Forza funzionale outdoor: Allenamento Trail Running della Settimana

Si parla spesso di forza nel trail come se fosse un optional. La realtà è che senza forza funzionale l’economia di corsa crolla, gli infortuni aumentano e il dislivello diventa un nemico. Questa settimana integriamo un circuito a corpo libero direttamente nella corsa: nessun attrezzo, solo il tuo corpo e il sentiero.

Obiettivo

Migliorare la forza specifica per il trail: spinta in salita, stabilità del core, reattività. Il circuito alterna esercizi di forza e tratti di corsa per trasferire subito i guadagni neuromuscolari al gesto tecnico.

Sessioni

Circuito forza-corsa outdoor (75 minuti)

Riscaldamento: 15 minuti di corsa in Z1-Z2 con andature tecniche (skip, corsa calciata dietro).

Blocco principale (3 giri): Ogni giro dura circa 23 minuti e segue questa sequenza:

  • 3 minuti di corsa in Z2 (recupero attivo)
  • Squat a corpo libero: 45 secondi di lavoro, 15 secondi di recupero. Scendi controllato, busto eretto, ginocchia in linea con le punte dei piedi.
  • 3 minuti di corsa in Z2
  • Affondi in salita alternati: 45 secondi di lavoro, 15 secondi di recupero. Appoggia il piede in salita, ginocchio anteriore sopra la caviglia, spinta verso l’alto.
  • 3 minuti di corsa in Z2
  • Plank laterale (30 secondi per lato): 45 secondi totali, 15 secondi di recupero. Corpo allineato, bacino sollevato, contrazione degli obliqui.
  • 3 minuti di corsa in Z2
  • Bird dog alternato: 45 secondi, 15 secondi di recupero. In quadrupedia, estendi braccio e gamba opposti mantenendo la schiena piatta e il core contratto.
  • 3 minuti di corsa in Z2
  • Skip sul posto (ginocchia alte): 45 secondi, 15 secondi di recupero. Piedi reattivi, atterraggio sull’avampiede, braccia coordinate.
  • 3 minuti di corsa in Z2

Ripeti l’intera sequenza per 3 volte. Tra un giro e l’altro non ci sono pause extra: la corsa funge da recupero.

Defaticamento: 10 minuti di corsa in Z1 seguiti da stretching dinamico per quadricipiti, ischiocrurali e flessori dell’anca.

Come eseguirle

  • Controllo prima di tutto: ogni esercizio va eseguito con piena consapevolezza del movimento. La velocità non è un obiettivo.
  • Core sempre attivo: durante squat, affondi e plank, contrai gli addominali come se dovessi ricevere un pugno. Questo protegge la schiena e trasferisce forza agli arti.
  • Corsa in Z1-Z2: i tratti di corsa servono per recuperare attivamente. Non spingere: mantieni una frequenza cardiaca bassa, passo leggero, cadenza intorno ai 170-180 passi/minuto.
  • Respirazione: espira durante la fase di sforzo (es. nella risalita dello squat), inspira nella fase di ritorno. Non trattenere il fiato.

Errori comuni

  • Trasformare il circuito in un interval: se arrivi alla fine di ogni blocco con il fiatone e le gambe distrutte, stai correndo troppo forte. La qualità del movimento cala e il beneficio si perde.
  • Ginocchio valgo negli affondi: il ginocchio anteriore non deve collassare verso l’interno. Tienilo in linea con il piede; se fai fatica, riduci l’ampiezza del movimento.
  • Plank con bacino cadente: se il bacino scende, smetti, riposizionati e riprendi. Lavorare in posizione scorretta carica la zona lombare e annulla l’attivazione del core.
  • Skip molle: lo skip non è una corsetta sul posto: cerca un rimbalzo reattivo, atterraggio sull’avampiede, ginocchia che salgono fino all’altezza dei fianchi.

Adattamenti

  • Principianti: riduci il lavoro a 30 secondi e aumenta il recupero corsa a 4 minuti. Puoi anche ridurre a 2 giri la prima settimana.
  • Avanzati: aggiungi varianti: squat monopodalico (pistol squat assistito), affondi con salto, plank laterale con sollevamento della gamba superiore, bird dog con tenuta di 3 secondi in estensione.
  • Trail tecnico: esegui gli esercizi su terreno irregolare per aumentare la richiesta propriocettiva. Gli affondi in salita su sassi o radici simulano la spinta in condizioni reali.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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Interval Training su Terreno Vario: Allenamento Trail Running della Settimana

Si parla spesso di interval training come di una seduta da pista: ripetute cronometrate, ritmo fisso, superficie uniforme. Per un trail runner questa è una lettura pigra. Il terreno vario non è un ostacolo alla qualità, è lo strumento per allenare ciò che serve davvero: la capacità di cambiare ritmo mantenendo potenza e controllo.

Obiettivo della settimana

Introdurre uno stimolo di alta intensità in un contesto specifico trail, dove il cambio di pendenza e la variabilità del fondo obbligano il sistema cardiovascolare e neuromuscolare ad adattarsi continuamente. L’obiettivo è accumulare tempo ≥90% VO2max (zona rossa) senza l’omogeneità della pista, migliorando la potenza aerobica e l’economia di corsa su terreni reali.

Sessioni chiave

Martedì – Interval training su terreno vario (seduta qualità)

  • Riscaldamento: 20 minuti in Z1 (conversazione libera) su sentiero facile.
  • Parte centrale: 6–8 × 3 minuti a intensità percepita 8/10 (Z4 alta/Z5), recupero 2 minuti di corsa lenta (Z1).
  • Terreno: scegli un anello di 600–800 m con salita breve (50–80 m D+), falsopiano e discesa tecnica. L’alternanza è obbligatoria.
  • Esecuzione: ogni ripetuta inizia con la salita spinta, prosegue con ritmo costante sul tratto piano e si chiude con una discesa fluida ma controllata. Non guardare il passo al chilometro, usa la percezione dello sforzo (RPE).
  • Defaticamento: 10–15 minuti in Z1.

Giovedì – Fondo medio con variazioni (Z3)

  • Durata: 50–60 minuti.
  • Struttura: dopo 15 minuti di Z2, inserisci 4 blocchi di 5 minuti in Z3 (80–90% FCmax) su tratti ondulati, con 3 minuti di recupero in Z2 tra un blocco e l’altro. L’intensità deve restare alta ma senza accumulo eccessivo di lattato: puoi parlare a frasi spezzate.
  • Scopo: aumentare la potenza lipidica e la capacità di sostenere ritmi medio-alti su terreno vario.

Sabato – Fondo lungo (Z2)

  • Durata: 90–120 minuti.
  • Intensità: costante, 70–80% FCmax. Terreno collinare, con dislivello positivo tra 500 e 800 m. L’obiettivo è stimolare il metabolismo lipidico senza intaccare il recupero.

Le altre giornate prevedono corsa di recupero (30–40 minuti Z1) o riposo attivo, in base alla tua capacità di recupero individuale.

Come eseguire l’interval su terreno vario

La chiave è la variabilità del passo. Non cercare di mantenere una velocità costante: il cronometro su un percorso con salite e discese è un riferimento utile solo per la durata del lavoro. Concentrati invece sulla sensazione di sforzo: in salita devi spingere fino a sentire le gambe pesanti e il respiro che accelera, ma senza mai andare in acido lattico bloccante. In discesa, mantieni un passo veloce ma con controllo posturale: busto leggermente inclinato in avanti, appoggio di mesopiede, sguardo qualche metro più avanti. Il recupero deve essere attivo e mai statico; cammina solo se la fatica è tale da compromettere la tecnica nella ripetuta successiva.

