Il problema: ischemia splancnica e danno intestinale
Ogni volta che corri a intensità moderata o alta, il tuo corpo dirotta il sangue verso i muscoli che lavorano e verso la pelle per disperdere calore. Questo fenomeno, chiamato shunting ematico, toglie ossigeno ai visceri. I villi intestinali, già molto sensibili all’ipossia, vanno incontro a un danno epiteliale che si misura in laboratorio con il dosaggio della I-FABP (proteina legante gli acidi grassi intestinali). Più alta è la I-FABP nel sangue, più enterociti sono stati danneggiati durante la corsa.
Il danno non è solo cellulare. La permeabilità del piccolo intestino aumenta, come dimostrato dal test di assorbimento di due zuccheri (lattulosio/L-ramnosio). Questo può aprire la strada a endotossine batteriche e infiammazione sistemica. Ecco perché la strategia nutrizionale durante lo sforzo e nelle ore precedenti ha un impatto diretto sulla tua capacità di tenere il passo.
Carboidrati sì, proteine no: il protocollo di Snipe et al. (2017)
In uno studio crossover su 11 corridori, gli atleti hanno corso per 2 ore al 60% del VO₂max a 35 °C in tre condizioni: sola acqua, 15 g di glucosio ogni 20 minuti (45 g/h), e una dose isocalorica di proteine idrolizzate del siero del latte (WPH) ogni 20 minuti. Il responso è netto.
- Danno cellulare: la I-FABP sale a 897 pg/ml con acqua, precipita a 123 pg/ml con glucosio e a 82 pg/ml con WPH. Entrambi i nutrienti proteggono la mucosa, ma con una differenza cruciale.
- Sintomi gastrointestinali: con le proteine, nausea e disturbi gastrici superiori sono significativamente peggiori che con glucosio o sola acqua. L’atleta paga il beneficio cellulare con un malessere che incide sulla performance.
- Risposta infiammatoria: solo il glucosio riduce cortisolo e interleuchina-6 rispetto all’acqua, e alza gli anticorpi anti-endotossina, segno di una migliore gestione dello stimolo batterico.
Il messaggio operativo: durante sforzi in ambiente caldo (>30 °C) assumi 45 g/h di carboidrati (glucosio o maltodestrine), senza aggiungere proteine. Il gut training per tollerare volumi superiori va costruito progressivamente, ma in gara la priorità è ridurre danno e sintomi.
Idratazione: bastano pochi punti percentuali di perdita
Costa et al. (2019) hanno messo a confronto una corsa di 2 ore al 70% del VO₂max a 25 °C in euidratazione (mantenimento del peso) e in ipoidratazione indotta da restrizione idrica completa. La perdita di massa corporea nel secondo caso è stata del 3,1%.
I numeri parlano chiaro: la I-FABP sale del 45% in più quando sei disidratato (+539 pg/ml contro +371 pg/ml). Il malassorbimento di carboidrati, misurato come idrogeno nell’espirato, raddoppia (picco +12 ppm nel gruppo disidratato, +6 ppm nell’euidratato). L’incidenza dei sintomi gastrointestinali passa dal 64% all’82%, e la funzione dei neutrofili scende del 36% durante il recupero.
Non serve un’endotossiemia clinicamente evidente per avere una finestra immunitaria sfavorevole. Tenere la perdita di peso sotto il 2% attraverso un programma di idratazione con acqua ed eventualmente sodio è una misura protettiva concreta, soprattutto quando le temperature superano i 25 °C.
Il paradosso dei FODMAP: Gaskell et al. (2019)
Lo studio ha confrontato una dieta di 24 ore ad alto contenuto di FODMAP (HFOD) con una a basso contenuto (LFOD) in 18 corridori sottoposti a 2 ore di corsa al 60% VO₂max a 35 °C. I risultati sono controintuitivi.
- Danno cellulare: la I-FABP è più bassa dopo la dieta HFOD rispetto alla LFOD. Gli enterociti sembrano protetti dal carico osmotico e fermentativo.
- Funzione e sintomi: l’idrogeno espirato nell’HFOD ha un’area sotto la curva di 2525 ppm·4h⁻¹ contro 1505 della LFOD. La gravità dei sintomi gastrointestinali, sia prima sia durante l’esercizio, è significativamente superiore con HFOD: gonfiore, dolore, nausea compromettono lo sforzo.
- Infiammazione ed endotossiemia: nessuna differenza tra le due diete per cortisolo, citochine e marker batterici sistemici. Il lieve aumento di I-FABP della LFOD non si traduce in peggioramento del quadro infiammatorio.
Quindi la scelta per l’atleta è chiara: tollerare un micro-danno cellulare in più con una dieta a basso contenuto di FODMAP, ma eliminare i sintomi che fermano la corsa. Nelle 24-48 ore pre-gara, riduci alimenti come cipolla, aglio, legumi, mele, pere, anguria, latticini freschi (per chi li consuma). Così corri con un intestino tranquillo e nessun aggravio infiammatorio.
Protocollo pratico per la corsa al caldo
- Durante lo sforzo (fino a 2-3 ore): 45 g/h di carboidrati sotto forma di glucosio o maltodestrine. Evita proteine e aminoacidi.
- Idratazione: bevi per limitare la perdita di peso entro il 2%. Acqua, con eventuale sodio se sudi molto.
- Pasto pre-gara (24 ore prima): segui un’alimentazione a basso contenuto di FODMAP. Riso, patate, quinoa, carote, zucchine, spinaci, proteine vegetali o uova sono opzioni sicure.

Manuel Cavalieri è TrainingPeaks Accredited Coach
Questo è un articolo della Sport Academy
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