Perché le discese ti distruggono: la scienza del danno muscolare eccentrico negli ultra trail

Two hikers in athletic gear descend a rocky mountain trail with a valley and snow-capped peaks in the distance.

La prima volta che ho corso un ultra trail con 6000 metri di dislivello, arrivai a un ristoro al km 70 con la sensazione che qualcuno mi avesse preso a martellate sui quadricipiti. Non ero senza fiato — il cuore pompava ancora bene. Erano le gambe a non rispondere. Ogni passo in discesa diventava un atto di fede, ogni appoggio una scommessa.

C’è voluto tempo per capire che quella sensazione non era semplice fatica. Era danno muscolare indotto dall’esercizio — e non stava succedendo in salita. Stava succedendo in discesa.

Con l’estate che porta gare alpine di grandissimo dislivello — Lavaredo, Cervino, Gran Trail Courmayeur, Verbier, Gran Sasso — questo tema è più attuale che mai. Perché in un ultra trail la salita ti toglie il fiato, ma è la discesa che ti toglie le gambe. E la scienza lo sa da decenni.

Il nemico nascosto: la contrazione eccentrica

Quando corri in piano o sali, il muscolo si accorcia mentre genera forza: è una contrazione concentrica. Quando scendi — specialmente su pendenze forti — il quadricipite deve allungarsi mentre frena il peso del tuo corpo a ogni appoggio. Questa è la contrazione eccentrica, ed è quella che distrugge i sarcomeri.

Uno studio classico di Lieber e Fridén (1993) ha chiarito un punto fondamentale: il danno muscolare non dipende dalla forza assoluta che produci, ma dallo strain attivo — cioè da quanto il muscolo viene stirato mentre è contratto. In discesa, a ogni passo stiri i quadricipiti sotto carico, e alcuni sarcomeri — quelli più deboli — non reggono e si rompono.

È il fenomeno della «sarcomere strain theory», studiato in profondità da McHugh e colleghi (1999). In pratica: un muscolo più rigido (con maggiore stiffness passiva) oppone più resistenza all’allungamento, concentrando lo stress sui sarcomeri più vulnerabili. Il risultato è un danno maggiore, con fuoriuscita di creatina chinasi nel sangue, perdita di forza e infiammazione locale — il DOMS che conosciamo tutti.

Non è la salita a produrre questo. È la discesa.

I crampi non vengono dal sale: vengono dal danno muscolare

È uno dei falsi miti più duri a morire. «Mi sono venuti i crampi perché ho perso sali minerali.» No. O almeno, non nella corsa di endurance.

Martínez-Navarro e colleghi (2021) hanno studiato i crampi muscolari associati all’esercizio (EAMC) in un gruppo di ultra-runner, e hanno trovato qualcosa di definitivo: non c’è alcuna correlazione tra crampi e stato di idratazione, né tra crampi e livelli di sodio nel sangue. Zero.

Quello che invece correla fortemente con i crampi è il danno muscolare post-gara. Chi ha avuto crampi aveva marker di danno muscolare significativamente più alti. E — qui viene il dato pratico — l’87,5% di chi non ha avuto crampi faceva allenamento della forza regolarmente, contro solo il 55,6% di chi invece li ha avuti.

Il messaggio è chiaro: il crampo nell’ultra trail non è un problema di idratazione. È un problema di tolleranza strutturale del muscolo al danno eccentrico. E la soluzione passa dalla forza, non dal sale.

La buona notizia: il muscolo impara a proteggersi

Il corpo ha un meccanismo straordinario di adattamento chiamato Repeated Bout Effect: dopo una prima esposizione al danno eccentrico, il muscolo sviluppa protezioni strutturali che riducono i danni nelle esposizioni successive. In pratica, se esponi gradualmente i quadricipiti al lavoro eccentrico, diventano più resilienti.

Un’altra evidenza importante arriva dallo studio sul Tor des Géants® (Jonas et al., 2013): paradossalmente, dopo 330 km con 24000 m D+, il danno neuromuscolare era minore rispetto a gare più brevi di 166 km. Come è possibile? Perché su distanze estreme gli atleti adottano un pacing conservativo — in pratica camminano molto, dosano lo sforzo — e questo limita la componente eccentrica ad alta intensità. Il pacing conta, eccome.

E dopo la gara? Uno studio di Martínez-Navarro (2021) sul recupero post-maratona ha mostrato che riprendere a correre leggero dopo 48 ore dalla gara non ostacola il recupero del danno muscolare. Anzi: accelera il ripristino della performance neuromuscolare rispetto al riposo passivo. L’iperemia locale portata dalla corsa blanda aiuta a ripulire i detriti cellulari: stare completamente fermi non è sempre la scelta migliore.