Errori comuni

  • Partire troppo forte nella prima ripetuta: l’adrenalina del sentiero nuovo spinge a esagerare. Il risultato è un crollo della qualità dopo 2–3 ripetute. Inizia con un’intensità che senti gestibile e aumenta gradualmente se il motore risponde.
  • Ignorare la tecnica in discesa: quando la fatica sale, la postura si accorcia e il passo diventa pesante. Dedica ogni tratto in discesa a mantenere la cadenza e la leggerezza, non a recuperare passivamente.
  • Trasformare il fondo medio in un interval mascherato: i blocchi in Z3 devono essere sostenuti ma senza superare la soglia. Se non riesci a parlare a frasi spezzate, stai andando troppo forte.

Adattamenti attesi

L’interval training su terreno vario produce miglioramenti su più fronti. Il tempo accumulato in zona rossa stimola l’aumento del VO2max, mentre il cambio continuo di pendenza e ritmo migliora l’economia di corsa, un fattore che pesa per il 20–24% sulla performance di soglia. La potenza glicolitica viene contenuta dalla presenza di recuperi attivi e dalla variabilità del passo, spostando la soglia del lattato verso destra e rendendo più efficiente l’uso dei substrati energetici. Infine, il sistema neuromuscolare si adatta a gestire le transizioni rapide, un vantaggio decisivo in gara quando il sentiero cambia volto all’improvviso.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Fartlek in Natura: Allenamento Trail Running della Settimana

Female trail runner wearing a hydration vest, sprinting along a rocky forest path.

Si parla spesso di fartlek come ‘correre a sensazione’. È la lettura più pigra. In natura, correre a sensazione senza un riferimento di RPE significa accumulare fatica senza sapere perché. Il fartlek su trail non è correre a caso: è un protocollo di variazioni libere che allena il corpo a cambiare ritmo quando il terreno cambia, non quando lo decide il cronometro.

Obiettivo

Insegnare a modulare l’intensità usando l’RPE (scala CR10) su terreno irregolare, dove il passo è un dato fuorviante. La ricerca su trail vs tapis roulant mostra che a parità di pendenza e velocità il costo dell’ossigeno aumenta di circa il 10,5% sul sentiero naturale, mentre l’RPE resta invariato. Tradotto: sul trail lavori più di quanto senti. Il fartlek diventa quindi uno strumento per ricalibrare la percezione dello sforzo sul carico reale.

Sessioni

Martedì – Fartlek libero su sentiero ondulato

  • Riscaldamento: 15 min RPE 2-3, terreno facile.
  • Blocco centrale: 20-30 min. Alterna 3 min RPE 6-7 in salita e 2 min RPE 2-3 in piano o discesa facile. 4-6 ripetizioni.
  • Defaticamento: 10 min RPE 1-2.
  • Scopo: transizioni rapide, stabilizzazione su micro-irregolarità, lettura istantanea dello sforzo.

Giovedì – Fartlek piramidale in salita media

  • Riscaldamento: 10-12 min RPE 2.
  • Scaletta: 1-2-3-4-3-2-1 min a RPE 5-6, recupero camminato o corsa lenta 1-2 min RPE 2 tra le prove.
  • Defaticamento: 10 min.
  • Durata totale: 50-55 min.
  • Scopo: stare nella zona di transizione aerobica-anaerobica (Z2), stimolare clearance del lattato, specifico per le salite trail. Un trail runner d’élite monitorato per 4 anni ha mostrato che i blocchi con più volume in Z2 migliorano vLT1 e vLT2; questo fartlek è un modo per allenarla senza monotonia.

Sabato – Lungo con variazioni

  • Durata: 90-120 min.
  • Base: 70% del tempo in RPE 2-3 (Z1).
  • Ogni 20 min: 5 min RPE 4-5 su salita, poi ritorno RPE 2-3.
  • Scopo: durability, capacità di gestire lo sforzo prolungato su terreno vario, stimolo per il reclutamento stabilizzatorio senza bruciare il serbatoio.

Come eseguirle

Usa la scala CR10 come bussola. I riferimenti operativi: RPE 2-3 = conversazione piena, respiro nasale; RPE 4-5 = frasi corte, respiro più profondo; RPE 6-7 = parole singole, contrazione muscolare evidente. Non guardare il passo: su trail il ritmo in min/km è inutile, perché il costo energetico cambia con la tecnicità del terreno anche a velocità identica. Ogni variazione parte dal cambio di pendenza o fondo, non dal timer.

Errori comuni

  • Correre a sensazione senza target RPE: il fartlek non è improvvisazione, è una scala di intensità precisa.
  • Partire troppo forte nelle prime variazioni: l’RPE su terreno tecnico sale in ritardo rispetto al costo metabolico; la prima salita a RPE 8 compromette le successive.
  • Usare il passo della strada come riferimento: il trail costa circa il 10% in più di ossigeno, quindi lo stesso ritmo non è lo stesso sforzo.
  • Ignorare le discese: il recupero attivo in discesa su fondo irregolare è ancora lavoro stabilizzatorio; RPE 2-3, non zero.

Adattamenti

  • Migliore capacità di variare ritmo e recuperare in movimento.
  • Maggiore reclutamento dei muscoli stabilizzatori di caviglia, ginocchio e anca, con riduzione del costo energetico su trail.
  • Soglie metaboliche più efficienti in salita grazie al lavoro specifico in Z2.
  • Autoregolazione dell’intensità senza dipendere da cardiofrequenzimetro o GPS.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Resistenza Muscolare Locale: Allenamento Trail Running della Settimana

Female trail runner in a black-orange outfit climbing a rocky forest path with a focused expression.

L’errore più comune è confondere la resistenza muscolare locale con la resistenza aerobica centrale. Il cuore e i polmoni possono reggere, ma il polpaccio, il quadricipite o il gluteo cedono prima in discesa o dopo ore di salita. Il problema non è il motore centrale: è la periferia che non ha capillari, mitocondri e forza specifica sufficienti.

Obiettivo

Migliorare la resistenza muscolare locale senza accendere la glicolisi. Lavori su fibre lente, capillarizzazione e stiffness di caviglia e piede. Il risultato è durability: la capacità di mantenere l’efficienza di corsa quando la fatica sale.

  • Ipertrofia selettiva delle fibre di tipo I: più motore aerobico, non più carrozzeria.
  • Adattamenti periferici: più capillari, più mitocondri, migliore trasmissione delle forze.
  • Riduzione del danno muscolare acuto grazie al repeated bout effect, dopo le prime sedute.

Sessioni

Martedì: Statico-Dinamico (sala o a casa)

Carico moderato, 30-50% del massimale, movimenti lenti e nessun rilassamento completo. Ogni ripetizione dura 10 secondi: 7 secondi di discesa, 3 di salita. Lavora in serie da 30-60 secondi per gamba, recupera 30 secondi alternando l’arto. Il segnale giusto è fatica localizzata, mai bruciore. Non guardare le zone cardiache: questo non è lavoro centrale.

  • Squat monopodalico: 3 serie da 40-60 secondi per gamba. Ginocchio mai completamente esteso in alto, movimento corto.
  • Step down o deadlift monopodalico: 3 serie da 40-60 secondi per gamba. Enfatizza gluteo e posteriori, utile per la camminata in salita.
  • Protocollo Orton: 2 giri per gamba. Isometria sull’avampiede in tre posizioni del busto: avanti, laterale esterno, laterale interno. Parti con due bastoncini, 15-20 secondi per posizione.

