenti come fitball, elastici, corde, balance board, carrelli, ostacoli, eccetera.

L’unico limite è dato dalla vostra fantasia (e dalle vostre capacita motorie). 

Buoni allenamenti!