Take-home per il tuo prossimo ultra trail

  1. Allena la forza degli arti inferiori con enfasi eccentrica. Squat, affondi, discese controllate. Non è opzionale — è la principale strategia preventiva contro i crampi in gara e la distruzione muscolare in discesa.
  2. Esponi gradualmente i quadricipiti al lavoro eccentrico specifico. Inserisci discese lunghe nei tuoi lunghi trail. Il Repeated Bout Effect non si attiva con la teoria — servono stimoli reali, progressivi.
  3. Non forzare l’idratazione oltre lo stimolo della sete per «prevenire i crampi». Non serve e può essere controproducente (iponatremia). I crampi vengono dal danno muscolare, non dal sale.
  4. Adotta un pacing conservativo nelle prime fasi. Lo studio sul TdG lo conferma: su distanze estreme, la protezione muscolare passa anche dal non forzare le discese nei primi due terzi di gara. Cammina dove serve. Le gambe ringrazieranno al km 80.

Riferimenti

  • Lieber RL, Fridén J. Muscle damage is not a function of muscle force but active muscle strain. J Appl Physiol. 1993.
  • McHugh MP et al. The role of passive muscle stiffness in symptoms of exercise-induced muscle damage. Am J Sports Med. 1999.
  • Martínez-Navarro I et al. Muscle Cramping in Ultra-Trail: Dehydration and Electrolyte Depletion versus Muscle Damage. 2021/2026.
  • Jonas S et al. Alterazioni della funzione neuromuscolare dopo l’ultra-maratona in montagna più impegnativa del mondo. 2013.
  • Martínez-Navarro I et al. The week after running a marathon: Effects of running vs elliptical training vs resting on neuromuscular performance and muscle damage recovery. 2021.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach

Questo è un articolo della Sport Academy

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Downhill Running: perché le discese distruggono più delle salite

Trail runner wearing a numbered bib navigates a rocky mountain path with jagged peaks in the distance at sunset/golden hour.

Downhill Running: perché le discese distruggono più delle salite

Chi corre in montagna lo sa: la salita fa paura prima di partire, la discesa lascia il segno dopo. Non è una percezione soggettiva. Il meccanismo che sta dietro al danno da downhill running ha una base fisiologica precisa: la contrazione eccentrica.

Il meccanismo: contrazione eccentrica e danno muscolare

Quando freni in discesa, i tuoi quadricipiti non si accorciano per produrre forza propulsiva. Si allungano sotto tensione per assorbire l’impatto e controllare la velocità del corpo. Questa è la contrazione eccentrica: il muscolo genera forza mentre si allunga. Ogni passo in discesa è un micro-trauma strutturale.

La ricerca in fisiologia dell’esercizio documenta che il danno muscolare da lavoro eccentrico riduce la capacità di produrre forza fino a 72 ore post-esposizione. Non è fatica metabolica, che si recupera in ore. È danno alle proteine contrattili e alla matrice extracellulare del muscolo. DOMS, rigidità, perdita di forza funzionale: tutto origina da qui.

Le salite costano in termini metabolici — frequenza cardiaca alta, lattato, ventilazione. Ma sono le discese a impattare sul recupero nei giorni successivi alla gara. Per questo nelle ultra trail il fattore limitante non è quasi mai il soffitto aerobico, ma la capacità del sistema muscoloscheletrico di assorbire carico eccentrico ripetuto senza degradarsi.

Perché il downhill running è diverso da qualsiasi altro stimolo

Il carico eccentrico ha tre caratteristiche che lo rendono unico:

  • Costo metabolico basso, costo strutturale alto. Scendi con una FC più bassa che in salita, ma stai generando forze di impatto superiori. Il paradosso è che ti senti meno affaticato mentre accumuli il danno maggiore.
  • Adattamento lento. Il tessuto muscolare si adatta al carico eccentrico più lentamente di quanto il sistema cardiovascolare si adatti al carico metabolico. Servono settimane di esposizione progressiva, non due uscite in ricognizione prima della gara.
  • Specificità assoluta. Correre in piano o in salita non prepara per il downhill. L’adattamento eccentrico è specifico per angolo articolare, velocità di allungamento e pattern di movimento.

Cosa puoi fare: tre interventi pratici

1. Esposizione progressiva e ripetuta

Il principio è semplice: il tessuto si adatta solo se esposto allo stimolo con frequenza sufficiente. Sessioni di downhill a intensità controllata, inserite con progressione nel mesociclo, producono il cosiddetto repeated bout effect — il muscolo diventa più resistente al danno eccentrico dopo ogni esposizione. Ma servono stimoli regolari, non concentrati.

2. Tecnica di discesa come skill

La discesa non è intensità: è abilità tecnica. Meccanica rilassata, passo breve, appoggio rapido sotto il baricentro. Meno frenata, più scorrimento. L’obiettivo è ridurre le forze di picco su ogni impatto distribuendo il carico su più passi più leggeri. Un atleta che scende bene consuma meno energia e accumula meno danno a parità di dislivello negativo.

3. Forza in palestra con focus eccentrico

Squat e affondi con fase eccentrica controllata (3-4 secondi in discesa) preparano il muscolo a gestire carichi eccentrici elevati in un ambiente a basso impatto. La forza massima in palestra è più utile della forza resistente per questo scopo: rinforza le strutture contrattili e aumenta la stiffness tendinea, proteggendo il muscolo dal danno durante la corsa in discesa prolungata.