Durata totale: 40-50 minuti.

Giovedì: Circuit in salita

Lavoro aerobico su piccole masse muscolari: affondi e marcia in salita. Il flusso ematico locale aumenta, la fatica centrale resta bassa. Prima seduta: 5 serie da 2 minuti di affondi in salita + 5 serie da 2 minuti di A-walk. Recupero camminando 2 minuti tra le serie. Volume attivo totale: 20 minuti. Respira solo col naso: se devi aprire la bocca, stai salendo troppo di intensità. Questo ti tiene sotto la soglia ventilatoria, in Z1 bassa-Z2.

  • Affondi in salita: passo lungo per ampiezza e mobilità dell’anca, passo breve per concentrarti sulla spinta della gamba anteriore. Ginocchio sfiora il terreno, busto fisiologico.
  • A-walk: marcia a ginocchio alto, completa estensione della caviglia in spinta. Ritmo più lento = più stabilità e simmetria.

Durata complessiva: 60-70 minuti con riscaldamento e pause. Aggiungi 2 minuti di lavoro attivo a settimana fino a 40 minuti totali, poi integra affondi in discesa e B-walk solo quando i movimenti sono consolidati.

Come eseguirle

In entrambe le sessioni valgono tre regole fisiologiche.

  • Mai bruciore: il bruciore segnala glicolisi e fibre veloci. Interrompi la serie o riduci carico e ampiezza prima di arrivarci.
  • Movimento lento e continuo: eccentrica da 7 secondi pieni, concentrica da 3. Non accelerare quando il muscolo affatica.
  • Nessun rilassamento completo: ginocchio e anca non si distendono mai del tutto tra una ripetizione e l’altra, così mantieni tensione sulle fibre lente.
  • Respirazione fluida: nel circuito in salita solo naso; nello statico-dinamico espira nella fase di spinta, non trattenere il fiato.
  • Progressione lenta: le prime sedute provocano indolenzimento marcato e una temporanea soppressione del metabolismo ossidativo. Non forzare il giorno dopo, anche se ti senti fresco.

Errori comuni

  • Eseguire affondi o squat veloci, trasformando il lavoro in forza massimale o HIIT: accendi la glicolisi e perdi lo stimolo periferico.
  • Usare carichi troppo alti: se non riesci a completare 40-60 secondi per gamba senza bruciore, il carico è eccessivo.
  • Ignorare la simmetria: passo di lunghezza diversa o spinta asimmetrica negli affondi crea compensi. Usa riferimenti visivi o tattili.
  • Trascurare il polpaccio e la caviglia: la stiffness del piede trasmette le forze. Il Protocollo Orton non è un accessorio, è parte del lavoro.
  • Saltare il recupero camminando: nel circuit in salita il recupero attivo da 2 minuti serve a smaltire metaboliti, non è tempo perso.

Adattamenti

Cosa ottieni in 8-12 settimane di costanza.

  • Più capillari e mitocondri nelle fibre lente: maggiore estrazione di ossigeno a parità di battito.
  • Ipertrofia selettiva delle fibre di tipo I: più forza specifica senza aumento di massa delle fibre veloci.
  • Durability: mantieni l’efficienza di corsa nelle fasi finali, quando prima perdevi tecnica.
  • Riduzione del danno muscolare acuto dopo le prime sedute grazie al repeated bout effect: il muscolo si adatta allo stimolo eccentrico.
  • Meno fatica centrale: lavorare su piccole masse muscolari permette di spingere la periferia senza saturare il sistema cardiovascolare.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Tecnica di discesa: Allenamento Trail Running della Settimana

Female trail runner wearing a hydration vest power-waces down a rugged rocky mountain trail with jagged peaks in the background.

La discesa non è un momento di recupero. È una fase tecnica che puoi allenare per guadagnare minuti in gara senza spendere energia metabolica aggiuntiva. Lavoreremo sulla frequenza dei passi, sulla posizione del corpo e sulla scelta degli appoggi, usando i dati della biomeccanica: i corridori d’élite atterrano più vicino al baricentro e hanno un tempo di contatto inferiore, il che si traduce in maggiore efficienza anche in discesa.

Obiettivo

Aumentare la cadenza e la reattività in discesa, riducendo le forze frenanti e lo stress articolare. Svilupperai la capacità di leggere il terreno e di mantenere una posizione stabile ed efficiente sui tratti tecnici.

Sessioni

Martedì – Drill di cadenza

  • Riscaldamento: 15 minuti di corsa facile in piano e su salita leggera.
  • 10 × 30 secondi in discesa (pendenza 5–8 %) a frequenza >180 passi/minuto, passo molto breve, appoggio di mesopiede. Recupero attivo: risalita al passo.
  • Defaticamento: 10 minuti di corsa facile.

Giovedì – Fartlek in discesa

  • Riscaldamento: 15 minuti Z1–Z2.
  • 4 × (3 minuti forte – 1 minuto lento) su sentiero con discese. I tratti forte vanno corsi in discesa, spingendo sulla cadenza senza allungare il passo. I recuperi in salita dolce.
  • Defaticamento: 10 minuti Z1.

Sabato – Lungo con sezioni tecniche

  • 90 minuti di corsa in Z2. Ogni 20 minuti, inserire un tratto di 2–3 minuti in discesa tecnica, concentrandosi esclusivamente sulla scelta della traiettoria: sguardo 3 metri avanti, anticipazione dell’appoggio.

Come eseguirle

Posizione: inclinati in avanti dalle caviglie, non piegare il busto. Tieni le spalle rilassate e lo sguardo lontano. Le braccia oscillano più ampie e basse, contribuendo all’equilibrio.

Appoggio: atterra con il piede sotto il centro di massa, preferibilmente di mesopiede. Evita l’attacco di tallone, che frena e aumenta l’impatto sulle ginocchia. Aumenta la cadenza (180+ passi/minuto) con passi corti e leggeri; il suono del contatto deve essere quasi impercettibile.

Scelta della linea: guarda almeno tre metri avanti, non i piedi. Identifica il punto di appoggio sicuro e traccia mentalmente la traiettoria prima di arrivarci. In gara, leggi il terreno e adatta la cadenza senza irrigidirti.

Errori comuni

  • Frenare col tallone: genera microtraumi su periostio e schiena. Correggi atterrando più sotto il baricentro.
  • Busto indietro: sposta il peso sulle cosce e riduce il controllo. Mantieni l’inclinazione in avanti come se stessi cadendo e ti riprendessi col passo successivo.
  • Braccia rigide o incrociate: limitano la reattività. Tienile sciolte, con le mani aperte.
  • Guardare i piedi: impedisce di anticipare gli ostacoli. Alza lo sguardo e usa la visione periferica.

Adattamenti

  • Principianti: riduci a 6–8 ripetute nei drill, scegli pendenze inferiori al 5 % e allunga i recuperi. Nel fartlek fai 3 serie.
  • Avanzati: porta a 12 ripetute e utilizza scarpe con drop ridotto per stimolare la propriocezione. Aumenta la pendenza dei tratti tecnici fino al 15 %.
  • Sostituzioni: se non hai una discesa adatta, usa una strada sterrata e lavora sulla cadenza con balzi e skip in piano come attivazione.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Il Mega-Blocco Pre-Gara: Come Pianificare le Ultime Settimane Senza Arrivare Cotti

Hiker studying a map at a wooden mountain hut table, with rope, snacks, and gear, against a backdrop of rocky alpine peaks through a window

Il Mega-Blocco Pre-Gara: Come Pianificare le Ultime Settimane Senza Arrivare Cotti

Quando si prepara una 320 km, la tentazione di accumulare volume nelle settimane finali è quasi irresistibile. Più chilometri, più dislivello, più ore sui sentieri — sembra logico che un evento così estremo richieda una preparazione altrettanto estrema. Ma è proprio qui che si nasconde l’errore più costoso: fare troppo e arrivare cotti è molto più pericoloso che fare troppo poco e arrivare freschi.

