Il Picco Invisibile: Strategie Mentali per le Settimane Prima della Gara UTMB

Woman hiker standing on a rocky alpine ridge at sunrise, wearing a blue jacket and black backpack, gazing toward distant peaks.

Il tapering per una gara UTMB viene quasi sempre raccontato attraverso numeri: riduzione del volume del 40-60%, mantenimento dell’intensità, ultimo lungo due settimane prima. Questa è la cornice fisiologica. Ma chi ha corso una ultra alpina sa che le due o tre settimane che precedono il via sono un campo di battaglia molto più mentale che fisico. La forma si è costruita nei mesi precedenti; ora il compito non è aggiungere, ma preservare e portare al via un sistema nervoso fresco, motivato e capace di prendere decisioni lucide per 20, 30 ore e oltre.

La Trappola del Tapering: Perché Vogliamo Fare di Più

Il paradosso è noto a ogni ultrarunner: proprio quando il programma prescrive riposo, compare una voglia irrefrenabile di allenarsi. L’atleta di endurance è quasi sempre una personalità di tipo A, con una capacità di volontà che in allenamento è un superpotere, ma nel tapering diventa un nemico. Il minor carico esterno lascia spazio a un iper-allenamento mentale: controlli compulsivi del meteo, delle liste materiali, delle tracce GPS. La mente, privata della fatica fisica, inizia a correre più veloce del corpo.

La biologia spiega parte di questa inquietudine. Dopo un lungo blocco di carico, il sistema nervoso simpatico rimane attivato per giorni. Ci si può sentire pieni di energia a 48 ore dall’ultimo allenamento duro, salvo poi crollare al terzo o quarto giorno, quando il corpo inizia davvero il recupero profondo. Quell’energia apparente è un inganno: spinge a riempire il vuoto con sessioni non programmate, spesso con la scusa del “test” o della “fiducia”. In realtà, nelle ultime due settimane prima di una gara a cui si punta da mesi, c’è molto poco che possiamo fare per renderci più veloci, ma c’è moltissimo che possiamo fare per renderci più lenti.

Ridefinire il Successo: Preservare, Non Aggiungere

Il cambio di mentalità necessario è radicale. L’obiettivo del periodo di picco non è performance, ma freschezza. Ogni sessione ha un solo scopo: attivare i sistemi senza affaticarli. Non si cerca il miglioramento, ma il mantenimento della sensibilità neuromuscolare e della mobilità metabolica. Accettare che il lavoro è finito è un atto di fiducia nel processo di periodizzazione. I mesi di base, i lunghi in montagna, le sedute di threshold: tutto è stato registrato. Ora è il momento di assorbire, e assorbire richiede spazio, sonno, quiete.

Un atleta che si presenta al via con un po’ di sonno arretrato recuperato, con la fame di fatica che cresce ogni giorno di riposo, ha un vantaggio enorme rispetto a chi arriva con l’ultimo scarico di glicogeno consumato in un allenamento “rassicurante” di troppo. La fatica del sistema nervoso centrale, quella che conta nelle gare di ultra-endurance, non si recupera in 48 ore: richiede giorni o settimane. E l’ansia da tapering è un sintomo di quella fatica, non un segnale di scarsa preparazione.

La Segmentazione del Tempo: Un Giorno alla Volta

Una delle strategie mentali più efficaci nelle ultra maratone di 24 ore – e in generale nelle gare di resistenza estrema – è la segmentazione: trasformare un compito apparentemente insostenibile in una serie di piccoli obiettivi gestibili. Questo stesso principio si applica con grande profitto al periodo di picco. Invece di guardare con angoscia alle due settimane che mancano, si riduce l’orizzonte al singolo giorno, o addirittura alla mezza giornata.