Il punto

Nelle ultra trail si arriva in fondo con le gambe, non con il fiato. Chi vince non è quasi mai l’atleta con il VO2max più alto, ma quello che a fine gara riesce a usarne ancora una frazione significativa. E questo dipende da quanto bene hai preparato i tuoi quadricipiti a gestire l’eccentrico. La prossima volta che pianifichi un blocco di preparazione per una gara con dislivello negativo importante, ricordati che il downhill non è riposo attivo tra una salita e l’altra. È lo stimolo che deciderà se arrivi al traguardo o ti fermi a un ristoro con le gambe finite.

Progressione del carico: perché aggiungere non basta

Female trail runner in a blue jacket and vest climbs a rocky alpine path at sunrise, with snowy peaks in the distance.

Progressione del carico: perché aggiungere non basta

Cosa significa davvero progressione

La progressione del carico è uno dei principi fondamentali della teoria dell’allenamento, noto da decenni ma sistematicamente frainteso.

Il modello di Banister (TRIMP, anni ’70) ha formalizzato ciò che i coach empiricamente sapevano: ogni stimolo allenante produce due risposte. Una positiva — l’adattamento — che nel lungo periodo migliora la performance. Una negativa — la fatica acuta — che nel breve la peggiora. La progressione efficace non è aumentare il carico: è aumentarlo in modo che l’adattamento superi costantemente la fatica.

Una leva alla volta

Il carico di allenamento si scompone in due variabili: intensità e volume. Carico = Intensità × Volume.

La regola operativa più importante, e più violata, è: muovere una leva alla volta.

Aumenti il volume? L’intensità resta invariata. Introduci stimoli ad alta intensità? Il volume scende. Mai entrambe nella stessa settimana. Chi forza su entrambi i fronti contemporaneamente accumula fatica più velocemente di quanto il corpo possa adattarsi.

Gli atleti evoluti tollerano incrementi maggiori. I principianti e gli intermedi devono aumentare più lentamente. Non è una questione di volontà: è biologia.

Carico esterno vs carico interno

Qui si apre il secondo nodo: come misuriamo il carico?

Il TSS (Training Stress Score) e la potenza misurano il carico esterno — l’output meccanico prodotto. Sono oggettivi, confrontabili nel tempo, utili per tracciare trend. Ma hanno limiti precisi:

  • Favoriscono il volume sull’intensità
  • Non catturano la qualità del lavoro
  • Stesso TSS non significa stesso stress fisiologico
  • Non contestualizzano: caldo, altitudine, stress cambiano il costo reale della stessa seduta

Due sessioni con TSS identico possono avere impatti completamente diversi: 3 ore in Z2 costante vs 90 minuti con ripetute sopra soglia. Il TSS è identico. Lo stimolo allenante no.

Il carico interno — sRPE (session RPE), risposta della frequenza cardiaca, percezione dello sforzo — completa il quadro. Il modello di Foster, in particolare, è uno strumento potentissimo nella sua semplicità: RPE × durata della seduta. Se l’atleta lo usa correttamente, può essere più informativo di qualsiasi metrica oggettiva, perché cattura come il corpo ha effettivamente recepito lo stimolo.

Il trend conta più del dato singolo

Non serve un algoritmo complesso. Serve guardare il trend.

Se a parità di carico esterno il tuo sRPE sale, sei in accumulo di fatica. Se la frequenza cardiaca a parità di potenza aumenta, il tuo corpo sta lavorando più del dovuto per produrre lo stesso output. Sono segnali che arrivano prima del calo di performance.

Il Performance Manager Chart, nella sua versione qualitativa, è utile proprio per questo: non per il valore assoluto della singola seduta, ma per la pendenza della curva nel tempo. Pattern ricorrenti — infortuni, cali, overreaching — tendono a manifestarsi alle stesse condizioni di carico per lo stesso atleta. Identificarli è prevenzione.

Verificare prima di aggiungere ancora

La progressione reale segue un ritmo ternario: aggiungi, verifica, aggiungi ancora. Non lineare. Non “sempre di più”. Non “questa settimana più della scorsa”.

Dopo ogni aumento di carico, serve una finestra di osservazione. Se la risposta è positiva — stesso carico percepito come più facile, frequenza cardiaca più bassa a parità di output — puoi aumentare ancora. Se la risposta è negativa, consolidi prima di salire.

Il plateau non si evita accumulando. Si evita dosando.

Rivoluziona il tuo Allenamento di Running: Il Potere dell’Allenamento sulla Forza Specifica

L’allenamento di forza specifico durante la fase agonistica offre numerosi benefici per chi desidera migliorare le proprie prestazioni. Questo tipo di allenamento mira principalmente ad aumentare la forza muscolare e l’efficienza del gesto atletico, riducendo al contempo il rischio di infortuni e migliorando la resistenza.