Il caso di Will in preparazione per il Tor des Géants offre un esempio pratico e dettagliato di come si struttura un mega-blocco pre-gara, quali sono le insidie nascoste, e come un coach esperto interviene per correggere la rotta prima che sia troppo tardi.

Il Confronto: Long Trail vs Tor des Géants

Will aveva un precedente eccellente: il blocco di volume che aveva preceduto il suo record sulla Long Trail non supportata. Quel blocco aveva funzionato — ne era uscito forte, pronto, in forma della vita. La tentazione naturale è stata di usare lo stesso modello per il TdG, ma con parametri più ambiziosi. Il ragionamento era: se quel volume mi ha portato al record, un volume leggermente superiore dovrebbe portarmi a una prestazione ancora migliore.

La tabella seguente mostra il confronto tra i due blocchi:

ParametroLong Trail (Non Supportata)Blocco TdG (Pianificato)
Giorni di hiking/attività17 su 23 giorni totali18 su 26 giorni totali
Distanza676 km692 km
Dislivello positivo30.500 m50.300 m
Taper7–10 giorni11 giorni

La distanza è comparabile (+2,4%), ma il dislivello è il 65% in più. Questa non è una differenza trascurabile: significa che per ogni ora di attività, Will avrebbe accumulato molta più salita rispetto al blocco precedente, con un carico muscolare e articolare proporzionalmente maggiore.

La Struttura del Blocco: Due Continenti, Una Missione

Il mega-blocco era diviso in due fasi geograficamente separate, con una finestra di recupero intermedia.

Fase 1 — 10 giorni negli USA (9–18 agosto): un itinerario intenso attraverso le montagne del New England, con percorsi iconici e tecnici:

  • Prezi Traverse — pianificato come time-trial a tutto gas
  • Swan Song — percorso ultra-tecnico nelle White Mountains
  • Pemmy Loop
  • Great Range Traverse — Adirondacks, estremamente tecnico
  • Acadia Round — Acadia National Park, molto tecnico
  • Katahdin
  • Traveler Loop
  • Bigelow
  • Downhill workout a Saddleback

Fase 2 — 8 giorni in Italia (25 agosto–3 settembre): ricognizione diretta del percorso del TdG, con pernottamenti nei rifugi e medie di 43–45 km/giorno con 3.000–3.350 m di dislivello positivo al giorno. Un’immersione totale nel terreno, nell’altitudine e nella morfologia della gara.

Le Preoccupazioni del Coach: Quattro Campanelli d’Allarme

Jack Kuenzle ha analizzato il blocco proposto e ha sollevato quattro punti critici, ognuno dei quali meritava un’attenzione seria.

1. Volume di dislivello eccessivo

Il dato parla da solo: 50.300 metri contro 30.500 metri del blocco Long Trail, un incremento del 65%. Jack era preoccupato che questo volume, applicato in sole 3–4 settimane, potesse produrre un affaticamento accumulato che il taper di 11 giorni non sarebbe bastato a smaltire. Il rischio concreto era di presentarsi alla linea di partenza del TdG con le gambe pesanti, il sistema nervoso centrale compromesso, e la motivazione erosa da settimane di fatica.

Il principio fisiologico è chiaro: il corpo non si rafforza durante l’allenamento, ma durante il recupero dall’allenamento. Un volume eccessivo senza adeguato recupero non produce adattamenti — produce solo fatica residua.

2. Troppi percorsi ultra-tecnici

Swan Song, Great Range Traverse e Acadia Round sono percorsi estremamente tecnici — molto più del Tor des Géants, che è stato descritto come meno tecnico delle White Mountains con sentieri più corribili. Il problema non è solo la fatica aggiuntiva: è la specificità.

Il punto debole di Will non è la capacità di muoversi su terreno tecnico — è l’economia di corsa su terreno corribile. Passare giorni su rocce, radici e tratti non corribili accumula fatica muscolare profonda senza fornire lo stimolo specifico che serve: correre a ritmo sostenuto su discese e falsopiano corribili. È come prepararsi per una maratoneta facendo solo escursioni in montagna: l’attività è faticosa, ma non è specifica.

3. Prossimità della ricognizione

La fase italiana — 8 giorni consecutivi di 43–45 km/giorno con 3.000+ m di dislivello — si concludeva il 3 settembre. La gara era il 14 settembre. Solo 11 giorni di taper per recuperare da un volume che, da solo, equivale a quasi due settimane di allenamento normale.

Jack ha suggerito di considerare di saltare gli ultimi 2 giorni della ricognizione (64 km finali), guadagnando ulteriori giorni di recupero senza perdere il beneficio della conoscenza del percorso. La logica è che la ricognizione ha un valore decrescente: i primi giorni servono a familiarizzare con il terreno, le quote e la logistica; gli ultimi giorni aggiungono informazioni marginali a un costo fisico elevato.

4. Rischio di perdere stimoli di qualità

La settimana del Prezi Traverse, pianificato come time-trial a tutto gas, rappresentava un’anomalia nel blocco. Un time-trial richiede un mini-taper nei giorni precedenti (altrimenti non si può esprimere il massimo) e un recupero significativo nei giorni successivi (perché uno sforzo massimale lascia il segno). Questo significa che una settimana intera viene “spesa” per un singolo sforzo, togliendo giorni di stimolo costante che sarebbero più utili per la preparazione globale.

Il rischio è quello di creare un blocco con picchi e valli eccessivi — giorni di volume basso per preparare il time-trial, seguiti da giorni di recupero, seguiti da altri giorni di volume alto — invece di un flusso costante e progressivo di stimoli.

Le Modifiche Suggerite: Correggere la Rotta

Sulla base di queste preoccupazioni, Jack ha proposto una serie di modifiche mirate, ognuna delle quali affronta uno specifico punto critico senza stravolgere la struttura complessiva del blocco.

  • Sostituire 1–2 dei percorsi più tecnici (Great Range Traverse, Acadia Round) con percorsi più corribili nello stesso volume di chilometri e dislivello. Questo mantiene lo stimolo di volume ma lo rende più specifico per il TdG — più corsa, meno arrampicata.
  • Limitare lo sforzo sul Prezi Traverse: impostare un limite di frequenza cardiaca a 165 bpm invece di un time-trial a tutto gas. Si ottiene uno stimolo di qualità senza il costo di un mini-taper e di un recupero prolungato. La differenza tra un time-trial e una sessione controllata a 165 bpm, in termini di adattamento, è minima; in termini di costo di recupero, è enorme.
  • Accorciare la ricognizione del TdG: saltare gli ultimi 2 giorni per preservare freschezza e allungare il taper. Sei giorni di ricognizione sui sentieri della Valle d’Aosta sono più che sufficienti per interiorizzare il percorso.
  • Rivalutare il downhill workout a Saddleback: se le gambe sono già cariche per il volume accumulato nelle settimane precedenti, eliminare del tutto questa sessione o accorciarla drasticamente. Il downhill workout produce fatica muscolare profonda con 4+ giorni di recupero — un lusso che ci si può permettere solo se il resto del blocco è gestito con parsimonia.

