Lungo Progressivo: Allenamento Trail Running della Settimana

Si parla molto di lungo lento, quasi sempre a sproposito. L’errore che quasi tutti commettono è credere che la resistenza trail si costruisca solo con ore e ore a ritmo costante in Z2. Il risultato è un atleta capace di andare piano a lungo, ma che crolla nel momento esatto in cui la gara — o il terreno — richiede un cambio di passo. Il lungo progressivo non è un lento che accelera perché ti annoi: è una seduta con tre fasi metaboliche distinte, progettata per insegnare al corpo a cambiare substrato energetico mentre la fatica sale.

Obiettivo

Insegnare al sistema aerobico a passare in modo fluido dall’ossidazione dei lipidi a quella dei carboidrati, aumentando progressivamente l’intensità mentre le riserve di glicogeno si riducono. L’obiettivo non è solo la capacità lipidica (quanti grassi usi), ma la potenza lipidica: fino a che intensità riesci a sostenere il lavoro con un metabolismo prevalentemente lipidico, prima di dover passare ai carboidrati. È l’adattamento che fa la differenza negli ultimi 10 km di un trail.

Sessioni della settimana

Giorno 1 — Lungo progressivo (seduta chiave)

  • Durata totale: da 2h a 2h30
  • Struttura in tre fasi:

Fase 1 — 40% della durata totale (48-60 min): Z1 pura, 60-70% FCmax. Ritmo molto facile, conversazione piena. Percezione di sforzo (RPE) 1-2. È la fase di “innesco lipidico”: il corpo inizia a svuotare gradualmente il glicogeno e impara a ossidare i grassi.

Fase 2 — 35% della durata totale (42-52 min): progressione da Z2 bassa a Z2 alta (70-80% FCmax), poi ingresso in Z3 (80-85% FCmax). RPE sale da 3 a 5-6. Qui entri nella potenza lipidica: il corpo è costretto a mantenere un’intensità media usando ancora in prevalenza i grassi, con un contributo crescente dei carboidrati.

Fase 3 — 25% della durata totale (30-37 min): Z3 alta fino a Z4 iniziale (85-92% FCmax), corrispondente al tuo ritmo gara trail. RPE 6-7. Con il glicogeno ormai ridotto dalle prime due fasi, il corpo impara a sostenere un’intensità elevata in condizioni di disponibilità energetica limitata, proprio come negli ultimi tratti di una competizione.

Giorno 2 — Fondo lento di recupero attivo

  • Durata: 40-50 minuti
  • Intensità: Z1, <70% FCmax
  • Scopo: smaltimento del lattato residuo e capillarizzazione muscolare senza stress aggiuntivo. Serve a consolidare gli adattamenti del lungo senza accumulare fatica.

Giorno 3 — Fartlek in salita (opzionale, per chi ha gamba)

  • Durata: 60 minuti totali
  • Struttura: 15 minuti di riscaldamento in Z1, poi 6-8 allunghi di 2 minuti in salita al 6-10% a intensità Z4-Z5 (ritmo VAM, percezione 8/10), con recupero in discesa a passo facile fino a normalizzazione del respiro. Chiusura con 10 minuti di defaticamento in Z1.
  • Scopo: richiamo neuromuscolare e di potenza aerobica, senza intaccare il recupero dal lungo.

Come eseguire il lungo progressivo

La progressione deve essere reale e controllata: ogni fase più veloce della precedente, mai il contrario. Non si tratta di correre a sensazione, ma di rispettare zone di frequenza cardiaca precise. Usa un cardiofrequenzimetro o un orologio con rilevazione al polso. Il segnale che stai sbagliando? Se nei primi 20 minuti sei già in Z2, hai bruciato la seduta. La disciplina nella prima fase è tutto.

Sul piano alimentare, un’ora prima del lungo assumi una colazione leggera a base di pane integrale con marmellata o un porridge di avena. Durante la corsa, evita gel o maltodestrine nella prima e seconda fase. Introduci carboidrati solo nella terza fase, quando il ritmo sale davvero: datteri o banana sono opzioni efficaci. L’obiettivo è che il corpo impari a lavorare in condizioni di disponibilità energetica progressivamente ridotta, proprio come in gara.

Errori comuni

  • Partenza troppo veloce: se la Fase 1 è già in Z2, non stai facendo un progressivo ma un medio costante con finale affaticato. Il corpo non ha il tempo di attivare il metabolismo lipidico in modo significativo.
  • Saltare la Fase 2: passare direttamente da Z1 a Z4 senza la progressione intermedia in Z3 non allena la potenza lipidica, che è invece il cuore dell’adattamento di questa seduta.
  • Alimentazione errata: assumere carboidrati già nella prima ora blocca l’adattamento lipidico. Il segnale metabolico che vuoi dare al corpo è: “impara a usare i grassi quando il glicogeno scarseggia”. Se fornisci zuccheri dall’inizio, questo segnale non arriva.

Adattamenti fisiologici attesi

Il lungo progressivo agisce su più fronti. La fase iniziale in Z1 stimola la capacità lipidica: aumenti la quantità di grassi che i muscoli sono in grado di ossidare. La fase intermedia in Z2-Z3 allena la potenza lipidica: la massima intensità a cui puoi ancora fare affidamento prevalente sui lipidi. La fase finale a ritmo gara, eseguita in condizioni di glicogeno ridotto, migliora l’efficienza metabolica e la capacità di sostenere intensità medio-alte in stato di fatica, un adattamento cruciale per il trail running dove il pacing non è mai costante ma dettato dal terreno e dalla distanza.

Dal punto di vista cellulare, lavorare in progressione fino alla Z4 stimola anche l’aumento della densità mitocondriale e la conversione delle fibre intermedie (tipo 2a) in fibre lente (tipo 1), più resistenti alla fatica. È la seduta che costruisce il motore aerobico completo, non solo il serbatoio.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.