Allenamento di potenziamento specifico

  1. riscaldamento normale
  2. riscaldamento in salita 4% (15’)
  3. corsa in discesa lunga 4% (5’-10’)
    -5x allunghi in velocità 80m
    -5x (5xFrog Jump) + scatto 20″
    -5x (5xBalzi a gamba alternata in avanti) + scatto 20*
    -5x Drop Jump + scatto 20*
  4. defaticamento

Vediamo nel dettaglio gli esercizi:

  1. Riscaldamento Normale (15 minuti): Questa fase include esercizi di mobilità articolare e stretching dinamico per preparare il corpo all’allenamento. Si potrebbe iniziare con una leggera corsa, seguita da rotazioni articolari e stretching dinamico per i principali gruppi muscolari coinvolti nella corsa.
  2. Riscaldamento in Salita 4% (15 minuti): Questa fase si concentra sulla corsa in salita, che è efficace nel migliorare la forza delle gambe e la resistenza cardiovascolare. Correre su una pendenza del 4% offre una sfida sufficiente senza essere eccessivamente impegnativo. Il ritmo dovrebbe essere sostenibile, ma non eccessivamente difficile.
  3. Corsa in Discesa lunga 4% (5-10 minuti): Correndo in discesa, i muscoli delle gambe devono lavorare in maniera eccentrica per controllare la velocità del corpo. Questo può aiutare a rafforzare i muscoli e migliorare l’equilibrio e la coordinazione.
  4. 5x Allunghi in Velocità 80m: Questi sprint brevi sono progettati per sviluppare la velocità e la potenza. È importante concentrarsi sulla forma durante questi sprint, mantenendo la postura del corpo dritta, oscillando le braccia in modo efficace e mantenendo una rapida frequenza di passo.
  5. 5x (5xFrog Jump) + Scatto 20″: Il Frog Jump è un esercizio pliometrico che sviluppa la forza delle gambe. Dopo aver completato 5 Frog Jumps, si esegue uno scatto di 20 secondi. Questa combinazione di esercizi lavora sia sulla forza che sulla velocità.
  6. 5x (5xBalzi Alternati in Avanti) + Scatto 20″: I balzi alternati in avanti sono un altro esercizio pliometrico che sviluppa la forza delle gambe e il controllo del corpo. Come prima, dopo 5 ripetizioni, si esegue uno scatto di 20 secondi.
  7. 5x Drop Jump + Scatto 20″: In questo esercizio, si eseguono prima i Drop Jump, un esercizio pliometrico avanzato che sviluppa la potenza esplosiva. Si tratta di saltare da una piattaforma, atterrare con entrambi i piedi e poi saltare in alto il più rapidamente possibile. Subito dopo i Drop Jump, si esegue uno scatto di 20 secondi. Questa combinazione di esercizi pliometrici e sprint aumenta la potenza e la velocità. L’intera serie di Drop Jump seguita dallo scatto viene ripetuta 5 volte.
  8. Defaticamento: Questa fase finale dell’allenamento è destinata a aiutare il corpo a recuperare. Potrebbe includere stretching statico per rilassare i muscoli, respirazione profonda per aiutare a ridurre la frequenza cardiaca e la tensione muscolare, e una leggera camminata o corsa lenta per aiutare a eliminare l’acido lattico accumulato durante l’allenamento.

Ricordate, la chiave per massimizzare i benefici di questo tipo di allenamento è mantenere un’alta intensità durante gli sprint e gli esercizi pliometrici, ma anche assicurarsi di prendere un adeguato riposo tra le serie per permettere un recupero sufficiente. Questo equilibrio tra lavoro ad alta intensità e recupero è ciò che rende l’allenamento di forza specifica così efficace nel migliorare la forza e la velocità di corsa.

Questo è un articolo della Sport Academy

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Muscoli principali coinvolti nella corsa: scopri il loro ruolo nella generazione della propulsione

La corsa è un’attività molto popolare e ampiamente praticata in tutto il mondo. Tuttavia, molti non sanno quali siano i muscoli principali coinvolti e quale sia il loro ruolo nella generazione della propulsione del corpo.

In questo articolo, esploreremo la ricerca scientifica sul ruolo dei muscoli di estensione dell’anca, del ginocchio e della caviglia, analizzando la percentuale di attivazione muscolare e il tempo di attivazione durante la fase di spinta., fornendo informazioni utili per comprendere il meccanismo della corsa stessa e migliorare la tecnica

La corsa è un’attività fisica che coinvolge una serie di muscoli del nostro corpo, ma i principali sono quelli che permettono l’avanzamento del corpo. In particolare: i muscoli di estensione dell’anca, del ginocchio e della caviglia.

I principali muscoli di estensione dell’anca sono il grande gluteo, il medio gluteo e il piccolo gluteo, ma anche i muscoli ischio-crurali e il tensore della fascia lata sono coinvolti. I principali muscoli di estensione del ginocchio sono il quadricipite femorale, mentre i principali muscoli di estensione della caviglia sono il muscolo gastrocnemio e il soleo. Questi muscoli sono fondamentali per la spinta e il movimento in avanti durante la corsa.