Il Principio Guida: Non Serve Fare “di Più”

La lezione più importante che Jack sottolinea riguarda un bias cognitivo molto diffuso tra gli atleti di endurance: la convinzione che per migliorare bisogna sempre fare di più rispetto al passato. Se ho fatto 30.500 metri di dislivello e ho ottenuto un record, devo farne 50.300 per ottenere un risultato migliore. Se ho corso 676 km, devo correrne 692.

Questo ragionamento ignora un fatto fondamentale: Will stava già partendo da una base di fitness più alta rispetto al blocco Long Trail. Nelle settimane precedenti il mega-blocco, aveva introdotto stimoli di qualità (velocità su piatto, Stairmaster con zaino pesante, strides) che avevano migliorato la sua economia di corsa e la sua resistenza specifica. Non aveva bisogno di un volume maggiore per consolidare quei guadagni — aveva bisogno di un volume sufficiente a mantenerli e di un taper adeguato a esprimerli.

Il rischio maggiore, in un mega-blocco pre-gara, non è fare troppo poco. È fare troppo. L’atleta che arriva alla partenza leggermente sottoallenato ha un potenziale che può esplodere durante la gara. L’atleta che arriva cotto ha già speso le sue riserve.

Il Taper: L’Ultima Settimana è Quella che Conta

Il taper — la fase di riduzione del volume prima della gara — è forse il momento più delicato dell’intera preparazione. Con 11 giorni a disposizione tra la fine della ricognizione e il via del TdG, la gestione del taper diventa critica.

I principi generali di un taper efficace per una 320 km includono:

  • Ridurre il volume del 40–60% rispetto al picco, mantenendo l’intensità delle sessioni di qualità. Non si diventa più lenti riducendo il volume — si diventa più freschi.
  • Mantenere almeno 1–2 sessioni di qualità (velocità su piatto, Stairmaster leggero) per preservare gli adattamenti neurologici. Il corpo ha bisogno di ricordare come muoversi velocemente.
  • Priorità al sonno e alla nutrizione: il taper è il momento in cui il corpo assimila gli adattamenti. Sonno di qualità e apporto proteico adeguato (2,2 g/kg) sono non negoziabili.
  • Non introdurre stimoli nuovi: niente nuove routine, nuovi esercizi o nuovi terreni. Il taper è il momento della specificità e della conferma, non della sperimentazione.

Per Will, il taper era complicato dal fatto che dormiva a circa 1.000 metri di altitudine nel periodo pre-gara — un’esposizione modesta ma non trascurabile, che forniva un minimo stimolo di acclimatazione senza aggiungere stress significativo.

Quando il Mega-Blocco Ha Senso (e Quando No)

Il mega-blocco non è per tutti e non è per tutte le gare. Ha senso quando:

  • L’atleta ha già un’elevata base di fitness e può assorbire un volume eccezionale senza rompersi.
  • La gara obiettivo è abbastanza lunga da giustificare un volume di preparazione molto superiore al normale — una 320 km è un caso limite dove l’esperienza di giornate consecutive di sforzo è un adattamento che non si può simulare in altro modo.
  • L’atleta ha esperienza pregressa con blocchi di volume simili e sa come il proprio corpo risponde.

Non ha senso quando:

  • L’atleta sta già introducendo stimoli di qualità nuovi (velocità, forza) — il volume aggiuntivo comprometterebbe l’assimilazione di questi stimoli.
  • Il blocco è troppo specifico nel tipo sbagliato di terreno — tecnico quando serve corribile, dislivello eccessivo quando servirebbe economia di corsa.
  • Il taper è troppo corto per smaltire la fatica accumulata.

In Sintesi

Il mega-blocco pre-gara è uno strumento potente ma a doppio taglio. Nel caso di Will, il coach ha riconosciuto che il piano originale — sebbene ambizioso e ben intenzionato — conteneva rischi significativi: troppo dislivello, troppa tecnica, troppa vicinanza tra ricognizione e gara, e un time-trial che consumava una settimana intera di stimoli. Le modifiche suggerite erano tutte orientate a un unico principio: arrivare freschi è più importante che arrivare preparati. Perché sulla linea di partenza di una 320 km, la forma migliore è quella che non hai ancora espresso — non quella che hai già consumato.

Fonte: Intervista a Scott Johnston di Evoke Training

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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Condizionamento al caldo: Allenamento Trail Running della Settimana

Female trail runner in a light blue cap and hydration vest sprinting along a rocky desert trail with rugged canyon walls in the background.

Il caldo non è una variabile da subire: è una condizione che si allena. La risposta più comune è correre più piano, ma la risposta giusta è insegnare al corpo a resistere meglio. L’acclimatazione al caldo, il pacing corretto e l’idratazione calibrata sono i tre pilastri di una settimana che trasforma la fatica in adattamento.

Obiettivo della settimana

Avviare gli adattamenti termoregolatori precoci — espansione del volume plasmatico, riduzione della frequenza cardiaca a parità di sforzo, miglioramento del comfort termico — e costruire le abitudini di pacing e idratazione da usare in gara.

Sessioni della settimana

Giorno 1 (lunedì) — Riposo o mobilità

Riposo completo o 30 minuti di mobilità articolare. Il caldo aumenta il carico complessivo: il recupero parte già da qui.

Giorno 2 (martedì) — Acclimatazione 1

2 ore di corsa al 60% del VO₂max (Z2 bassa, 65-75% FCmax). Temperatura ambiente: 30°C. Se corri all’aperto, scegli la fascia più calda (12:00-15:00) e un percorso senza ombra. Su tapis roulant, regola la stanza o usa un abbigliamento pesante per simulare il carico termico.

Perché: due sessioni di questo tipo bastano per innescare l’espansione del volume plasmatico (+7-9%) e abbassare la frequenza cardiaca di 8-10 bpm a parità di sforzo (Costa 2012). L’intensità moderata permette di accumulare tempo di esposizione senza stress eccessivo.

Giorno 3 (mercoledì) — Corsa rigenerante

45-60 minuti in Z1 (55-65% FCmax), preferibilmente al fresco o al mattino presto. L’obiettivo è smaltire la fatica residua, non aggiungere stimolo.

Giorno 4 (giovedì) — Acclimatazione 2

2 ore di corsa al 60% del VO₂max, temperatura 33-35°C. Dopo 48 ore dalla prima sessione, alzi il carico termico. L’intensità resta invariata.

Perché: la progressione della temperatura migliora il comfort termico e la stabilità della temperatura interna (riduzione di 0,2-0,3°C a parità di lavoro). Qui inizi a leggere il drift cardiovascolare: se la frequenza sale oltre 10 bpm dopo 30-40 minuti senza cambiare ritmo, è il segnale che il volume plasmatico scende e devi rallentare o bere di più.

Giorno 5 (venerdì) — Riposo

Recupero totale. Il sonno è parte dell’adattamento: la termoregolazione si consolida di notte.

Giorno 6 (sabato) — Lungo con caldo simulato

3 ore di corsa (Z2, 65-75% FCmax), possibilmente in condizioni di caldo moderato (25-28°C) o con abbigliamento che aumenti la sudorazione. Inserisci 30-60 secondi di cammino ogni 30 minuti per testare la risposta della frequenza cardiaca.

Perché: il lungo allena il tratto gastrointestinale e il pacing. Qui applichi la strategia di idratazione: 500-600 ml/h di bevanda con elettroliti (sodio 500-700 mg/L), frazionati ogni 15 minuti. Se usi gel o cibo solido, testa la tolleranza con lo stesso timing.

