L’errore più comune quando si parla di ultra endurance e sonno è ridurre tutto a una questione di forza mentale. “Resistere senza dormire”. “Spingere oltre la stanchezza”. La realtà è molto meno epica e molto più fisiologica: la privazione di sonno non è un inconveniente, è un vero e proprio fattore limitante della prestazione, che puoi conoscere e dosare quanto l’alimentazione o il passo.
Non è solo stanchezza: come il sonno perso cambia la tua gara
La letteratura scientifica lo dice da anni. Una review di Fullagar e colleghi (2015) ha esaminato tutti gli studi disponibili sugli effetti della perdita di sonno nelle prestazioni sportive: il risultato più colpito non è la forza massimale o la potenza, ma la performance di endurance e le funzioni cognitive. Tempi di reazione, accuratezza decisionale, umore: tutto peggiora in modo misurabile già dopo una sola notte di sonno ridotto. Immagina di dover gestire l’alimentazione, leggere il GPS o decidere se spingere in discesa con questo deficit di lucidità. L’errore di valutazione ti costa molto più della fatica muscolare.
Tuttavia, c’è un aspetto controintuitivo che merita attenzione. Uno studio classico del 2013 (Saugy et al.) ha analizzato un’ultra-maratona estrema di 330 km con 24.000 metri di dislivello, paragonandola a gare di circa 166 km. I valori di danno muscolare (creatina chinasi, mioglobina, PCR) erano nettamente inferiori rispetto alle distanze più brevi. Perché? La risposta sta in due meccanismi intrecciati: un pacing conservativo fin dall’inizio, sapendo che la fatica arriverà comunque, e l’effetto della deprivazione di sonno come freno biologico. Dopo decine di ore, la sonnolenza impedisce di esprimere intensità elevate, costringendo a un passo prevalentemente di cammino che protegge le fibre muscolari dai microtraumi eccentrici. In pratica, il corpo si autolimita per sopravvivere.
Il paradosso della protezione e la qualità del recupero
Questa “protezione” non è gratis. Lo stesso studio mostra che la fatica centrale (misurata con il calo del rapporto di attivazione centrale) è massiccia: il sistema nervoso riduce volontariamente il drive motorio, perché percepisce il pericolo. Nei tratti in cui serve reattività, equilibrio o forza esplosiva, il corpo semplicemente non risponde più. E non è solo un problema della gara.
Dopo una forte privazione di sonno, la notte di riposo successiva è tutto fuorché ristoratrice. Una ricerca su fisiologia respiratoria (Neilly et al., 1992) ha dimostrato che la deprivazione selettiva di sonno (sia REM che non-REM) provoca un rebound disordinato: nella prima fase REM di recupero, aumentano gli episodi di ipoventilazione e l’instabilità respiratoria. In termini pratici, il tuo sonno post-gara sarà più frammentato, con una qualità di recupero inferiore a quella che misureresti in una notte normale. Non basta una dormita lunga: serve tempo (almeno due notti) per ripristinare un controllo ventilatorio e autonomico stabile.
Come si gestisce davvero il sonno in ultra endurance
La revisione di Bonnar e colleghi (2018) sugli interventi di sonno per atleti chiarisce che le regole generiche di igiene del sonno non bastano. L’atleta di ultra trail ha esigenze specifiche: allenamenti serali, ansia pre-gara, jet lag, e soprattutto la necessità di dormire poco e bene durante l’evento. Ecco tre leve che puoi usare, basate su queste evidenze:
- Estensione del sonno pre-gara. Nei 5-7 giorni prima dell’evento, punta a 9-10 ore di tempo totale a letto. Non si tratta di “dormire di più nel weekend”, ma di accumulare riserva di sonno profondo, quella che sostiene il rilascio di ormone della crescita e la riparazione muscolare. Questo è l’unico vero pre-carico del sonno che funzioni.
- Micro-nanne in gara. Nelle competizioni oltre le 20 ore, un sonnellino di 10-20 minuti può restituire lucidità senza causare inerzia pesante. Il timing conta: meglio nelle prime ore del mattino (quando il ritmo circadiano è al minimo) o subito dopo un pasto. Appoggiati allo zaino, chiudi gli occhi e imposta una sveglia. Anche senza addormentarti profondamente, il solo riposo a occhi chiusi riduce il carico cognitivo.
- Post-gara: niente illusioni sulla prima notte. Dopo un’ultra con forte privazione di sonno, il tuo sonno REM di rimbalzo sarà instabile. Pianifica due notti di riposo totale senza sveglie, al buio completo, prima di qualsiasi valutazione sullo stato di forma. Non giudicare la qualità del recupero da come ti senti il primo mattino.
Nessun farmaco, niente melatonina ad alte dosi senza controllo: la strada è la pianificazione. Gestire il sonno significa accettare che la privazione è un male inevitabile nelle ultra più estreme, ma che puoi dosarla proprio come l’intensità della corsa. Perché la vera resistenza non è resistere senza dormire, ma sapere quando fermarsi per ripartire meglio.
Buone corse!
Riferimenti
- Fullagar HHK, Skorski S, Duffield R, et al. Sleep and athletic performance: the effects of sleep loss on exercise performance, and physiological and cognitive responses to exercise. Sports Med. 2015.
- Saugy J, Place N, Millet GY, et al. Alterations of Neuromuscular Function after the World’s Most Challenging Mountain Ultra-Marathon. PLoS ONE. 2013.
- Bonnar D, Bartel K, et al. Sleep Interventions Designed to Improve Athletic Performance and Recovery: A Systematic Review of Current Approaches. Sports Med. 2018.
- Neilly JB, Kribbs NB, Maislin G, Pack AI. Effects of selective sleep deprivation on ventilation during recovery sleep in normal humans. J Appl Physiol. 1992.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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