Ogni giorno ha una missione semplice: fare la sessione leggera prescritta, mangiare pulito, idratarsi, dormire bene, e dedicare del tempo a un’attività rilassante che non abbia nulla a che fare con la corsa. Barrare queste caselle diventa il successo quotidiano. Questo approccio riduce il carico cognitivo e impedisce alla mente di proiettarsi in avanti, dove albergano le incertezze della gara. Il presente diventa l’unico campo d’azione, esattamente come accadrà in gara al centesimo chilometro.

Imparare ad Ascoltare il Soggettivo

Nel periodo di picco, i dati oggettivi (frequenza cardiaca, HRV, potenza) sono meno affidabili del solito. La variabilità del sistema nervoso autonomo può impazzire, e la derivazione di metriche dal sonno o dal riposo notturno senza una baseline consolidata di mesi rischia di generare più ansia che informazione. In queste settimane, il feedback soggettivo diventa lo strumento principe.

Un metodo semplice ed efficace è valutare ogni giornata con un voto da A a F, basato su energia, umore e motivazione. Se compaiono più di due “C” in una settimana, è il segnale che il sistema nervoso sta ancora smaltendo fatica e occorre alleggerire ulteriormente. Attenzione particolare va data alla motivazione: se un atleta che normalmente desidera allenarsi inizia a dire “non ho voglia”, quello è un campanello d’allarme molto più sensibile di qualsiasi metrica fisiologica. La voglia di correre deve tornare a crescere, non a calare, nell’avvicinamento alla gara.

Gestire la Paura Pre-Gara

La paura di non farcela, di aver sbagliato tutto, di non essere all’altezza, è un compagno di viaggio frequente nelle settimane che precedono una UTMB. È fondamentale normalizzarla: non è un segno di debolezza, ma una risposta fisiologica all’incertezza. La paura pre-gara è fatica emotiva, non pericolo reale. Riconoscerla come tale permette di non alimentarla con pensieri catastrofici.

Una tecnica utile è la visualizzazione realistica, non trionfalistica. Non immaginare solo l’arrivo, ma i momenti difficili: il buio della seconda notte, la fatica che toglie le parole, il desiderio di fermarsi. Visualizzare sé stessi mentre si attraversano quei momenti, con calma, senza reagire, attiva un ancoraggio mentale che in gara riduce lo stress decisionale. La mente riconosce il copione e sa già cosa fare.

Sonno: L’Allenamento Nascosto

Se esiste un unico strumento di recupero più potente di qualsiasi bevanda, massaggio o integratore, quello è il sonno. Atleti di vertice lo definiscono il più importante attrezzo di allenamento per un ultrarunner. Nel periodo di picco, la qualità e la durata del sonno non sono negoziabili. Andare a dormire presto, ridurre l’esposizione agli schermi serali, mantenere la camera fresca e silenziosa: sono gesti di preparazione altrettanto importanti di una seduta di soglia.

Il sonno influisce direttamente sulla capacità decisionale, sulla coordinazione e sulla gestione del dolore – tutte risorse che in una ultra alpina vengono consumate copiosamente. Qualsiasi debito di sonno contratto nella settimana pre-gara si presenterà al chilometro 100 con gli interessi.

La Pratica del Vuoto

Infine, occorre imparare a stare nel vuoto che il tapering crea. Le ore liberate dall’allenamento non vanno riempite con l’ossessione della gara. Leggere, camminare, cucinare, stare con le persone care: attività a basso impatto emotivo che nutrono la mente senza consumarla. Il giorno prima del via, il miglior allenamento è una noia quasi fastidiosa. Quella noia è il carburante della voglia di partire.

Conclusioni: Il Coraggio di Fermarsi

Il vero picco di forma per una gara UTMB non è un punto su un grafico PMC. È uno stato mentale in cui la fiducia non strilla, ma tace; in cui il corpo è così riposato che quasi duole dal desiderio di muoversi; in cui la paura è stata guardata, riconosciuta e lasciata scivolare via. Serve più coraggio a stare fermi che a spingere, e questo coraggio è il primo mattone della prestazione. La gara inizia nella testa, molto prima del via.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.