Secondo uno studio condotto da Novacheck et al. (1998), i muscoli di estensione dell’anca sono i più attivi durante la fase di spinta della corsa, con un’attivazione media del 62,5% del loro massimo potenziale di contrazione. Seguono i muscoli di estensione del ginocchio, con un’attivazione media del 51,3%, e infine i muscoli di estensione della caviglia, con un’attivazione media del 39,8%.

Un altro studio condotto da Schache et al. (2014) ha rilevato che durante la corsa su terreno pianeggiante, i muscoli di estensione dell’anca sono quelli che contribuiscono maggiormente alla propulsione del corpo, con una forza muscolare media del 80% del loro massimo potenziale di contrazione. I muscoli di estensione del ginocchio hanno contribuito alla propulsione del corpo con una forza muscolare media del 15%, mentre i muscoli di estensione della caviglia hanno contribuito solo per il 5%.

In termini di tempo di attivazione, uno studio condotto da Lai et al. (2018) ha rilevato che i muscoli di estensione dell’anca sono i primi a essere attivati durante la fase di spinta della corsa, seguiti dai muscoli di estensione del ginocchio e della caviglia. In particolare, l’attivazione dei muscoli di estensione dell’anca ha inizio circa 200 millisecondi prima dell’attivazione dei muscoli di estensione del ginocchio e circa 300 millisecondi prima dell’attivazione dei muscoli di estensione della caviglia.

In sintesi, i muscoli di estensione dell’anca sono i più attivi e quelli che contribuiscono maggiormente alla propulsione del corpo durante la corsa. I muscoli di estensione del ginocchio e della caviglia, sebbene meno attivi, sono comunque importanti per garantire la corretta spinta del corpo durante la corsa stessa.

Ci sono molti esercizi di potenziamento che possono aiutare a migliorare la forza dei muscoli coinvolto nella corsa. Qui di seguito ne elenco alcuni tra i più efficaci:

  1. Squat: Lo squat è un esercizio molto efficace per potenziare i muscoli delle gambe e dell’anca, in particolare il grande gluteo. Si può eseguire con il peso del corpo, con i pesi liberi o con la macchine.
  2. Affondi: Gli affondi sono un altro esercizio che coinvolge i muscoli delle gambe e dell’anca. Si può eseguire con il peso del corpo o con sovraccarico .
  3. Ponte a una gamba: Il ponte a una gamba è un esercizio che si concentra specificamente sui muscoli dei glutei e dell’anca. Si può eseguire con il peso del corpo o con l’aggiunta di pesi.
  4. Stacchi da terra: Gli stacchi da terra sono un esercizio che coinvolge principalmente i muscoli dell’anca e delle gambe. Si può eseguire con i pesi liberi o con le macchine.
  5. Good morning: Il good morning è un esercizio che coinvolge principalmente i muscoli dei glutei e dell’anca. Si può eseguire con il peso del corpo o con i pesi liberi.

E’ importante sottolineare che gli esercizi di potenziamento dovrebbero essere eseguiti in modo corretto per evitare lesioni e per massimizzare i benefici.

Riferimenti:

  • Novacheck, T. F., Smith, L. K., & Trost, J. P. (1998). Biomechanical analysis of running gait. Physical Therapy, 78(2), 186-197.
  • Schache, A. G., Blanch, P. D., Rath, D. A., Wrigley, T. V., Starr, R., & Bennell, K. L. (2014). A comparison of overground and treadmill running for measuring the three-dimensional kinematics of the lumbo-pelvic-hip complex. Clinical Biomechanics, 29(3), 288-292.
  • Lai, A. K., Arnold, A. S., & Wakeling, J. M. (2018). Coordination of limb joints in running: the role of musculotendon length differences. Journal of Experimental Biology

Questo è un articolo della Sport Academy

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SANDBAG, cos’è e come sfruttarla nell’allenamento della forza

La sandbag è uno dei migliori attrezzi non convenzionali per il potenziamento ed allenamento della forza nel functional training.

La sandbag è un “sacco”, riempito di sabbia o altro materiale a basso costo, che rientra negli “attrezzi non convenzionali” dell’allenamento funzionale.

E’ un attrezzo che sicuramente rappresenta la scelta più economica per l’allenamento della forza, ed essendo morbido risulta particolarmente comodo quando per alcuni esercizi deve essere appoggiato al corpo o lanciato.

Utilizzo della sandbag

Questo attrezzo consente l’allenamento di diverse componenti della forza (reattività ed esplosività) e dell’agilità. La possibilità di essere utilizzato per il lancio si presta all’allenamento della forza esplosiva senza dover utilizzare carichi massimali.

Vantaggi della sandbag

Le caratteristiche che differenziano la sandbag dagli altri attrezzi sono la morbidezza e la flessibilità, che la rendono adattabile alla forma del corpo per l’esecuzione di esercizi che prevedono un impatto sul corpo dell’atleta (come una presa al volo) e la possibilità di essere utilizzata in esercizi che prevedono movimenti bruschi ed improvvisi come nell’allenamento della forza esplosiva.