Giorno 7 (domenica) — Rigenerante o riposo

30-40 minuti in Z1 o riposo a seconda della fatica accumulata.

Come eseguire le sessioni di acclimatazione

  • Monitora la frequenza cardiaca: il drift ti dice se stai accumulando calore. Se superi 10 bpm di aumento senza cambiare passo, riduci l’intensità del 5-10%.
  • Bevi ad libitum ma con criterio: pesati prima e dopo la sessione per calcolare il tasso di sudorazione (1 kg perso = 1 L di sudore). L’obiettivo è non perdere più del 2% del peso corporeo.
  • Segnali di allarme: brividi, pelle d’oca, nausea, confusione mentale. Interrompi subito. Non sono sintomi di adattamento, ma di colpo di calore.

Errori comuni

  • Spingere troppo. L’acclimatazione non è un allenamento di soglia. Se superi il 70% della FCmax, il carico termico si somma a quello metabolico e annulli l’adattamento.
  • Bere solo acqua. La sudorazione elimina sodio. La sola acqua diluisce i liquidi extracellulari e peggiora il drift.
  • Non rispettare le 48 ore tra le sessioni. L’espansione plasmatica richiede riposo: due giorni di recupero sono il minimo per consolidare l’adattamento.

Adattamenti attesi

Dopo due settimane di questo protocollo (questa settimana è la prima di un ciclo di due), vedrai: frequenza cardiaca più bassa di 8-12 bpm a parità di ritmo nel caldo, sudorazione più precoce e abbondante, sensazione termica più sopportabile. In gara, potrai partire con un pacing più conservativo nei primi 30 minuti e gestire il drift senza crollare.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Allenamento in vacanza mare / montagna: Allenamento Trail Running della Settimana

Runner in coral tank top and black vest jogging along a sandy beach at sunset, mountains in the distance and calm waves lapping the shore

L’allenamento in vacanza è un’opportunità, non un obbligo. Mare o montagna offrono stimoli che il solito parco cittadino non può dare: sabbia soffice, sentieri tecnici, altitudine, calore. La chiave è l’integrazione – delle sessioni nella giornata di relax, del recupero attivo e, soprattutto, di un’alimentazione mirata che sostenga l’adattamento ambientale. Questa settimana propongo un piano che fonde corsa, forza e nutrizione, pensato per chi vuole mantenere la condizione trail senza trasformare la vacanza in un ritiro atletico.

Obiettivo

Integrare stimoli specifici (forza, resistenza, tecnica) sfruttando l’ambiente marino o montano, con una forte attenzione all’integrazione idro-salina e di micronutrienti per compensare le perdite aumentate da caldo o altitudine. Il volume settimanale è moderato (4-5 ore totali), con tre sessioni di qualità e due giorni di recupero attivo che diventano parte dell’esperienza vacanziera.

Sessioni

Giorno 1 – Forza e stabilità sullo sconnesso

  • Mare: 20′ di corsa lenta sulla battigia compatta (Z1) + 6×100 m di allunghi sulla sabbia asciutta con recupero camminando. Poi 20′ di camminata in acqua fino alle ginocchia per resistenza muscolare.
  • Montagna: 30′ di hiking su sentiero con pendenza media 15-20%, utilizzando i bastoncini a passo alternato. Inserire 5 stacchi da 30″ di corsa in salita (Z3) ogni 5′, recupero camminando. Chiudere con 10′ di discesa tecnica a frequenza alta.
  • Durata: 50-60′ totali.

Giorno 2 – Recupero attivo e integrazione alimentare

Nuotata libera al mare (30′) o escursione leggera in montagna (max 1h30′, Z1). Pasto post-attività: insalata di legumi, cereali integrali, verdure a foglia verde e semi oleosi per ripristinare ferro e proteine vegetali. Aggiungere un frutto ricco di vitamina C per migliorare l’assorbimento del ferro.

Giorno 3 – Fartlek ambientale

  • Mare: 15′ riscaldamento (Z1) + 20′ di fartlek libero su percorso costiero: 1′ veloce (Z3-Z4) / 1′ lento, sfruttando scalinate, dune o cambi di superficie. 10′ defaticamento.
  • Montagna: 15′ riscaldamento su sterrato + 20′ di fartlek su single track ondulato: 2′ a ritmo medio (Z3) / 2′ lento, concentrandosi sulla tecnica di appoggio. 10′ defaticamento.
  • Durata: 45-50′.

Giorno 4 – Recupero attivo e idratazione

Camminata di 40′ in piano o nuoto leggero. Focus sull’idratazione: bere acqua con succo di limone e un pizzico di sale marino durante la giornata. Se l’allenamento è in altura, aumentare l’apporto di potassio con banane e patate dolci.

Giorno 5 – Lungo rigenerante

  • Mare: 1h30′ di corsa lenta (Z1-Z2) su sentieri costieri o battigia, con 10′ di camminata ogni 30′. Portare con sé datteri o barrette di frutta secca per l’energia.
  • Montagna: 2h di trail in Z1-Z2 su percorso con 500-700 m D+, alternando corsa e hiking. Utilizzare i bastoncini in salita e consumare un gel a base di malto durante l’uscita per testare la strategia nutrizionale.
  • Durata: 1h30′-2h.

Giorno 6 – Riposo o attività libera

Escursione, bicicletta o giorno di completo relax. Pasto serale ricco di carboidrati complessi (riso integrale, quinoa) e proteine (tofu, tempeh, lenticchie) per ricostituire le riserve.

Giorno 7 – Mobilità e prevenzione

30′ di yoga o stretching dinamico all’aperto, concentrandosi su anche, dorsali e caviglie. Se in montagna, includere esercizi di respirazione diaframmatica per migliorare l’ossigenazione in quota.

Come eseguirle

Al mare, la sabbia asciutta aumenta il costo energetico del 40-60%: riduci la velocità e mantieni la frequenza cardiaca sotto controllo. In montagna, sopra i 2000 m la frequenza a riposo e sotto sforzo è più alta: non forzare il ritmo, ma usa la percezione dello sforzo (scala RPE 5-6 su 10 per il fondo lento). L’integrazione di liquidi deve essere costante: bevi 150-200 ml ogni 20 minuti durante l’attività, con elettroliti se la temperatura supera i 25°C o se l’aria è molto secca. Per il ferro, consuma regolarmente spinaci, lenticchie e semi di zucca; se sei in altura, valuta un’integrazione di ferro sotto controllo medico. La vitamina B12 è essenziale per tutti gli sportivi di endurance: se non la assumi con regolarità attraverso la dieta, un integratore in compresse sublinguali può fare la differenza.

Errori comuni

  • Trascurare l’idratazione: il caldo marino e l’aria secca di montagna aumentano la disidratazione. Non aspettare di avere sete.
  • Non adattare l’alimentazione: le richieste di ferro e antiossidanti crescono in altura; al mare si perdono sodio e potassio. Integrare con cibi specifici senza variare la dieta abituale è un errore.
  • Volumi eccessivi: la vacanza deve restare rigenerante. Tre sessioni di qualità bastano; il resto sia gioco.
  • Ignorare il recupero attivo: nuoto e camminate non sono giorni persi, ma parte integrante dell’adattamento.

Adattamenti

  • Principiante: riduci il fartlek a 15′ e il lungo a 1h. Sostituisci la sabbia asciutta con quella compatta. Niente altitudine sopra i 1500 m.
  • Intermedio: segui il piano base, aggiungendo 10′ di tecnica di discesa in montagna.
  • Avanzato: aumenta il fartlek a 30′ e inserisci 3×5′ a Z3 nel lungo. In altura, dormi sopra i 2000 m se possibile per stimolare l’acclimatazione (live high–train low).

