L’errore da smontare
Si parla molto di antiossidanti e infiammazione, quasi sempre a sproposito. Il riflesso più diffuso è aggiungere vitamina C o E in megadosi per contrastare lo stress dell’allenamento. I dati raccontano una storia diversa: lo stress ossidativo acuto non è un nemico da eliminare, ma un segnale che accende gli adattamenti. L’errore più costoso è confondere il danno ossidativo cronico con il segnale acuto che segue un blocco di qualità.
Mitohormesis: i ROS come interruttore
Il termine corretto è mitohormesis. I ROS mitocondriali generati dall’esercizio attivano vie di segnalazione adattative: PGC-1α per la biogenesi mitocondriale, PPARγ per la sensibilità insulinica, Nrf2 per gli enzimi antiossidanti endogeni. Se tamponi quei ROS con antiossidanti esogeni prima che raggiungano la soglia di segnale, blocchi l’intero programma adattativo. Non è teoria: è fisiologia dell’esercizio documentata nell’uomo.
Ristow 2009: i numeri nell’uomo
Ristow e colleghi (2009) hanno condotto un trial controllato su 40 uomini sani: 4 settimane di esercizio con 1000 mg/die di vitamina C e 400 UI/die di vitamina E, oppure placebo. Nel gruppo placebo la sensibilità insulinica migliorava, nel gruppo antiossidanti no. L’espressione di PGC-1α, PPARγ e degli enzimi antiossidanti endogeni SOD1, SOD2 e GPx1 era soppressa. Il dato è netto: l’integrazione antiossidante ha cancellato effetti metabolici chiave dell’allenamento.
Strobel 2011: non è solo vitamina C
Strobel e colleghi (2011) hanno testato vitamina E e acido α-lipoico in ratti maschi per 14 settimane. Risultato: riduzione di PGC-1α mRNA e proteina, riduzione di COX IV e minore attività della citrato sintasi. L’effetto compariva anche nei sedentari, non solo negli allenati. Significa che gli antiossidanti diretti ad alto dosaggio non sono un problema specifico della vitamina C, ma un rischio comune a tutta la categoria. Anche il turnover mitocondriale basale ha bisogno di segnalazione redox.
Infiammazione cronica: l’altro lato
L’infiammazione cronica di basso grado è un problema diverso. Todoric e colleghi (2016) descrivono come l’infiammazione cronica promuova la tumorigenesi e come dieta, esercizio e controllo del peso riducano marker sistemici. Sumi e colleghi (2020), su modello animale con infiammazione cronica indotta, mostrano che l’associazione tra esercizio contro resistenza e alimenti antinfiammatori — EPA/DHA e α-lattoalbumina — attenua l’atrofia muscolare e ripristina la via Akt/FOXO1, spesso bloccata dall’infiammazione. Il punto non è eliminare ogni segnale infiammatorio acuto, ma non cronicizzarlo.
Protocollo pratico per atleti endurance
- Non integrare cronicamente vitamina C sopra 500-1000 mg/die e vitamina E in dosi farmacologiche durante i blocchi di costruzione.
- Se il recupero immediato prevale sull’adattamento — taper, gare ravvicinate — la finestra può cambiare, ma va valutata sul singolo contesto.
- Privilegia antiossidanti da matrice alimentare: frutta, verdura, omega-3, proteine di qualità.
- Non usare megadosi antiossidanti per “proteggere” dal danno muscolare: il segnale è parte del processo.
- Se vuoi agire sull’infiammazione cronica, lavora su dieta ed esercizio regolare, non su capsule isolate.
La periodizzazione degli antiossidanti
La letteratura non dice che gli antiossidanti sono inutili in assoluto. Dice che vanno contestualizzati. Durante i blocchi di carico il segnale redox è parte dell’adattamento: integrarlo ad alto dosaggio è controproducente. In finestre brevi dove il recupero immediato prevale — un taper, una gara dopo un’altra a distanza ravvicinata — il bilancio può spostarsi. Fuori da questi contesti, la fonte migliore resta l’alimentazione: dosaggi fisiologici, matrice completa, zero rischio di spegnere il segnale.
Il cronometro non si corregge con una capsula. Si corregge con la coerenza del protocollo, prima di tutto alimentare e di allenamento.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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