La morbidezza della sacca permette inoltre di essere lanciata a terra senza il rischio di sfondare il pavimento!

Una della caratteristiche più importanti è data dalla deformabilità dell’attrezzo, che comporta una dispersione delle forze a cui viene sottoposto nell’esecuzione degli esercizi, diventando quindi più difficile da maneggiare. In pratica, rispetto al bilanciere, è necessario meno peso per ottenere lo stesso impegno fisico.

Un’ulteriore particolarità è data dalla presenza di diverse maniglie (diverse per posizione a seconda del tipo di sandbag o produttore). Questo permette di utilizzare prese diverse per uno stesso esercizio diversificando sforzo ed attivazione muscolare.

Consigli per iniziare

Se hai intenzione di acquistare una sandbag e sei alle prime armi con il potenziamento muscolare, ti consiglio di iniziare con un peso “moderato” (ad esempio 10kg) che ti permetterà di sfruttare al meglio le potenzialità di questo eccezionale strumento. Se invece sei un atleta avanzato puoi orientarti anche su pesi più importanti come una sacca da 20Kg che ti permetterà di prendere confidenza con questo nuovo modo di allenarsi.

Puoi trovare le sandbag già riempite del peso di cui hai bisogno oppure puoi acquistare una sacca vuota (molto interessante e versatile come soluzione) da riempire a piacere. Un esempio di quest’ultimo tipo lo puoi vedere a questo link: Pellor Sandbag

Allenamento con la sandbag

Ti propongo un circuito di allenamento completo con la sandbag per il potenziamento muscolare fullbody con focus sugli arti inferiori.

Warm up

  • Rope jump 10′
  • Ankle and shoulder mobility

WOD

  • Front squat 3×15 rest 1′
  • Step Up 3×15 rest 1′
  • Clean & Jerk 3×15 rest 1′
  • Dead lift 3×20 rest 1′
  • Push up 3×20 rest 1′
  • Leg rise 3×20 rest 1′
  • Thruster 3×15 rest 1′
  • Hang snstch 3×15 rest 1′
  • Row single leg 3×20 (per leg) rest 1′

Cooldown

  • Rope jump 10′

Stretching

Nel video di seguito puoi vedere l’esecuzione degli esercizi con la sandbag

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Allenamento isometrico – teoria ed esempi pratici

Nell’allenamento isometrico il corpo viene mantenuto in una posizione statica mantenendo i gruppi muscolari interessati in contrazione per un determinato periodo di tempo.

Questo metodo non produce una contrazione o un allungamento visibile come nell’allenamento dinamico, ma crea un’elevata tensione a livello muscolare che porta eviedenti benefici sul guadagno di forza. Tuttavia gli effetti negativi sull’elasticità, i benefici nulli sugli aspetti cardio-circolatori e sulla mobilità, rendono questo tipo di lavori poco funzionali all’allenamento dinamico per la corsa, ma molto interessanti per l’attivazione muscolare.

L’allenamento isometrico, nelle sue varie forme, non deve quindi essere utilizzato in modo isolato per il miglioramento della forza massima, della forza rapida o della resistenza alla forza, Però se è collegato con un successivo allenamento pliometrico, o concentrico, o eccentrico, o dinamico, può raggiungere un livello elevato di efficacia, in quanto permette di andare a lavorare su un muscolo completamente attivato e, quindi, può essere completamente sfruttata la capacità nervosa del soggetto che esegue.

Nell’allenamento che segue viene utilizzata una routine di lavori isometrici, funzionali all’attivazione dei gruppi muscolari che verranno utilizzati negli esercizi dinamici di coordinazione motoria.

Allenamento isometrico (attivazione) e dinamico (coordinazione motoria)

Riscaldamento

Isometrico

  • Plank
  • Hollow
  • Plank laterale
  • V-Sit
  • Hip bridge 
  • Curl bridge
  • Push up plank
  • Biceps plank
  • Calf
  • Squat
  • Lunge
  • Sumo squat
  • Plank hollow
  • Plank single arm
  • Yoga side plank
  • Superman
  • Back plank

Dinamico

  • Lunge con torsione
  • Switch (propedeutici e completo)
  • Switch hip bridge (propedeutici e completo)

Stretching

Home Workout Compex Runner Fartlek

Uso il Compex Runner da tanti mesi e trovo sia un compagno di allenamento molto utile per integrare e completare la preparazione specifica ed a secco.

In questo video vi mostro l’utilizzo dell’allenamento Fartlek applicato al quadricipite.

E’ probabilmente l’allenamento più impegnativo perché muscoli e motoneuroni vengono parecchio stressati dai cambi di impulsi che, con intensità elevate, richiedono molta concentrazione nell’adattarsi al primo cambio.

Provare per credere!

Compex Runner su Amazon

Gli elettrodi che uso io: StimPads per Compex

Allenamento per dimagrire: esercizi

Nell’articolo vi propongo una sessione completa di allenamento, funzionale al potenziamento muscolare ed alla ricomposizione corporea.

