BCAA: il segnale che accende, ma non basta
L’integrazione con amminoacidi a catena ramificata (BCAA) è tra le più diffuse nel mondo dello sport. La promessa è semplice: ridurre il catabolismo, accelerare il recupero, stimolare la sintesi proteica. Ma la realtà fisiologica è più complessa e i dati lo dimostrano.
Lo studio: 22% in più, ma contro cosa?
Jackman et al. (2017) hanno misurato la sintesi proteica miofibrillare in 10 uomini allenati dopo un esercizio di forza. Subito dopo l’allenamento, i soggetti assumevano 5.6 g di BCAA (circa 3 g di leucina, 1.4 g di isoleucina, 1.2 g di valina) oppure un placebo. Nelle 4 ore successive, la sintesi proteica aumentava del 22% rispetto al placebo (0.110 vs 0.090 %/h, p=0.012). La via mTORC1 veniva attivata in modo significativo: a 1 ora dall’ingestione la fosforilazione di S6K1 e PRAS40 era maggiore con i BCAA.
Il dato va letto con chiarezza: quel 22% è il guadagno rispetto al non assumere nulla. Ma confrontato con proteine complete, l’incremento è modesto. Una dose equivalente di proteine del siero del latte (whey) può aumentare la sintesi proteica del 50–100% nello stesso arco temporale. Perché?
Segnale sì, mattoni no
I BCAA (leucina, isoleucina, valina) sono tre dei nove amminoacidi essenziali. La leucina, in particolare, agisce come interruttore molecolare: lega e attiva il complesso mTORC1, dando il via alla sintesi di nuove proteine muscolari. Ma per costruire quelle proteine servono tutti gli amminoacidi essenziali (EAA). La loro assenza nell’integratore di soli BCAA costringe l’organismo a demolire le proprie proteine muscolari per recuperarli, limitando il guadagno netto. I BCAA danno il segnale senza fornire i mattoni.
Cosa prescrive la scienza
La posizione dell’International Society of Sports Nutrition (Jäger et al., 2017) è un punto di riferimento. Per chi pratica endurance, l’apporto proteico giornaliero deve essere di 1.4–2.0 g per kg di peso corporeo. Non meno. Ogni pasto dovrebbe fornire 20–40 g di proteine (o 0.25–0.40 g/kg), quantità che massimizza la sintesi proteica post-prandiale. All’interno di quella dose, la presenza di circa 2.5–3 g di leucina è sufficiente per superare la soglia di attivazione di mTOR. Dosi superiori non danno ulteriori benefici.
Il timing intorno all’allenamento conta meno del totale giornaliero. Detto ciò, una fonte proteica completa assunta subito dopo lo sforzo (yogurt, latte, uova, legumi e cereali) ottimizza la risposta, specie se l’allenamento è stato intenso.
Applicazione per il trail runner
Nel trail, l’errore più frequente è affidarsi a un misurino di BCAA durante o dopo uscite lunghe, pensando di risparmiare muscolo. I dati suggeriscono ben altro:
- Durante la corsa: l’organismo non dà priorità alla sintesi proteica, ma al risparmio del glicogeno. L’aggiunta di proteine (o EAA) al carboidrato può ridurre il danno muscolare, ma i soli BCAA non hanno evidenze solide in questo contesto.
- Nel post-gara o post-allenamento: una fonte proteica completa (20–30 g) con carboidrati è la scelta più logica. Se si vuole usare un integratore di amminoacidi, meglio una miscela di tutti gli EAA piuttosto che i soli ramificati.
- La quota giornaliera: 1.6 g/kg di proteine al giorno, distribuite su 3–4 pasti, coprono il fabbisogno della quasi totalità degli atleti. I BCAA aggiuntivi non compensano una dieta insufficiente.
L’unico amminoacido che merita un discorso a sé stante è la beta-alanina, che però non ha nulla a che vedere con la sintesi proteica: aumenta la capacità tampone muscolare e aiuta negli sforzi di 1–4 minuti (Trexler et al., 2015). Ma è un altro meccanismo, un altro obiettivo.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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