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Allenamento con Zaino Pesante: Costruire la Resistenza Specifica in Salita

Male hiker with a large backpack and trekking poles climbs a rocky mountain trail with snow-capped peaks in the distance.

Allenamento con Zaino Pesante: Costruire la Resistenza Specifica in Salita

Se c’è una seduta che definisce la preparazione di Will per il Tor des Géants, è il lavoro con zaino pesante su Stairmaster. Non è una seduta spettacolare, non produce dati appariscenti da condividere sui social, e certamente non è divertente. Ma è probabilmente lo stimolo più specifico e trasformativo dell’intero blocco di allenamento. Vediamo perché, come si struttura, e quali adattamenti produce.

Perché lo Stairmaster e Non i Sentieri

La prima domanda che sorge spontanea è: perché fare salita su una macchina in palestra (o in garage) quando si potrebbe andare in montagna? La risposta sta nel controllo delle variabili.

Su un sentiero, la pendenza cambia continuamente, il terreno varia, le condizioni meteo influenzano il ritmo, e la frequenza cardiaca fluttua in modo incontrollabile. Lo Stairmaster, al contrario, offre un ambiente perfettamente controllato:

  • Ritmo costante: puoi impostare una cadenza precisa (ad esempio 66–72 passi al minuto) e mantenerla dall’inizio alla fine della sessione, senza variazioni dovute al terreno.
  • Carico esterno costante: il peso dello zaino non cambia, non devi fermarti a bere o a regolare l’attrezzatura.
  • Misurabilità: ogni sessione è perfettamente confrontabile con la precedente e la successiva, rendendo facile tracciare i progressi.
  • Nessun impatto: a differenza della corsa in discesa, lo Stairmaster non produce carico eccentrico significativo, consentendo un recupero più rapido.

Questo livello di controllo è fondamentale quando l’obiettivo non è “fare fatica” ma applicare uno stimolo preciso e misurabile in modo ripetibile nel corso delle settimane. Sui sentieri, la seduta del giovedì sarebbe diversa ogni volta a seconda del meteo, del terreno e della stanchezza accumulata. Sullo Stairmaster, è la stessa seduta — e sono i miglioramenti a essere diversi.

La Progressione: Da 2×20′ a 1×60′

La struttura del lavoro su Stairmaster è stata costruita con una progressione metodica, pensata per massimizzare l’adattamento minimizzando il rischio di infortuni da sovraccarico.

Fase 1 — Adattamento iniziale: 2 blocchi da 20 minuti con 19 kg (~19 kg) nello zaino. Due ripetute separate permettono di accumulare 40 minuti di stimolo specifico senza superare la capacità di recupero. È la fase in cui il corpo impara il gesto, le articolazioni si adattano al carico, e la mente si abitua alla monotonia della macchina.

Fase 2 — Progressione: 1 blocco unico da 60 minuti con peso progressivamente aumentato da 22 a 26 kg (22–26 kg). Il passaggio da due ripetute a una sola sessione continua è cruciale: l’obiettivo non è solo la resistenza muscolare, ma la durabilità — la capacità di produrre forza per periodi prolungati senza degradazione. Un’ora continua con 26 kg sulle spalle è uno stimolo molto diverso da 2×30 minuti con lo stesso peso.

L’Indicatore Chiave: Il Ritmo Costante

Il parametro che Jack e Will hanno monitorato con più attenzione non era il peso, né la frequenza cardiaca, né la percezione dello sforzo. Era il ritmo: 66–72 passi al minuto, mantenuti costanti dall’inizio alla fine del blocco.

Perché questo è così rilevante? Perché quando il peso aumenta (da 19 a 22, poi 24, poi 26 kg) e il ritmo non cala, significa che l’adattamento è reale. Il muscolo sta diventando più forte, più resistente, più efficiente. Se il ritmo calasse, staremmo semplicemente osservando un compromesso — più peso, meno velocità — non un miglioramento.

Mantenere quei 66–72 passi al minuto con 26 kg sulle spalle per 60 minuti significa che, quando in gara Will toglierà lo zaino pesante e ne indosserà uno da 4–5 kg con l’attrezzatura obbligatoria, la percezione dello sforzo in salita sarà radicalmente più bassa.

Alzare il Tetto: Da 760 a 850 Metri all’Ora

Will ha un profilo di atleta molto particolare. La sua forza non è mai stata la velocità pura in salita — non è uno che sale 1.200–1.500 metri di dislivello in un’ora. Il suo punto di forza, affinato in anni di spedizioni e record su lunghe distanze, è la capacità di salire 760 metri all’ora per un tempo indefinito. Non un’ora, non due: potenzialmente per sempre.

Ma per il Tor des Géants, dove i migliori completano il percorso in 66–71 ore con medie superiori ai 4,8 km/h, alzare quel limite massimale può fare la differenza tra un piazzamento buono e uno eccezionale. L’obiettivo del lavoro con zaino pesante è proprio questo: spostare il “tetto” della velocità di salita sostenibile da 760 a oltre 850 metri all’ora .

Il principio fisiologico è quello del ceiling effect: quando la capacità massimale di un sistema sale, anche l’intensità submassimale diventa più facile. Se il tuo massimo è salire a 760 m/h, salire a 650 m/h è vicino al limite. Se il tuo massimo sale a 850 m/h, salire a 650 m/h diventa un’attività moderata, con minor accumulo di fatica e maggior margine per gestire nutrizione, idratazione e lucidità mentale.

Perché Non la Palestra (e Perché le Proteine Contano)

Una scelta che può sorprendere è l’assenza di lavoro di forza tradizionale in palestra durante questo blocco. Will ha sollevato pesi con costanza solo in una fase precedente della sua carriera, prima del record sulla Long Trail non supportata del 2023. Per il TdG, Jack ha valutato che:

  • La resistenza alla fatica e la durabilità muscolare di Will sono già eccellenti — è il suo punto di forza genetico e di allenamento.
  • Introdurre il sollevamento pesi come nuovo stressor avrebbe richiesto di ridurre altro volume o intensità, sottraendo tempo a stimoli più specifici.
  • Il principio di specificità impone che, in presenza di tempo limitato, si privilegino gli stimoli che più direttamente trasferiscono alla performance di gara. Lo Stairmaster con zaino pesante è molto più specifico di uno squat.
  • Il lavoro su Stairmaster stesso fornisce uno stimolo di forza resistente sufficiente per i muscoli delle gambe, senza il carico articolare degli esercizi con bilanciere.

Detto questo, il lavoro con zaino pesante impone un costo proteico significativo. Il tessuto muscolare sottoposto a carico per 60 minuti continui subisce micro-danni che devono essere riparati. L’obiettivo proteico fissato da Jack è di circa 1 grammo per libbra di peso corporeo, ovvero 2,2 grammi per kg. Per Will, che pesa 76 kg, questo significa circa 167 grammi di proteine al giorno — una quantità che richiede attenzione costante all’alimentazione, specialmente nei giorni di volume più alto.