La prima parte teorica la puoi trovare qui: Allenamento per dimagrire

Di base andremo a svolgere un allenamento HIIT 20/10 (20″ di lavoro e 10″ di riposo) con sessioni da 4 minuti intervallate da una pausa di 1’30”.

La struttura generale sarà così composta:

  • Riscaldamento
  • Allenamento
  • Defaticamento

La durata complessiva è di circa 45′.

Questo allenamento può farvi bruciare da 250 ad oltre 600kcal in base all’intensità di esecuzione.

Una volta che avrete imparato le routine e sarete in grado di eseguire gli esercizi mantenendo il battito cardiaco elevato (anche aggiungendo sovraccarichi come sandbag, giubbetti zavorrati, kettlebell sempre più pesanti), vi consiglio di aggiungere 15’ di corsa molto lenta tra il 4° circuito e la routine di defaticamento. Questa accortezza permetterà di ossidare gli acidi grassi liberi mobilitati dall’allenamento, ottimizzando dimagrimento e potenza lipidica.

Riscaldamento

Il riscaldamento sarà sempre ad intervalli 20/10 con esercizi che permettono l’attivazione muscolare e cardiocircolatoria.

Circuito 1 / 2:

  • jumping jack / corda
  • skip ginocchia alte
  • corsa calciata dietro
  • barchetta con gambe piegate
  • plank /plank braccia tese
  • plank laterale / plank laterale braccia tese
  • crunch incrociato

La routine sarà da eseguire 2 volte con 1’30” di pausa tra i circuiti. Nel secondo giro utilizzate gli esercizi alternativi.

Nota: nel riscaldamento non è fondamentale contare il numero di ripetizioni, ma è importante che gli esercizi siano svolti con intensità moderata, senza interruzioni, per tutta la durata della sessione di lavoro.

La durata del riscaldamento sarà di 10′ circa.

Circuito di potenziamento

L’allenamento di potenziamento muscolare può essere di tre tipi:

  • allenamenti contro resistenza: allenamento con i pesi in palestra (il classico body building) per l’aumento della massa magra;
  • allenamenti ad alta intensità come il HIIT (High Intensity Interval Training) mediante l’utilizzo del protocollo Tabata o derivati;
  • allenamenti ad alta intensità con sovraccarico: come ad esempio il CrossFit®

Personalmente preferisco l’allenamento ad alta intensità, sia in bodyweight (a corpo libero) sia con sovraccarichi. Trovo sia molto più divertente e coinvolgente dell’allenamento in sala pesi, inoltre il modello di lavoro può essere sviluppato come cross-training funzionale alla corsa.

L’allenamento che vi propongo qui di seguito è composto da un circuito che potete seguire come allenamento funzionale senza bisogno di andare in palestra.

Durata: 20′ circa

Attrezzi

Circuito 1

  • Plank braccia tese dinamico
  • Affondi in avanti
  • Push up
  • Affondo indietro con torsione
  • Dip a terra
  • Squat jump
  • Vogatore
  • Curl con manubri o kettlebel

Circuito 2

  • Ponte glutei monopodalico
  • Push up
  • Squat sumo
  • Affondo singolo con salto
  • Stacco monopodalico

Circuito 3

  • Plank gambe alternate
  • Plank laterale con torsione
  • Hollow body position (barchetta)
  • Mountain climber lento
  • Plank incrociato (braccio – gamba opposta alzata)
  • Crunch incrociato

Circuito 4

Da ripetere per 4 volte:

  • Burpees
  • Slto della corda

NOTA: Il video riportato è didattico quindi, una volta acquisiti i movimenti, cercate di accelerare il più possibile il ritmo incrementando sempre più le ripetizioni.

Defaticamento

Nel defaticamento vi propongo un circuito di stretching – molto semplice – per la parte inferiore del corpo. Negli articoli specifici troverete altri programmi di allungamento.

Durata circa 10′

https://youtu.be/43i6IbwIUP0

Allenamento alternativo

Aggiungo questa proposta per i fanatici della corsa che vogliono solo allenamenti specifici.

Se volete migliorare la densità mitocondriale, la vostra VO2Max, la tecnica di corsa, ottimizzare l’ossidazione degli acidi grassi a digiuno, ma volete farlo con la corsa, quello che vi serve è una bella salita ripida ed un cuore forte.

Questo allenamento preferisco farlo sul tapis roulant, inclinato al 15% indossando un giubbetto zavorrato, perché grazie alla velocità costante del macchinario si ha la sicurezza di non abbassare mai l’intensità nonostante l’aumento della fatica percepita.

Routine

Ripetere per 5 volte:
8×20/10: correre al massimo per 20” e recuperare per 10” da fermi. Al termine degli 8 intervalli recuperate 1’30” camminando piano per agevolare lo smaltimento dell’acido lattico.

Impostate una velocità che vi consenta di eseguire gli intervalli al massimo dell’intensità senza mai rallentare. A fine allenamento il grafico della frequenza cardiaca deve essere una linea che sale quasi costante, intervallata dalle pause di recupero.

Ottimizzazione

A termine della routine fare 15’ di corsa molto lenta per ossidare gli acidi grassi liberi mobilitati dall’allenamento evitando quindi che si riconvertano in trigliceridi, ottimizzando dimagrimento e potenza lipidica.

Infine, eseguire il defaticamento come descritto sopra.

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.

Potenziamento muscolare per la corsa

Ho già scritto di quanto il potenziamento muscolare consenta di migliorare le prestazioni, la qualità degli allenamenti e ridurre il rischio di infortuni. In questo articolo tratterò in modo più semplice e diretto l’argomento per mostrare quanto l’allenamento con i pesi sia collegato alla corsa.

Iniziamo nell’individuare i muscoli coinvolti dai due movimenti principali di spinta e richiamo:

  • Spinta: quadricipiti femorali, soleo e gastrocnemio
  • Richiamo: ischiocrurali, glutei

Diventa quindi semplice scegliere quali saranno gli esercizi di condizionamento da inserire in un piano di allenamento.

In realtà nel richiamo è presente anche la componente di spinta ma manterrò questa suddivisione per semplificare.

Scelta degli esercizi

Gli esercizi multiarticolari sono da preferire rispetto a quelli monoarticolari perché vanno a coinvolgere gruppi primari, secondari e stabilizzatori, praticamente tutta la catena cinetica  utilizzata per la corsa. Permettono di sviluppare molta forza ed utilizzare carichi importanti, tuttavia devono essere eseguiti con molta attenzione dai principianti perché richiedono precisione nell’assetto e nell’esecuzione per evitare infortuni.

I monoarticolari sono più specifici, permettono di utilizzare carichi allenanti più in sicurezza (in particolare quelli alle macchine), tuttavia hanno un’attivazione molto localizzata rispetto alla corsa.

Esercizi multiarticolari (quadricipiti e glutei)

  • Squat con bilanciere, manubri, multipower
  • Hack squat
  • Stacco da terra
  • Affondo con manubri o bilanciere
  • Step-up
  • Squat bulgaro
  • Hip trust e ponte
  • Pressa orizzontale o a 45°

Esercizi monoarticolari

Glutei ed esterno/interno coscia

  • Stacchi a gambe tese o hyperextension
  • Estensioni in quadrupedia
  • Gluteus machine
  • Adduzioni o abduzioni con cavigliera o al cavo
  • Adductor o abductor machine

Quadricipiti e ischiocrurali 

Oltre ad essere specifici per la parte superiore della gamba sono molto utili per rafforzare il ginocchio:

  • Leg extension
  • Leg curl seduto, sdraiato, in piedi

Polpacci (soleo e gastrocnemio) 

Utili anche per il rinforzare la caviglia:

  • calf con ginocchia rese alla pressa, al multipower o con manubrio
  • calf con ginocchia flesse da seduto

Piano di allenamento settimanale

Gli esercizi possono essere inseriti in due giorni differenti che saranno dedicati al potenziamento muscolare. Per chi ha la possibilità di fare due allenamenti nella giornata è preferibile programmare la sessione di forza al mattino ed un fondo lento nel pomeriggio/sera.

L’amatore di solito non ama molto la palestra oltre al fatto di non avere molto tempo a disposizione, quindi suggerisco di organizzare l’allenamento alternando gli esercizi tra parte inferiore e superiore del corpo, in questo modo (anche se sarà impegnativo dal punto di vista neuromuscolare) permetterà di recuperare in modo efficace nel ciclo settimanale.

Esempi

Giorno 1

  • Hack squat
  • Panca piana
  • Step-up
  • Alzate laterali
  • Leg curl in piedi

Giorno 2

  • Squat con bilanciere, manubri, multipower
  • Curl manubri
  • Affondo con manubri o bilanciere
  • Rematore con manubri o bilanciere 
  • Hip trust con bilanciere o manubrio

Importante
Consiglio di inserire esercizi per il core nella sessione di riscaldamento per avere stabilizzatori del tronco già bel attivati quando si avranno ad utilizzare carichi importanti.

Se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio la lettura di:

  • Roncari, Andrea. – Project Exercise, biomeccanica applicata al fitness e al bodybuilding Vol. 2 – Project Invictus 2018
  • Blagrove, Richard – Strength and Conditioning for Endurance Running – Crowood.
  • Puleo, Joe; Milroy, Patrick. – Running Anatomy – Calzetti Mariucci 2011
  • Shepherd, John – Preparazione fisica per la corsa, evitare gli infortuni, migliorare le prestazioni – Red! 2015
  • Bompa, Tudor; Buzzichelli Carlo A. – Periodizzazione dell’allenamanto sportivo – Calzetti Mariucci 2017

Vuoi raggiungere un obiettivo agonistico che sia FINISHER o il PODIO, o più semplicemente iniziare a correre? Guarda i miei programmi di Preparazione Atletica e contattami per un colloquio preliminare.