La Sessione del Giovedì: Cosa Succede nel Corpo

Vale la pena di descrivere esattamente cosa accade a livello fisiologico durante una di queste sessioni. Con 26 kg sulle spalle e 66–72 passi al minuto per 60 minuti:

  • Reclutamento muscolare: tutti i muscoli della catena posteriore — polpacci, ischiocrurali, glutei, erettori spinali — sono attivati a intensità elevata e costante. Il trapezio e i deltoidi lavorano isometricamente per stabilizzare lo zaino.
  • Sistema cardiovascolare: la frequenza cardiaca sale progressivamente anche a parità di ritmo, per effetto del cardiac drift — un fenomeno normale nelle sessioni prolungate con carico, dovuto alla graduale disidratazione e all’aumento della temperatura interna.
  • Metabolismo: il dispendio energetico è significativo. Con 26 kg aggiuntivi, ogni passo costa più calorie. Il corpo impara a risparmiare glicogeno — un adattamento cruciale per una 320 km dove le riserve di carboidrati non basteranno mai e il metabolismo dei grassi è la fonte energetica primaria.
  • Adattamento tendineo e articolare: tendini e legamenti si rafforzano progressivamente in risposta al carico ripetuto. Questo è l’adattamento più lento — richiede settimane o mesi — ed è anche il motivo per cui la progressione deve essere graduale.

Il Trasferimento alla Gara

Il Tor des Géants ha 23.800 metri di dislivello positivo. Sono circa 15 salite maggiori, molte delle quali superano i 1.000 metri di dislivello continuo. In gara, Will affronterà queste salite con uno zaino da 4–5 kg (attrezzatura obbligatoria), dopo essersi allenato con carichi 4–5 volte superiori.

Il trasferimento è diretto:

  • La forza specifica acquisita sullo Stairmaster si traduce in una capacità di salita più economica — meno fatica percepita a parità di velocità.
  • La durabilità muscolare sviluppata con 60 minuti di carico continuo si traduce nella capacità di ripetere quello sforzo su 15+ salite nell’arco di 3–4 giorni.
  • Il tetto di velocità alzato significa che, quando serve — per staccare un avversario, guadagnare tempo prima di una sosta, o semplicemente chiudere una salita prima del buio — c’è un margine di intensità che prima non esisteva.

Lezioni per Chi Allena

Il lavoro con zaino pesante su Stairmaster non è per tutti, ma contiene principi trasferibili a qualunque preparazione di ultra-trail con dislivello significativo:

  1. La specificità vince sulla varietà. Se il tuo obiettivo è salire forte per 320 km, salire forte in allenamento — con un carico progressivamente crescente — è lo stimolo più diretto che puoi darti.
  2. Il ritmo costante è il termometro dell’adattamento. Non guardare solo il peso o la durata: monitora se riesci a mantenere lo stesso ritmo quando il carico aumenta.
  3. Non serve tutto. Se la forza relativa è già un punto di forza, non sprecare tempo in palestra. Se è un punto debole, lo Stairmaster con zaino potrebbe essere un’alternativa più specifica degli esercizi tradizionali.
  4. Le proteine sono carburante strutturale. Con carichi di lavoro che superano le 12–15 ore settimanali e sessioni con zaino pesante, l’apporto proteico non è negoziabile.

Fonte: Intervista a Scott Johnston di Evoke Training

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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Allenamento in vacanza mare / montagna: Allenamento Trail Running della Settimana

Female trail runner using trekking poles on a rocky mountain path with a coastal landscape in the distance.

Pensare che la vacanza sia nemica dell’allenamento è l’errore più diffuso tra i trail runner. In realtà, mare e montagna offrono stimoli che la routine cittadina non può replicare: calore, altitudine, terreni instabili, pendenze severe. La chiave è metodologia: sessioni brevi, mirate, che rispettano il recupero e sfruttano l’ambiente. Ecco come strutturare una settimana tipo senza rinunciare al riposo mentale.

Obiettivo

L’obiettivo della settimana in vacanza non è costruire volume, ma mantenere gli adattamenti aerobici centrali e stimolare la forza specifica senza accumulare fatica. Si lavora su tre fronti: resistenza lipidica, potenza aerobica in salita, tolleranza al calore o all’ipossia a seconda dell’ambiente. Il volume totale si riduce del 30-40% rispetto a una settimana standard, ma la densità di stimolo resta alta grazie alla scelta del terreno.

Sessioni

La struttura è flessibile, adattabile all’arrivo e alla partenza. Ecco uno schema su 7 giorni.

  • Giorno 1 – Arrivo: riposo o camminata leggera di 30-40 minuti per ambientarsi.
  • Giorno 2 – Corsa lenta: 45-60 minuti in Z1-Z2 (RPE 3-4/10) su sabbia compatta o sentiero. Respirazione nasale, passo di conversazione. Adattamento al caldo o all’altitudine, stimolo lipidico.
  • Giorno 3 – Forza e recupero attivo: circuito a corpo libero: 3 giri di 10 affondi alternati, 10 squat, 10 step-up su rialzo, 30″ plank laterale per lato. Recupero 2′ tra i giri. Poi, se al mare: 20′ di nuoto facile; se in montagna: 30′ di camminata in salita con bastoncini a passo alternato.
  • Giorno 4 – Fartlek in salita: 10′ riscaldamento, poi 8-10 × 30″ in salita a ritmo 5 km (Z4, RPE 8/10). Recupero camminando in discesa. Al mare usa dune o gradini; in montagna sentiero ripido. 10′ defaticamento.
  • Giorno 5 – Riposo: totale o escursione leggera senza correre.
  • Giorno 6 – Stimolo specifico: in montagna: 4-6 × 3′ su pendenza >20% con bastoncini a spinta simultanea, recupero 3′ in discesa a passo svelto. Al mare: 60′ corsa lenta con 6-8 allunghi di 20″ su sabbia asciutta.
  • Giorno 7 – Partenza: riposo.

Come eseguirle

Zone di intensità: Z1-Z2 significa poter parlare senza affanno; la frequenza cardiaca resta sotto la soglia aerobica (circa 70-75% FCmax). Il fartlek va eseguito con controllo: 30″ a sforzo intenso ma non massimale, recupero completo prima della ripetuta successiva. Nell’hiking power, la spinta simultanea impegna dorsali e tricipiti: la dragona va infilata dal basso, il peso scaricato sul polso, senza stringere l’impugnatura. Il busto resta leggermente inclinato in avanti.

Idratazione e alimentazione: bevi 500-750 ml/h, con elettroliti se la temperatura supera i 25°C. Prima della sessione, una banana o 2-3 datteri 30 minuti prima. Durante uscite oltre l’ora, integra con frutta secca o barrette di cereali.

Errori comuni

  • Volume invariato: il caldo alza la frequenza cardiaca di 10-15 bpm a parità di ritmo, l’altitudine riduce la saturazione di ossigeno. Taglia durata e intensità del 30-40%.
  • Ignorare l’acclimatazione: i primi 2-3 giorni servono per adattarsi. Sessioni intense precoci portano a colpi di calore o mal di montagna.
  • Non sfruttare il terreno: la sabbia soffice è un sovraccarico eccentrico per polpacci e achillei, va dosata (max 20′ continui le prime volte). In montagna, correre solo in piano spreca l’opportunità di stimolare la forza in salita.
  • Trascurare sonno e routine: la vacanza non è una licenza per sregolarsi. Mantieni orari di sonno regolari e pasti bilanciati.

Adattamenti

  • Calore: dopo 5-7 giorni il volume plasmatico aumenta, la termoregolazione migliora, la frequenza cardiaca a riposo e sotto sforzo si abbassa.
  • Altitudine: già dopo 24-48 ore l’EPO sale, la massa eritrocitaria cresce in 2-3 settimane. Allenarsi a quote inferiori (live high-train low) preserva l’intensità e sfrutta l’ipossia notturna.
  • Terreno instabile: sabbia e sentieri tecnici migliorano la propriocezione e la forza dei muscoli stabilizzatori di caviglia e piede.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

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